Evoluzione del no

No 

No, grazie

No, non mi interessa

Non mi piace questa idea

Non sono per niente d’accordo

Non vale

Non sono più tuo amico 

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Risposte secche

Papà: “chi va a fare il bagnetto adesso?”
Diego: “io no”.

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scoprire giochi e usare frasi nuove

Diego è nel pieno di una fase di ulteriore evoluzione, del linguaggio e dei movimenti. In asilo sta imparando a fare le corse “pronti… via!”, i salti e le capriole, rotolarsi “pancia su e pancia giù” e continua l’allenamento a casa, correndo da una parete della cucina all’altra o lungo il corridoio con grande allegria. Si diverte anche a lanciare una palla e corrergli dietro, meglio con una di quelle più rovinate che saltano in maniera disomogenea e fanno ancora più ridere!
Ieri sera ha voluto che papà tirasse fuori, dall’angolo dove era riposto, il suo bastone da hockey, che, purtroppo, sta facendo le ragnatele… però quell’aggeggio era troppo grande per Diego, quindi papà Davide ha tirato fuori il bastone formato mignon che stava nell’armadio ad aspettare l’occasione buona per farsi conoscere.
Mentre papà rovistava tra le sue mille robe nello scaffale, Diego ripeteva “Non si tòva batòne…”. Appena tirato fuori l’oggetto, il piccolo hockeysta ha subito capito cosa farci, e ha copiato i movimenti di papà e mamma per passarci la palla tra noi! “Trovato batòne papà!”
Oltre a copiare i movimenti con i suoi neuroni specchio, è molto attento a memorizzare e imparare tutte le nuove parole e frasi che sente. E poi ricombinarle insieme, con grande sorpresa di genitori e nonni… per esempio ti dice, con lo stesso tono che ha sentito usare, cose tipo
“papà guarda colombo*… hai visto colombo?”
“hai capito? ho capito!”
“esatto!”
“il colombo* vava via… il camino non vava via…”
“oggi no c’è Niccolò… domàaaani…”
“dov’è macchina papà?… oggi no macchina mamma… oggi guida papà!”
(*i colombi sono un soggetto che lo diverte molto; li osserva dalla finestra, li fa scappare quando li vede).
Ieri pomeriggio, nonna Luisa e nonno Giordano lo hanno portato a fare un bel giro in Villa Revoltella. Al ritorno, nonno ha avuto un momento di difficoltà ad aprire la carrozzina, che aveva il movimento un po’ incastrato.
Al che, Diego guarda nonno Giodi e, candido come tutti i bimbi, dice “nonno, ce la fai?”

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Pensierini dolci del mattino

Diego non ha dormito tanto bene stanotte e ci ha svegliato alle 5 di mattina. Adesso che sono le 7.30, sorride allegro nel nostro lettone.
Paola dice: “Diego, anche se non hai dormito sei allegro! Non come la mamma che se non dorme le viene il mal di gola e di schiena… Sono un rottame…
E io: “non sei un rottame! Sei un’auto d’epoca!!!

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Storielle ammmericane! – 2

Per entrare negli Stati uniti, c’è bisogno di compilare una domanda di ingresso, un “visto” semplificato. In questa domanda, da compilare online, ti chiedono, con un’ingenuità che mi stupisce e mi fa ridere insieme, se stai “cercando di entrare negli Stati Uniti per compiere attività criminali” o se sei “stato coinvolto in azioni di spionaggio, sabotaggio o azioni terroristiche”. Se rispondi di sì, non ti fanno entrare. Geniale!
Basta solo fidarsi della sincerità delle persone. La sincerità è la caratteristica tipica del criminale o del terrorista medio.
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Con la domanda compilata, registrata, e collegata al tuo passaporto elettronico (che contiene un chip con le tue impronte digitali e le foto), puoi presentarti al gate di ingresso del volo. Nel mio caso, mi accoglie una hostess che parla italiano, e guarda caso, ha studiato a Trieste.
Mi dice che deve farmi delle domande di routine per capire se posso salire sul volo.
“Perché vai in America?” – “Per lavoro”
“Dove hai intenzione di soggiornare?” – “in albergo” e mi fa tirare fuori l’indirizzo preciso.
“Ti ha invitato qualcuno? Hai una copia dell’invito?” – “Non sottomano…”
“Quando e dove hai preparato il bagaglio?” “Ieri a casa mia”
“Dove è stato il bagaglio da quando lo hai preparato fino ad adesso?” – “con me”
“Cos’hai comprato in aeroporto?” – “il giornale”
“Sei stato avvicinato da qualcuno che ti ha chiesto di portare qualcosa per lui oppure ti ha dato una busta da mettere in valigia per conto suo? Perché è capitato una volta, e dentro c’era una bomba! – “… no”
“Bene, puoi andare”
‘Sta storia della busta che dentro c’era la bomba mi sa di leggenda metropolitana… Avete mai sentito di una storia così sui giornali?
mi ha detto mio cuggino che una volta gli hanno dato una busta e invece era una booooombaa… Mio cuggino, mio cuggino!


In volo, le hostess ci distribuiscono un foglio, da compilare e presentare alla dogana. All’interno non solo domande tipo “quanti soldi trasportate”,”avete merce che volete vendere negli USA”, ma soprattutto se stiamo cercando di importare agenti patogeni, malattie, terra o sementi contaminate, frutta o verdura.
In effetti portare colture o animali estranei mi sembra importante. Gli australiani ne sanno qualcosa; nell’800 hanno importato conigli per il gusto di andare a caccia, e adesso non sanno più come liberarsene, perché i conigli, in Australia, non hanno nessun predatore naturale e si riproducono senza limiti. Hanno anche importato una specie di edera rampicante e decorativa, che tanto piaceva agli inglesi, e anche questa non hanno ancora capito come distruggerla. Quindi conosco il problema, e, dopo aver compilato il foglietto, sbarco e mi metto in fila per la dogana. Fila lunga. A un certo punto passa una poliziotta, con un cane tipo bracco poliziotto anche lui, lungo tutta la fila. Il cane ha una mantellina con scritto “Proteggi l’agricoltura”, e la poliziotta ha in mano un sacchetto di plastica.
Il bracco fiuta la gente e si ferma davanti ad una donna dall’aspetto nord-europeo, scodinzola e punta la sua valigia. La poliziotta dice qualcosa tipo “bravo Fufi” al cane, e apre la valigia, trovando all’interno ben due mele di provenienza estera. Prende le mele, le fa annusare al cane, contento, e le mette nel sacchetto prendendole con i guanti. Nel sacchetto vedo altre mele, alcune morsicate, e delle banane. Saranno il premio per il bracco o saranno distrutte? Comunque prende nota del nome della donna, forse per una multa.

In fila davanti al banco dell’agente della dogana c’è un gruppo di persone dai tratti arabi. Ovviamente sono controllati a lungo. Uno di questi, evidentemente, assomiglia al tipico ritratto del terrorista, “occhi neri, barba lunga, pelle scura… È uno di loro!”. Lo controllano più volte e la sua fila si blocca per venti minuti.
Invece l’agente che controlla me, mi chiede di nuovo le impronte digitali e mi fa una foto, per confrontarle con quelle registrate nel passaporto. Un’altra volta ancora mi chiede il motivo per cui voglio entrare negli USA, quanto e dove starò. Passo indenne, mi consegna il foglio timbrato, che devo riconsegnare 50 metri più in là ad un altro agente che lo guarda e lo mette via.

Le divertenti procedure di ingresso in America, sono a prova di bomba…

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Storielle ammmericane! – 1

Sto andando in America per lavoro.
E, come diceva Chuck Palahniuk in Fight Club, anche io ho conosciuto il mio amico di volo a porzione signola.
Ovviamente, essendo un americano standard, non poteva che chiamarsi John Smith! Nome standard. (E anche adesso che scrivo dal gate di imbarco per Kansas city, all’altoparlante stanno chiamando John Smith. Ma un altro, credo).
Il volo intercontinentale è stato lungo, ma non terribile. Le poltrone della classe business sono belle comode e il pranzo è stato piuttosto piacevole.
Abbastanza divertente la mossa che lo steward ha fatto per smezzarmi un bicchiere di vino che mi aveva offerto: ne avevo chiesto un poco per assaggiare, e me ne ha versato uno pieno. Gli chiedo se può mettermene meno. Prende un altro bicchiere, si mette in mezzo alla corsia, lontano dagli altri passeggeri. Si flette sulle ginocchia, mette un bicchiere quasi sopra l’altro. Prende la mira, e in un solo movimento versa dal bicchiere in alto in quello in basso, alzandosi contemporaneamente di nuovo in piedi. Mi guarda soddisfatto mostrandomi i due bicchieri con la stessa quantità di vino e mi fa cenno di scegliere quello che preferisco. Bella mossa!
Il mio amicoporzionesingolaJohn era piuttosto pratico di viaggi lunghi e quindi si è sentito in dovere di darmi un po’ di suggerimenti. Non richiesti e di conseguenza inutili…
E nel frattempo, dall’aperitivo di benvenuto in poi, si è scolato, nell’ordine: due vodka doppie con ghiaccio, due bicchieri di vino a pranzo, un gelato affogato al baileys, un whisky e cola.
Risultato: a me è venuto il mal di testa, lui invece ha dormito a lungo e benissimo…

All’aeroporto di Chicago aspettiamo l’ultimo volo per Kansas City. L’aereo arrivava da Madison, Wisconsin, a circa 30 minuti di volo da noi. Ma da quelle parti il meteo era terribile e non potevano partire. Così, di 20 minuti in 20 minuti, il volo è stato posticipato di quasi 4 ore…
La fame si fa sentire. Tra macdonals e la concorrenza, vado dalla concorrenza. Ordino un panino, e l’ispanico al bancone mi attacca bottone spavaldo:
I:”ah, una persona felice!”
D: “Dici a me?”
I:”sì, sei felice, lo vedo dai tuoi occhi!”
Lo guardo, e non mi sembra di avere questo aspetto così sgargiante, dopo 26 ore dalla partenza…
D:”son contento che ti sembro felice, ma sto aspettando il mio volo da più di tre ore, il mio umore non è proprio…”
I:”ma se non fosse per questo saresti contento?”
D:”beh, forse sì…”
I:”vedi che avevo ragione?”
D:”ah-ha.., sìssì…”
I:”da dove vieni?… Aspetta, indovino… Germania!”
D:”no…”
I:”Polonia!”
D:”no…”
I:”allora… Russia! Sei russo!”
D:”no, vuoi provare ancora?”
I:”…”
D:”sono italiano”
I:”ah!”, e in italiano “un italiano vero!”
D:”esatto!”
L’ispanico smette di colpo di guardarmi e di chiacchierare. Due minuti dopo, “Panino pronto” e senza aggiungere altro me lo consegna…
Siamo così ben considerati nel mondo?
E soprattutto: il panino faceva cagare così di suo o me lo hai fatto cattivo apposta???

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Il logaritmo del ginocchio

Come forse saprete, un mese fa, durante una partita di hockey, ho avuto un infortunio e come risultato ho rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Sono stato a casa con la gamba ferma fino a tre giorni fa, quando ho finalmente tolto il tutore che mi fasciava. Colpa l’immobilità prolungata, adesso ho di nuovo il ginocchio dolente. Di notte faccio fatica a trovare una posizione comoda e non riesco ad addormentarmi facilmente (anche adesso…).
Ieri notte, per addormentarmi, mi sono immaginato a fare lezione di matematica ad una classe di ragazzi delle medie, o giù di lì. Argomenti? Il significato dell'”entità numero”, la rappresentazione dei numeri, la notazione decimale e in base due, tre e quattro, per poi arrivare ai logaritmi, e il significato della funzione logaritmo come il numero minimo di cifre necessarie a rappresentare un numero in una certa base.
Per finire, gran gioco a sorpresa, avrei spiegato alla classe come contare fino a mille e più usando solo le dita delle proprie mani. (Esercizio valido per tutti i lettori; provateci, si può! Mandate la soluzione nei commenti).
Tutto corredato di esempi comprensibili e divertenti.

La matematica, che da giovane non adoravo e che mi ricambiava di conseguenza, è, invece, fantastica.
Ed è l’unica cosa astratta in cui credo. Qualunque dio è una balla. Il numero invece esiste al di là di tutto. Sono molto Pitagorico in questo.

Bon, a parte la tirata filosofica, alla fine della lezione mentale mi sono addormentato. Ma la lezione me la ricordo ancora, e se qualcuno ha bisogno di un ripassino, mi chiami pure. =)
Per finire, nonostante il mio amore odierno per la matematica, scambierei volentieri un logaritmo vecchio con un legamento nuovo…
E buonanotte a tutti

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presto presto!

stamattina avevo calcolato tutto, che uscivo presto di casa, andavo in banca ed entravo al lavoro entro le 8:30.
invece sono uscito 5 minuti più tardi del previsto. allora cammino veloce e arrivo alla banca che sono le 8:12.
forse ce la faccio. giro la maniglia… chiuso. si apre alle 820. bon, aspetto. alle 8:20:01 la guardia giurata apre, entro, arrivo allo sportello: “devo fare questi due versamenti”. il cassiere guarda e riguarda i bollettini, si sistema con calma la tastiera e il monitor, aspetta che il sistema si avvii, e comincia a battere una combinazione di tasti sulla tastiera.
moooolto lentamente.
mi biascica ancora più lentamente, con una voce profonda e stanca “questi… bollettini… li ha fatti… la filiale… di… piazza borsa… per incassarli… devo fare un bonifico…” e bon, fammi sto bonifico! entro oggi però! altra combinazione di tasti, e poi lentamente “ho bisogno… di un documento… e del codice fiscale…”.
sta un minuto intero, cronometrato, a scrivere il codice fiscale sul terminale. sono 16 caratteri, uno ogni 4 secondi. più lento di un bradipo.
prende un foglio, lo inserisce delicatamente nella stampante, fa la somma dei due versamenti, scrive il risultato sul computer e preme invio. la stampante risponde velocemente con la ricevuta del bonifico. e il cassiere mi dice “vuole… per cortesia… fare una firma per ricevuta…” prendo, firmo, restituisco.
“bene… è tutto… grazie…” e lì arriva il mio sbaglio:
vuole anche i soldi o posso andare via così?!!?!” – “eh… sì… i soldi… è meglio”.
conta, sottrae, mi dà il resto, saluto ed esco. ore 8:39.
19 minuti per fare un bonifico. record mondiale!

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