HSH Chapter7 – Piccoli passi

Ora che abbiamo le chiavi del nostro futuro appartamento, sono iniziate le primissime manovre.
Innanzituto abbiamo lasciato il segno, mettendo il nostro nome su campanelli, porta, cassetta della posta.
Poi abbiamo portato scopa e pattumiera, e con un po’ di fantasia e di giornali posati per terra è cominciata nella mente la ricostruzione 3D degli arredi che verranno.

Anche i nostri amici AleEmmaBibiDodo sono venuti a veder la casa.
Per intrattenere Ale avevamo portato una palla, ma lui è stato molto più interessato all’esplorazione degli spazi tutti nuovi. In fondo, se fossimo stati al posto suo, noi avremmo fatto lo stesso, no?

cucù! Ale in esplorazione Ale incuriosito Uno dei tanti campanelli...
scopa e pattumiera il gioco degli spazi verdure per minestra finocchio e tagliere

Il segno dei tempi

Ieri pomeriggio ero in autobus che tornavo a casa, col mio fedele libro.
Però non riuscivo a leggere: una conversazione dietro le mie spalle mi distraeva.

“Pronto, mamma, ciao.
Ho ricevuto la lettera.
Sì, come motivazione hanno detto: riduzione del personale.
E’ dura.
Bisogna viverle queste cose, per capire.
Non riesco a dormire la notte. Ho sempre mal di testa.
Ma aspetta, ora scendo, preferisco fare due passi.
Non voglio continuare a parlarne in autobus.”

Finchè queste storie sono lontane, possono restare indifferenti.
Ma così, anche se non l’ho vista in viso, era troppo vicina.

Recensioni dal TFF

— questo articolo è stato pubblicato anche su bora.la —-

Domenica sera vado a vedere un documentario del Trieste Film Festival.
Fuori dall’Ariston c’è un po’ di fila, devo dire che con questo freddo non me l’aspettavo: credevo fossero rimasti tutti a casa. E invece all’interno trovo una discreta folla: da compatti ci si scalda di più.

Si proietta Uomini e vino di Giampaolo Penco. Un giro tra i produttori di vino della nostra regione, con qualche sconfinamento, e con i salti nel tempo offerti da foto di famiglia, registri storici d’azienda, e recensioni sui passi dell’enologo Mario Soldati ripercorsi trent’anni dopo.
Si va dai vigneti centenari di Rosazzo ai pregiati ettari di “superficie vitata” presso Bosco Romagno; dal “vino di quattro anni che è come un bambino non ancora cresciuto”, al Terrano acido che buca le tovaglie; dall’artista che si nasconde tra le “vigne che attutiscono il mondo”, alla mularia che canta in osmizza da Ferluga a Pis’cianzi.

Il lavoro mi sembra abbastanza genuino e ingenuo. La varietà dei quadretti è ottenuta con interviste brevi, e rivela le contraddizioni di un mondo che sta passando. Indimenticabile l’esempio del vino prodotto in anfora alla “vecchia maniera”, trattato con antiparassitari fuori moda e dai nomi che fan venire i brividi…

Fuori dall'Ariston Nell'ingresso dell'Ariston

Lunedì sera, torno al Festival al teatro Miela.
Al pomeriggio, un film greco. Alla sera, un corto tedesco e dei lavori sloveni.
Durante la pausa delle otto cerco di andare al bar, ma le maschere mi impediscono di uscire dalla sala da quel lato: “C’è un muro di gente che sta per entrare, di qua non riesci a passare, riprova dopo”.
Hanno ragione.
All’apertura delle porte, la sala si riempie tutta.

Le storie del giorno sono legate a personaggi in cerca di una vita migliore, ma in realtà non se la possono permettere.
Tralascio il giovanotto greco de La fotografia, che costruisce un intrico crescente di equivoci ed inganni (“meglio essere in una fossa di leoni ben sfamati, che in una fossa di leoni affamati”, gli suggerisce la vecchia mamma).
Cito un solo personaggio per tutti: il mitico criceto del cortometraggio animato intitolato Bob, di J. Frey e H. Fast. Il tipico criceto nella ruota, il criceto che corre e corre e corre.
(Attenzione: spoiler!).
L’inizio è furbo: la ruota sembra un’optional, un accessorio di cui poter fare a meno. Identificandoci col criceto, anche noi corriamo sulla ruota, corriamo fino a Roma, a Parigi, a New York…
Senonchè riappaiono Roma, Parigi, New York…
Troppo circolare questo viaggio.
Un viaggio che sa di gabbia.
Ma questo è il meno.
Il problema è passare la vita ad inseguire la criceta della gabbietta vicina.
Alla fine dell’inseguimento, l’incontro.
E la criceta si presenta: “il mio nome è Bob”…

Una recensione all’incontrario

Se qualcuno mi chiedesse com’è stato lo spettacolo di poesia e danza di ieri sera, risponderei così. Molto ben rappresentato, dal punto di vista del coinvolgimento emotivo. Specchi deformanti, fondo nero, ballerine galleggianti. Però, siccome le sensazioni che si volevano trasmettere erano inquietanti: angoscia, buio, spettri, per me questa rappresentazione era terribile. Roba da fuga.

Molto meglio la seconda parte della serata.
Dado doveva trovarsi con Michele e Liviano per una serata tra amici uomini, e io gli ho rovinato la frittata: ho preferito aggiungermi a loro. E ho fatto benissimo. Non solo era un po’ di tempo che non li vedevo, ma con loro era anche divertimento assicurato.

P.S. piuttosto, faccio una recensione dagli acquisti di ieri pomeriggio. Per farsi una tisana calda, è molto più buona la verbena sfusa venduta da Toso, che quella comprata nelle buste in scatola!

Dado che parla Paola e i grafiti Fondo di bicchiere
Liviano sguardo serio La settimana engigmistica con gli stecchini Vittorio, Vittorio & Vittorio

Meno 1400 più 2-3

Come può una corporation annunciare che taglierà 1400 posti di lavoro, e contemporaneamente usare come immagine d’inizio del comunicato un bel mare azzurro e sereno?

Non capisco.

Mentre mi domando questo, decido di prendermi mezz’ora libera. Esco prima, vado a fare un giro in città.
La temperatura è gradevole, ci sono due-tre gradi in più rispetto ai giorni precedenti.
Prendo il biglietto per uno spettacolo di danza, musica, poesia.
Poichè ho messo il volantino che presenta l’evento nella borsa con le spezie comprate poco prima, quando lo riguardo odora di aromi per uso dolce e salato: verbena, malva, erbe di Provenza.

Lo spettacolo sembra essere dedicato agli istinti e alle emozioni. Anche se il tema pare serio, se non drammatico, voglio vedere come la gestualità del corpo verrà usata per rappresentare la parte emotiva del racconto.

Spettacolo di danza al Miela

—-p.s. chi legge questo post non si deve preoccupare—-

HSH Chapter6 – arrivano i padroni di casa!

Venerdì mattina abbiamo finalmente ricevuto le chiavi della nostra futura casa.
Siamo subito andati a controllare se il mazzo di ben nove chiavi corrispondeva alle serrature dell’appartamento. Le serrature conosciute erano due, e quindi sembrava ci fossero chiavi in sovrappiù.
Dopo aver identificato la chiave del portone d’ingresso, ci siamo accorti che le altre otto erano in realtà quattro copie della stessa coppia, quella necessaria per aprire la porta al piano. Quindi non ci sono otto “porte misteriose” a casa. Per stavolta non abbiamo trovato ulteriori tesori nascosti, anche se la “botola” nel parquet ci ha lasciato il tarlo del dubbio.

Molti lavori di ristrutturazione ci attendono, e grazie all’utile regalo di Carluca (il secchio deli attrezzi), abbiamo dato subito il colpo d’inizio. Mazzetta e scalpello hanno superato il primo collaudo. Poi con le cazzuole abbiamo sollevato lo strato di linoleum del pavimento del corridoio, scoprendo delle belle piastrelle sale e pepe rosso e arancio.

Nei prossimi giorni ci occuperemo dell’allacciamento degli impianti di luce e acqua, e appena possibile, del brindisi inaugurale. Evviva, si comincia!!!

apertura ufficiale le chiavi della porta cucù! le finestre del soggiorno
il secchio degli attrrezzi il primo colpo di mazzetta il primo quadro appeso la cucina da rifare
apriamo le finestre sotto il linoleum del corridoio le piastrelle sale e pepe nascoste il cucherle
piastrelle sale e pepe della camera la "botola" nel pavimento del soggiorno il tarlo del dubbio home sweet home