La navigazione naturale

Questa mattina, mentre ero trasportata dal bus, ho finito di leggere il libro: “L’antica arte di trovare la strada“, di Tristan Gooley.
Mentre giravo l’ultima pagina, il sole che sorgeva nel primo giorno d’inverno faceva capolino da sopra la collina. E io pensavo che la luce stava per arrivare esattamente da sud-est, e che poco dopo avrei percorso un vialetto orientato giusto a nord-est, e quindi, camminando, avrei incrociato le ombre degli alberi proprio a novanta gradi.
Non avevo mai fatto caso alla combinazione delle mie direzioni del mattino, prima di leggere questo libro. Ora invece so che il sole, nel giorno più corto dell’anno, spunta da un angolo decisamente spostato rispetto all’oriente, nella mia città che (guarda un po’) si trova alla latitudine di 45 gradi nord: sul confine di uno spicchio di un quarto di Terra.

Molti sono i metodi naturali, ovvero basati su sole, luna, stelle, vento, correnti marine, alberi, muschio, animali e insetti, che l’autore spiega nel corso del suo lavoro, come utilizzabili per trovare l’orientamento.
In realtà, il senso della direzione di cui parla lui, è quello che può essere utile a chi va in barca, o guida un arereo, insomma a chi copre grandi distanze, e deve tenere la rotta. Invece per i miei giri in bici o a piedi sui sentieri, le tortuosità del momento non possono mai essere evitate per tenere la barra dritta verso un punto cardinale scelto come meta.
A volte l’autore si lascia prendere la mano dalla curiosità per gli antichi miti, che portano il ricordo delle conoscenze dei navigatori e dei migranti di una volta, che dovevano per forza muoversi senza strumenti.
Però l’insegnamento è utile lo stesso, e affascinante. Mi è piaciuto molto il senso unificante che emerge dal suo approccio. Fare attenzione alle direzioni che si formano in modo spontaneo nella natura, e alle geometrie degli astri, è un giusto atto di ascolto per la realtà che ci circonda.