Questa domenica sono andata a vedere la mostra “Trieste Liberty”, la terza esposizione sull’argomento presentata in città negli ultimi anni.
A metà del giro, ho incontrato ma e pa che erano venuti a visitarla pure loro.
“Che bello incontrarsi senza essersi dati appuntamento!“, ha osservato papi.
Nella piantina della città, tra gli oltre centocinquanta edifici ascritti allo stile Liberty d’inizio Novecento, tutti e tre quelli in cui abitiamo noi sono stati menzionati. Opera dei costruttori Gobel e Forti (1903), A. Wagner (1905) e V. Angeli (1914).
Tra i temi della mostra, c’è quello del confronto dei costruttori più giovani con la vecchia scuola che faceva loro da freno.
Ad esempio, incuriosisce la storia del progetto della casa di via S. Francesco 52, “controverso e osteggiato dalla commissione pubbliche costruzioni, per il suo carattere sperimentale nell’uso di materiali ed elementi costruttivi“.
A guardare bene i documenti originali e le lettere esposte sotto teca, non sembra così ovvio che gli innovatori portassero avanti sempre gli esperimenti migliori. L’ing. Fonda, che difendeva i pregi di “mattoni di scoria, ghiaia e cemento portland“, riceveva dal Magistrato Civico la seguente lettera di risposta:
“Si vieta l’impiego di mattoni costituiti da scorie, detriti carbone e altre sostanze organiche”…”data la mancanza di buon materiale di collegamento, i mattoni in parola al contatto dell’acqua e dell’umidità si deteriorano facilmente e la miscela diventa poltigliosa”…”Tale materiale non corrisponde all’articolo 20 della vigente legge edile, secondo il quale nell’esecuzione di un’opera edilizia devono venir usati solo materiali buoni e di durata. Ciò premesso, e constatatosi d’ufficio che Ella, a onta del divieto dello scrivente, ha già costruito con i mattoni eccepiti i due muri divisori per quasi tutta la sua lunghezza, la si diffida a provvedere alla demolizione dei due muri suddetti”.
Le lettere di controrisposta che continuano, contenenti i calcoli di verifica a giustificazione, sono conservate ancora oggi. Si potrebbe forse dire, ormai a un secolo di distanza, qual è stata la durata nel tempo della soluzione adottata in quel sito. Questo pezzo di storia, in fondo, non è così lontano…








Uno dei più belli è in via raffineria, con un cancello unico e manca nella mostra.
Non sarebbe il caso di inserirlo nelle foto?