Non solo volontariato

Quello che succede nella società che mi circonda, mi riguarda.
Ha impatto anche su di me.

Informarsi e commentare i fatti di attualità, secondo me, dopo un po’ non basta più.
Certo non amo la discussione (magari politica) in cui ci sono solo commenti a non finire, ma nessuna azione.
Credo che chi è attivo o è lo stato in qualche misura (ad esempio, facendo del volontariato), può permettersi di fare qualche commento in più; almeno, ha visto la fatica che ci vuole prima di sapere se si ha portato un contributo utile.

Il tempo che riesco a dedicare al volontariato è meno di quello che vorrei; mi riservo di spenderne di più nei periodi che saranno adatti.
Tra le varie iniziative, mi sono dedicata in passato a partecipare (vabbè, questo è facile) e anche ad attivare l’organizzazione di alcune manifestazioni di piazza.

Come lo splendido scherzo del primo aprile di qualche anno fa, in cui avevamo realizzato una pista ciclabile a sorpresa in Piazza Unità, insieme alle associazioni che promuovono l’attività dei ciclisti urbani, per i quali chiedono spazi adeguati. Avevamo invitato alla finta inaugurazione tutti i candidati sindaco del momento, che sono stati al gioco, tagliando il nastro, persino pedalando con noi, mentre ingombravamo non solo la piazza ma anche le strade. (E nel frattempo, ci hanno rubato buona parte della scena, perchè il controllo dell’immagine derivante da una manifestazione di piazza è un argomento complesso, che ne rivela i pro e i contro). Erano i tempi in cui avevamo appena conosciuto Bibi&Dodo: un bell’inizio della nostra amicizia!

La prossima domenica 13 febbraio ci sarà (in oltre cento città!) una serie di manifestazioni legate alle tematiche femminili, che nella cultura italiana di oggi si fanno sempre più pressanti. Il titolo dell’evento è: se non ora, quando?. La manifestazione vuole essere nazionale, in difesa della dignità delle donne.
Ci sarebbe molto da dire su questo argomento.

Ma oggi voglio commentare un’altra cosa. E cioè, il fatto che la forma di partecipazione “manifestazione di piazza” non sia banale, come ho potuto sperimentare in prima persona.
Sul blog della Lipperini, a questo link, c’è un articolo che raccoglie quello che è stato detto al proposito, confrontando le posizioni di vari gruppi e associazioni femminili rispetto all’evento di domenica prossima.

Trovo interessante il fatto che la manifestazione di piazza sia una forma di azione difficile, con i suoi pro e contro, che può essere a seconda dei casi inutile o entusiasmante o pericolosa, che può far parte di un insieme di azioni, ognuna delle quali collocata al rispettivo livello.
Ce ne sono molte altre, di azioni possibili. Tutte rilevanti.

Meglio un insieme di azioni che un vuoto.
Se poi l’insieme diventa completo, perchè pian pianino le azioni diventano integrate veramente, meglio ancora. Probabilmente, più che l’integrazione tra le forme di partecipazione, spesso vince l’entropia.
Ma credo che sia comunque importante scegliere il proprio livello in cui collocarsi.
E contribuire.

HSH Chapter 42 – il corridoio fuori

In questo momento la fase di trasefrimento delle nostre cose dall’appartamento vecchio a quello nuovo è proprio nel suo bel mezzo.
Gli spazi musica-film, libri-documenti, e i computer di Dado sono stati traslocati.
Gli spazi notte, cucina e il computer di Palla ancora no.
È come se per un po’ avessimo un’unica casa avente metratura totale uguale alla somma di quelle dei due appartamenti, con a metà un corridoio all’aperto, che richiede di mettersi la giacca e fare un paio di minuti a piedi per il trasferimento.
Come ai tempi in cui c’erano le case con il bagno in cortile e bisognava passare per il freddo prima di arrivare al wc.

Sulla vetta del Lanaro, 544 metri

1-il sentiero per il Lanaro.JPG 2-la riserva del Lanaro.JPG 3-Palla sulla vetta.JPG 4-la vedetta sul Lanaro.JPG
5-la bici a 544 metri.JPG 6-dal Lanaro a Sagrado.JPG 7-sole sull'altopiano.JPG 8-cielo di una bella giornata.JPG

Domenica scorsa non ero sicura se pedalare fin sulla vetta del Lanaro, oppure fermarmi prima e tornarci in una tappa successiva. Ma, un po’ alla volta, ho fatto tutto il sentiero.
A parte alcuni tratti con grossi sassi, difficili da scavalcare con la bici, per il resto la strada verso il Lanaro è larga e piacevole, adatta alle passeggiate.
La cima era inondata di sole, il panorama si apriva a 360 gradi.

Mentre io prendevo il sole presso la vedetta, gruppi di amici o famigliole si avvicendavano sulla vetta. Chi commentava le ultime notizie, chi raccontava il film visto la sera prima, chi faceva braccio di ferro coi bambini insistendo che si abbottonassero la giacca. Mi sembrava strano tutto questo chiacchiericcio, io sarei rimasta in contemplazione delle vette di oltre 2000 metri attorno a noi.

Ho ripreso la bici.
Discesa in fuorisella.
Riecco la tranquillità del bosco, il fruscio della brezza, il rumore di aghi di pino e delle pigne sotto le ruote.

9-Monrupino dal Lanaro.JPG 9-la Slovenia dal Lanaro.JPG

Lo stagno di Repen in inverno

Questa domenica ho preso il tram, e sono andata su per le alte.
Lo stagno di Repen era solo una tappa del pecorso, ma alla fine ci sono rimasta per ben due ore.
In simbiosi con il laghetto, ascoltavo i micromovimenti dell’ambiente.
La superficie dell’acqua era tutta gelata, con bolle d’aria che si muovevano, di sotto.

Probabilmente il ghiaccio permanente muta ogni mattina sciogliendosi un po’, e si riforma la notte. Approfittando di questo respiro del freddo, le foglie cadute sul ghiaccio scavano giorno dopo giorno il proprio solco, sprofondando lentamente in uno spazio adatto alla loro forma.

1-stagno di Repen gelato.JPG 2-il ghiaccio e il fango.JPG 3-foglia rossa dentro il gelo.JPG 4-una collezione di bolle
5-la foglia che sprofonda 6-un solco a forma di foglia.JPG 7-le piante del lago sotto il gelo.JPG 8-le foglie sprofondate.JPG

Di nuovo in volo (ma per poco)

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Oggi ho preso l’aereo, con destinazione Atene via Monaco, per una tappa di un giorno e mezzo. Erano sei mesi che non viaggiavo per lavoro, e probabilmente nei prossimi tempi la media delle trasferte non aumenterà.
In questo periodo il mondo attorno a noi sembra cambiare abbastanza velocemente. Forse si riescono ad osservare delle differenze già rispetto a sei mesi fa.

Appena arrivo in aeroporto a Ronchi faccio la mia consueta tappa al bagno delle donne per il trucco. Di solito incontro sempre diversi colleghi, per cui anche se mi muovo da sola preferisco mantenere uno stile formale. Questa volta, però, la precauzione trucco è risultata superflua. Appena entro nella sala d’imbarco, non trovo nessuno che conosco, neanche di vista. E devo dire che, come ulteriore differenza, mancano quasi del tutto i viaggiatori di tipo “business” (solitamente, sono la maggioranza in orari settimanali), quelli inconfondibili per l’abito scuro e le valigie leggere. E’ evidente l’impatto di recenti direttive aziendali (di cui ho sentito l’effetto anche io) che impongono la riduzione drastica delle spese di viaggio.
Questo però non significa che il volo sia vuoto. Molte persone vestite in modo informale sono presenti, e (ulteriore cosa insolita), più di metà sono donne, sole, o accompagante da bambini piccoli (una novità più marcata, fuori dal weekend).
Alcune fanno conoscenza tra loro. Una donna che sento essere perfettamente bilingue, dice alla vicina in un italiano appena segnato da un “duro” accento, che sta sta andando in Austria dai genitori.
Io mi domando quale sia il tipo di viaggiatori che ha fatto massa oggi, al posto di quello che tipicamente incontravo sei mesi fa.

Prendo due quotidiani, si decolla.
Leggo dati ISTAT su Repubblica. “L’italiano medio è donna“. “Nelle famiglie italiane, amanti della buona tavola, resiste una <<cucina di casa>> del tutto scomparsa in molti paesi d’Europa“.
Fuori dal finestrino, il paesaggio è imbiancato di neve. I laghi sono coperti da un foglio di ghiaccio che ogni tanto concede qualche crepa elegante.
Violenza in Egitto“. La foto sul Financial Times mostra carri armati, grosse pietre in volo sopra le teste di manifestanti. La didascalia le chiama “volleys of stones“. Fino a ieri, la parola “volley” per me era stata associata solo allo sport.

Sbarco a Monaco, controllo come prima cosa il pannello degli orari per il volo successivo. Ho due ore di attesa, posso stare tranquilla.
Un unico volo della lista lampeggia, diverso dagli altri, perchè cancellato. E’ quello che avrebbe portato al Cairo.

Il compleanno di Manuel

Lo scorso mercoledì sono andata al cinema coi compagni di classe.
Dopo la mezzanotte, scoccava l’ora del compleanno di Manuel. Che cade in una data facile da ricordare, come dice il prof. Dave Martins: è il giorno della memoria.

Il film raccontava la storia di un gruppo di ex liceali che si ritrovava dopo vent’anni per ripetere l’esame di maturità a causa di un errore formale: come nei peggiori incubi.
Da sola non mi sarebbe venuto in mente di andarlo a vedere, ma coi propri compagni di classe viene fuori proprio quel gusto in più.
Che durante la visione, quando c’era la scena della discoteca, cominciavamo a bisbigliare tra noi: “Come si chiamava la discoteca della gita di classe a Roma? New? New…? Ten thousand?… NEW LIFE!!!

autoscatto dopo il cinema

La storia di Laila

In questi giorni i Deja hanno inaugurato una nuova iniziativa. Una volta alla settimana pubblicano un piccolo post riguardante una delle canzoni del loro ultimo album “Laila”: vi si trovano informazioni, curiosità, o semplicemente pensieri che hanno dato avvio alla composizione dei loro pezzi.
Sul sito distrattidalvento, nelle 24 ore successive al post, si può anche ascoltare la canzone in oggetto nella sua interezza.

Per me, che sono stata immersa nella storia delle loro creazioni, ogni particolare aggiunto all’opera è come una sfaccettatura in più all’interno di un mondo completo.
Gli aneddoti che leggo per il brano “Di te, dei no non so” (di cui ho parlato anche altre volte, perchè vi sono molto affezionata) si portano dietro il momento chiave della loro vittoria al concorso di Osnabruck, e gli accordi insoliti (C#-, E/G#, Amaj7, Badd9) di un giro che si muove, vivo, per diversi anni.
deja sul prato

“Resistance is futile!”

Guida galattica per gli autostoppisti è un libro “cult”, che ha i suoi fan affezionati (principalmente maschi nerd, ingegneri o informatici, mi dice Dado).
E se lo merita.

Io l’ho letto sapendo già molto della storia, non solo perchè avevo visto l’omonimo film un po’ di tempo fa, ma soprattutto perchè le migliori idee e battute del libro mi erano già state raccontate ripetutamente da Dado, fino a farmi entrare entrare, ben prima di averlo letto, nella cerchia ristretta che usa quelle citazioni come un gergo.
Nonostante avessi già questo bagaglio di dati, e pur essendo raro apprezzare un libro anche dopo il film, mi sono goduta molto la lettura.

Intanto, il quaranta per cento delle trovate che ancora dovevo scoprire, era a sua volta geniale e delizioso. E poi, la storia mi ha fatto viaggiare in un mondo, in più mondi, pieni di immagini e visioni puramente fantascienifiche, con continuo cambio dei punti di riferimento. Infine (e questo mi sa che è il vero segeto dell’opera), la sua gustosa vena di satira sociale è ancora piuttosto attuale.

guida galattica per autostoppisti

HSH Chapter 41 – quale delle due è casa?

Ormai tutti i lavori grossi da fare nell’appartamento nuovo sono stati completati. Anche gli armadi della camera da letto sono stati montati, e fanno la loro figura. Per questo ci vuole un ringraziamento speciale a L’Atelier della Casa!
La lista dei lavoretti e dei ritocchi più leggeri (che si potrebbero ultimare anche stando già dentro), al contrario, è lunga ben una pagina e mezza…
Lo spartiacque sarà dato dallo sprint finale del trasloco della cucina. Dove c’è la cucina, ci siamo noi. Quando ci sentiremo pronti, fisseremo la data.

Nel frattempo, stiamo portando libri, riviste, oggetti vari nella casa nuova. Magari con l’aiuto del trolley, un viaggio alla volta.
Ora che le cose sono un po’ di qua e un po’ di là, cominciano a capitare i tipici intoppi di chi ha più di una tana: “ma dov’è il libro che sto leggendo? Accidenti, è nell’altro appartamento!”.

I confini di quale sia la abitazione corrente, ormai stanno sfumando.

vano cabina-armadio libri in valigia si può già cenare in casa nuova le scansie nello sgabuzzino