Era più di un anno fa, che un amico di Andrea e Serena, Alessandro, che per mestiere fa l’educatore, mi aveva segnalato un lavoro di Foucault, descrivendolo come “una folgorazione sulla strada di Damasco”. Si trattava di “Microfisica del potere”.
Per un po’ ho cercato un volume che contenesse esattamente quel saggio, poi alla fine, siccome non lo trovavo, ho cambiato metodo, e ho preso una classica antologia: un volumetto che permetteva comunque di farsi un’idea dell’opera del filosofo, in generale.
Ora che l’antologia l’ho letta tutta, devo dire che ci voleva.
Sì, è vero, in certi tratti si tratta di un autore puntiglioso, iper specifico, attento a certi temi di cui ha fatto una esplorazione tutta sua, una “archeologia” (come dice lui) che ne ripercorre l’origine storica, osservando i momenti di ingresso di elementi accidentali che poi sono diventati ovvi, fino al consolidamento di istituzioni a cui noi siamo abituati, e che invece lui mostra come possono ancora essere messe in discussione.
Certo è che alcune sue formulazioni non si può non averle lette: come le ha espresse lui, devono far parte del nostro bagaglio.
Dalle interviste all’autore:
“Le analisi che tento di fare – e non sono il solo che prova a farle – sono parziali, frammentate. Non si tratta di fondare una teoria del potere, una teoria generale del potere, nè di dire che cosa sia il potere o da dove venga. In Occidente tale questione si pone da secoli, persino da millenni, e non è certo che le risposte che sono state formulate siano state soddisfacenti. In ogni caso, cerco di analizzare il problema a un livello empirico, partendo dal mezzo. Non mi chiedo “Da dove viene il potere, dove va?”. Mi chiedo, invece: “Da dove passa e come passa, quali sono le relazioni di potere, come si possono descrivere alcune principali relazioni di potere che si esercitano nella nostra società?
Perciò non intendo il potere nel senso del governo, nel senso dello Stato. Dico: le relazioni di potere attraversano i rapporti tra le persone, la famiglia, l’università, la caserma, l’ospedale, la visita medica, la relazione pedagogica, il corpo politico. Di che cosa si tratta, dove conducono, come vincolano gli individui, per quali motivi sono o non sono sopportate?
(…)
L’analisi delle relazioni di potere costituisce un campo estremamente complesso; essa si imbatte talvolta in quelli che possono essere definiti i fatti o gli stati di dominio, in cui le relazioni di potere, invece di essere mobili e di permettere ai diversi partner una strategia che li modifica, sono bloccate e fisse. Quando un individuo o un gruppo sociale giungono a bloccare un campo di relazioni di potere, a renderle immobili e fisse e a impedire ogni reversibilità del movimento – con strumenti che possono essere economici, politici o militari-, ci si trova di fronte a quello che può essere definito uno stato di dominio. E’ certo che, in un simile stato, le pratiche di libertà non esistono, esistono solo unilateralmente o sono molto circoscritte e limitate.
Va sottolineato che il titolo dell’antologia è stato preso da una frase di Foucault: “L’impazienza della libertà“.
Ancora, dall’introduzone del curatore:
“Nel tentativo di delineare in maniera precisa la loro differenza, il filosofo francese definisce le relazioni di potere come relazioni all’interno delle quali si cerca di dirigere la condotta dell’altro. Si tratta di rapporti mobili, che possono modificarsi e che non sono dati una volta per tutte, di giochi strategici aperti tra le libertà. Gli stati di dominio, invece, si creano quando un individuo o un gruppo sociale riescono a bloccare delle relazioni di potere, a renderle immobili, irreversibili. Ciò che conta, quindi, è riuscire a evitare che i giochi aperti di potere si fissino in stati di dominio. A differenza di questi ultimi, in cui le pratiche di libertà non esistono o sono molto limitate, le relazioni di potere presuppongono sempre la libertà di coloro che vi sono coinvolti, la loro capacità di resistenza; là dove uno dei termini della relazione subisce una violenza illimitata da parte dell’altro, ed è dunque a sua totale disposizione, non è più potere. E’ proprio perchè la libertà è ovunque che i rapporti di potere attraversano tutto il campo sociale.”
