La lingua italiana è meno neutra di altre lingue

Giovedì scorso era giorno di Bora: andare in giro significava sfidare il freddo.
Eppure c’erano numerose iniziative in città, tra cui gli eventi in vista dell’8 marzo. Ho fatto doppio giro alla sciarpa, e sono andata a sentire, presso l’Hotel Savoia, la conferenza “Discriminazioni di genere in tempo di crisi“, alla presenza di Gabriella Taddeo, Lucia Basso e Adele Pino.

E’ stato ricordato come, non solo nelle istituzioni, ma anche negli enti pubblici, deve essere presente una commissione di pari opportunità. Alcuni di quelli presenti nella nostra Provincia (Sanità, Università…) se ne sono effettivamente dotati; altri rimangono mancanti in questo senso. Nel privato questo obbligo non c’è, ma può esserci l’adesione ad un codice di autoregolamentazione per la parità, e l’adozione di una serie di altri strumenti.

Mi ha colpito il concetto per cui una persona a cui assegnare un incarico può essere scelta in molti modi. Concorso pbblico, elezione/votazione, colloquio di selezione di fronte ad una commissione… Se è semplicemente il futuro superiore a scegliere il nome di una persona e ad incaricarla, si dice “nomina di tipo fiduciario”.

Nella sala c’erano quasi unicamente donne.
Uno dei pochi uomini presenti, prima di porre una domanda (peraltro molto pertinente, perchè addetto al settore), ha salutato i partecipanti usando il plurale femminile: “Saluto le presenti, e i pochi maschi anch’essi in sala“. Un esempio che voleva sottolineare come, pur essendo la lingua italiana non neutra (infatti per i plurali usa il maschile), esistono comunque espressioni alternative, volutamente rispettose verso chi fa attenzione a queste cose.
Mi è sembrato meglio delle espressioni tipo “ciao a tutt*”, che talvolta si vedono sul web, e che fanno un po’ effetto SMS…

Verso l’uso del nuovo congelatore, quello grande

Mercoledì sera, mentre Dado torna da Mogliano, ci diamo appuntamento di là, in casa nuova. Io scongelo il sugo, per portare su la cena direttamente in pentola, pronta.

Controllo le mono-porzioni di salsa al pomodoro nel freezer. Ci sono quelle del sette gennaio, e quelle del venti febbraio. Prendo le prime, per finire le scorte meno recenti.
E penso: “Buono il sugo del sette gennaio, me lo ricordo“.
Come un intenditore, che sceglie il vino dell’annata giusta.

date del sugo

E meno male che c’è anche un quarto volume…

Nel terzo libro della serie di Douglas Adams, La vita l’Universo e tutto quanto, ci sono delle scene che da sole valgono tutta la serie.
Ad esempio il nono capitolo, dove arriva l’alba sul pianeta Sconchiglioso Zeta. E il robot depresso Marvin parla con una creatura a molle di animo cordiale, il materasso Lorro.

Il materasso rimase alquanto impressionato e si rese conto di avere a che fare con un’intelligenza fuori del comune” (ovvio, penso io mentre leggo, stai parlando con Marvin…) “Rabbrivicchiò in ogni centimetro della sua superficie corporea, increspando l’acqua della palude, invasa dalle alghe. Spiancicò nell’acqua. Garbazzò in giro. E poichè lo sforzo era stato eccessivo, cadde giù, inondando Marvin di fango, alghe e lattughe puzzolenti

Spettacolare.

la vita, l'Universo e tutto quanto

Stanotte ho sognato di far l’effetto neve con farina e setaccio

Domenica scorsa, niente bici. Troppo raffreddore.
Prima di rintanarmi a casa, a leggere tutto il giorno sul divano, ho fatto una tappa al teatro per bambini. Ero troppo curiosa, volevo andare a vedere lo spettacolo messo in scena da Julian e Giustina.

Dopo una breve introduzione sul palco, con scaramucce tra gli attori che si apprestano a fare colazione, con biscottini gentilmente offerti dai bimbi del pubblico, parte la fiaba. Musichetta magica, abbassarsi delle luci. Comincia “Il brutto anatroccolo“.

il brutto anatroccolo

In quanti modi si può raccontare una fiaba?“, chiede Julian ai presenti. “Con le marionette, con i burattini, leggendo un libro“, rispondono i bambini. Ma questa volta, saranno i dolci, l’acqua e le teiere ad animarsi.

Non svelo i trucchi portati in scena, ma non li dimentico. Sarei rimasta un’ora in più, a veder gli oggetti del tavolo al centro della scena che prendono vita. Allora, me ne invento degli altri. E me li annoto qui.
Una luna che sorge da dietro gli alberi, fatta con una meringa che si leva di tra i finocchi?
Dei bagnanti che si abbronzano, scaldati come del pane tostato?
I fiori portati dal vento, fatti coi petali per le infusioni del tè?
L’insalata che si lava in ammollo, come un raduno sul mare per la Barcolana?
Cubetti di ghiaccio, come pattinatori che scivolano?
E il mio preferito (questo lo copio dallo spettacolo), l’arancio che rappresenta il sole, e che compie un grande arco, sollevato in aria…