Ritorna il tempo per i libri

Ho quasi finito di leggere il libro di Quit The Doner (al secolo, Daniele Rielli).
Quello con i suoi reportage che parlano dell’Italia che non vorresti mai scoprire, Quitaly, l’Italia che è qui e che nonostante questo non vorresti raccontare ai tuoi figli. E ho la sensazione che, a parte i due pezzi più squisitamente dedicati all’analisi politica, tutto quello che avrei voluto leggere sta fuori dal libro e non in questa selezione.

Controllo il suo sito.

Mi sono incuriosita a partire da un suo reportage su Internazionale: il mondo del poker on-line, parabola non giudicante di nascita e ingabbiamento di professionisti della matematica e statistica applicata al tavolo con le carte, virtuale e non. Un articolo tecnico ed interessante: anche se il sistema dell’azzardo è inquietante, uno spazietto per vere capacità scientifiche è apparso qualche anno fa, quando è esploso il gioco sul web supportato da tabelle numeriche e programmi di calcolo e facilitazione al gioco soprattutto nella strategia e nella capacità di decisione, spazietto richiusosi poco dopo quando tutti hanno cominciato ad avere gli stessi strumenti, la competizione si è trasformata in superlavoro notturno sul video come in miniera, e il professionismo italiano non è mai decollato come sport ma si è riavvolto nei meccanismi della sala giochi magari all’estero.

Ok, scrive bene, il nostro.
Mi ordino il suo libro di reportage all’Antica Libreria Caffè San Marco.
Mi ritrovo a leggere camminando sui marciapiedi, e quasi quasi anche sulle striscie pedonali, pur di finire i capitoli tutto di seguito, perchè va detto che la scrittura è divertente.
Ma i mille aneddoti personali, con colore goliardico da giovane di un’altra generazione rispetto alla mia (ok sono vecchia!) sono l’esatto opposto della scrittura asciutta e giornalistica dell’inchiesta!
Perchè nel suo libro ha fatto il pieno delle note di colore, e ha preferito versioni di articoli ampliate in narrazioni con aneddoti del tipo “caccia alle ragazze”?

Torno al suo sito nella sezione reportage, agli altri giornali dove pubblica di nuovo serioso.
Aaaah, molto meglio.

Ma da quando è che mi sono abituata al linguaggio super oggettivo, fino al punto che non sopporto più quello che non lo è?

Destino da ingegnere.