Una gita al volo

nuvole specchiate un po' di piante da fiume

Oggi mi sono presa un giorno libero e, dopo quasi tre anni, sono tornata pedalando in uno dei miei posti preferiti, il fiume Tagliamento.

Si vede che sono un po’ fuori allenamento con i giri treno-bici.
Appena sono salita sul treno e ho visto il controllore, mi sono accorta che non avevo comprato il biglietto di supplemento per la bici. Per fortuna la signora che controllava i biglietti aveva anche un terminale sotto mano, e me ne ha stampato uno senza sovrapprezzo.
Appena sono arrivata a Codroipo, mi sono resa conto di non aver portato con me la piantina della zona (e ne avrei potute scegliere ben tre adatte, dalla mia collezione). Comunque quando sono uscita dalla stazione, mi sono ricordata il percorso per Biauzzo, fino all’argine del fiume.
Appena mi sono sistemata sul greto sassoso, di fronte al corso del Tagliamento, una pioggerellina fine ha cominciato a punteggiare di perline il mio k-way, e a oscurare di grigio gli alberi attorno a me. L’ho ignorata senza muovermi, e ho continuato imperterrita il mio panino appena addentato, perchè le previsioni del tempo che avevo controllato tre volte dicevano che non ci sarebbe stata pioggia fino alle sei del pomeriggio. E non sbagliavano di molto. Dopo un paio di foto alle polle di risorgiva, la piccola pioggia da fiume se n’è andata, e ho potuto continuare la mia collezione di immagini di segni naturali sulla sabbia.

Non ero del tutto sicura di riuscire a percorrere i miei itinerari storici come ai vecchi tempi, ma a fine giro mi sembrava di conoscere da sempre ogni tronco e ciuffo d’erba tra i ciottoli, e gli altri percorsi regionali mi tornavano in mente come ciliegie, che una tira l’altra.

effetti d'acqua effetto risorgiva rosa all'orizzonte sabbia screpolata
foritura di risorgiva erba rossa ci sono anche io bicolore tra i sassi
pianta pioniera gocce di pioggia riflessi sul fiume sassi screziati
tronco nodoso pino sulla sabbia foglia incastonata nuvole incombenti

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Di nuovo sul Tagliamento – gita a due

qua manca acqua davidaola sul fiume piedi in acqua piscina creata ad hoc
piante pioniere cucù acqua chiara sullo spezzone di ponte disegnino rosso
più acqua sul Tagliamento verde sulla ruggine macchie vegetali sulla sabbia il Tagliamento sotto monte s. Simeone

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Il cielo visto dal fiume è più largo

trasversale n. 1 trasversale n. 6 l'ultima trasversale Tagliamento con le luci basse
i colori dell'inverno Palla sul fiume piante pungenti nuvole e specchi
stadi di pianta pioniera sasso diverso due specchi di cielo risorgiva eutrofizzata

Sabato ho mappato la strada asfaltata a ridosso dell’argine del Tagliamento, quella con traffico limitati ai mezzi motorizzati autorizzati.
Ci vogliono venti minuti per arrivarci dalla stazione di Codroipo, e mezz’ora di pedale per percorrerla tutta.
Dal paese di Biauzzo a Varmo, dove la lungo argine finisce, le trasversali sono 15.
Qualche burlone si diverte a modificare le scritte sui cartelli, quindi sono tutti diversi.
Tra la settima e l’ottava trasversale appare vicino il campanile di Pieve di Rosa.
Presso la dodicesima c’è un piccolo impianto industriale, non so cosa faccia, ma l’acqua del fiume, solo lì, è eutrofizzata.

il cielo sopra il fiume e si ritorna indietro
Il Tagliamento nella luce sassi e monti sul fiume

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Il Tagliamento in autunno

fiori blu sul fiume pianta pioniera? rami sul greto luce sui sassi
L'isola a metà fiume altri verdi sotto l'isola il triangolo d'oro l'oro del pioppo

Mi era stato detto che il Tagliamento sotto il paesino di Belgrado è molto bello.
Vero.

Il quel punto, ha un’isola che divide in due il corso del fiume.
L’isola deve essere piuttosto stabile, perchè ospita degli alberi almeno decennali.
Lì non sono solo due i colori del fiume, ma tre: il bianco, l’azzurro e l’oro specchiato del pioppo.

la traccia tipica della risorgiva zampine d'uccello, notare! segni d'acqua sulla sabbia il triangolo d'oro sul greto
la meraviglia del fiume i colori dell'oro

Bicitinerario: Treno fino a Codroipo, direzione parallela alla ferrovia fino a Biauzzo, argine lungo fiume fin oltre Pieve di Rosa, due campanili dopo c’è Belgrado, l’ingresso al greto è abbastanza tortuoso.

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La luna e la pozza

Domenica mattina faccio colazione tardi, prendo il treno appena alle undici.
Nel vagone tiepido quasi mi addormento.
Smonto un’ora e mezza dopo, è quasi l’una, e la bici mi ha portata sul primo argine più vicino.
Quello del Tagliamento oltre Biauzzo.

Eppure quando arrivo lì, non trovo il fiume. E’ scomparso.
Non ci posso credere, mi dico che il ramo d’acqua dev’esserci da qualche parte, magari da qua non lo vedo, ma forse sta dal lato dell’altro argine.
Per cui lascio la bici sotto l’albero, a mo’ di segnale per ritrovare il sentiero di uscita dal greto nascosto nel folto (me lo fotografo pure, per poterlo riconoscere al ritorno), e mi muovo a piedi, puntando dritta all’argine opposto, cercando di non deviare.
Il paesaggio di sassi bianchi è lunare, non c’è nessun riferimento per diversi minuti, l’acqua continua a mancare.
Il silenzio è fin troppo irreale, la sabbia che era stata bagnata non molto tempo fa si screpola, e le piante cominciano a sbucarci in mezzo.
Mi domando quanto tempo fa ha attecchito quel seme, da quanto tempo qui non passa nessuno.
Alle mie spalle la bici non si vede più, i cespugli sono tutti uguali, mi sforzo a tenere la direzione. Quando sono a metà strada, quasi mi domando se è meglio continuare ad andare avanti o tornare indietro, ma mi dico: perchè rinunciare, devo controllare coi miei passi, devo vedere.
Niente da fare: quando arrivo alla sponda opposta, mi rendo conto che ho camminato per oltre un chilometro. E il fiume non c’è.

Inutile attendere, torno indietro, qua non c’è niente da fare.
Quando punto di nuovo alla sponda di partenza, con il vuoto davanti e attorno a me, non riconosco il cespuglio da cui ero partita. E dire che avevo cercato di memorizzarne la forma. Chissà se quando mi avvicino lo ritrovo.
Sì forse è quello, però ce ne sono anche altri uguali.
Bon vabbè, se anche sono andata storta, alla fine in questo paesaggio tutto uguale posso sempre mettermi alla ricerca della bici, no?
Chissà se è là.
Quando passo sulla sabbia lascio la mia impronta.
Mh, su questa sabbia ci è già passato qualcuno. Controllo lo stampo della scarpa. E lo riconosco.
Sì, è il mio, sto ritornando proprio sui miei passi!
Cavolo, quando ci si muove nel nulla conta davvero anche l’indizio di un’orma…

Un greto deserto sabbia luminosa fango spaccato piante pioniere
impronta che va, impronta che viene

Ritrovo la bici. Riparto.
Ripenso al fatto che in qualche punto la sabbia mi era sembrata umida, che le ondulazioni polverose brillavano troppo uguali alla forma del solco d’acqua.
Mi ricordo dei fenomeni di risorgiva, e mi dico: possibile che un fiume intero possa sparire e tornare fuori poco dopo?
C’è un solo modo per esserne sicuri: vado a cercare se il corso riappare più a valle.

Pedalo di nuovo presso i paesi, scendo scendo fino a Pieve di Rosa.
Ok, riproviamo qui, non riesco ad attendere oltre. Ecco lo sterrato che porta fino al fiume, fino a un argine che qui è sopraelevato e spaccato di botto giù verso il greto…
E finalmente il silenzio si rompe. Ritorna il rumore d’acqua.
Lo sapevo! Il fenomeno di risorgiva c’era, e ora ne ho la certezza: può coinvolgere l’intera portata d’acqua!
Qua il Tagliamento è una meraviglia, il corso ha di nuovo l’ampiezza che conosco bene, i rami azzurri si incrociano. C’è un piccolo guado e lo attraverso (sì lo so mi bagno la scarpa, e con questo?), mi metto in mezzo a tre vie, tiro fuori il panino.
Aaaah, questo sì che è un posto buono per il pranzo.
Guarda un po’, c’è pure gente! Una moto dall’altro lato. Un cagnolino da questo.

Dietro il cagnolino c’è un tipo che si apposta un po’ più in là, e che poi viene a scambiare due chiacchiere con me.
Come hai trovato questo posto?“, mi chiede. Io questo ingresso a fiume l’ho trovato per caso, non ritorno quasi mai nello stesso punto.
Io invece vengo qui da trent’anni“, mi dice lui, “questo è il mio posto preferito. Lo conosco benissimo questo fiume, io sono il re del Tagliamento!”.

Mi conferma il fenomeno della risorgiva, a lui piace questa zona proprio perchè l’acqua torna fuori dalle polle perfettamente pulita.
E continua a raccontare.
Dovresti vedere il Tagliamento quando è in piena. Succede solo se ci son due settimane di pioggia continue. Ora c’è poca acqua, perchè il fiume viene sfruttato per irrigare i campi. Sì è vero che è l’unico fiume d’Europa senza dighe, e che è il fiume d’Italia col greto più largo di tutti. Ma prova a immaginare tutto questo greto inondato. Quando il fiume è in piena, l’acqua non ha il solito colore blu, ma è marrone e rumorosa che mugghia.
Dovresti vederlo. Una forza della natura.

Poco dopo vado via, il treno del ritorno mi attende. E rivedo il tipo di prima un po’ più in là, che si tuffa in una pozza d’acqua fonda.
Al solo pensiero, immagino quanto l’acqua dev’essere fredda.
Però devo ammetterlo.
Sopra il fiume c’è uno splendido sole.

l'argine sopra e il fiume sotto

bici sull'argine acqua davanti a me

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Un pranzo sul Tagliamento vale ben trenta chilometri di bici e tre ore di treno

finalmente vedo il fiume pallatagliamento blu del cielo e blu dell'acqua foglie sul Tagliamento

Oggi sono tornata al mio vecchio amore.
Dopo il treno fino a Casarsa, prendo via Valvasone per Valvasone, via Spilimbergo verso Spilimbergo, e una volta giunta a Pozzo (oltre la chiesa, dopo via Molino) trovo via Tagliamento per il Tagliamento.

Acqua blu inconfondibile: il colore del cielo venuto a terra che contrasta col bianco dei sassi.
Dal mio posto, accoccolata sul greto, si sente il brontolio costante delle piccole onde.
E a un certo punto, quando si alza una brezza leggera, si aggiunge un nuovo rumore. Cric- crac, cric crac… Cos’è, dov’è, scruto oltre la striscia azzurra del fiume. E lo vedo. E’ il suono delle foglie che rotolano: saltano, girano, corrono. Come folletti sulle ruote del vento.

ciuffi di nuvole

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Il Tagliamento sotto Gemona – le luci del fiume

Palla sul Tagliamento acqua fredda e piante erranti radice riccia rossa sassi neri e luci scintillanti
un sentiero che sbuca sull'acqua Il Tagliamento dall'Osservatorio Tagliamento intenso pranzo a buon prezzo

Lo scopo del giro in bici dell’altra domenica presso Gemona è la visita del medio Tagliamento lungo entrambe le sponde del fiume.
La prima parte del percorso, sul lato ovest, segue la strada dei grandi ciclisti passando per il monumento storico dedicato a Bottecchia. Quella via deve essere rimasta cara al mondo del ciclismo, perchè per tutta la mattina vedo molte squadre di pedalatori venirmi incontro (chissà perchè, solo nella direzione opposta alla mia). E più mi avvicino al luogo del monumento, più alta è la percentuale di saluti (e persino di incoraggiamenti!) che ricevo da loro.

Dopo l’omaggio al lago di Cornino e all’osservatorio della riserva (con vista su tutta la valle bagnata dal fiume), mi dirigo subito all’ingiù. All’alveo del Tagliamento. Deve esserci una calamita, non so. Fatto sta, che di ingressi a fiume ne esploro almeno quattro-cinque in tutta la giornata.

la esse col ricciolo presso le Sorgive di Bars l'oro dei canneti verde acqua, chiaro
luce bianca sul fiume Rami d'acqua azzurra vista sui campi Ritorno a Gemona

Dedico il pomeriggio al lato est del corso del fiume. Lì la piana alluvionale si espande più del solito, ospitando le sorgive perenni di Bars e Cucco, sorprendendo il visitatore del bosco con sentieri tagliati da rivi permanenti, che forse si possono guadare solo in alcuni momenti dell’anno.
La luce sul fiume è splendida, se esplorata da tutti i lati e aperture tra i monti. Diventa bianca, come un lavaggio d’aria, quando il sole si abbassa un po’ sulle acque padrone della zona, tra i canneti dall’aura dorata, i ciottoli che a momenti si fan rossi e gialli, i fondali d’acque verdi e le sabbie punteggiate dal ricordo di pioggia.
In certi punti si vede il Tagliamento che risale contromano, incoraggiato dai fenomeni di sorgiva locale; piccole onde marcano il passo dei rami di fiume indipendenti e opposti tra loro, ognuno dotato della propria tinta di blu.

La zona delle sorgive dista una manciata di chilometri dalla strada principale, ed è segnata da un reticolo di sentieri anche carrabili. Quelli che corrono paralleli al fiume sono quasi stabili, ma l’acqua, con la sua forza, fa di essi quello che vuole. All’improvviso, un sentiero maggiore può risultare interrotto di netto, da uno dei soliti crolli del suolo che scende al livello più basso del letto.
Non è piacevole, però, finire colti di sorpresa da un sentiero morto proprio quando manca poca luce alla fine del giorno, e non tornano i conti con la mappa che prevederebbe una via di uscita a destra nel bosco. Forse non è il caso di inoltrarsi nel folto, anche se leggermente tagliato da un single track, quando l’ipotesi tramonto si fa vicina.
Seguo il principio secondo il quale l’ora tarda non è buona per le esplorazioni, e torno indietro. Per fortuna incontro una persona che mi descrive la via d’uscita senza farmi ripercorrere tutta la strada a ritroso, e poco dopo son più vicina al centro di Osoppo, che punto tenendo d’occhio il campanile.
Però sono contenta, so che ne vale sempre la pena.
Avvicinarsi alle zone in cui il potere della natura è più forte di quello della traccia umana, rimane un privilegio raro.

contrasti rossi sul fiume

Bicitinerario: Gemona stazione, sottopasso nord di via Trasaghis, ponte sul Tagliamento, a Braulins tenere la sinistra, attraversamento Trasaghis, passaggio sotto l’autostrada, svolta a sinistra con superamento del canale d’acqua, discesa lungo canale sulle orme di Bottecchia, monumento a Bottecchia, Peonis, Cornino lago, Cornino stazione e ponte di riattraversamento del Tagliamento parallelo alla ferrovia. Superamento di Cimano e pranzo da Gardo poco prima del cartello per Majano. Ingresso tra i campi sullo sterrato che inizia subito dopo il passaggio sul fiume Ledra, dirigendosi verso l’allevamento di trote di Mulino del Cucco. Attraversamento della Sorgiva di Bars per costeggiare l’argine del Tagliamento. Risalita del fiume fino al primo rientro utile per Osoppo. Strade minori che costeggiano Osoppo dal lato più vicino al fiume, sottopassaggio dell’autostrada, svolta a destra per attraversare il canale Ledra-Tagliamento. Il ritorno si conlcude sulla stessa via Trasaghis che porta al sottopasso ferroviario nord della stazione di Gemona da cui si è partiti.

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Il Tagliamento sotto Gemona – le Sorgive di Bars

“Il Campo di Osoppo è l’unica pianura del Friuli-Venezia Giulia con una ricca falda acquifera che si distingue dalla bassa pianura friulana posta a sud della linea delle risorgive. Si tratta di un’ampia pianura alluvionale, formatasi per colmamento progressivo ad opera di sedimenti fluviali di varia grandezza trasportati dalle piene del Tagliamento, di una vasta e profonda incisione tettonica, successivamente glaciale, che si estendeva a nord dell’anfiteatro collinare morenico. Il fenomeno della risorgenza è da collegarsi in quest’area all’azione di sbarramento che più a valle esercita il vasto deposito morenico wurmiano. Comportandosi come un corpo impermeabile esso blocca quasi completamente il deflusso in profondità della falda acquifera del Tagliamento che, emergendo in superficie, dà luogo ad una serie di fonti sorgifere perenni. Nella zona orientale del Campo di Osoppo le più importanti sono le Sorgive di Bars e di Molin del Cucco, dalle quali si originano due corsi d’acqua perenni che qualche chilometro più a valle riversano le loro acque nel fiume Ledra e, subito dopo, nello stesso Tagliamento.”

cuore di pietra rossa Radici semiaeree Erba lavata dal fiume Intravedo il fiume e i monti
Ciottoli e acqua contromano Sasso da fiume Colori d'acqua e di sabbia Luci e ombre sull'acqua
Grandi luci sul fiume Il rosso delle piante erranti C'è stata pioggia su questa sabbia Trote o Torte?

“E’ interssante notare come, a valle delle risorgive, la landa desolata della Piana di Osoppo si trasforma progressivamente in un territorio ricco di corsi d’acqua di risorgiva, di prati impaludati e di boschi igrofili di pioppo nero, salici, ontano bianco e nero, platano, olmo campestre e frassino. Anche se la rete idrografica naturale delle due rogge di risorgiva è stata alterata dalla presenza di un canale artificiale (che devia parte delle acque del Tagliamento per alimentare un allevamento ittico di trote), l’elevata purezza e biogenicità delle acque, la notevole diversificazione degli habitat naturali, associate alla rara bellezza del paesaggio a campi chiusi ed alla facile accessibilità dei luoghi, fanno dell’area una delle località più interessanti ed esclusive sotto il profilo naturalistico-ambientale.
Accessibilità: le sorgive sono raggiungibili percorrendo la strada asfaltata comunale che collega l’allevamento ittico di Molin del Cucco alla stazione ferroviaria di Majano o seguendo lo sterrato che attraversa in direzione nord-sud l’intero Campo di Osoppo, partendo dall’omonima località.”

Il fenomeno della risorgenza

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La confluenza Tagliamento – Fella

il rivoletto di fiume ghiacciato

Questa domenica arriva finalmente una giornata di sole. Alèe, posso fare un giro in bici! Guardo la cartina, e mi metto una meta in testa: l’esplorazione del triangolo di confluenza tra il fiume Tagliamento e il fiume Fella.

Mi sveglio presto, prendo il treno fino a Carnia, sopra Gemona.
Arrivo alle nove, la mia sponda del fiume è ancora in ombra. Allora attraverso. Prendo il ponte piccolo che sta parallelo al Ponte della Carnia, su una strada minore. E vedo il Fella in tutta la sua larghezza.
Il fiume sotto di me romba e mi dà la vertigine; sapevo che la pioggia dei giorni passati avrebbe fatto venire giù l’acqua in piena! Lo vedo scendere in una cascata celeste e bianco-latte.

Raggiungo il letto del Fella appena posso, passando per la cava di sassi da fiume. E lì, trovo la prima sorpresa. Un effetto meraviglia, i rami d’acqua laterali sono ghiacciati. E l’acqua sotto lo strato di ghiaccio se n’è andata giù tra i ciottoli. E’ rimasto solo lo specchio superficiale, fatto di cristalli allungati a forma di raggi di sole che incoronano i sassi uno per uno. Una primizia che si può vedere solo al mattino!

Passo alcune ore tra i sentieri della zona “In Prat”, fino a raggiungere la metà della confluenza, dove si allunga il rivo Sgenaulie, un ruscello verde circondato da canneti e pozzanghere ad anelli.
L’angolo di unione con le acque del Tagliamento mi scappa davanti agli occhi, come un punto di fuga della prospettiva possibile. Da questo punto di vista, il Tagliamento appare in ombra, un’ombra che arriva proprio dopo il ponticello sullo Sgenaulie, cambiando all’aria la temperatura e l’odore come in una eclisse di mezzogiorno. E’ l’improvvisa scomparsa del sole dietro il monte S. Simeone, che col suo fianco si mangia la luce di questo tratto di valle.

l'acqua piena del Fella Ponte della Carnia Paola sul Fella cristalli di ghiaccio da ex pozzangehre
un granchio di ghiaccio il rivo Sgenaulie il rivo Sgenaulie tra le canne il sole che si nasconde dietro al S. Simeone

Lascio momentaneamente la zona, pranzo alla riserva di pesca Cison. Antipasto marinato con radicchio di Treviso, fagottino di starne con cavolfiori e castagne, dolcetto di cioccolata brownie con l’arancia. Yumm!
Proprio quando finisco di mangiare, vedo un raggio di sole che fa cucù: ha appena fatto il giro intorno al S. Simeone ed è sbucato dall’altro lato della cima del monte. E allora riparto.

Incoraggiata dalla momentanea luce, passo all’esplorazione dell’altra metà del triangolo di confluenza, quello del Tagliamento sotto Amaro, nella zona “Dint”. Eppure è proprio vero: basta scendere un poco, e si ha la conferma che qui il fondo valle è senza sole per due mesi all’anno, e la luce del dopopranzo arriva solo indiretta e azzurrina. Ma vado, voglio vederlo, il fiume nel freddo tra i monti. E ci arrivo, passando per il sentiero dalla brina permanente.
Eccoti qua, Tagliamento, ti riconosco.
Il tuo rumore d’acqua è lieve e quieto, come nelle parti del tuo corso più a sud che ho già esplorato. Sarà perchè serpeggi in un letto ampio, e non hai fretta di scendere. Chissà se parli davvero sempre così.

Alcuni rami del fiume sono così calmi che sembrano specchi. E le cime baciate dal sole ci si riflettono: ai lati del triangolo del S. Simeone adombrato, si accendono gli ori del tramonto su monti più aperti alla vista. E’ un posto appena poco meno che ospitale, perchè bisogna dirlo che è dicembre e le rocce incombono attorno, ma la magia del fiume mi incanta.

giaccio e alghe nelle pozzanghere il cigno del Cison il sentiero dalla brina permanente luce sui monti all'orizzonte
ciottolo peloso brina sulla sabbia pizzo di ghiaccio la confluenza tra Tagliamento e Fella

Qui trovo delle altre sorprese.
La brina sui ciottoli di fiume.
E la brina anche sulla sabbia, a forma di onde, come pennellate bizzarre.
Solo qui si possono sentire i sassi che sfrigolano sotto i passi, come se fossero stati coperti di zucchero.

So che devo tornare indietro, che non posso stare fuori oltre le quattro. Se non fosse per la giornata corta che mi stringe, camminerei sul fiume largo per ore ed ore. E invece pedalo, ritorno al sentiero coperto di foglie dure e scricchiolanti. Le pozzanghere mostrano ogni cerchio del ghiaccio come se fosse un pizzo finemente ricamato.

Risalgo veloce il bosco fino al Ponte della Carnia. E capisco che ho fatto bene a non dilungarmi, perchè sento il vento che sale dai monti e mi rallenta la bici, mettendomi in difficoltà proprio nell’ultimo chilometro che manca alla stazione!

Arrivo in sala d’aspetto che c’è il riscaldamento acceso. Proprio quello che ci voleva. Ho una mela da sgranocchiare. E il sole se ne va a dormire, lasciando spazio al cielo blu tutto attorno ai monti.

Il Tagliamento sotto Amaro

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Un estraneo al centro del fiume

Nel bel mezzo del greto del Tagliamento, seminascosto dalla vegetazione e dalle dune, ho trovato un blocco di acciaio e cemento.

Forse era un pilone, un pezzo di ponte che non è mai nato.

Questo residuo estraneo, ora, passa il tempo a far da filtro: raccoglie alberi e rami secchi portati giù dalla corrente, mentre questi gli piegano le travi.
E i ragni ignorano il rischio acqua in piena.

una specie di ex pilone ramo macchiato dalla ruggine vernice sull'acciaio il filtro che blocca tutti i rami
i buchi dell'Ilva di Savona ruggine sulla tettoia vedo il fiume di tra i rami Il ragno del pilone

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