Giovedì scorso era giorno di Bora: andare in giro significava sfidare il freddo.
Eppure c’erano numerose iniziative in città, tra cui gli eventi in vista dell’8 marzo. Ho fatto doppio giro alla sciarpa, e sono andata a sentire, presso l’Hotel Savoia, la conferenza “Discriminazioni di genere in tempo di crisi“, alla presenza di Gabriella Taddeo, Lucia Basso e Adele Pino.
E’ stato ricordato come, non solo nelle istituzioni, ma anche negli enti pubblici, deve essere presente una commissione di pari opportunità. Alcuni di quelli presenti nella nostra Provincia (Sanità, Università…) se ne sono effettivamente dotati; altri rimangono mancanti in questo senso. Nel privato questo obbligo non c’è, ma può esserci l’adesione ad un codice di autoregolamentazione per la parità, e l’adozione di una serie di altri strumenti.
Mi ha colpito il concetto per cui una persona a cui assegnare un incarico può essere scelta in molti modi. Concorso pbblico, elezione/votazione, colloquio di selezione di fronte ad una commissione… Se è semplicemente il futuro superiore a scegliere il nome di una persona e ad incaricarla, si dice “nomina di tipo fiduciario”.
Nella sala c’erano quasi unicamente donne.
Uno dei pochi uomini presenti, prima di porre una domanda (peraltro molto pertinente, perchè addetto al settore), ha salutato i partecipanti usando il plurale femminile: “Saluto le presenti, e i pochi maschi anch’essi in sala“. Un esempio che voleva sottolineare come, pur essendo la lingua italiana non neutra (infatti per i plurali usa il maschile), esistono comunque espressioni alternative, volutamente rispettose verso chi fa attenzione a queste cose.
Mi è sembrato meglio delle espressioni tipo “ciao a tutt*”, che talvolta si vedono sul web, e che fanno un po’ effetto SMS…