Cosa succede su internet oggi?

Creare resilienza a livello locale, all’interno del nostro mondo complesso: si può fare. Ad esempio diffondendo strumenti come OPEN DATA: il progetto che prevede la pubblicazione su internet delle informazioni di dettaglio (che sono già pubbliche) accumulate dalle istituzioni e dagli enti che erogano servizi (energetici, viari, statistici…)

Queste erano le parole di Ton Zijlstra, uno degli oratori del convengo SOTN: “State Of The Net“, cosa succede in internet, un bell’evento che si era tenuto al magazzino 26 lo scorso fine settimana.

Ci siamo andati per due volte, Dado ed io: valeva la pena andare a sentire.
Le conferenze sono state riprese e archiviate su you tube. Quando mi sono addentrata dietro la colonna di macchine della zona di regia (che seguiva luci, microfoni, quattro telecamere ed invio in diretta sul web delle trasmissioni, in streaming) i tecnici mi hanno detto che se volevo potevo accomodarmi: e provare a “smanettare” anch’io. Un bell’atteggiamento di condivisone.

Cito un altro intervento.
Luca de Biase.
“La risorsa scarsa, ora, non è più lo spazio dove mettere la notizia da prima pagina (che prima aveva un posto limitato, sulla carta stampata). Questo spazio ora è diventato illimitato. La risorsa limitata è diventata il tempo, e l’attenzione del pubblico.
Nello spazio illimitato ora disponibile, si formano dei poli di concentrazione dell’attenzione e del tempo del pubblico. Le piattaforme attualmente esistenti, con la loro metafora, contribuiscono a formare questi poli. Nell’ecosistema c’è una lotta per l’attenzione (condotta in modo scorretto) tra le cose importanti (di reale valore) e le cose interessanti (quelle che riescono a conquistare solo l’attenzione istantanea). La vera innovazione editoriale di oggi dovrebbe essere la messa a punto di contenitori che si occupano di selezionare quello che è importante veramente.”

dado al SOTN una delle quattro telecamere conferenza di Tom Zijstra un vero critico della trasparenza a tutti i costi

Com’è andato l’ultimo evento della Commissione Pari Opportunità di Trieste

C’è un articolo su bora.la scritto da Paolo Stanese, che vale la pena di leggere perchè descrive bene il clima che si è creato durante l’assegnazione del Premio ad Annamaria Parcavassi da parte della CPO del Comune di Trieste.
Infatti riporta con attenzione i messaggi che, secondo me sono riusciti a passare, grazie alla sensibilità di questa straordinaria donna che ha sempre mantenuto l’equilibrio, anche davanti alle domande pungenti. Spero proprio che i ragazzi e le ragazze delle scuole invitate all’evento abbiano tratto buoni spunti. Io stessa ci tenevo molto a veder premiata Annamaria Percavassi per la sua lunga esperienza in un ruolo importante, da 24 anni Direttrice del Trieste Film Festival e promotrice di molti altri progetti, dai loro faticosi inizi al visibile consolidamento, e tutto questo nella nostra città. Una donna che ha espresso la sua funzione di guida in modo molto aperto al gruppo e comunque originale, che ha saputo permettersi di rimanere sè stessa.
Questi sono i modelli di cui vogliamo parlare.

Cito Stanese:
Oltre alle storie, due riflessioni di Annamaria consegnano importanti messaggi ai giovani presenti in sala. La prima riguarda il suo stile di leadership: “non mi sono mai tirata indietro dagli impegni presi, ma ho sempre scelto con cura quali assumere,” spiega la premiata. “E ho sempre preferito essere un coordinatore di tante persone piene di entusiasmo, più che una leader”.
La seconda riflessione ha a che fare con la sua fervente attività di progettatrice culturale. Annamaria ha affermato: “se sei convinto di quello che fai, trovi dentro di te la spinta per combattere, e dal consenso che puoi sentire intorno a te capisci che quello che fai lavora per un bisogno di cultura sentito da molti”.

Al Festival dell’Economia di Trento – 3

pranzetto all'aperto Trento centro

Dovrei ancora dire dei fantastici pranzetti fuori, a Trento; della coccinella che passeggiava sulla chioma della mia vicina di posto in treno, e ovviamente delle altre conferenze del Festival dell’Economia. Quella sulla storia del debito, quella sull’insegnamento della finanza nelle scuole, quella sugli effetti della globalizzazione sulla segregazione delle forme di sicurezza e insicurezza di reddito, quella sulle culture borderline che sono vicine e di servizio agli ambienti del crimine organizzato, quella molto interessante su riforme, destino e orgoglio degli Ordini Professionali in Italia.
Ma avevo detto che avrei citato Ilvo Diamanti.
Ecco qua alcune delle sue parole.

“Da noi in Italia esiste il melodramma delle notizie di cronaca nera. E’ una nostra specificità. Rispetto ad altri paesi europei, la presenza della cronaca nera nei nostri TG è doppia, e questa quantità è del tutto scorrelata dalla incidenza statistica del fenomeno reale.
Questo non è casuale.
La paura economica e la paura dell’altro hanno diverso orientamento politico.
L’informazione è sempre rimasta spostata in modo da lasciare al primo posto, per quantità di notizie mandate in onda, l’argomento della paura dell’altro, intesa per esempio come paura della criminalità comune e dell’immigrato.
Però se si guarda a studi e questionari sulla percezione degli italiani, quest’anno la paura dell’altro come immigrato è scesa al 12%, e già dal 2008 la paura economica occupa il primo posto nei pensieri del 73% della popolazione italiana.
Quindi la relazione tra cosa c’è al primo posto nella quantità di notizie e cosa c’è al primo posto nella percezione degli italiani si è persa dal 2008.
Nei media, è solo dal novembre scorso che si comincia a parlare sistematicamente della crisi. Si potrebbe dire che il governo Monti ha liberato i media dall’atteggiamento del nascondere la crisi, atteggiamento su cui i media stavano accumulando un ritardo di un paio di anni.
La paura economica o paura per il proprio lavoro è particolarmente rilevante, e fa da moltiplicatore per tutte le altre paure. Perchè la nostra società è basata sul lavoro, e l’argomento ci tocca direttamente. Il lavoro fa parte dell’identità delle persone, dà certezza, prefigura il futuro.
L’insicurezza recente è dunque ritornata alle tematiche del sociale, è diventata pervasiva, e potrebbe essere definita paura o insicurezza ontologica.”

Un salto a HockeyLand!

Mentre Paola era a Trento, io me ne stavo a Roma, non solo per i due giorni di seminario allenatori, ma più che altro per incontrare un po’ di amici.
Prima di tutto avevo voglia di incontrare il mio amico e collega allenatore Marco e la sua squadra di Bondeno, che partecipavano alla Final Eight di Coppa Italia. Nonostante la paura che hanno avuto per il terremoto, in questi giorni solo un ragazzo ha avuto danni alla casa, per fortuna limitati. e questo mi ha sollevato un po’, visto che con Marco e la squadra abbiamo avuto buoni rapporti in questi ultimi anni.
Poi ho rivisto altri amici che avevano partecipato ai corsi allenatori negli anni scorsi, Fulvio, Vincenzo, Roberto… Ci ha fatto molto piacere rivederci; anche se abbiamo passato poco tempo assieme, condividiamo dei valori di base e questo ci avvicina.
Poi il piacevole incontro con i ragazzi della federazione paralimpica, che avevo conosciuto a Lignano in gennaio. Sono ragazzi fantastici, per l’impegno che mettono nel gioco e nello stare insieme, nonostante le difficoltà. Vederli ci riequilibra il sistema e ci fa capire quanto siamo fortunati e quanto possiamo fare e dare di più.
Con Fernando, l’allenatore dell’Italia femminile, abbiamo parlato di hockey di livello internazionale e ci siamo scambiati pareri e consigli tattici, di gestione. Mi fa quasi “impressione” il fatto che io possa dare qualche consiglio a lui, che da giocatore ha collezionato innumerevoli successi (bastano 3 olimpiadi: Seoul, Barcellona e Atlanta?). Nonostante la differenza di esperienza, sono molto ben considerato, e il lavoro che svolgo come video analista per la nazionale è apprezzatissimo.
Vedremo quali saranno i futuri incarichi; sono stato invitato alla Coppa delle Alpi con la senior maschile, e agli Europei U16 maschili, ma in entrambi i casi, per motivi di lavoro, non sarò disponibile.
Ma ci saranno altre opportunità!

Al Festival dell’Economia di Trento – 2

Nella giornata di sabato scorso a Trento, gli eventi che riesco a vedere sono sei. Due al mattino, tre al pomeriggio, uno alla sera.
Alcuni eventi, presso le sedi universitarie: grandi aule con scalinate e banchi in ripida rampa, facoltà di Economia, professori di Sociologia. Altri in palazzi antichi, attrezzati per l’occasione, col servizio di traduzione simultanea nelle cuffie: parlano premi Nobel e rinomati ospiti stranieri. Altri ancora in piazza Duomo, col maxi schermo che proietta le conferenze, la bella giornata che incendia di sole il centro storico: altro che pioggia come gufavano le previsioni, è stupendo godersi questa città all’aria aperta.

Comunque è inutile dirlo: il convegno che ha colpito di più i turisti e i trentini è stato quello tenuto dal Ministro Elsa Fornero e il professore Ilvo Diamanti: I confini sociali dell’insicurezza.
Ci vado anche io: mi prendo un’oretta di anticipo, immaginando che i “big” creino la fila. Mi domando se ne valga la pena: a volte gli incontri con i pezzi grossi risultano banali, sgonfiano le aspettative.
E invece questa tappa varrà una storia da raccontare.

Appena arrivo presso il Parco Santa Chiara, vedo già da lontano una gran folla.
Provo a passare avanti tra i gruppi, giro a lato di una massa compatta che sostiene uno striscione verniciato in rosso, volto la testa indietro a leggere “Articolo 18…” eccetera, e poi alzo lo sguardo nel breve vuoto davanti a me: una schiera di poliziotti barricati dietro scudi antisommossa, un’immobilità di gelo, l’arco che fa da ingresso alle mura del centro culturale è bolccato, ma io chiedo con naturalezza: “E’ qui l’evento delle sei e mezza?“.
Il mio aspetto innocente mi fa da passepartout, e mi lasciano scivolare dentro.
Mi controllano lo zaino, mi avvisano che dovrò abbandonare la bottiglietta d’acqua, e da lì procedo nel parco dell’auditorium, dove una fila a serpentone di oltre mille persone sopporta la calura già da un po’.

Chiedo a un gruppo di ragazzi in fondo se questa è la coda, loro mi rispondono increduli: “Ti hanno lasciata passare diretta?“. Come spiegazione plausibile indico la mia silhouette, e loro restituiscono le spiegazioni che mancano a me: “Ci hanno fatto percorrere un giro lunghissimo per arrivare fin qui, tutte le entrate sono bloccate, guarda quanti controlli di polizia”. E a quel punto noto tutte le camionette e il rumore dell’elicottero che fa da avvoltoio sopra di noi.
Sono contenti che io abbia evitato le zone con le corse dei cortei in movimento, e decidono di adottarmi: da quel momento in poi, le vicende legate a questo evento si svolgeranno in loro compagnia, e ci si aiuterà a vicenda. Barbara, Giulia, Alberto e Francesco fanno staffetta tra di loro nella raccolta di informazioni: capiscono che parte della fila viene mandata via per l’approssimarsi dell’esaurimento posti, ci fanno spostare nella zona di coda più corta, tengono d’occhio gli addetti che contano continuamente le persone ancora in attesa, e tra i rimbrotti dei parà e i metal detector, riusciamo ad entrare nel gruppo degli ultimi quindici ammessi, ogni posto un numero preciso.

eventi nei palazzi storici gli eventi proiettati in piazza duomo Fornero e Diamanti i titoli del giorno dopo
incontri al festival dell'economia

E così ora siamo nell’auditorium.
Fiori sul tavolo, luci forti, rumore di radio ricetrasmittenti.
Il clima è composto e all’entrata del Ministro arriva il primo applauso.
Però non posso non notare le dieci guardie del corpo posizionate sul palco, cinque alle spalle e cinque ai piedi della struttura, mani intrecciate sul pacco, spalle e gambe larghe, sguardo fisso su tutti noi per tutte le due ore dell’evento.
Eppure Elsa Fornero è tranquilla, si toglie la giacca. La sua prima frase mi dà l’idea di un accento tedesco molto secco, l’espressione ingrandita sul monitor è sicura e distesa, una ineliminabile ruga incide il centro della fronte.
Il primo intervento di Ilvo Diamanti è ricco e interessante, prendo nota e concordo, ne riporterò la recensione poi.
La parte del Ministro è ovviamente diversa, si apre subito con un riferimento al fatto che “le riforme bisogna anche comunicarle“, è evidente che è venuta qui per quello. Il gruppo di amici che è entrato con me temeva che il dicorso si sarebbe risolto in uno spot per il governo, ma alla fine potranno ammettere che gli approfondimenti sono stati interessanti, le osservazioni puntuali.

Io sono colpita soprattutto dai meta-messaggi.
Questa manifestazione di forza, protetta.
Il curriculum del Ministro riportato nella guida del festival, abbastanza lungo e pieno di collaborazioni internazionali, che mi domando se l’intero gruppo al governo precedente, messo assieme, ne poteva vantare uno altrettanto prestigioso.
E ad un certo punto della discussione mi irrigidisco al lieve serpeggiare della contestazione che sembra partire anche in sala, appena viene nominata la “ipotizzata” tassa patrimoniale: il brusio del pubblico si fa moltitudine di voci alzate assieme, il tema fa quasi perdere il controllo alla platea che era stata così ben messa in ordine, le parole sovrapposte potrebbero diventare cori.
E il Ministro non perde la calma.
Non mi sottraggo al confronto“, dice senza variare volume.
E comincia a dare le sue spiegazioni.
Scandisce le parole più lentamente, intensa e convincente. Una formidabile dimostrazione di assertività a cui non eravamo abituati: la sfida lanciata dal pubblico ha acceso in questa donna una reazione di atteggiamento ancora migliore di quello che stava tenendo fino a quel momento.
E la platea si calma.
La sala è di nuovo domata davanti alla ferma camicia bianca.

Più avanti nel corso del dibattito, Fornero dispenserà risposte di critica e riposizionamento del “corretto punto di vista” verso gli eventuali detrattori, spiegando che è opportuno guardare la situazione su ampia scala.
“Dobbiamo cedere sovranità all’Europa”, ribadisce.
“L’inflazione prima, il debito poi, erano solo un anestetico”.

La dimostrazione di rilevante preparazione culturale, e la consumata abitudine di questa esponente del governo a render conto ad alto livello internazionale, fanno sì che l’elite intellettuale che forma il pubblico, per quanto a mio parere prevalentemente di sinistra, alla fine applauda spesso alle risposte ricevute, secondo me senza accorgersi di quanto da queste risposte traspaia un duro orientamento neo liberista.

Alla fine mi sento come se avessi assistito a un faccia a faccia tra eserciti, fuori in strada quello che si esprime istintivamente, dentro in sala quello che usa le migliori arti e convenzioni della cultura per parlamentare, e nonostante tutto il confronto e lo studiarsi è faticosamente incanalato.
Un evento rivelatore della frizione che accompagna i passaggi che stiamo attraversando in questo periodo.

Al Festival dell’Economia di Trento – 1

E’ venerdì pomeriggio, mi preparo per la partenza.
Faccio la valigia con calma, scelgo strati per il super caldo e per la pioggia, preparo i panini.
Come al solito, esco giusta giusta: la vicinanza alla stazione mi vizia.
Arrivo alle macchinette dei biglietti, ce n’è una senza fila, digito la destinazione: T-R-E-N-T… Ok, ecco le soluzioni di viaggio per Trento. La prima è la mia.
Come sarebbe a dire 17:02? Non era 17:10?
Alzo lo sguardo sul tabellone: è proprio così, ricordavo male, e ho quattro minuti alla partenza.
Te pareva: devo sempre fare il gioco del filo di lana.
Evito di prendere il biglietto del ritorno. Vado al binario. Saluto vistosamente il capo treno (che mi tenga d’occhio fin che salgo, prima di fischiare l’ok alla partenza).
Proseguo sul marciapiende finchè arrivo alla carrozza della mia prenotazione, è l’ultima, salgo, le porte si chiudono dietro di me, il treno parte.
Cosa devo pensare di questo tempismo perfetto, posso vantarmi?

Il viaggio procede tranquillo.
Sulle frecce l’aria condizionata è a palla, protestano un po’ tutti ma è inutile, io uso tutti i miei strati fino alla giacca, assurdo perchè fuori son 27 gradi.
Il paesaggio che ci accompagna dal finestrino mi dà la calma: le montagne del Trentino dalle forme note, la pista ciclabile lungo ferrovia, ci sono stata, ci siamo stati, per un attimo mi sento come se fossi là fuori anch’io: in viaggio in bici.

E quando arrivo la sera al mio bed&breakfast di Trento, il caldo esplode di nuovo, ma ti pare, giorno ghiacciato e notte bollente, alla rovescia.
Comunque è fatta, ora sono qua.

il lungo Adige a Trento