Ok non sono esattamente ad Helsinki, ma in una zona periferica e poco collegata, a mezz’ora di distanza dal centro città.
Nei pochi momenti liberi faccio dei giretti verso il mare, o meglio verso quello che si sa essere il mare, anche se non lo sembra.
I finlandesi dicono che quest’anno la neve sta tardando molto ad andare via.
Faccio due passi verso l’insenatura marina che si potrebbe confondere con un lago, la distesa che si apre davanti agli occhi è completamente bianca e non si intuiscono nè il ghiaccio nè l’acqua che ci sono sotto.
I pescatori con l’attrezzo che fora lo strato gelato, una specie di grande cavaturaccioli, hanno visto che lo spessore di ghiaccio è oltre il mezzo metro, ma non per questo ci ho camminato sopra, in questa stagione di ambiguo disgelo. Non credo che questa misura possa garantire la robustezza del ghiaccio in tutti i punti, anche se i più esperti continuano a esprimere sicurezza, garantendo che lì ci passerebbe anche un auto: “Se lo spazio marino è largo, allora lo spessore del ghiaccio è abbastanza uniforme. E’ nei punti con restringimento, che ci sono pericolose correnti: la loro azione assottiglia lo strato ghiacciato.”
Ho ancora una mezz’ora di pausa, e mi immergo nel colore della neve solo con gli occhi, a caccia di impronte e ondulazioni da fotografare.
Questo mi basta per non sentire più il tempo, e poco ci manca che faccio tardi al mio appuntamento successivo.
Qui a Trieste la temperatura è media e c’è un bel sole che ti aspetta.