Opera prima

In questi giorni Diego si sveglia presto, tipo alle sei di mattina, perchè non ha ancora preso atto del cambio da ora legale a ora solare.
Quindi la mattina c’è tempo per giocare, Dado lo porta al nido senza fretta, e si fa raccontare le novità sui loro giochi.
Oggi Dado mi ha mandato la foto di un’opera prima che Diego ha realizzato al nido con le educatrici e gli amichetti: un grande foglio pasticciato di arancione, in cui i bimbi hanno provato a colorare la carta con la frutta, in questo caso i cachi!
E perchè no?
In fondo, se poi si mettono le dita in bocca, i residui di quei colori si possono mangiare.

Guardo e riguardo l’immagine del poster, e anche se non ero presente durante la creazione, me lo immagino bene.
Nell’impronta sulla carta ora appesa alla parete, vedo il segno del passaggio dei ditini di Diego intrisi di poltiglia.
Ad occhio, Diego ha sparso tutto il colore in larghezza più che poteva, facendo un grande arco con la manina da qua a là, come a casa quando lo vediamo pasticciare a cena, e spargere ampiamente tutta l’acqua che è sgocciolata sul tavolino del suo seggiolino, fino a farla schizzare fuori dal ripiano.

Beh penso che sia un buon metodo dare ai bimbi una situazione in cui si è autorizzati a pasticciare.
Anche noi a casa abbiamo modi per farlo sfogare, per esempio quando ha voglia di battere forte col legnetto che ha in mano, su tutti i mobili e le portelle in giro per la casa, cosa che in realtà non si può fare. In quei casi, basta portarlo sullo xilofono o sul “battino”, il gioco di legno coi fori in cui far passare le palline a colpi di martelletto, ed ecco che lì si sfoga, senza essersi dimenticato il suo primo intento: “Evviva!“, esprime il suo faccione, “finalmente posso battere forte!” (BAM! BAM! BAM!).

Coloriamo con la frutta: i cachi

Protagonista

Questa sera, dopo una abbondante cena, abbiamo iniziato con Diego i riti che portano alla nanna. Per prima cosa, la parola chiave: “Andiamo a fare il bagnetto?” E lui, ta ta ta, con passetti sicuri si dirige in bagno, verso la vasca, sapendo cosa lo aspetta.
Beh, l’inizio è facile: il bagnetto gli piace sempre.
Poi siamo andati in camera ad asciugarlo e vestirlo. Diego si intrattiene con i suoi giochi, in teoria potrebbe protestare per ogni manovra di asciugatura e vestizione che interferisce con quello che sta facendo. Però, se ci spieghiamo su quello che sta succedendo…
Prima che io riesca a mettergli il body, Diego allunga un braccio e conquista una cosa un po’ proibita: il sacchetto dei pannolini, e li tira fuori tutti quanti. Mantengo la calma. Quando ha finito con questa sua idea, i pannolini glieli porgo in sequenza. “Metti via“, gli dico, e lui li spinge nel sacchetto, uno a uno, mentre io sottolineo ogni suo gesto: “Metti via. Bravo. Metti via. Bravo.” Ecco fatto, tutto di nuovo a posto. Poi gli mostro il pigiamino. “Ecco il pigiama“. E gli indico pure i buchi delle maniche. “Mano nel buco… Bravo! Altra mano nel buco… Bravo!”
Oggi potrei quasi dire che, collaborando, si è per la prima volta vestito da solo. Ok, erano solo le maniche. Però si trova bene pure lui, quando nei gesti quotidiani ci parliamo e lui si può sentire protagonista.

Una lettera ufficiale

Qualche giorno fa, ho ricevuto una lettera con il mio nome scritto a mano sulla busta, che conteneva una tessera, un invito, e un messaggio che iniziava così:

“Gentile signora Paola M.,
Sono Mamadou D., Le scrivo per conto della Associazione dei Senegalesi della Provincia di Trieste (ASPT), in qualità di Presidente e legale rappresentante di detta Associazione.
Ho il piacere di comunicarLe che il Consiglio Direttivo della nostra Associazione, nella seduta del 14 settembre 2013, ha deliberato di conferirle la nomina di SOCIO ONORARIO dell’ASPT per il supporto, l’attenzione e l’interessamento alla comunità degli immigrati in generale e alla nostra in particolare.
Sicuri che questo riconoscimento sarà accolto da lei con entusiasmo e soddisfazione, La preghiamo di volere considerare il ruolo preminente che svolgerete in seno alla nostra Associazione per i preziosi eventuali consigli che vorrà darci nell’ambito delle attività della stessa e preminentemente nell’ambito dell’orientamento per i diritti/diveri dei cittadini immigrati e dei diritti umani in generale”

Avevo già avuto qualche anticipazione da Njang, che è il mio contatto quando supporto le loro attività, però leggere il messaggio ufficiale mi ha veramente emozionata. Non sono mai stata nominata socio onorario prima d’ora!

Come prima cosa, quindi, segnalo l’evento che gli amici senegalesi organizzano questo sabato al campo sportivo di San Giovanni.
Gli approfondimenti tematici sono attuali. Mi pare importante sentire una voce di chi è coinvolto nel concreto, invece delle solite generalizzazioni urlate dei media. Infatti alle 15.00 è programmata una conferenza su “immigrazione, diritti e e doveri all’entrata e all’uscita dal territorio”. Ma poi ci sono anche i giochi, e la cena a base di pietanze senegalesi… diffondete la voce!

tessera socio onorario

Abbigliamento invernale

Da quando fa un po’ più freddo, e stare solo con le calzette non è più sufficiente, Diego ha “scoperto” le scarpe. Dopo un primo tentativo di fargliele indossare in cui si era un po’ spaventato, ora le adora. Appena gliele mettiamo, scuote i piedini testando la sensazione che gli danno. Cammina sbattendo forte per terra, se le gusta.
Anche le nostre scarpe sono improvvisamente entrate nel suo orizzonte. Le nota quando le tiriamo fuori, le vuole toccare, e abbiamo un bel da fare nell’impedirgli di raggiungere la suola.

Ecco quindi fatto il nuovo gioco.
Gli mostro la mia pantofola. Il mio piede. Dico: “Piede. Scarpa. Piede nella scarpa“. E ricomincio, tirando fuori e dentro il mio piede, mentre Diego guarda attento; e prova a dire “scarpa”, ma il suono gli viene fuori alla rovescia: “Pa-ca“; però è chiaro che cerca di ripetere.
Poi vuole provare lui: a inserire il suo piedino nella mia scarpa!
Se qualcosa ha significato per noi, per lui è ancora più interessante.

E pure le nostre borse gli piacciono. Zaini, fibbie, targhette delle zip. La mia borsetta piccola da tracolla. Il borsello che Dado prende ogni mattina. Se Diego vede in giro il borsello nero di Dado, ne prende la fascetta e se la passa dietro la testa per indossarlo; e dice “ciao ciao!“, cominciando a passeggiare col borsello di Dado al collo, che ovviamente arriva a terra e quasi lo fa inciampare, per cui dobbiamo accompagnarlo nella sfilata.
Diego vuole già fare come i grandi!