Foto de festa

L’altra sera, durante la ottima Osmizada de Bora.La con bora a 150 km/h a Servola, uno degli amici ci girava sempre intorno con il grosso obiettivo della macchina fotografica. Senza flash. E io pensavo: cosa combinerà ‘sto qua, che se movemo come paiazi, cantando sù-e-zò-pel-pal…
E invece quando ho visto la sua galleria fotografica, pubblicata su bora.la, mi sono detta: bravo, belle foto, obiettivo luminoso, ma guarda un po’, che el xè rivà anche a farne bèi!
E a rendere bene il clima festaiolo.

Durante la cena, per festeggiare l’insediamento al potere redazionale Bora.Laiano della nuova Responsabile dei contenuti del sito Sara Matijačič, ho potuto permettermi persino un brindisi “di genere”: “Perchè dopo una capa donna, abbiamo di nuovo una capa donna, evvài! (Che prima di vederne due di seguito dovemo aspetàr vent’anni…)

Foto qui in anteprima, courtesy di Ivan Doglia.

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Nuovi inizi

Dopo il tentativo dello scorso dicembre, in cui avevo iniziato un corso di lettura ad alta voce, purtroppo abbandonato dopo la seconda lezione per sopraggiunti viaggi concomitanti (con rinuncia alla sessione di letture pubbliche che faceva da evento finale), ho superato gli ultimi dubbi sugli impegni incrociati, e ho deciso di riprovarci.
Mi sono iscritta ad un corso di tessitura su telaio, iniziato ieri sera, che durerà 15 ore. Lo tiene un’artista che ho visto esporre diverse volte, alla sala Comunale, al padiglione del parco Revoltella, alla Biennale diffusa, e devo dire che le sue opere mi erano piaciute già prima di incontrarla di nuovo in questa occasione.

Qualcuno domanderà: come mai, ma da dove è nata questa idea, eccone un’altra, ma perchè, in tempi in cui scantina persino la puntualità nell’aggiornamento del blog?
Eh, che posso dire, quanto ti arriva addosso, come fai a non vederlo, ti càpita senza possibilità di girare altrove…
E’ che il laboratorio appena aperto dove si tiene il corso è apparso proprio… sotto casa!!!

Un libro storico (in tutti i sensi)

Ho finito di leggere un saggio del ’46, che il papi mi ha prestato, dopo che me lo aveva segnalato proprio in un commento su questo blog: “Le radici storiche dei racconti di fate“.

L’ho cominciato qualche mese fa, mentre ero in treno durante un giro con la bici, e mi era sembrato piuttosto strano. E mi dicevo: forse nel ’46 si scriveva così, spiegando ogni volta le premesse del proprio modo di far l’analisi.
Però poi ho cominciato ad appassionarmi.

Per esempio, quando l’autore tratta il tema del “serpente”. Che evolve in mille sfumature, e mostra tutti i passaggi della trasformazione del racconto, dal rito vissuto, al mito, alla fiaba.
Ed ecco che è apparso il ruolo ponte di questo studio. Dall’antropologia alla sociologia dei giorni nostri.
Un anello di collegamento che mi mancava.

Dalla quarta di copertina:
“…cammina cammina, arrivarono nella foresta e si smarrirono. In lontananza scorsero un fiume…”
Come e quando sono nate le fiabe? Perchè i racconti di fate si rassomigliano in tutto il mondo? Un’affascinante risposta è quella fornita da V. J. Porpp, il filologo russo che ha precorso genialmente le ricerche dello strutturalismo attuale.
Nell’interpretazione di Propp, i racconti di fate non sono fantasia ma storia, sono il documento di una delle più antiche età dell’uomo: l’epoca delle comunità di cacciatori, prima ancora che la pastorizia e l’agricoltura incominciassero a cambiare il volto del mondo.
Giovandosi di un materiale comparativo vastissimo tratto dall’etnologia e lavorando specialmente sui racconti di fate russi, Propp stabilisce tutta una serie di confronti tra i principali motivi di cui sono intessute le fiabe e analoghe forme rituali esistenti nella protostoria e presso i primitivi.
Attraverso tanti racconti sezionati e comparati, interrotti e ripresi in un giro di richiami e illuminazioni, il modo vivace della narrazione si compone esso stesso in un affascinante racconto.

Un libro storico (in tutti i sensi)

Eventi cantanti

Segnalo il seguente articolo uscito su bora.la

Domani Osmizada.La a Servo.La per festegiar Sara.La Baricadera. Vegnì dei!
(di Diego Manna)

La muleria de Bora.La e chi che ga piazer domani venerdì 10 febraio se ritrova ale 20 al’Osmica Debelis de Servola per festegiar l’insediamento al potere redazionale Bora.Laiano di Sara “Baricadera” Matijačič.
Ghe sarà anca el mitico Davethewave col chitarin e col ancora più mitico canzoniere CCNo.
Bon, chi che vol, che vegni. Daghe!

Cose che non avevo ancora visto

Lo strato di acqua di mare sul molo, in parte ghiacciato in parte friabile, sarà colpa del sale.
Una nottola dal pelo rosso caduta per il gelo.
Le macchie di sale che persistono sui marciapiedi.
Gli alberi scassati forte dalla Bora, che sembrano entrare nella finestra.
La faccia intorpidita dal freddo, che non riesce a pronunciare la richiesta di una cioccolata calda.
Lo yogurt alle nocciole, che mi sembra gelato fuori stagione.