Al Festival dell’Economia di Trento – 3

pranzetto all'aperto Trento centro

Dovrei ancora dire dei fantastici pranzetti fuori, a Trento; della coccinella che passeggiava sulla chioma della mia vicina di posto in treno, e ovviamente delle altre conferenze del Festival dell’Economia. Quella sulla storia del debito, quella sull’insegnamento della finanza nelle scuole, quella sugli effetti della globalizzazione sulla segregazione delle forme di sicurezza e insicurezza di reddito, quella sulle culture borderline che sono vicine e di servizio agli ambienti del crimine organizzato, quella molto interessante su riforme, destino e orgoglio degli Ordini Professionali in Italia.
Ma avevo detto che avrei citato Ilvo Diamanti.
Ecco qua alcune delle sue parole.

“Da noi in Italia esiste il melodramma delle notizie di cronaca nera. E’ una nostra specificità. Rispetto ad altri paesi europei, la presenza della cronaca nera nei nostri TG è doppia, e questa quantità è del tutto scorrelata dalla incidenza statistica del fenomeno reale.
Questo non è casuale.
La paura economica e la paura dell’altro hanno diverso orientamento politico.
L’informazione è sempre rimasta spostata in modo da lasciare al primo posto, per quantità di notizie mandate in onda, l’argomento della paura dell’altro, intesa per esempio come paura della criminalità comune e dell’immigrato.
Però se si guarda a studi e questionari sulla percezione degli italiani, quest’anno la paura dell’altro come immigrato è scesa al 12%, e già dal 2008 la paura economica occupa il primo posto nei pensieri del 73% della popolazione italiana.
Quindi la relazione tra cosa c’è al primo posto nella quantità di notizie e cosa c’è al primo posto nella percezione degli italiani si è persa dal 2008.
Nei media, è solo dal novembre scorso che si comincia a parlare sistematicamente della crisi. Si potrebbe dire che il governo Monti ha liberato i media dall’atteggiamento del nascondere la crisi, atteggiamento su cui i media stavano accumulando un ritardo di un paio di anni.
La paura economica o paura per il proprio lavoro è particolarmente rilevante, e fa da moltiplicatore per tutte le altre paure. Perchè la nostra società è basata sul lavoro, e l’argomento ci tocca direttamente. Il lavoro fa parte dell’identità delle persone, dà certezza, prefigura il futuro.
L’insicurezza recente è dunque ritornata alle tematiche del sociale, è diventata pervasiva, e potrebbe essere definita paura o insicurezza ontologica.”

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