De gustibus

Oggi Diego ha voluto provare un gusto nuovo.
Mi ha chiesto uno spicchio d’arancio.
L’ha tastato, assaggiato, rosicchiato sull’angolino…
e con la chitarra in mano, ci ha composto su una canzone: “La spremuta di arancia… Non ghe ieraaaaaa!”

La cortesia di chiedere il permesso

La sera Diego, prima di andare a nanna, ha tutta una serie di gesti rituali.
È molto affezionato ad una maglia con i bottoni, che è una parte immancabile del pigiama, e gli piace ricordare sempre che uno dei bottoni l’ho riattaccato io.
Per farlo familiarizzare con la penombra, un giorno gli ho chiesto, a luce spenta, di accompagnarmi in soggiorno: “Diego, guidami tu”. E adesso questo rito si ripete ogni volta, con lui che esclama orgoglioso: “È buuuuio, ti guido io!”
Stasera, mentre si rotolava tra i cuscini sul tappetone, ormai già preso dalle visioni pre sonno, prima di cedere definitivamente, mi ha chiesto: “Posso addormentarmi?”

Realtà e finzione

Merenda della domenica, con crostoli, yogurt e arancio, yumm!
Gli occhietti di Diego splendono per il riflesso della luce del pomeriggio.

Paola: “Diego, cosa guardi fuori dalla finestra?”
Diego: “Le nuvole che si muovono!”

Dietro la rete dei rami nudi degli alberi, il cielo è azzurro pallido, e i fiocchi rosati delle nuvole si sfaldano.
Le briciole dei crostoli si accumulano sul tavolo.

Diego: “Telecco, Telecco…
Paola: “Chi è Telecco?”
Diego: “Una tapa-tapa-tapa!”

Passatempi invernali

Questa mattina Diego è andato per la prima volta a teatro. Si è avvicinato al bancone e ha detto alla signorina: “Posso avere un biglietto?”. Poi è entrato, ha cercato un posto a sedere con noi, e ha visto il suo compagno di asilo Tito. Il teatro era pieno di bimbi vocianti, e il cantastorie prima di prendere i burattini ha imbracciato la chitarra: tutti si sono fatti silenziosi per ascoltarlo. Il programma del giorno prevedeva storie di lupi, ma noi sapevamo che i protagonisti delle storie di oggi non sarebbero stati lupi paurosi, anzi il lupo si vergognava e non voleva mai venire fuori a farsi vedere dai bambini. Non ci aspettavamo che Diego rimanesse fermo a lungo, e invece lo abbiamo osservato nella penombra mentre ascoltava affascinato, con gli occhi grandi puntati verso il palcoscenico, e rimaneva appiccicato a me mentre le case di paglia e di legno dei porcellini fluttuavano nel cielo. Poi è voluto uscire prima della fine, ha chiesto: “Andiamo a casa”. Mentre spingeva la sua bici verso piazza Unità, ha tirato fuori tutti i suoi pensieri. “I porcellini mi piacevano. La casa con i quadrati anche. Il rumore forte mi faceva paura”. Gli abbiamo spiegato che il cantastorie doveva parlare forte nel microfono per farsi sentire da tutti i bambini, anche i più lontani. Comunque siamo stati d’accordo che il teatro è bello. Per familiarizzare, questo è stato già un buon inizio.
In piazza Unità abbiamo trovato tanti coriandoli per terra, “come quelli di Ciccio Porcello”, ha detto Diego, che li riconosceva dopo averli visti solo disegnati nelle figure dei suoi libri.
Poi siamo andati a vedere due mostre, una nella sala comunale e una a Palazzo Costanzi. A Diego sono piaciuti i quadri. Ha firmato vicino a noi sul quaderno dei visitatori, con un piccolo ghiribizzo di misura simile ai nostri nomi. Per chi non sapesse leggere la sua scrittura, ho aggiunto la traduzione vicino: “Diego, due anni e cinque mesi”.