Voglio fare l’astronauta

Diego: “Papà, si può andare sulla luna?”

Davide: “Forse con una scala molto grande… No, non credo… Ci vuole un razzo, come il razzo Egidio, ma vero”

Diego: “E dove si trova un razzo?”

Davide: “All’Agenzia Spaziale Europea, lì hanno i razzi per andare sulla luna”

Diego: “E come si fa ad andare là?”

Davide: “Devi studiare molto e poi devi andare a fare domanda per entrare, e se sei bravo ti scelgono per andare sulla luna”

Diego: “Ma vieni anche tu, con me?”

Davide: “Se vuoi ti accompagno a fare domanda…”

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Una lunga attesa

Un mese fa.
Dado mi mostra: finalmente è uscito, il primo singolo di Serena Finatti, nel suo album solista.
Un piccolo schermo sul tablet fa scorrere le immagini del video.
Cerchiamo l’intero album da acquistare online ma non lo troviamo.
Ci scambiamo uno sguardo interrogativo.

Due settimane fa.
Notte fonda, sto sognando.
Voglio organizzare un concerto a Trieste in cui si possa sentire Serena dal vivo.
Spesso i sogni nascono da vecchi ricordi.

Venerdì scorso, fine pomeriggio.
Fabbrica quasi vuota, sto per spegnere il computer ma ho qualche minuto ancora e mi metto le cuffie.
Riascolto “Incantata dal cielo”.
E l’emozione mi travolge…

Ora “Serena più che mai”, il nuovo disco, è arrivato!
Le anteprime si possono ascoltare su iTunes.

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Stanotte lo stagno di Banne me lo sono sognato

E stamattina, nella realtà, aveva un forte odore di erbe aromatiche.

lo stagno in primavera tante lumachine Allo stago di Banne con Diego giochiamo con l'erbetta!

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Prova a catturare le immagini della notte, se ci riesci…

Sarà che il clima ventonevoso di questi giorni me ne fa sentire la mancanza, ma questa notte ho sognato di fare una bella passeggiata in bosco con il sole caldo del tramonto.
Il mio programma era salire il sentiero del monte Cimon (chissà se esiste davvero?) per arrivare a visitare un trio di laghi che portava lo stesso nome.
La scarpinata nel bosco era intervallata da percorsi fatti a scale di legno, che per qualche fantasioso motivo si arrampicavano anche su per i tetti delle osterie, e portavano ad ampi panorami sulle colline e sotto nuvole iridescenti.
La vegetazione era ancora tinta d’autunno, e io cercavo a più riprese di fotografare questi splendidi paesaggi, però l’immagine che inquadravo non era mai uguale a quella che poi rivedevo nel monitor della macchinetta fotografica. E naturalmente, in quell’ambiente onirico il pulsante dello scatto non si premeva bene: bisognava pigiare più volte e non si era mai sicuri che l’immagine fosse stata salvata. Per cui mi dicevo: “Che strano, oggi la macchina fotografica funziona male come nei sogni…”

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Come passar la notte a cercare di risolvere problemi

L’altra notte ho sognato di partecipare a delle olimpiadi di matematica.
Una amica allo stand di una fiera me lo proponeva, consegnandomi un modulo bianco e rosso con i quesiti, e io mi dicevo: perchè no?
Il concorso era dedicato a giovani scienziati di tutta Europa, e tra le varie domande c’era questa: “Qual è l’altezza di un cono avente base B?“.

Io scrivevo questa risposta: “L’altezza di un cono avente base B può andare da un centesimo di B a cento volte B, assumendo un’infinità di valori all’interno di questo intervallo. Per valori di altri ordini di grandezza, il cono non è più facilmente visibile: per quei casi in prima approssimazione tanto vale chiamarlo cilindro o disco“.

Anche il nostro amico Luca partecipava alle olimpiadi, e la sua tecnica (autorizzata dal concorso) era quella di contattare quanti più professori universitari possibile, per consultarli sulle risposte migliori nei vari campi della scienza. Infatti il concorso rendeva pubbliche tutte le domande per una settimana e si poteva concorrere insieme alla propria comunità scientifica.

Anche Dado partecipava alle olimpiadi e lo vedevo disegnare a matita un bel cono ombreggiato sulla sua pagina dei quesiti.
Il premio in ballo era un volo aereo per una vacanza di due settimane con destinazione a scelta, e noi due decidevamo di comunicarci le risposte migliori che venivano in mente a ciascuno, per migliorare al massimo il proprio questionario: in questo modo volevamo aumentare la probabilità che almeno uno dei due vincesse il volo. Alla fine, se ci andava bene, avremmo comunque fatto la vacanza assieme!

Come sono andate a finire le olimpiadi di matematica?
Non lo so, ma potrebbe essere un quesito per un sogno successivo.

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Storie di Lagolo – 2

L’attività organizzata in Trentino e sul Monte Bondone è sempre molto ricca di eventi, e noi quest’anno abbiamo approfittato della proposta culinaria organizzata dall’orto botanico Le Viote: l'”Aperitivo biodiverso”!
Questo giardino botanico si trova a 1500 metri di altezza e ospita 2000 specie botaniche provenienti da gruppi montuosi di tutto il mondo; noi lo avevamo già visitato gli anni scorsi; spesso è punto di partenza per varie iniziative ed escursioni.
Come farsi scappare una mattinata con la guida che ci illustra le specie delle erbe aromatiche, curative e commestibili, in modo da imparare prima a riconoscerle e ad apprezzarne il profumo, per poi gustarle poco dopo nei preparati sott’olio o nel pane o in marmellata?
Dopo l’olio mugo, lo sciroppo di resina di pino mugo con cui guarnire gelati e formaggi (nel nostro caso, la ricotta di pecora), uno dei pezzi forti è stato senz’altro il radicchio dell’orso: la notte successiva me lo sono sognato!

vista sull'orto botanico la guida ci mostra il radicchio dell'orso mappa delle Viote in fondo si vede la segale
pane di segale, formaggio con pepe, peperoncino ed erbe radicchio dell'orso sottolio cin cin vista sui monti dalle Viote
zona delle Viote ad arboreto belli i pascoli a nardo lo stagno delle viote pianta che dovrebbe essere nota anche a Luisa

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Il logaritmo del ginocchio

Come forse saprete, un mese fa, durante una partita di hockey, ho avuto un infortunio e come risultato ho rotto il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Sono stato a casa con la gamba ferma fino a tre giorni fa, quando ho finalmente tolto il tutore che mi fasciava. Colpa l’immobilità prolungata, adesso ho di nuovo il ginocchio dolente. Di notte faccio fatica a trovare una posizione comoda e non riesco ad addormentarmi facilmente (anche adesso…).
Ieri notte, per addormentarmi, mi sono immaginato a fare lezione di matematica ad una classe di ragazzi delle medie, o giù di lì. Argomenti? Il significato dell'”entità numero”, la rappresentazione dei numeri, la notazione decimale e in base due, tre e quattro, per poi arrivare ai logaritmi, e il significato della funzione logaritmo come il numero minimo di cifre necessarie a rappresentare un numero in una certa base.
Per finire, gran gioco a sorpresa, avrei spiegato alla classe come contare fino a mille e più usando solo le dita delle proprie mani. (Esercizio valido per tutti i lettori; provateci, si può! Mandate la soluzione nei commenti).
Tutto corredato di esempi comprensibili e divertenti.

La matematica, che da giovane non adoravo e che mi ricambiava di conseguenza, è, invece, fantastica.
Ed è l’unica cosa astratta in cui credo. Qualunque dio è una balla. Il numero invece esiste al di là di tutto. Sono molto Pitagorico in questo.

Bon, a parte la tirata filosofica, alla fine della lezione mentale mi sono addormentato. Ma la lezione me la ricordo ancora, e se qualcuno ha bisogno di un ripassino, mi chiami pure. =)
Per finire, nonostante il mio amore odierno per la matematica, scambierei volentieri un logaritmo vecchio con un legamento nuovo…
E buonanotte a tutti

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L’Isonzo da Sagrado a Savogna

Ieri sono tornata in bici. Era ora!
Ho cominciato a mappare alcune discese sull’isonzo.

Prima esplorazione: Sagrado, le chiuse presso il ponte.
Avevo sognato una zona come quella proprio in questi giorni…
Nel sogno guidavo un auto, la “carretta” di una volta, su sentieri ricoperti di neve, curve, boschi. E poi arrivavo a una cascata, immergevo per un po’ le ruote in acqua… finchè dovevo fermarmi, tornare indietro, mentre controllavo l’altezza che il pelo dell’acqua aveva raggiunto…

Nella realtà, sono entrata nella zona cantiere sotto il ponte, dove dei tecnici stavano riparando i grossi sassi del gradone che di solito viene levigato dall’acqua.
In quel momento il gradone era esposto e secco, perchè il livello del canale era abbastanza basso. Così ci ho pedalato e camminato sopra pure io, mentre il direttore dei lavori mi guardava male.
Già nel pomeriggio, al ritorno, quello stesso punto era di nuovo coperto dal fiume: l’acqua scivolava sul piccolo salto, curvando tranquilla.

Seconda discesa: dopo Poggio Terza Armata, sotto Peteano, a Boschetta.
Il sentiero non si individua facilmente, è avvolto dalla vegetazione alta. Di quella che quasi richiude il single track e ti accarezza le braccia, mentre tu speri che non abbia le spine! E poi intasa il cambio, arrotolando rami verdi su tutta la ruota dentata…
Da quelle parti l’Isonzo si era ritirato. Segno del suo recente passaggio, la sabbia ancora scura sui ciottoli del greto.

forme del letto il gradone dietro le chiuse verso il salto dell'isonzo le fronde portate dal fiume
rondini e nuvole in alto a sinistra il fiume ciottoli di fiume il cielo sopra di me
attrezzi ancora in uso? strada da imboccare per l'ingresso a fiume colonie di aironi il canale presso Farra

Terzo incontro con l’Isonzo: a Savogna di sotto.
L’itinerario si imbocca da via Josip Vilfan, superando l’autostrada con un sottopassaggio.
Si entra nel folto della vegetazione dell’argine, finchè il sentiero di sassi e pozzanghere sfuma in dune di sabbia, e arriva il senso di anticipazione per l’orizzonte che sta per aprirsi…

Questa volta mi sono portata un pranzo vero e proprio: un po’ di pizza, frutta e dolce, proprio quello che ci voleva per restare abbastanza a lungo seduta accanto all’acqua, e immergermi nell’ambiente per ore.

La zona è quasi deserta, il suono delle onde attutisce i pensieri.
Solo su una lingua di sassi lontani si affolla una colonia di uccelli, sembrano aironi; ogni tanto si alzano in volo, si danno il cambio, aggiustano continuamente le proprie posizioni.

Più passa il tempo, più si notano i piccoli movimenti… come allo stagno, che si rivela solo se aspetti.
Le foglie degli alberi vibrano, verde-argento-verde-argento, rumore bianco.
Le nuvole si trafsormano indolenti: sì, camminano piano anche loro.

Il cielo si espande.
In basso, pecorelle. In alto una piazza azzurra, sgombra. Quanto sarà profonda? Sembra una vertigine. Come il mare quando ci si spinge al largo, e gli occhi verso il fondo vedono solo il blu, e si trema un attimo all’idea di guardarci ancora dentro… prima di decidersi: continuo a nuotare.

L'isonzo a savogna di sotto

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Largo vuoto

Una settimana da sola, anzi, nove giorni, mentre Dado è a Cernusco.
E ci sentiamo tre-quattro volte al giorno, almeno. Messaggi, telefonate, foto, storie della nazionale.
E io ho preso ferie, e quindi accentuo l’effetto straniante.

Il weekend in dacia. Scrocco un pernotto in più.
Il lunedì a Rovigno. La comunità delle italiane intona “un mazzolin di fiori”.
Il martedì e il mercoledì al mare. Ricomincio a mappare i fondali a nuoto.
I pomeriggi alla casa vecchia. Ordine, scatole, mobili, bidone aspiratutto.
Giovedì al lavoro. Giusto per non perdere il vizio.
Venerdì da Esatto, alle Poste, alla Coop.
Insalata pranzo e cena, tè, tisana, tè.
Sposto il detersivo. Il suo nuovo posto è in cucina: ovvio, la lavatrice è lì!
E la sera la radio, la mattina la radio.
Dormo sola, sveglia sola, tutto in ordine quanto mi pare.
Gelato da Toni. Gelato da Crema e Cioccolato.
Luce, un po’ di pioggia, luce.
Dormo sola, sveglia sola, sogno.
Sembra un’ascesi.

Sogno persone di 42 anni che non conosco, un brivido.
Sogno di avere l’incarico di leggere le parole di saluto a Matteo.
Sogno un concerto dei Deja, due pezzi, due classici. Di te dei no non so e Laila. E io nel sogno ballo al loro concerto. Sono quasi brava come Giulia, la ballerina ufficiale. Faccio delle figure con tuffi, e mimo l’acqua col ghiaccio che sfrigola, e volo. Sogno lucido, nei salti resto su più del delfino.
E mi ricordo che l’arte è istinto.

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Perchè faccio questi sogni?

E’ notte, e sogno che è già domenica.

Anche se sto sognando, mi ricordo che è il momento di andare a votare per i referendum.
Entro nella cabina, e mi accorgo che mi è stata data solo una scheda su quattro. Mi domando se posso uscire a chiedere le altre… ci provo, mi va bene, ricevo le altre.
Mi va bene per modo di dire: ho ricevuto un mix di pacchetti di carta di vari colori: alcune sono le schede per votare, altre sono buste per il tè… Devo aprirle una per una per scoprire quali scartare. Una volta intasata la mensola a mia disposizione con filtrini pieni di erbe e schede effettive, noto che, nel mucchio, alcune schede mi sono state date doppie. Torno fuori e restituisco quelle in eccesso. Rientro nella cabina, e mentre il sogno scorre, dico a me stessa: “onesta! non hai approfittato delle schede in più per favorire il quorum!“.
Mah.
Mi metto finalmente a segnare le schede con la mia preferenza. La tendina che chiude la cabina, però, comincia a cadere. Creco di sistemarla: l’astina che porta la tenda si è rotta, tento di ripararla lì per lì, con stecche di paglia, chiodini fissati alla bell’e meglio… penso che ci vorrebbe Luisa, lei sì che è esperta di tende…
Quando mi sembra che la tendina sia a posto, scopro che dentro la cabina è entrata un’altra signora. “Aspetti che finisco, è ancora il mio turno!”, le dico. Ma lei mi risponde chiamandomi per nome, mi attacca un bottone incredibile, a proposito del fatto che io le avrei scritto delle lettere che però erano destinate alla persona sbagliata… La spingo fuori: “Se lei resta qui mentre io voto, ho paura che il mio voto venga annullato, esca!“.
Sono finalmente di nuovo sola nella mia cabina. La tendina ormai è mezza distrutta, tutti mi potrebbero vedere, ma cerco di concentrarmi e finire.
Sento voci dalla cabina vicina. C’è una persona anziana che non riesce a leggere il testo della scheda scritto troppo in piccolo, e tenta di farsi aiutare da un giovane che le legga tutto il romanzo.
Apro la scheda: in effetti il testo è tutto una giungla. Pieno di foto e di settori a diverso significato, sembra una paginetta di una rivista post-moderna, anzi, un paginone, e c’è persino la pubblicità. E mi domando. “Ma chi si è permesso di metterci la pubblicità pure qua!“.
Comunque, quello è il meno. I riquadretti con il SI e con il NO non si trovano. Sono persi in mezzo a un mare di simboli grafici. Ad un certo punto, li trovo: ma ce n’è più di due. Sono tre! E poi dentro il riquadro, c’è l’inchiostro della stampa che fa lo spazio tutto nero. Anzi, è grigio, dello stesso grigio della matita copiativa. E i piccoli Si e i piccoli NO gli stanno tutto intorno. E mi domando chi si è inventato questi simboli grafici che è faticosissimo interpretare!
Provo a fare una bella “X” molto grande sul riquadro che mi interessa: dentro il grigio la matita non si vede, ma sugli angoli calco per bene le gambette di una “X” gigante… Forse ce l’ho fatta… però mi accorgo che anche tutti gli altri riquadri sono stati già segnati! Ci sono già tre “X”! Mi hanno dato una scheda nulla!
Esco dalla cabina mezza sconsolata, ma faccio ancora un tentativo. Provo a spiegare alla commissione scrutatrice che mi è stata data una scheda già nulla in partenza, forse loro non mi crederanno e penseranno che l’ho annullata io… però mi faccio coraggio: se sono stati loro a fare l’errore, in fondo, avvisandoli, posso aiutarli!
E il sogno continua con l’incubo del tentativo di discussione con gli scrutatori, che si passano la “patata bollente” dell’argomento l’un l’altro, mentre io in un angolino della mente dico a me stessa che forse avrei fatto meglio ad inserire la scheda nell’urna lo stesso: in fondo, anche se nulla, almeno un aiutino al quorum lo avrebbe dato…
E sulle immagini degli scrutatori (che guardano di nascosto sotto il tavolo il mio foglio gigante per controllare se è nullo veramente…), finalmente mi sveglio.
Guardo l’orologio.
Manca un’ora alla sveglia….
Uffa!
Ma ti pare.
Ci mancava solo questo.
Un inconscio per il quale votare in modo efficace sembra più difficile che superare l’esame di maturità…

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