Il nostro viaggio in bici sul Danubio continua, ora baciato da belle giornate di sole.
L’andare è tranquillo e gradevole, quasi completamente lontani dal traffico, immersi nel silenzio della natura, accompagnati dai cinguettii del bosco e dalle ampie curve del fiume che ha scelto la sua strada molto tempo fa.
Le due sponde del Danubio si guardano da lontano, i ponti sono rari e gli attraversamenti del fiume sono possibili solo ogni tanto, su traghetto di legno. Ieri c’è n’erano un paio che offrivano di abbreviare il percorso, passando dal lato interno di una ampia ansa a forma di omega, una zona che abbiamo rivisto poi molte volte fotografata in veduta aerea sulle guide turistiche o nelle sale d’ingresso dei ristoranti.
Il viaggio in bici in tre si trasforma rispetto a quello che facevamo anni fa in due. Il senso della comodità di ciascuno dei membri del gruppo influenza il tipo di giornata che scegliamo. Diego è un abitudinario e viene un po’ sfidato dal nostro stile che ci porta ogni giorno in una località diversa. A lui piace avere un po’ di senso di stabilità, tornare a più riprese in camera a giocare con le automobiline sulla sponda del letto (questa volta la sala giochi aveva in dotazione dei camion). Diego si affeziona ai giochi che trova in prestito in un posto e noi per fortuna ne troviamo di simili nel posto successivo. D’altra parte impara presto ad orientarsi tra scale e porte d’ingresso sul cortile di ogni gasthof, e prende l’iniziativa di andare dentro e fuori per alternare la zona di gioco a suo piacimento, e la notte si concede delle lunghe dormite, ogni volta in un lettino diverso.
Gli scivoli e i parchetti con le strutture di legno per fortuna da queste parti sono una costante, li ritroviamo non solo presso i pernotti ma anche nelle pause per bere qualcosa a metà pedalata, e Diego non attende più la prima mezz’ora per ambientarsi come mesi fa, ma si butta diretto sulla scala a pioli degli scivoli, si cui ormai si arrampica con disinvoltura.
A conti fatti, per combinare le preferenze di tutti, il nostro andare è più lento e con tappe brevi rispetto a una volta, e finora ha compreso lunghe pause pomeridiane davanti al fiume, durante le quali il nostro bucato si asciugava al sole, e la quiete del luogo veniva improvvisamente animata dal passaggio di un traghetto più affollato degli altri, che veniva addirittura accolto con la fanfara. La banda di ottoni del luogo, in costume tradizionale, è rimasta poi a brindare tutto il resto del pomeriggio sui tavoli all’aperto davanti alla nostra camera, mentre Diego addentava il cono del suo primo gelato mangiato intero da solo.
Il programma dei prossimi giorni è arrivare in un paio di tappe a Linz. Se guardiamo la guida in nostro possesso, abbiamo percorso in tre giorni tre segmenti di viaggio, su un itinerario totale che ne richiede ventuno, che sono di più dei giorni liberi a nostra disposizione, ma va bene così.
Certo va detto che in questo tratto la ciclovia è stata veramente perfetta per lo spostamento con bici e carretto, data la ampia strada asfaltata quasi completamente in pianura e nella maggior parte dei casi dedicata davvero solo a bici e pedoni. Con l’arrivo a Linz invece ci attende un’area un po’ più trafficata, e un paesaggio cittadino. Ci sembrerà strano, dopo le lunghe ore in mezzo al verde, con i tramonti che volgono al blu appena interrotto dai pochi lampioni, dopo i chilometri in cui non si vede una costruzione e in cui persino i generi di prima necessità vanno approvvigionati con un certo anticipo, altrimenti per un bel po’ non se ne trovano più.
