Una giornata da supporter… in Ungheria – parte 2

La mia tappa in Ungheria comincia mantenendosi in movimento.
Subito dopo il mio arrivo a Vác, ho appena il tempo di lasciare la valigia in camera di Serena, che si riparte.
Il camioncino che deve portare gli artisti e i loro strumenti è già pronto per andare a Érsekvadkert, la località dove si tiene il concerto, e da oltre il finestrino vedo una faccia che mi riconosce come nuova del gruppo, e mi saluta: “Paola!“. E’ Sandor, che ha sentito parlare del mio arrivo dall’Italia, e che ha dato la disponibilità a prenotarmi un posto nella stessa pensione dove pernottano gli artisti, e a darmi un passaggio nel camioncino con loro.

Faccio dunque conoscenza con Sandor, Nikolai, Roland, Laura e Barnabas.
Attraversiamo per un’oretta campi e boschi interamente verdi: è strano, per essere a non molta distanza dalla capitale, le zone fuori città non hanno nessuna casa che interrompe la continuità del colore sulle colline.

Nikolai e Roland in partenza l'auditorium durante le prove
chiesetta di paese disegni dei bambini delle scuole corridoi dell'auditorium Andrea
Serena e Andrea Serena e Andrea le chitarre sul palco Roland che prova
Andrea e Nikolai Sandor alla prova del suono fiori di campo festival di chitarra acustica

Ci fermiamo finalmente all’ingresso dell’auditorium, dove è appeso lo striscione che presenta il Festival Internazionale di Chitarra Acustica.
E qui, i tempi si dilatano improvvisamente. Posso smettere di muovermi da un luogo all’altro, per fermarmi tutto d’un colpo ad aspettare.
Mancano ore all’inizio dell’evento, e tutti i musicisti diventano impegnati nelle loro consuete manovre di prova e preparazione; io invece mi siedo in una platea temporaneamente vuota, e ascolto.
Il soundcheck viene bene per tutti al primo colpo, mi dice Serena. L’organizzazione tecnica è tutta ad un livello molto alto.
E’ una bella occasione da vedere: i miei amici si sentono più del solito a loro agio, gli altri artisti si trovano in sintonia con loro.
Non conosco la musica degli altri chitarristi, e le loro prove del suono mi mettono curiosità.
Però poi mi sgranchisco un po’: esploro i ballatoi e la cucina, esco a curiosare vicino alla chiesa e tra i fiori di campo, noto il manifesto affisso là vicino che pubblicizza i loro nomi. Italia, Bulgaria, Ungheria: diverse nazionalità saranno presenti sul palco.

Nelle pause, Andrea mi spiega che Sandor è l’organizzatore della rassegna di eventi. Oltre ad essere un chitarrista acustico sperimentale lui stesso, porta altri autori internazionali a questo pubblico, che ormai lo conosce bene, e da dieci anni torna fedele in queste sale, quando passa il festival delle chitarre.
Si vede che Sandor vuol far sentire a proprio agio gli ospiti che ha radunato. Quando si rivolge a me, mi anticipa che dopo l’evento ci sarà una festa, con cena direttamente offerta sul posto. Per rispondere alle necessità dei miei amici ha fatto preparare anche un menu vegetariano, a cui mi accoderò volentieri anche io.

Per i Deja, questa è una esperienza che fa ricaricare le batterie. Per incontrare gruppi di persone che lavorano bene, in un settore musicale che ha delle specificità, con delle professionalità di eccellenza ma anche con delle qualità umane che lasciano spazio all’empatia e ai rapporti improntati a correttezza e scambio di ispirazione, bisogna talvolta fare molti chilometri. Esserci, è una opportunità.

2 pensieri riguardo “Una giornata da supporter… in Ungheria – parte 2”

  1. Il tuo arrivo ha portato ulteriore freschezza e colore ad un’avventura già così speciale e variopinta! Dopo la tua partenza abbiamo parlato più volte di “quella” donna straordinaria e brillante che si fa subito volere un gran bene…

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