Humus Park

Sabato pomeriggio, giro treno bici a Pordenone. Ogni volta che ci vado, mi oriento nel centro storico ricordandomi degli stand di pordenonelegge.
Sono andata a vedere la mostra di foto e poesia “Confini e Frontiere” all’interno della rassegna Spilimbergo Fotografia, e poi ho visitato il Parco del Seminario, abbellito dall’esibizione di Land ArtHumus Park“.
Nel parco presso il fiume Noncello, si mimetizzavano le sculture realizzate in materiali naturali reperiti sul posto dagli artisti. Un piccolo esercito di scope danzanti mi catturava mentre io ci passavo in mezzo con la bici facendo cric-croc sull’erba tagliata!
L’angolo più bello del parco era quello nascoso presso un’ansa del fiume, reso magico dalla scultura italiana: un salice di fiori di legno a lungo stelo, cadente a tenda dai rami di un albero, che cantava con il rumore dell’acqua tra i sassi.

palla c'è pn museo pordenone centro
il ballo della scopa bruco salice magico ingresso svizzero

Disavventure quotidiane – parte 2

Giovedì scorso, dopo che ci eravamo ripresi dallo smarrimento della borsa coi documenti, il programma per la sera era questo: andare a Prepotto al civa-civa festival, mangiare lì in sagra e ascoltare il concerto della Banda Berimbau. Era un mese che mi ero annotata questo appuntamento, e non vedevo l’ora di rivederli: sono un gruppo pieno di energia, proprio quello che ci voleva per una giornata insolita come quella.

La strada fino a Prepotto è un po’ lunga: prendiamo l’autostrada per un pezzo, e poi torniamo indietro tra i paesi. Luca non conosce il Carso per cui gli parliamo delle osmizze, che si trovano qua per le alte, e che però bisogna conoscere altrimenti è un po’ difficile trovarle.
Il problema è che anche il “Civa-civa Festival” è un po’ difficile trovarlo: non vediamo nessuna indicazione…
Dopo un paio di inversioni per tornare sui nostri passi e cambiare strada (che figurin!), Dado attiva il navigatore satellitare sul suo telefono e prendiamo una laterale che parte da Slivia: sembra essere la più corta.
Devo dire che la strada mi era nuova, e si faceva pure stretta. “Sembra un single track“, dico ai ragazzi, riferendomi ai sentieri in cui passa una sola bici. Infatti le fronde si avvicinavano sempre più e si passava con l’auto a malapena…
Ad un certo punto la strada si fa sterrata, ma sul navigatore risulta comunque segnata: bon, ah.
I muretti a secco ci affiancano e pure i rovi, quando le pozzanghere sul tragitto si fanno sempre più grandi… Sembra che dobbiamo attraversare delle piscine! Mi fermo, e dopo un piccolo dibattito interno, mi risolvo di esplorare il tragitto a piedi prima di continuare.
Esco dall’auto e cerco di camminare sul lato dove il fondo sembra più solido, ma… ‘splash‘!! Entro col sandalo nell’acqua e nel fango. Bleah! Ok: la pozzanghera è profonda, questo si è capito.
Vediamo se è l’ultima e poi la strada migliora. L’unico modo per andare avanti è salire sul muretto a secco per superare il guado! La strada non è illuminata a meno dei nostri fari… si capisce che non è un bel percorso da cui continuare.
Torniamo indietro: l’unica è fare tutto quanto in retromarcia. (Piccolo dibattito anche su questo, e poi si va). Si passa a filo tra rovi e sassi, fino alla prima apertura verso un campetto laterale dove possiamo fare manovra: finalmente si ritorna a condizioni “umane”.

palla al guado

Mogi mogi, torniamo su una delle rotte scartate in precedenza, senza poter più vantare con Luca la nostra conoscenza del Carso…
In extremis, ci si mette pure il treno col passaggio a livello a farci attendere dietro la sbarra abbassata per diversi minuti.
Alla fine appaiono i primi cartelli piccolissimi: delle freccette con la scritta in verde nascosta nel buio, indicano finalmente il Civa-civa Festival. Finalmente!
Arriviamo a Prepotto che sono le 10: siamo stati un’ora e mezza in strada…

Il Civa-civa Festival si riconosce subito: salsiccie, pollo e cevapcici per tutti.
Il concerto non è ancora iniziato, ma parte proprio quando noi stiamo ordinando la cena.
Pum ta-ta, pum- ta-ta, tar-ta-tara-ta-tara-ta-ta!
La band fa partire i tamburi e procede come un corteo tra i tavoli. Il ritmo chiama tutti, anche i ragazzi alla griglia ballicchiano con gli arnesi in mano!
Mangiamo abbastanza in fretta perchè il ritmo ci fa impazienti, o almeno fa impaziente me che non ho perso il buon umore, perchè si avvicina il momento tanto atteso di poter andare a ballare e saltare in mezzo alla folla.

La banda non si risparmia.
Durante il concerto, i pezzi durano dieci – quindici minuti ciascuno, e quasi tutti sono ad un livello elevato di ritmo.
A mezzanotte i musicisti suggeriscono che sono stanchi e stanno per smettere… ma il pubblico li acclama, e la musica riparte.
Numerose volte sembra che il pezzo sia l’ultimo, ma la musica continua per ore. Tra i tamburi, la nostra amica Licinka che suona fa gli occhi di chi non ne può più, ma il direttore d’orchestra continua a chiedere ritmo ai suoi e salta su e giù per il palco pieno di energia! Quando il pubblico applaude, le bacchette dei percussionisti applaudono di rimando, e così dal loro ticchettio la musica può partire ancora una volta: ogni scusa è buona per fare una ripresa.
La parte finale si realizza con i musicisti mescolati alla folla, in cerchio, che passeggiano in tondo, e noi li sentiamo vicinissimi e facciamo il ritmo a nostra volta con le mani o cantando assieme a loro.
Verso le due il concerto è finito e noi ci avviamo all’auto, però io sulla strada nel bosco ballo ancora e non smetto più…

(Fino al ronf finale sul sedile dell’auto, di cui ho ceduto il volante al Dadone).

civa civa festival Dado e Beauty banda berimbau

Disavventure quotidiane – parte 1

Giovedì pomeriggio ero libera un po’ prima del solito: sono andata in città a fare shopping, una cosa che non mi capita quasi mai. Probabilmente mi ci dedico solo due volte all’anno coi saldi, e poi niente.
Ero euforica perchè la giornata era stata buona, e forse ero anche un poco con la testa tra le nuvole. La mattina avevo vinto un premietto giapponese alla fine di un corso, che prevedeva delle prove simili alle olimpiadi di matematica, architettate dal docente proveniente dall’università di Fukoka… un personaggio!
In città ho provato tanti tipi di vestitini, e ho incontrato Ambra che aveva maglietta e scarpe rosa, colore che sembra essere uno dei suoi preferiti.
Dopo aver chiacchierato con lei inforco la bici insieme al Dado per tornare a casa, che è quasi ora di cena.
Appena arriviamo a casa squilla il telefono, risponde Dado mentre io metto via i nuovi acquisti.

Sento la sua voce un po’ allarmata mentre parla al telefono.
Cosa sarà successo?
Dado mi dice che hanno trovato il mio zaino con i miei documenti! e che posso andare a ritirarlo in via S. Nicolò 6.
A parte il fatto che io non avevo uno zaino ma una borsa da bici, però faccio mente locale… effettivamente sulla bici non c’è più! Che distratta!
Dopo aver parlato con Ambra evidentemente non ho finito di legare la borsa alla bici, e sono partita verso casa con il malloppo appoggiato al portapacchi senza fermi…
Bon bon, meno male che lo hanno trovato, vado subito fuori, sempre con la bici e porto una bottiglia di vino come ricompensa.

Arrivo in via S.Nicolò 6 e non c’è il nome dell’ufficio a cui dovevo rivolgermi. Guardo il numero 6/A ma la vetrina lì non ha nome.
Qua la cosa si fa strana.
Al numero 6 c’è il circolo del bridge, quando suono non mi aprono.
Per fortuna dopo un po’ esce una persona e così riesco comunque ad andare su per le scale a controllare per i piani.
“Qui c’è solo il circolo del bridge”, mi dice la signora, “e io sto anche chiudendo e andando via”.
Accidenti, non ho neanche il telefono per richiamare Dado, perchè tutto è nella borsa persa. Chiedo alla signora se posso fare una telefonata, e lei che è occupata mi indica il telefono fisso che è di là.
Mi rendo conto di essere un po’ sospetta, perchè giro per le stanze con in mano solo un oggetto contundente, che è la bottiglia di vino nascosta in una borsa di tela…
Provo a chiamare ma il telefono è muto: non funziona!
Torno dalla signora… chissà cosa penserà di me, che mi sono infiltrata? Lei si lamenta perchè sta per perdere l’autobus, ma mi porta all’altro telefono che effettivamente era chiuso male, e così capiamo che è per questo motivo che il primo non funzionava.
Chiamo Dado, che mi dice: “Via S. Nicolò 6 mi hanno detto, perchè? Non va bene? Anzi no, aspetta che penso… no no, mi hanno detto Via Cassa di Risparmio 6, ho sbagliato…”.
Bon bon, ringrazio la signora, corro giù, lei è contenta che ho già finito e mi conferma che l’autobus lo riuscirà a prendere lo stesso…

circolo del bridge

Arrivo in via Cassa di Risparmio 6: c’è tutto, il nome sul campanello corrisponde, mi fanno salire. Finalmente i conti tornano!
Trovo ad accogliermi un mio vecchio compagno di università, Dario, che si è ricordato di me dal nome sui miei documenti. E così, oltre a ringraziarlo, posso anche scambiare un po’ di chiacchiere con lui sugli eventi degli ultimi anni e sulle conoscenze comuni. E’ stato suo cugino Gianpaolo a trovare la borsa, non volevano accettare il vino, ma mi pareva il minimo che come ringraziamento si facessero un brindisi su questo piccolo imprevisto finito bene…

Torno a casa e l’ora comincia ad essere un po’ tarda.
L’euforia per la giornata non mi ha ancora abbandonata, e propongo di andare a mangiare fuori e a sentire un concerto, che la sera è ancora tiepida.

Chiamiamo Luca ovvero la metà di “Beauty&theBeast” per un invito su due piedi, e andiamo a prenderlo dopo dieci minuti con la mia auto. “Con così poco preavviso puoi solo accettare o morire”, gli ho detto esaltata. Il povero Luca, che ha accettato, ancora non sapeva che cosa lo aspettava per la serata: le disavventure non erano ancora finite…

(continua)

la borsa del contendere numero 6 v. s. nicolò

Trieste by night

Che strano tempo.
Il caldo va e viene, la pioggia non sa se capitare in settimana o nel weekend. Il nostro vicino mi ha detto che l’estate è già finita. “Ma che dici!”, gli ho risposto, “per me è appena iniziata!”
Sicuramente è estate quando la sera fa caldo e c’è luce. Cosa di cui effettivamente bisogna approfittare in questi giorni finchè non calano le ore di sole.

La sera per esempio andiamo a mangiare fuori, per il solo gusto di approfittare della buona temperatura. Poi ci cala la palpebra, e ci avviamo verso casa, sempre con le nostre bici. “Passiamo ancora un attimo in piazza Unità”, ci diciamo: e la città ci riprende, non ci lascia andar via. La serata è troppo bella. Ci sono gli spettacoli della programmazione serestate, con le sedie all’aperto per cui ci basta curiosare un po’. Ci sono le luci blu sulla pavimentazione della piazza, su cui fare slalom con le bici. Ci sono i riflessi argento sulle onde nere del mare.

E poi ci sono i gruppi di ragazzi della scuola che suonano sul molo. L’altra sera ne abbiamo trovati almeno quattro! Il gruppo che faceva musica irlandese (seriamente! mi hanno stupito proponendo per bene dei pezzi tradizionali che non sentivo da dieci anni), il gruppo che faceva le tradizionali triestine, oppure c’è il tipo che suona solo, ha la chitarra, la canzone del sole, e le ragazze intorno; e infine i gruppetti di percussioni e rumori vari. Il molo vissuto. Ma quanto sono più giovani di noi queste generazioni?

(“parla per ti”!, me disi Dado…)

piazza unità

La pista ciclabile triestina più lunga

Domenica pomeriggio: giro in bici sulla pista ciclabile della ex-ferrovia Trieste-Erpelle. Un percorso che possiamo consigliare agli amanti della bici che vengono a fare esplorazioni dalle nostre parti.
I lavori di pavimentazione della pista sono ancora in corso e proseguono, per cui ne abbiamo apprezzato i progressi. Ad oggi sono ben percorribili venti chilometri per 500 metri di dislivello (partendo da casa nostra che è sul livello del mare e imboccando la pista poco sotto il campo di calcio di via Campanelle). La salita è dolce e panoramica, con tratti freschi nel bosco e nelle gallerie, e fiori di campo ai lati. Ora è possibile attraversare il confine e proseguire dopo Draga S.Elia: la caduta dei confini con la Slovenia ha portati dei benefici sull’itinerario che per la prima volta abbiamo esplorato nella versione allungata!

Nata in alternativa alla Vienna-Trieste, la ferrovia dalla stazione di Erpelle verso Trieste univa il Carso al mare attraverso l’unica valle che lo permetteva: la Val Rosandra. I venti chilometri a binario unico erano stati realizzati dall’Impero Asburgico in soli due anni, dal 1883 al 1885: il percorso garantiva il collegamento più rapido tra Trieste, Lubiana e il resto dell’Impero.
L’itinerario è ora a passaggio misto ciclopedonale, in gran parte su strada bianca, e in via di pavimentazione con asfalto rosso e pietre nella parte più bassa.

Le piste ciclabili nate da ex ferrovie, o da tratte agricole come gli argini lungo fiume, sono una soluzione diffusa in Italia, e si portano dietro le seguenti caratteristiche piacevoli: pendenza lieve, connessione con centri importanti ad inizio e fine, e natura a distese lungo il tragitto.

pista ciclabile Trieste-Erpelle galleria illuminata pista nel bosco pista ciclabile Trieste-Erpelle
campo sloveno dati pista ciclabile vista sul golfo fiori di campo

La festa dell’amico

Lo scorso sabato siamo andati a Barcola al quinto topolino, portando degli sfizi da mangiare, asciugamano e chitarra. Come gli anni scorsi nella stessa data, ci aspettava la comunità degli argentini di stanza a Trieste, per la loro festa tradizionale dedicata all’amicizia (che per essere precisi cade il 20 luglio).
Mentre percorrevamo il lungomare in bici nel buio della sera, mi sembrava che fosse finalmente arrivata l’estate. Per sentire la bella stagione, ci voleva proprio un momento in cui essere tranquilli per andare ad una festa sulla spiaggia, con le luci della sera, la musica e le torte dolci o salate fatte in casa.

Insieme ad Augusto, che suonava le canzoni popolari inneggianti al paese natìo, abbiamo fatto musica in contrappunto: una spagnola e una triestina, alternate! Così Augusto cantava: “Ho tanti fratelli, che non posso contarli, e una hermosa sorella, che si chiama libertà”.
Grazie a Natalia, Sergio e i loro amici, che hanno portato questa festa qua da noi più di tre anni fa, e che ogni anno diventa più grande!

fiesta de l'amigo festa dell'amico barcola by night festa dell'amico

I situazionisti triestini

speciadi

Bongiorno! Come xè?
Qualchedun de voi ga mai sentido parlar de quei muli triestini che se porta drio i speci?
Savemo tuti che giovini e veci ghe piasi andar a bever un sluc al cafè de speci.
Ma no stemo parlando de quel! Sì, si, so che no xè facile capir con cussì poco, però xè una roba divertente… Bon, bon.
Alora, scuminziemo da l’inizio…

Lo scorso aprile, più de dozento muloni e mulone se ga trovado in piaza Unità, e se ga iazà per cinque minuti davanti a tuti… Cossa, no ve ricordè? Guardè el video qua soto per capir cossa i gaveva combinado…

Sul Meridiano iera scrito tuto, i gà mostrà anca le nostre foto:
frozen meridiano Frozen Zeno

Questa roba xè stada registrada ne la mappa dei eventi frozen nel mondo: gavemo fato parte de una clapa de mularia totale globale, tuti ciapadi co ‘sta “Public Art” e improvisazion!

Me ricordo ancora de quando Euro el me ga dito: “tra un anno lo femo de novo!” (e mi go pensado: prima no?). Beh, cossa volè… Xè za ora de prepararse! La mularia triestina no vol ‘spetar cussì tanto: i se sta za movendo de novo! Con un novo tipo de evento che… no ve volemo ancora rivelar! L’idea ve piasi? Volè dar una man anche voi? Alora, scrivè ad Euro: e.baret@idros-ts.com e… boni speci!!!

Combinazioni

Questa mattina, dormiamo della grossa, quando un rumore insolito ci sveglia.
Accidenti! Chi è che scoccia!
Dado guarda… è un messaggio sul suo telefono.
Dado legge: “Paola! E’ per te! E’ Ambra che dice che stasera vi trovate alle sette e mezza per una pizza alla lanterna!” (alla lanterna? ma se ci eravamo dati appuntamento alle nove in gelateria? boh, avranno cambiato).
Dado guarda ancora meglio e nota che… “Accidenti! Sono le nove e un quarto! Dovrei già essere al lavoro da un pezzo!”. Si veste, corre fuori senza colazione, e via.
Io, ancora immersa nei fumi del sonno, mi dico: che strano, nessuna delle nostre due sveglie ha funzionato. Poltrisco ancora un poco e poi, purtroppo, mi devo proprio alzare: posso usare la flessibilità di orario ‘extra’ ed entrare alle dieci, però per riuscirci devo prendere l’auto e non il bus.

Arrivo in tempo, a filo delle dieci, e la giornata scorre veloce.
A fine pomeriggio chiamo Dado, e ci organizziamo per l’appuntamento per la pizza che è poco dopo. Prima però, presa dal dubbio, chiamo Ambra e controllo.
“Ambra, come mai hai mandato il messaggio sul telefono di Davide e non sul mio?”
“Ma se il telefono di Davide io neanche ce l’ho!”, mi risponde “noi ci troviamo alle nove come avevamo detto”.
Ah.
Allora, che cosa sarà stato?
Arrivo a casa e avviso Dado.
Lui riguarda… “C’è scritto proprio Ambra, però è un numero che non ho! Cosa facciamo, capitiamo da questi tipi in pizzeria a sorpresa, e anche se è stato un errore ci infiltriamo?”
Alla fine si è scoperto l’arcano: era Ambra della scuola di musica, Dado se n’era dimenticato.

Però, una cosa è certa. Meno male che quello strano messaggio è arrivato: sennò noi, questa mattina… chissà quanto dormivamo!!!