Una donna in un ambiente del tutto maschile

Domenica scorsa ho passato un’ora davanti alla tv.
Incredibile, vero?
Non preoccupatevi, non succederà di nuovo per un bel po’.
E’ che non ero a casa mia.
Ero ad una festa, in cui era stato regalato un enorme nuovo schermo tv.
Che andava collaudato.

Lo ammetto: ero stravaccata sul divano perchè dovevo digerire una mega grigliata. Nulla più.
Però, già che c’ero, tenevo d’occhio i fenomeni di costume.
Era l’ultima ora dei novanta minuti delle partite di calcio.
Era il momento della vittoria dello scudetto dell’Inter.
Per lo meno, se dovevo vedere un’ora di tv, non era un’ora qualunque.

La cosa che mi ipnotizzava era la figura della conduttrice del programma: Simona Ventura.
Vestita in viola, abito scollato, gonna corta, prendeva la scena con esclamazioni a braccia aperte, ad ogni avanzamento importante dello stato del gioco. Chiamava i collegamenti tra i vari inviati. Faceva una regia, ovviamente, in quel gran casino che è la diretta, e non è poco.

Credo che sia opinione condivisa che la sua figura sia piuttosto forte. Lorella Zanardo ne “il corpo delle donne” la cita per i momenti in cui è anche troppo forte: infatti è spesso aggressiva, come se fosse un uomo, ad esempio quando maltratta le veline.
E non mi sorprende: è l’unica donna in quel marasma di maschi immersi nel gioco, ha i muscoli tonici, punta l’indice e s’impossessa dello spazio.
Mani in tasca, storce il suo gonnellino viola come se fosse un calzoncino da calcio.
Al posto suo, vorrei un vestito comodo.
Uno stramaledettissimo vestito comodo.

Perchè le fanno tenere, nonostante il suo corpo energico, quel look così pieno di dettagli scomodi? Sono dettagli che le richiedono continui aggiustamenti e gesti fragili, stonati, del tutto inutili.
Ad ogni inquadratura, deve tirare su i capelli (lunghi e senza fermagli) che le cadono davanti agli occhi.
Deve controllare i risultati delle partite sul suo tavolo, che è troppo basso, e quando ci si appoggia, fa sporgere un compresso decolletè.
Lei abbassa meno possibile il busto fino al suo tavolo assurdamente basso, e quando può, piuttosto, abbassa solo gli occhi e schiaccia il mento nel petto, pur di tener le spalle in sù, mani sui fianchi come un pistolero.
Rossetto di fuoco, smalto incendiato, si tiene i simboli della femmina addosso.
Ma i suoi gesti sono troppo buschi, troppo veloci (voce alta e mascelle tese) per essere accostati a quell’intercalare vulnerabile di chi ha sempre qualcosa fuori posto.

E mi domando.
Perchè non si può mettere un abito di scena comodo, appunto, su misura per calarsi nei panni del tutto peculiari quali sono realmente i suoi?
Perchè non le vediamo esprimere un’identità più complessa? Che elimini, o che reinventi, i soliti pezzi banali e troppo facili da riconoscere?

(Aggiungo un link ad un articolo del Guardian. Discussione tra una regista e una giornalista, che chiede: perchè a Cannes le donne regista in concorso sono ZERO?)

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