Prati di stoffa

Ieri pomeriggio, di ritorno verso casa col bus, guardo fuori dal finestrino, e con la coda dell’occhio noto il negozio di macchine da cucire.
Decido al volo di scendere alla prima fermata.
Risalgo verso la vetrina illuminata.
Entro e chiedo: “Ci sono notizie sulla spedizione degli accessori che avevo ordinato a dicembre?”
Mi mostrano una scatola appena aperta, e annunciano: “Sono arrivati stamattina”.
“Che telepatia!”, rispondo io.
Giusto bene: avevo in coda tre patchwork già cuciti, che aspettavano di essere trapuntati!

La sera, a casa, monto sulla macchina da cucire il piedino a doppio trasporto.
Diego lo guarda attentamente: “Sembra che saltelli!”, mi dice, mentre trapunto le mie prime righe rosse.
Ha ragione: in inglese, il nome di questo piedino, è walking foot: piede che cammina.

Mi domando perchè il cucito mi crea dipendenza.
So che i lavori artigianali mi rilassano, ma in questo caso non si usano sempre le mani: qui sono i pattini, a trascinare in avanti la stoffa.
Poi mi ricordo che la mente è plastica, e che le macchine che usiamo possono diventare estensioni del nostro corpo.
Improvvisamente, gioco su un prato di tela colorata. Il mio piedino saltella: sto andando avanti “a gamba fasùl”.

inizio a trapuntare un po' di righe dritte terzo quilt quasi completo i riccioli del giorno

Meno rifiuti, più creazioni

A monte della mania taglia e cuci che mi è nata la scorsa estate, c’era una domanda. Come potevo recuperare gli abiti usati che non mettevo più, in modi diversi dal portarli nei bidoni (a volte strapieni) della raccolta di abiti smessi?
Era l’ultimo giorno di vacanza, e Davide mi aveva accompagnata ad un mercatino in città vecchia, dove prendere spunti su lavori di riutilizzo creativo della stoffa.
L’idea ha cominciato a prendere forma proprio quando stavano finendo i giorni di agosto liberi per realizzarla comodamente… ma non per questo si è fermata.

Da lì, ho cominciato a trasformare vecchi pantaloni e camicette in nuove gonne, a raccogliere abiti dismessi a casa non solo da me ma anche da Davide, e mi sono arrovellata parecchio sui modi per riutilizzare queste stoffe usate.
Ho scoperto di non essere l’unica a trasformare i vecchi abiti con la macchina da cucire. Io per il mio guardaroba mi accontento di un paio di soluzioni in serie, ma il filone, che si chiama up-cycling, cioè una attività di riuso che ridà nuova vita ai capi datati, è ben descritto in un libro dal titolo che rende l’idea: La gonna che visse due volte. Sembra infatti che il rifar gonne a partir dai pantaloni, sia venuto in mente a molti.

Altre interessanti scoperte, le ho fatte leggendo Il salto della pulce. La rivoluzione dell’usato. Una “seconda vita”, per le cose e le persone. Ho scoperto la storia dei mercatini dell’usato che non trattano solo i vestiti (i quali, con mille giri, per essere rivenduti, a volte cambiano continente: l’ingresso di un capo in un bidone di raccolta è solo uno dei possibili inizi di questo percorso) ma anche altri oggetti, con iter avventurosi e solo parzialmente messi a norma.
Questo libro è stato scritto da autori che si sono impegnati nel settore, e fa chiare distinzioni tra le buone partiche e quelle che non sono sane, spiegando i passi necessari per costruire delle filiere del riutilizzo.

Continuo a mettere da parte maglie e capi che stavano fermi nel fondo dell’armadio, e non è facile dare a tutti un nuovo uso, dato che solo certe stoffe e solo certi colori si prestano ai tipici utilizzi e abbinamenti.
E’ da lì che ho cominciato ad approfondire il patchwork: rispetto ad altri lavoretti in stoffa, il patchwork si presta nobilmente al salvataggio delle più piccole pezze. Per questo sono finita nel tunnel del quilt modern, di cui mi fioccano idee a grappoli. Pur non essendo ancora arrivati i nuovi piedini che ho ordinato per la macchina da cucire, ho ben che cominciato ad esercitarmi con il trapunto a mano libera.

la prima parte del trapunto a mano libera esercizi di trapunto

Il cucito si è rivelato molto versatile, le idee si ampliano, eppure riuscire a combinare al lavoro creativo l’impegno ecologico del recupero, rimane per me un lato chiave.
I casi in cui tutta la stoffa di un lavoro l’ho presa da capi usati, sono ancora abbastanza particolari.
Per il resto, per ogni metro di tessuto nuovo che uso, altrettanti metri di stoffa riciclata sono presenti nel retro dell’opera.

il retro delle tovagliette per Valentina La stoffa per il retro delle presine

Anno nuovo macchina nuova

Quando ho portato a casa la nuova macchina da cucire, una Brother elettronica di seconda mano, ho aspettato qualche giorno prima di iniziare a usarla. Ero ancora affezionata alla macchina precedente, prevalentemente meccanica, e usavo la scusa di esaurire il filo che vi avevo caricato, per non lasciarla troppo presto.
E se quella nuova fosse stata troppo difficile da usare?

Eppure, prima dell’arrivo dell’anno nuovo, dovevo almeno provare alcuni dei nuovi punti.
Quindi ho ricamato su un campione di prova: campanule, trifogli e rombi.

Fatta.
Non era difficile.

Da quel giorno, la nuova macchina da cucire non è più stata ferma.

Ho finito il secondo quilt da appendere che, come il primo, è in attesa di essere trapuntato (manca la spedizione degli ultimi accessori da cucito).

Ora che ho preso questo ritmo da patchwork in piena, adatto al periodo delle feste, come farò nei prossimi giorni quando la vacanza sarà finita?

Meno male che, durante l’incontro organizzato al volo con Francis, tornata per pochi giorni dalla Scozia, abbiamo potuto sfogarci a chiacchierare dei momenti rubacchiati per la creatività.

gamma di verdi a volontà il retro del lavoro in corso il secondo quilt primi punti di prova
quasi cento punti da ricamo il bobinone di filo bianco! esercizio: crazy quilt la macchina nuova usata

Il seguito del sogno

Dopo le macchine da cucire usate, ho sognato macchine da cucire con un apparato di iniezione da sostituire, telefonate di prima mattina col tecnico dell’assistenza, e acquisti di tessuto in negozi a più scomparti.

Nelle ultime visioni notturne, andavo con Diego a comprare stoffe rosse e gialle: volevo sia il rosso bordeaux che il rosso pomodoro, ma stranamente nel sogno ne avevano solo pezzi troppo piccoli, oppure già uniti nei vestiti.

La mattina dopo, ritornata nel mondo reale, ho provato di nuovo a dar seguito alle visioni oniriche.
Con la lista della spesa di colori in mano (che a Davide sembrava una ricetta), sono andata a far scorta di striscie colorate, soprattutto nelle gradazioni del rosso. Nel negozio, tra le tele esposte, Diego ha riconosciuto subito la stoffa che avevo preso l’altra volta per la sua tovaglietta. Ormai è pratico dell’argomento, e me lo dice pure lui: “Mamma, pensi solo a filare!”

CIMG2997 CIMG2995 CIMG2998 CIMG3001

In effetti, nel giro di un paio di pomeriggi, ho unito tutti i colori della scorta.
Ecco fatta la mia prima improvvisazione: il risultato non è ancora un patchwork completo, ma l’esercizio di allegria è iniziato!

CIMG3010

Intervallo

Iniziano le vacanze, e le previsioni del tempo dicono: due giorni di sole, poi pioggia battente.
Prenotiamo al volo: quasi senza accorgerci del cambio di luogo, siamo già sulla neve.
Arriviamo di sera, e il tramonto dietro ai monti si tinge di viola.
Il giorno dopo, la cima del monte Lussari, inondata di sole, é più bella del solito.
La neve sui campi da golf, cristallina, é soffice e funziona bene con lo slittino.
Dado sceglie le discese a “super velocità”. A me basta la “velocità media”. A Diego va ben tutto!

Prima dell’arrivo del maltempo, torniamo a casa.
Durante la strada del ritorno, penso a come superare il problema del cucito a mano libera, che non ho risolto del tutto.
La notte successiva sogno una rassegna di macchine da cucire usate: del tipo di quelle storiche, laccate di nero, non alimentate a corrente. Nel sogno, i piedini delle macchine da cucire assumono forme misteriose, curve come fossero oggetti fluidi di un quadro di Dalì…

La mattina dopo, porto Diego a comprare elastici, spilli e materiali per cucire il copri-mixer in tela cordura per Dado, da realizzare su misura.
E poi mi lascio tentare… vado da Villini… racconto che ho provato a montare gli accessori che ho preso da loro, ma la macchina da cucire che ho, non permette di bloccare i pattini per cucire bene a mano libera. E chiedo, come se fossi ancora immersa nel sogno: “Avete forse macchine da cucire usate, dotate di pulsante blocca-pattini?”

Nel pomeriggio, la pioggia fuori dalla finestra crea l’atmosfera giusta: un intervallo in cui concentrarsi per cucire la copertina per il mixer di Dado.

Intanto, la sensazione di essere in un sogno, continua…

A mano libera

Toccare gli elementi costruttivi della macchina da cucire è un po’ come osare in territori inesplorati.
Ho preso da Villini il nuovo piedino per il cucito a mano libera (a dire il vero sono stati così gentili da regalarmelo: nel dubbio che fosse davvero compatibile con il mio modello, mi hanno detto: “Lo provi”. “E se va bene?”, ho chiesto io. “Lo tenga”, ha aggunto il proprietario).
Però ho aspettato un po’ prima di provare a montarlo, mettendomi prima a cucire tutto quello che avevo in programma di fissare con cuciture dritte. E se non fossi più riuscita a rimontare la macchina da cucire nella configurazione originale?

Sabato, alla fine, mi sono buttata.
Un cacciavite… e via: cambiato il piedino.
Pensavo che ci sarebbe voluto un secolo, e invece l’avventura del cucito e della trapuntatura a mano libera è iniziata subito.
Con pochi movimenti, come con un pennino da disegno… le figure si materializzavano davvero.

Non so ancora se userò la cucitura a mano libera più per trapuntare o per ricamare, dato che questa nuova possibilità mi apre alcuni punti di domanda (tipo: come fare un disegno con un solo inizio e una sola fine, senza mai staccare la penna dal foglio?).
Per il momento, a fine esperimento, quando sono riuscita a rimontare regolarmente il piedino originale per la cucitura standard… mi sono sentita di nuovo a posto.

il piedino standard il piedino per ricamo a mano libera spilliamo gli strati finalmente la rotella
scorta di colori ogni cucituta fa uno sfrido di filo il resto dei tagli cucire dritto

Moltiplicazione

Le prime tovagliette che ho cucito e trapuntato sono entrate in lavoro, e da qualche giorno raccolgono l’acqua ribaltata a pranzo o la polvere di zucchero a velo del pandoro addentato a colazione.
Con le striscie di stoffa colorata rimasta da questo e da altri lavori precedenti, ho composto una nuova opera che è ancora in attesa di essere consegnata, e senza saperlo ho messo in pratica alcune tecniche ben definite del patchwork, che partono dai piccoli resti di stoffa per combinare casualmente geometrie non rettilinee e nuove ricette di colore.

unione di tutte le pezze tovagliette in lavoro con l'imbottitura

Da lì, si sono moltiplicati gli spunti.

I nomi degli stili del patchwork sono i più vari e dettagliati.
“Crazy quilt” è la composizione che non bada alle linee dritte. Abbellita a volte da ricami elaborati, era nata già in epoca vittoriana.
Da principiante che stranamente trasforma tutte le diagonali in curve che virano nella stessa direzione, mi ci sono subito affezionata… e poco dopo per contrasto ho finalmente cominciato ad esercitarmi con le cuciture così dritte da cercar di seguire il singolo filo della trama.
“Modern” è lo stile contemporaneo, che non bada per forza alle geometrie perfette di stelle e quadri infiniti. Dopo aver letto la storia della sarta che mostrava la enorme trapunta regalata alla figlia dopo tre anni di lavoro di unione di triangoli perfetti, ho pensato: il geometrico classico non fa per me.
“Improv” è lo stile che improvvisa, senza un disegno prefissato, provando ad unire le striscie di colore come vengono, una pezza dopo l’altra… e il tessuto si fa tavolozza di colori che si moltiplicano.
Mi sono detta: questo è il mio.

Sono corsa in negozio a comprare striscie di rossi, verdi e blu come se fossero pastelli, e l’esercizio di accostamento pezzo dopo pezzo è cominciato.
Cosa ne verrà fuori?

Chi sceglie i colori?

Durante il fine settimana lungo, complice anche la pioggia, la macchina da cucire ha macinato parecchio.

Mi sono cimentata per la prima volta nella trapuntatura, e ho scoperto che anche questa tecnica ha i suoi segreti. Come primo progetto facile, ho completato le tovagliette per le nostre colazioni. Io inizialmente le avevo pensate tutte in verde, ma poi Diego ha voluto scegliere (direttamente dalle anteprime visibili on-line) anche le stoffe azzurre e blu per la tovaglietta che avrebbe usato lui.

queste quattro sono per noi colori allegri tovagliette in lavoro prime avventure con la trapuntatura

Carta o digitale?

Diego ha appena imparato a fare “disegni digitali” (sul nuovo tablet di Davide), in cui il bello secondo lui è che “il colore non finisce mai”.
Questo non gli impedisce di creare continuamente (non smette di certo per questo, ora che ha preso l’abbrivio) i disegni sulla carta con i pennarelli classici, anche se i colori che lui usa più spesso si consumano presto, mentre Diego preferisce avere in mano pennarelli “che funzionano alla grande”.

diego e papa' si abbracciano mentre mamma a casa cucina la cena

Nel frattempo, io ho appena finito di leggere un libro che parla della storia della carta, fino all’avvento del digitale, che non per questo fa smettere completamente di leggere libri cartacei.
All’autore, Mark Kurlanski, riesce particolarmente bene l’escursus della storia della produzione della carta e degli analoghi supporti nei vari paesi del mondo, Egitto – paesi arabi – Spagna – Olanda – Messico – Giappone – Stati Uniti e così via. Tanto per chiarire: in Cina, la carta veniva prodotta già nel 200 avanti cristo, mentre in Italia ben più tardi Dante ancora scriveva su pergamena (la pergamena è coesistita a lungo insieme alla carta). E comunque la risma di fogli nuovi per i disegni di Diego che ho comprato sabato, prodotti da Fabriano, proviene dalla prima grande fabbrica italiana che produce carta fin dal 1200.
Questo saggio, l’ho letto in originale in inglese, col titolo “Paper – paging through history”, perchè l’ho adocchiato in una libreria dell’aeroporto di Stoccolma, anche se altre volte i lavori in lingua originale li ordino in formato e-book, per leggerli subito su kindle senza aspettarne l’importazione.
Quindi si conferma: carta e digitale continuano a coesistere, anche per me.