Parlar di musica in un punto panoramico

Domenica scorsa il cielo era limpido, pieno di sole.
Abbiamo portato i nostri amici Andrea e Serena presso il sentiero De Rin.
La panca sotto l’antenna di Conconello era inondata di luce. I riflessi sul mare accecavano gli occhi.
Volevamo farci raccontare le storie della Germania da parte dei nostri amici. Era un po’ come chiudere gli occhi e passare per un attimo anche noi presso lo studio di registrazione del loro nuovo disco. Esserci. Virtualmente. Sentire la musica nella mente, mentre si passeggiava insieme nel bosco.

Serena e Dado e la rosa dei venti davidaola con i Déjà Paola e Serena di sera

Sabato mattina

Sabato mattina piove, come previsto: giornata buia.
Dado poltrisce per un’ora, gli faccio solletico sui piedi.
Quando esce, vado su in casa nuova a grattare il pavimento. Centimetro per centimetro, palmo a palmo, me lo guadagno.
Scopro nuovi buchi, mi dispiaccio, sono affezionata a questo sale e pepe arancione, accidenti.
Molta polvere si leva, la mascherina è grigia dal lato esterno, ma dentro resta bianca: funziona.

Ascolto Sabatolibri nell’orecchio, conduce Bruna Miorelli. Voce familiare: una volta ho parlato personalmente con lei.
C’è la recensione di un saggio tedesco, La via segreta dei nazisti.
Si ricostruisce il percorso seguito dalla grande maggioranza dei carnefici del Reich e dei collaborazionisti dopo la guerra, mentre fuggivano dall’Italia, prima di espatriare per esempio in Argentina, dove le loro capacità risultavano ancora richieste.
Sento che uno dei passi di sconfinamento più usati era il Brennero. Che si nascondevano in Tirolo. Che si riunivano a Innsbruck e poi cambiavano identità.
E penso: conosco quelle zone.

Aggiornamento col brivido

Questa mattina apro la pagina di davidaola, e vedo non il solito post dell’ultim’ora, ma quello che avevo scritto circa un mese e mezzo fa.
Aiuto!
Cos’è successo?

Proprio il giorno prima, il sito era “giù”, perchè il sistema stava risolvendo dei problemi sul server che ospitava i nostri dati.
Risolvendo.
Si fa per dire.
Sembrava che i dati di tutto l’ultimo mese fossero andati persi. Comprese le storie del nostro ultimo viaggio.
Buuu!

Avviso Dado. Mi manda aggiornamenti.
Anche la copia di sicurezza, il backup periodico notturno, non aveva funzionato.
Grave!
I messaggini di Dado hanno la lacrimuccia!

Passano un paio d’ore.
Ricevo una mail di speranza.
C’era un secondo sistema di salvataggio: Dado conservava anche le copie quotidiane dei post ricevute mediante l’RSS FEED.
Perchè a lui, dai blog, piace di più ricevere gli aggiornamenti per e-mail.
Per fortuna.
Quindi bastava ricopiare gli ultimi articoli da lì, a manina, uno per uno…
Fatta!

Aaaah, la volatilità del dato digitale…

foglie sotto l'acqua zinnia come sempre la rete del fioraio toccami

HSH Chapter 22 – i racconti del pavimento2

Tra una disavventura e l’altra, eravamo rimasti in sospeso col racconto delle piastrelle.
Dopo lunghe ricerche, la piastrella sale e pepe arancione che mancava è saltata fuori. Eureka! Ce l’aveva il vicino nella sua cantina.
E così, Dado si è potuto dedicare ad un nuovo pezzo di pavimento: quello della “soffitta”, ovvero del piano soppalcato sopra lo sgabuzzino.
E poi, ha risolto problemi di parallelismo rifacendo la gettata della soglia della camera che s’involava obliqua.
“Che bravo apprendista!”, gli ha detto Lucio.

il vero colore arancione pavimento appena posato parquet spina di pesce Dado piedoni
La piastrella arancione che riemerge da sotto gli strati Dado cucù è l'ora del battiscopa angoli da scoprire

La piana del Preval

Qualche tempo fa era uscita un’ottima notizia per gli amanti della bici: la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili nella già splendida zona di Cormons.
Oggi, dunque, prendo il treno, e vado a vedere cosa c’è.
L’ufficio turistico di Cormons è aperto: chissà cosa vanteranno al proposito. E invece, niente cartine dedicate.
“E non si sono ancora visti cartelli nuovi”, mi dice la ragazza dell’ufficio, “però i lavori sono già stati iniziati: bisogna andare a cercarli sopra La Subida“.

Vado.

Mi inoltro sul colle, e dopo un po’, guarda chi ti vedo: degli amici triestini! E per di più, esperti della zona! Propio quello che ci voleva.
Fabrizio mi dice: “Noi veniamo sempre da queste parti, più spesso il sabato, talvolta la domenica”. “Infatti qui abbiamo una grande amica!”, aggiunge Susanna, riferendosi alla cagnetta Terry.
Mi spiegano che il cane del ristorante locale è molto affezionato a loro, e ormai sono anni che li accompagna per lunghe passeggiate nel weekend, alla scoperta dei segreti del luogo, compreso una volta l’incontro con una volpe.
Susanna mi fa notare che il tratto in cui ci troviamo è stato appena messo a nuovo: al posto di terra sconnessa con buchi e pozzanghere, il fondo ora è battuto e ricoperto di ghiaia fine. Molto più scorrevole e comodo di prima.
Scoprirò, proseguendo il giro, che proprio questo è stato il lavoro di rifacimento degli itinerari ciclabili condotto di recente. Una serie di vie e percorsi riassestati con la ghiaia, i dissuasori di legno, le piazzole di sosta e le panchine che intendono essere “di design”.

pista ciclabile dietro la Subida laghetto del preval ninfea sul lago laghetto del Preval
dissuasori di legno sulla pista ciclabile pista ciclabile con piazzole di sosta zuppa di funghi porcini api in quantità

Proseguo lungo la Piana del Preval.
Proprio qui, anni fa, mi ero persa in bici con IcoCla e la loro amica canadese, mentre cercavamo invano la via per gli Stagni Rossi, ma eravamo troppo a nord. Oggi questi luoghi sono rientrati a far parte di quelli conosciuti e ben mappati, perchè mi ci sono inoltrata a fondo.
I laghetti del Preval visitati prima di pranzo mi hanno regalato nuvole d’api, voli di gru, e le orecchie attente di un capriolo che mi ha guardata di tra i vigneti.

La Piana del Preval era una zona paludosa fino agli anni Quaranta del secolo scorso. La trasformazione in campi coltivati è stata parte delle bonifiche volute nel Ventennio. Oggi, in rappresentanza della ex zona umida, sono rimasti soltanto alcuni invasi d’acqua, per lo più nascosti e non accessibili, e che presso Mossa sono stati usati come riserva di pesca.

Dopo pranzo (zuppa cremosa di funghi porcini), interrogo il titolare del ristorante Blanch. Mi dice che i lavori promossi da Provincia e privati continueranno per i prossimi tre anni, arrivando a completare una rete di percorsi ciclabili che saranno anche transfrontalieri.

percorsi ciclabili nella piana del Preval

Per il ritorno, cambio di stazione.
Bicitinerario: Cormons – Subida – Piana del Preval – S- Floriano del Collio – Mossa – S.Lorenzo – Farra d’Isonzo – Gradisca – dalla piazza centrale, ponte sull’Isonzo – Poggio terza Armata – Sagrado – Stazione.

Lagolo antisbrocco – parte2

Temi discussi a Lagolo con gli amici, tra una partita di peppa e una di fluffer:
La dieta sana e i test d’intolleranza.
La soglia di diluizione nella omeopatia.
I sistemi di conoscenza della controcultura.
Il consumo di risorse e il tasso di estinzioni.
I momenti più invadenti delle religioni.
La durata del periodo in cui uno si diverte sul lavoro.
Il profiling e le informazioni su di noi catturate dal web.
L’arretratezza della musica italiana vista dall’estero.
Le criticità del sistema al consumo com’è oggi.
la strada, avanti nuvole e ombra, cielo e monti cappellino di fumo la lampada del lusso
lagolo lago a carte al clandestino cucinare con la luce frontale terza prova di tenuta del vetro..
zona di farfalle Dado in Parco Vecchio vista sul lago tutto il lago in un occhio
riflessi sul lago Lizzy e i fiori di campo e l'arrivo di Puc! JUGO PUC

E poi che lusso, che benessere!

La spesa che arriva in abbondanza, dopo che è già stata fatta la prima cena.
Il lampadario di carta cucita con ago e filo.
Il formaggio grana fatto a scaglie col coltello. Che non c’è.
Il coperchio di una pentola che è a sua volta una pentola. E che scotta.
Le tre moke che si rifiutano di fare il caffè.
I tre bar che hanno finito le brioches.
Il pane e le lucaniche in saldo alla sagra troppo bagnata.
Scaldarsi con lo sparghert a ferragosto.
Cucinare con la luce frontale da grotta.
La grandine che attacca solo quando noi siamo per strada.
Il ricordo persistente del caffè coi bomboloni.
Ogni occasione è buona per citare Johnny Scrotoduro.
Gli amici che arrivano di notte sulla Jugo Puc.
E, per finire… il film. (questa è un’anticipazione).
molo
foto di Elena

Lagolo antisbrocco – parte1

La pioggia che abbiamo preso quest’anno in Tirolo e Baviera non ci è bastata.
Per il weekend di Ferragosto, abbiamo ceduto al richiamo degli amici: abbandonare il mare di Barcola a trenta gradi, e andare tutti assieme in montagna, dove le previsioni davano tempo brutto. E non sbagliavano.
Bisognava stare a sentire gli indovinelli di Michele e, tutti insieme, tentare di scoprire il nome di quell’oggetto che, da bambini, ti facevano realizzare al telaio.
Arazzo.
Tela di Penelope.
Imparaticcio.
Intreccio.
Tessuto.
Canovaccio.
Fettuccia.
Stamigna.

Niente.
Chiamo Michele al telefono, ma mi dice che nessuna di queste è la risposta.
Vedremo se il nome giusto lo troverà mai…
pioggia fuori dal finestrino pioggia e nuvole basse e un arcobaleno con nuvole basse
foto di gruppo al tavolo piovi, ovviamente! piovi sul lago

La fase dei pecchè

Ale, a due anni e quasi mezzo, è entrato nella fase dei perché. Per ogni cosa che lo incuriosisce, lui chiede “perché?”. E la catena delle domande continua spesso fino a lasciarti senza risposta.
L’altra sera a cena da AleEmmaBibiDodo, verso le nove e mezza, Paola si stava abbioccando sul divano. Ale la guarda e chiede: “Paola dorme. Pecchè?”
Dodo gli risponde: “Dorme perché ha sonno”
Paola sente e aggiunge: “Dormo perché mi sento tranquilla qui con voi”
E Ale al volo: “Paola adesso parla! Pecchè???”

BavieraTiroloTrentino – le foto (4), l’itinerario

In tutti i nostri viaggi in bici, c’è stata la presenza – per non dire il bisogno – dell’arte.
A Monaco, a Bolzano, a Trento ne abbiamo trovata.
Arte contemporanea, ovviamente; apertura della mente.
Realismo e iperrealismo li abbiamo già citati.
Ma ancora un’opera, in particolare, voglio ricordare.
L’artista si chiama Kimsooja.
Il lavoro si intitola “Bottari”.
Leggo la scheda.
Bottari è il termine coreano per “fagotto”. I fagotti, nel paese d’origine del’artista, venivano comunemente utilizzati per trasportare gli averi delle famiglie.
I Bottari messi in mostra sono imballi di stoffe e vestiti legati alla storia personale dell’artista e delle persone a lei vicine.
I fagotti simboleggiano l’esistenza nomade dei tempi passati e anche presenti. La migrazione e il viaggiare nel mondo globalizzato acquisiscono attraversi di essi un significato metaforico.

E così, improvvisamente, capisco.
I miei amici, i viaggiatori per lavoro.
Sono i nomadi di oggi, anche loro.
basta con la pioggia, basta... Sì, iniziamo col colore Realismus - iperrealismo Realismus - la mostra
le Birkenstock con la mucca uh, questo sì che era buono! le barchette in mostra La mucca si offende...
e questa era ancora Wasserburg.. fagotti ciclovia dell'Adige - da Bolzano meleti con casetta al centro
La ciclovia dell'Adige è stupenda Pallariposo Dadobandana occhitondocchi

percorso del viaggio in tirolo e baviera