Domenica scorsa si sapeva che ci sarebbe stato brutto tempo, pioggia assicurata e tutto il resto.
Però.
La mattina, mi sono svegliata alle 6.30 con Dado che andava alla partita di hockey.
In quello stesso momento, è arrivato un messaggio di Luisa che diceva: “Bella giornata, buona pedalata”.
E in effetti il cielo era completamente limpido.
Quindi Dado ha suggerito: “vai in bici prima che piova!”
E così ho fatto.
Alle 7.30 ho preso il tram.
Poco dopo, ero su ad Opicina che pedalavo.
Sulla Napoleonica, c’era già qualcuno, ma io ho preso il sentiero un po’ più in alto, dentro il bosco Bidischini.
E poi sono andata a Monte Grisa, sulla via Crucis, e nel percorso sul campo aperto verso Borgo San Nazario.
Che prati fioriti, che api ronzanti tra i petali.
Tra pini e cespugli occhieggiava l’arrampicata della rosa canina.
Una meraviglia.
Dopo i giri nel bosco, ho continuato su strada.
Volevo andare verso Colludrozza, ma ad un certo punto (ed ero da più di due ore sul pedale) ho sentito un brontolio preoccupante.
Ho guardato il cielo.
Troppo grigio, troppo incombente.
Era il momento di fare dietro front.
Ho deciso di scendere lungo strada del Friuli, mi mancava poco al rientro in città.
Alla curva della tenda rossa, mi sono fermata per mettermi il k-way, e per coprire la borsa da bici con il suo telo impermeabile.
Ero pronta ad ogni evenienza, e il mare aperto davanti a me aveva colori a forte contrasto: luci da un lato, annerimenti dall’altro.
Un fulmine cielo-acqua ha saettato facendo “zot”!
Delle piccole imbarcazioni sportive stavano improvvisamente sparendo, sommerse da una colonna grigio fosco.
La mia tentazione di fermarmi a fare foto è sfumata: bisognava filar via.
Ho iniziato la discesa sotto timide gocce d’acqua.
Poco dopo, sono arrivati gran rumore e scrosci d’acqua in abbondanza.
Ero impermeabilizzata a sufficienza per affrontare il temporale fino a casa, però l’acqua mi pungeva forte sulla faccia, e i goccioloni mi entravano negli occhi, orizzontali come dispetti! Con una mano mi facevo visiera, mentre l’umido raggiungeva i piedi. Infatti le scarpe erano impermeabili, ma l’acqua entrava dalla caviglia o presso il collo del piede! Sciaf sciaf sciaf, sembrava di pedalare sul fondo del mare!
Con un po’ di attenzione, sono arrivata a casa, e ho portato su una bici sgocciolante.
Ho tolto i piedi dalle scarpe pesantissime, e ho visto acqua alta due centimetri dentro ciascuna delle scarpe!
Le altre protezioni hanno tenuto, e anche nello zaino era tutto asciutto.
La degna conclusione del giro è stata un bel bagno caldo.
Comunque, la prossima volta che esco in bici nonostante il rischio pioggia, mi porto anche un cappellino con visiera.











