Le manie degli amanti del libro

Fa parte della vacanza, o di qualunque momento libero, prendersi delle piccole trasgressioni sull’uso del tempo e delle cose.
Mi piace andare in libreria, imbucarmi per ore, esplorare tutti i titoli, leggere mezzo libro a sbafo.

Proibitissimo e gustoso è, per esempio, iniziare una nuova lettura a metà volume, e continuare imperterrita in un angolo nascosto del negozio, fino alla parola “fine”. Posso perdere il senso del tempo. E’ una tecnica che uso per libri che in fondo so che non comprerò mai.

Oppure, quando un titolo mi attira di più, comincio a selezionare capitoli e passaggi a casaccio, e a leggerli a frammenti per mettere alla prova l’autore (o l’autrice) e il modo in cui scrive. Può capitare così che, dopo un po’, mi risulti irresistibile: devo comprarlo.

Andando avanti in questo modo, arrivo alla cassa con il frutto delle mie scelte che, oramai, è orario di chiusura (se non c’era questo limite ovviamente continuavo a restare lì per il doppio del tempo).
Il gestore, se è uno di quelli che non mi conoscono già, quando mi vede finalmente arrivare, mi dice: “Te lo sei letto bene, eh?”. Allora rido, e ammetto candidamente che mi ha beccata; aggiungo però che, se non chiudevano, facevo così con altri quaranta libri, di cui poi ne avrei presi almeno venti.

il libro tratto dal blog Una immancabile Satrapi Psicologia dell'emergenza Ingegneria sociale

Trentino in bicicletta – parte 3

Il terzo giorno in bici in Trentino l’ho passato lungo un percorso facile e tradizionale: la ciclovia dell’Adige, da Rovereto a Trento. La tappa intermedia a Rovereto era un “must”, per andare a vedere le mostre del MART, museo di arte moderna e contemporanea a noi caro. La parte migliore è stata la visita alla libreria del museo, di cui parlerò nelle prossime puntate.

Per il resto anche a Trento, meta del giro, non mancano le iniziative culturali da visitare. Mi sono comodamente immersa nelle collezioni d’erbe del Museo di Storia Naturale. L’esposizione “Le buone erbe” faceva omaggio ai botanici e farmacisti del Trentino. Dagli erbari originali di una volta ho finalmente potuto imparare a riconoscere la gramigna, proprio quella che ha un suo posto nei modi di dire!

Inoltre ho sciolto l’annoso enigma delle rose incontrate lungo la via. Che cosa c’entrano le rose? Ce ne sono molte presso le coltivazioni, di diversa varietà e colore, ma soprattutto piantate all’estremità di ogni filare di viti. Un vezzo? Un tocco di raffinato giardinaggio a decorare le rigide geometrie dei vigneti? Anche, ma c’è di più. Le rose hanno infatti la caratteristica di essere sensibili alle stesse malattie che colpiscono le viti… e in più si ammalano prima di queste ultime: sono quindi un efficacissimo “campanello d’allarme” per questo tipo di coltivazione.

il MART nella luce MART il segno del MART, addosso al museo con la bici
erbari al museo di storia naturale spiedino di pollo e verdure le rose e le viti pista ciclabile dell'Adige

Trentino in bicicletta – parte 2

Il secondo giorno in bici in Trentino è stato dedicato alla scalata del tratto dopo Riva del Garda, da Torbole al lago di Loppio, superando il passo san Giovanni. Il percorso della pista ciclable era stato sede, nel lontano 1891, della ferrovia denominata Mar, che collegava il lago di Garda al centro e nord Europa.

Il lago di Loppio è un posto particolare, che ha un suo fascino. Lo abbiamo sempre notato come strano, quando ci passavamo davanti nell’andare a Lagolo. Chiome d’alberi a pelo d’acqua, alghe cadenti dai tronchi… un non-lago. Finchè stavolta, parlando coi ciclisti che lo costeggiavano come me, ho capito. Quella sensazione di “anomalo” che l’ex-lago lasciava dietro di se era il frutto di un disastro ambientale: non è del tutto normale che un lago si comporti così.

garda visto da Riva Garda visto da Torbole verso Passo san Giovanni Loppio

Nella prima metà del secolo scorso, sotto il lago di Loppio era stata costruita la galleria Adige-Garda, allo scopo di convogliare nel Garda in modo controllato acque dell’Adige che altrimenti avrebbero continuato a causare esondazioni nella zona di Rovereto. Senonchè, l’opera idraulica ha danneggiato il lago di Loppio per sempre, toccandone il fondo che si supponeva di lasciare intatto, fino a provocare lo sprofondamento delle falde freatiche e la distruzione delle sorgenti. Il lago dunque si è trasformato in palude. Spesso è vuoto, però viene periodicamente invaso di nuovo dall’acqua, la vegetazione viene sommersa, e le sommità degli alberi sbucano malamente dalla superficie. Ora è diventato un sito protetto, per le numerose specie animali e vegetali ospitate e per i ritrovati archeologici. Però gli abitanti dei paesi circostanti si ricordano ancora dell’arrabbiatura col Duce dopo l’esito dei lavori…

Lago di Loppio da passo s. Giovanni

Trentino in bicicletta – parte 1

Questa settimana mi sono organizzata un giro in bici in Trentino, da domenica a mercoledì. Era tempo che volevo usare la guida Ediciclo Trentino in bicicletta. Ho scelto il percorso: il giro della valle dei laghi. Trento, Sopramonte, Cavedine, Dro, Arco, Riva, Mori, Rovereto, Trento. Cento chilometri per cinquecento metri di dislivello.

La domenica sera, dopo il viaggio in treno, ho fatto un giro per il centro di Trento. Ho provato una centrifuga di frutta con mele gionata, fragola, kiwi; buona, una ricetta che mi ricorderò.
Lunedì sono partita per la pedalata lunga un giorno. Funivia fino a Sardagna, e poi via, si comincia a guadagnare la salita. Dopo i famosi “sette tornanti”, sono a 800 metri di altitudine, e come premio si apre davanti a me un prato pieno di piccoli e vari fiori di campo.
A metà mattina sono tentata di saltare il passaggio su per la località di Lon, ma alla fine la strada mi chiama. E fa bene. Dopo Lon c’è una splendida discesa nel bosco, con vista sul lago di Santa Massenza, che comincia a far sentire la soddisfazione del ciclista.
Quando arrivo al lago di Cavedine, sono già disposta a non far smettere più le ferie.
Quando attraverso il paesaggio lunare delle marocche di Dro, ormai sono  diventata libera e indifferenziata come un masso dell’antica glaciazione. Potrei trasformarmi in qualunque cosa.
Intanto alcuni trattori puzzoni, guidati da uomini con le cuffie protettive, portano avanti la loro scorta di enormi cassette d’uva. I vigneti e i meleti della regione si stanno esprimendo al meglio.

Concludo la pedalata a fine pomeriggio, sole in faccia e grande scorta di azzurro d’acqua e cielo negli occhi, con un gelatone in piazza ad Arco. Finalmente mi sono fatta il segno dell’abbronzatura a forma di maniche del ciclista.

La centrifuga di Trento Trento in piazza Battisti di notte Covelo? Sulla discesa da Lon a Vezzano
Le marocche di Dro il lago di Toblino Ciclabile sul Sarche Ponte sul Sarca
sette tornanti fiori di campo Arco ad Arco lo stampo della catena

Punto nave

Prima delle ferie, nelle mie fantasie c’erano cose tipo queste: “sarebbe bello avere le vacanze estive di tre mesi, come quelle dei tempi della scuola”.
Beh, devo dire che una settimana passata in città, tra mare, stagni e giardinetti a leggere sotto le fronde, mi ha restutuito un condensato di quella sensazione di una volta. La possibilità di rallentare il ritmo, se lo voglio. E’ incredibile che ci si debba impegnare per ottenerlo. Però poi occhio… che non si smetterebbe più…

Con l’occasione, ho rivisto amici che non sentivo da un po’ di tempo.
Ho incontrato Ambra, Renzo e Max G.; un drink, una pizza e una chiacchierata notturna: per scambiare delle notizie aggiornate.

Come dice Max, ci sono momenti in cui c’è bisogno di fare il punto nave, per prepararsi meglio al periodo successivo. E, dico io, ripensarci a confronto con amici che si conoscono da vent’anni è un’opportunità speciale. Si spalmano le idee sulla mappa, si fa ordine negli schemi. Ci sono punti di vista che non valgono più, preoccupazioni da destinare al cestino. Ci ritroviamo sempre d’accordo nel gusto per le piccole cose; sottoponiamo le idee importanti alla prova del tempo. Pulizia nei vecchi armadi, deframmentazione del disco che si ha dentro la mente.

ortensie come farfalle ortensie contro luce paola e max

Il web è troppo lento (per questa volta…)

Le piante che resistono sul nostro davanzale sono poche e accuratamente testate. Anni di prove di sopravvivenza hanno dimostrato come, da noi, i gerani crescano belli lunghi andando a caccia della luce lontana, e le pervinche si ramifichino a chioma spettinata credendo di essere in sottobosco. D’inverno basta metterle dentro quando c’è il rischio di gelata, ed è fatta: il mimimo di verde per tutto l’anno è garantito.

Ma non questa estate.
L’estate è troppo calda, mi dicevo.
Perchè il nostro geranio si secca, e devo dimezzarne le foglie?
Ma soprattutto, perchè le foglie si seccano “a partire dal gambo”, che diventa asciutto sotto la base, mentre la foglia sta resistendo ancora?

Ieri Dado mi ha detto: “guarda sul blog di Oca Sapiens” (la mitica giornalista scientifica già citata per il suo lavoro sulle api), “c’è un articolo che parla di un parassita dei gerani, una farfallina grigia. L’hai vista anche tu?”

parassiti geranio parassiti geranio parassiti geranio parassiti geranio

Eccome se l’ho vista! Accidenti a questa farfallina! L’avevo notata proprio l’altro giorno, “che bella farfallina, quasi quasi me la porto al microscopio”, mi ero detta.
Altro che microscopio. Oramai è la parte vivente del nostro geranio, che è rimasta microscopica.
Ho controllato sulla scheda descrittiva l’aspetto che hanno i danni fatti da questo parassita. Ora che li so riconoscere, ne trovo in quantità sulle nostre povere ex-piante. Ovetti bianchi? Fiori mangiati prima che sboccino? Scavi a canaletto nei fusti? fusti che poi, per questo, si rinsecchiscono. Ecco qual era il motivo.
Tutta colpa della “Cacyreus marshalli” (così si chiama). Ora che l’ho scoperta, per il nostro geranio è troppo tardi. Posso solo toglierlo (terra compresa), per evitare che favorisca l’ulteriore moltiplicazione del parassita, che ci ha messo su casa e condominio.

Per questa volta, le informazioni sono arrivate a geranio finito. O perlomeno, “muovendosi da sole su web” sono arrivate solo oggi, che è comunque un risultato, ma se mi attivavo anche io con la ricerca, probabilmente ci incontravamo prima: è così che funziona, mica le cose da sapere ci piovono sempre in testa come questa volta, ci si deve attivare!
Dunque il web può tornare utile di nuovo: per fare alla “Cacyreus marshalli” una cattivissima pubblicità!!!
Nelle foto descrivo i tristi (ma spero utili) dettagli sulle condizione del geranio infestato negli angoli nascosti (neanche tanto, a questo stadio avanzato; ma l’inizio del ciclo è nascosto perchè parte all’interno della pianta).
Per vostra verifica ed azione.
Ulteriori informazioni alla scheda tecnica riportata in questo link.

Vacanze minimaliste

In questi giorni liberi, alterno i passaggi ai due stagni più vicini, come se fossero nel giardino di casa; in effetti sono raggiungibili con un semplice tratto di tram.
Martedì dunque torno allo stagno di Villa Giulia, quello dove non si può arrivare in bici perchè ci sono le scale, dunque vado a piedi.

Questo è lo stagno per la lettura. Mi sdraio sui massi vicino all’acqua. Servono tre massi grossi per fare un “divano”, ovviamente ad inclinazione variabile, per cui ogni tanto devo far cambio di posizione per non restare incriccolita: sdraiata, seduta o di fianco. A turno.
Questo stagno ha un suono diverso dall’altro (quello di Banne); questo ha il vento a ondate che passa nelle foglie degli alberi; le conacchie, i grilli; le api che ronzano; le rane. E, non troppo lontano, ad un certo punto sento un tonfo, e quello che mi sembra il grugnito di un cinghiale… beh, a quel punto ho deciso di non muovermi per un po’.

lo stagno come vasca da bagno il cielo nello stagno di ninfea in ninfea guardando gli alberi sopra di me

Passano le ore, si avvicina l’ombra e un po’ di fresco. A tratti rarefatti arriva il “blub” di una bolla d’aria che esce dallo stagno, o il “plop” di una ranetta che salta sulla ninfea. Come quella rana che, passando di foglia in foglia, raggiunge l’ultima foglia a malapena sul bordo e, senza volerlo, finisce in acqua, ih ih…

Mi ri-immergo nella lettura. L’autrice racconta di essere in vasca da bagno, anche lei intenta a leggere. Alla fine decide di realizzare una sua fantasia dissacrante. Immerge il volumentto appena finito nell’acqua all’olio di menta. Completamente. Un delitto geniale…

il salto della rana ninfee gialle

Sogno all’incontrario

Di solito la notte, quando sogno di usare la macchina fotografica, c’è sempre qualcosa che non funziona nell’apparecchio, perchè gli scatti non si possono conservare veramente, e i pulsanti non consentono di ottenere quello che si vuole.

Questa notte, invece, ho sognato di fare foto, e la macchina fotografica funzionava perfettamente. Il pulsante di visualizzazione permetteva di vedere correttamente tutti gli scatti appena fatti, andavo avanti e indietro e li ritrovavo tutti in ordine. Peccato che, anche questa volta, nel sogno c’era qualcosa di sospetto. Infatti, nella realtà, sulla macchina fotografica piccola il pulsante di visualizzazione è proprio l’unico che è rotto…

the sky

Lo stagno come luogo della calma

Lunedì pomeriggio sono andata due volte allo stagno di Banne.
La prima, ci sono rimasta cinque minuti, perchè dei tuoni hanno cominciato a rombare nel cielo nero. La seconda, ci sono sono rimasta quasi fino al tramonto. Infatti, dopo la pausa al coperto (alla gelateria di Opicina, dove ho visto venir giù qualche goccia di pioggia) avevo deciso di tornarci, attratta da quel posto pieno di tranquillità.

Lo stagno è un luogo che ha un suono tutto suo. Alcuni uccelli si fanno sentire dai dintorni; il pelo dell’acqua si muove un po’, facendo delle bollicine che risalgono dal fondo quasi a ritmo. L’orizzonte è racchiuso da un cerchio di alberi, e il cielo si raddoppia sullo specchio acquatico.

ninfee lo stagno di Banne carezza pungente tritone nello stagno
il cielo visto dall'erba la chiocciolina impertinente relax allo stagno libellula in volo
la libellula innamorata vista sullo stagno gelato mangia e bevi fotografando la libellula in volo

Quando mi sono seduta per la seconda volta ai margini dello stagno, una libellula verde e nera ha cominciato a girarmi intorno, e non mi ha più mollata per una buona ora. La sua danza l’ha portata a fissarmi molte volte, era chiaro che puntava proprio me, per cui sono riuscita a fotografarla in volo (impresa di solito impossibile, perchè le libellule volano a scatti molto rapidi). Ormai avevo anche cominciato a parlarle: “Non così vicino!”, le dicevo, “occhio che ti impigli nei capelli!”, mentre il rumore delle sue ali da elicottero mi distraeva.
Grazie al fatto che ero accaldata dal giro in bici, mi sa che l’ho proprio fatta innamorare di me.

la libellula che mi fissa

Weekend lungo con gli amici

Lo scorso Ferragosto siamo stati al mare a Canovella con Carluca e i loro amici. Davide e Giovanna, Fabio e Susanna sono venuti a Trieste appositamente per il weekend, e ovviamente con gli amici dei nostri amici abbiamo fatto delle discussioni interessanti! Dopo una pausa per cambiarci, la sera ci siamo rivisti per provare il ristorante giapponese sulle Rive (una buona scoperta) e il molo Audace al buio (niente luna per una notte romantica): per la festa di Ferragosto, la città si è presentata al meglio!

Il giorno dopo ci siamo ritrovati al mare a Sistiana, (treno-bici per l’andata, e barca-bici per il ritorno). Dopo tre volte di seguito che ci vedevamo, non abbiamo resistito e ne abbiamo aggiunta una quarta. “Venite a casa da noi, Luca butta una pasta”, ha detto Carla. Dopo che avevamo giocato a scopone scientifico, briscola, bowling e golf con la consolle Wii, dovevamo assolutamente continuare a giocare: non poteva mancare l’aggiunta di un giro di coteccio!

colore degli occhi Dado e Carla faccioni con gli amici al mare Biuti e Tilde
da Sistiana col traghetto Trieste dal traghetto traghetto-bici il molo di notte