Ieri Dado mi ha portata alla conferenza di apertura del Corso di Storia delle donne, introdotto all’Università già da qualche anno.
La presentazione si teneva alla sala del Circolo delle Generali. “Uno dei posti più belli di Trieste”, ha detto Tullia, che abbiamo incontrato tra i docenti, e aveva ragione: si vedevano delle splendide luci del tramonto dalla finestra, ed un Molo San Carlo (come dice Paolo Rumiz) adagiato secondo una insolita prospettiva.
E’ stata un’occasione in cui sentir parlare dei temi noti delle questioni di genere, ma con qualche spunto nuovo.
Ad esempio: quando mai si parla del genere maschile? Si parla sempre del genere femminile. Perchè è “l’altro”.
E ancora: non basta parlare della differenza, senza parlare del potere. Perchè è il potere che definisce l’identità che va accettata come “norma”; il resto rimane escluso, come “diverso”.
E poi: nella letteratura, il potere è stato trattato in modi variabili a seconda del periodo. Prendiamo ad esempio i tempi in cui emergeva il tema dell’uomo inetto (dalla Coscienza di Zeno in poi). Beh, in quel caso non era più il “solito potere” a “riuscire”, ad avere successo. Anzi. Molte situazioni prive di senso, viziate dall’inettitudine, emergevano a complicare le cose…
