Io per il parcheggio ho la mappa col segnaposto magnetico

Ore 20.
Ho salutato Dado da un po’, lui è andato a hockey, io sono rimasta a casa tranquilla.
Mi bevo un tè.

Suona il campanello.
Drin! Drin! Dri-ri-rin!!
Una suonata vivace!
Questo mi sa che è Dado.
Apro e mi affaccio sul portòn.
Infatti.

“Ciao Paolins, dove ho parcheggiato?”
“Mmmh… vicino alla mia, presso la parruccheria!”
“Dove? Ah? Sì! E’ vero! Anche la mia è vicino alla parruccheria. Grazie, vadoo!”

(E mi ricordo Elio che cantava: la parruccheria è un po’ morta…)
(E mi domando: ma da quanto tempo Dado era là che cercava l’auto?)

biancorosso dimorphoteca bianca curve gialle delicatessen

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Io non russo, tutt’al più, chiacchiero…

Continuano le puntate del sonniloquio Dadico: Dado è come un oracolo, di notte emette sentenze che possono essere utilizzate per capire se le cose vanno bene o no.
In fondo, come sorpresa notturna, non è male. Come dice Dado: “Io non russo, tutt’al più, chiacchiero”.

Stanotte io ero ancora sveglia, che non riuscivo a prendere sonno, quando ad un certo punto Dado ha cominciato a parlare. Ecco il dialogo:

D: Hai sentito?
P: Cosa?
D: Che ti ho detto grazie!
P: Perchè?
D: Per le palle! Di caccole! Grandi palle, grande grazie, grande amore!
P: Sei sveglio?
D: Così così…

(ovviamente, la mattina dopo, Dado non ricordava nulla. Comunque mi sa che anche questa volta il responso dell’oracolo è stato positivo…)

tunnel infinito

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Il fantasma formaggino o il formaggino fantasma?

Con il ponte del primo maggio è arrivato il sole, e il davidaola team è tornato in bici per un’anteprima delle lunghe vacanze sul pedale. Placido risveglio e lenta colazione, treno delle dieci, arrivo a Udine e via, verso la sagra dei formaggi e delle latterie di Fagagna!

Le strade tra i campi sono tranquille se non deserte, i papaveri occhieggiano tra le distese gialle della colza, e il profumo d’erba tagliata mette allegria.
Siamo quasi arrivati. “Ho già un po’ di fame, Dado, che ora è?” “Undici e quaranta, ho un buchino anche io”. “Che presto, l’aria buona mette appetito!”
Arriviamo al centro di Fagagna, pronti alle degustazioni di formaggi, ma non troviamo niente: sembra una località fantasma. “Manifestazione sospesa per le poche adesioni”, ci dicono. Peccato. Andiamo subito a consolarci con uno spuntino.

Troviamo aperto solo un ristorante con elegante sala matrimoni, non è ancora mezzogiorno ma entriamo lo stesso, accaldati e un po’ dubbiosi sui nostri pantaloncini da bici, mentre tovaglie bianche e lunghe fino a terra fanno bella mostra di sè.
Un tipo dalla faccia tutta rossa che sembra Woody Allen ci blocca: “Tutto prenotato!”.
Mentre io arretro, lui ammette che stava scherzando, però a me sembrava plausibile: “In effetti avrebbero ancora potuto arrivare degli altri invitati, dato che è presto”, mi difendo io un po’ confusa. “Presto? Sì, sono le due…” Continua a scherzare lui… “Che buontempone”, si schermisce la sua compagna.
Insopportabile, penso io.

Pranziamo con piatti spettacolari. Una superba crema di ortiche con involtino di sogliola, che non dimenticherò. Un originale semifreddo al limone con crema di rhum e menta, che a Dado ricorda il mojito.
Mentre mangio, controllo eventuali messaggi sul cellulare. “Dado! Ma sono le due e quaranta! Che ora fa il tuo orologio?” “Mezzogiorno e venti…” “Ma va al rallentatore! Ti credo che avevamo fame…”
E il buontempone aveva ragione…

fagagna vista dal castello Dado sul pedale Palla tra i fiori papavero e colza
fagagna in verde crema di spinaci con involtino di sogliola dolce limone menta e rhum fagagna campagna
da dove nasce la pasta asciutta massime al bagno mura del castello di fagagna pioggia incombente

Percorso del giro:
UDINE stazione – via Roma – via Ciconi (con pista ciclabile) – via Tullio – via Ferriere – alla rotonda via Marangoni – seconda a sinistra: viale Venezia, da percorrere fino a superare gli svincoli per l’autostrada – via S. Caterina – a destra, via Roma – PASIANO – a sinistra, via Colloredo (con pista ciclabile) – COLLOREDO – via Udine – via Silvio d. Forno – via S. Marco – PLASENCIS – a destra SP10 – CICONICCO – ancora SP10 – via Udine – FAGAGNA

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Ritornano i racconti di viaggio

Rieccomi qua. Sono tornata dopo più di una settimana passata fuori casa.
Trasferta di lavoro e vacanza successiva, prima Genova e poi Bologna.

A Genova ho potuto fare dei piccoli giri a fine giornata.
Son passata un salto al ristorante “da Ugo”, e ho trovato il gestore Fabrizio che si ricordava di me: “Ehilà, saranno un paio d’anni che non ci si vedeva!”, mi ha detto. In effetti l’ultima tappa risaliva al viaggio di nozze. Questa volta non avevo tempo per fermarmi: mancava poco alla partenza del treno. Ma Fabrizio mi ha fatto accomodare comunque al tavolone dei viaggiatori (quello condiviso), e in un attimo mi ha fatto portare delle acciughe impanate ripiene. Conosco il suo menù a memoria: una certezza.

ferrari acciughe impanate ripiene

Il treno poi l’ho preso, per un soffio però… Ho fatto il biglietto un attimo prima della partenza.
Raggiungo il binario, salto sù, su una carrozza a caso, e a quel punto guardo sul biglietto la prenotazione. Il mio posto è dall’altra parte del treno, ovviamente: devo andare alla carrozza 11. Equipaggiata con diverse valigie, mi faccio strada a fatica tra i bagagli lasciati lungo il corridoio. Arrivo alla carrozza 10, penso di essere quasi arrivata, quando vedo che… dopo la carrozza 10 c’è il nulla! Il binario che scorre vuoto! Cos’è, uno scherzo, mi dico? Dov’è la carrozza 11?
Ricontrollo il biglietto: sì, c’è scritto proprio carrozza 11… però di biglietti ne ho due, quello è il posto sul treno successivo! Meno male. Guardo l’altro biglietto, che indica il posto corretto. Mi consolo: devo solo rifare tutta la strada attraverso i vagoni nell’altra direzione…

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Ritorno di Ico e Cla

L’altra settimana siamo andati a cena da Massimo e Arianne. Ico e Cla erano tornati in Italia e finalmente potevamo rivederli senza che ci fosse di mezzo il monitor con la connessione a Skype.
Dopo una cenetta strepitosa in stile francese (antipasto con patè d’oca, torta salata, faraona alle verdure e torta di mele caramellate e panna… yummm!), Clara ci ha raccontato del giorno in cui ha avuto il primo vero incontro ravvicinato con la neve. Questo evento infatti si è svolto per lei, dopo la serie di caldi inverni in Argentina, più o meno a diciott’anni in una vista ad un amico polacco.
C’era stata una abbondante nevicata presso il paese del suo amico, e Clara con un’amica si è potuta godere per la prima volta le discese con lo slittino sulla collina vicina. Mi vedo ancora Clara e la sua amica, entrambe equipaggiate con l’elmetto, un casco della seconda guerra mondiale con la stella rossa, che l’amico aveva detto loro di dover usare, per prenderle in giro sulla loro scarsa dimestichezza con la neve…

antipasti torta salata icocla e le foto gruppo

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Le mini avventure del mini ombrello

L’altra mattina sono uscita di casa che minacciava pioggia.
Mentre Dado riportava rapidamente dentro casa il bucato steso fuori, io ho preso all’ultimo il suo ombrellino azzurro.
Un ombrellino un po’ strano, devo dire, perchè si chiude ripiegandosi all’insù. Magari c’è una logica in questo: il lembo che si chiude trattiene le gocce d’acqua all’interno, per cui non sgocciola se sei appena entrato a casa di amici. Però ha anche il manico telescopico che si allunga quando vuole lui, basta lasciarlo sotto il peso proprio e, invece di star compatto, cresce…

onde del tramonto nonsolosegni

Bon, fatto sta che quel giorno per fortuna ci sono state poche gocce, e a fine giornata ho preso l’autobus per tornare a casa in tutta tranquillità. O almeno, così credevo…
Poco dopo, davanti al mio autobus (la 23, ndr), ne ho visto un altro che sarebbe stato proprio comodo acchiappare (cioè la 8): mi avrebbe permesso di arrivare proprio sotto casa, ma era difficile saltarci su senza rischio di perderlo, all’unica fermata comune… Comunque mi scappa di dire a voce alta (e il conducente mi sente, dato che ero seduta là vicino): “chissà se riesco a prendere la 8 che sta davanti?”. Fatto sta che il conducente decide di aiutarmi: dà un colpo di clacson per farsi sentire dall’autista della 8, mi lascia scendere dalla porta davanti (anche se non si dovrebbe), e così autorizzata salto giù dalla 23 e riesco a balzare sulla 8 che stava davanti giusto in tempo.
Riprendo posto nella mia posizione preferita, quella davanti con massima visuale, e il nuovo conducente si vanta: “Bello prendere l’autobus così al salto, eh?” Insomma lo ringrazio per la cortesia con cui ha accordato l’intesa per farmi salire, e nel frattempo comincio ad avere la sensazione di avere dimenticato qualcosa…

L’ombrellino di Dado!!!
Ho dimenticato l’ombrellino di Dado nell’autobus precedente!!!
Ormai i percorsi dei due autobus si erano già divisi… L’unica successiva fermata comune era venti minuti dopo, in stazione, all’ultima fermata della 23… Potevo scendere in stazione per tentare di recuperarlo, però mi sarei ritrovata nella stessa condizione che avevo prima di fare il cambio di bus… Non dico tanto per il vantaggio perso sul tratto aggiuntivo che avrei potuto fare con la 8, ma per l’idea che si sarebbe fatto l’autista nel vedermi scendere lì, dopo che si era impegnato per “salvarmi”…

Bon, mi decido. E’ l’ombrellino di Dado, se riesco a raccontargli che l’ho recuperato, mi sarò fatta onore. Quando arrivo in stazione, scendo dall’autobus mimetizzandomi tra la folla che scende… Vado subito al capolinea della 23, dove c’è ancora un autobus che sta fermo: forse l’ombrellino è ancora lì…
E invece no! La 23 non c’era più, quello che avevo visto in lontananza era un altro autobus, per cui l’ombrellino sembrava destinato a finire in qualche mucchio di oggetti smarriti, sigh!!…
All’arrivo a casa, non mi resta che confessare al Dado l’accaduto. Dado mi consola dicendo che in fondo gli era costato solo quattro euro… insomma, pazienza, la storia sembra essere finita…

E invece no.
Il giorno dopo, a metà mattina, mi arriva una strana telefonata.
“Pronto? Ciao, sono Marco”
(Marco chi?, mi domando? Non riconosco la voce)
“Ho il tuo ombrello!”
(Il mio ombrello, cioè l’ombrello di Dado, uao! Che bello! Come sarà successo?)
“Ieri sull’autobus una signora ha anche cercato di seguirti per portartelo!”
(Portarmelo? Seguirmi nel salto da un bus all’altro?)
“Le ho detto: tranquilla, tranquilla, glielo porto io domani in ufficio… Ora sono al piano terra, al servizio assistenza HP, quando vuoi te lo porto…”
Che bello, un collega che era sullo stesso bus mi ha riconosciuta mentre saltavo giù, ha visto la scena e ha chiuso il cerchio!

il cielo intrappolato diamanti nel mare

Sono andata poco dopo a trovarlo (peraltro in un magazzino abbastanza infrattato, con porta allarmata e codice di sicurezza, dove solo chi mette mano all’attrezzatura dei PC può entrare…) e quando ho bussato a quella mega porta buia, lui ha capito che ero io, e mi ha aperto subito con l’ombrellino già in mano…
Sono riuscita solo ad offrirgli un bonus caffè. Per la prossima volta, dato che non ha potuto approfittarne subito. Comunque, fatta!!
Alla fine Dado era così contento che quell’ombrellino me l’ha regalato…

(Ho fatto un affare?)

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presto presto!

stamattina avevo calcolato tutto, che uscivo presto di casa, andavo in banca ed entravo al lavoro entro le 8:30.
invece sono uscito 5 minuti più tardi del previsto. allora cammino veloce e arrivo alla banca che sono le 8:12.
forse ce la faccio. giro la maniglia… chiuso. si apre alle 820. bon, aspetto. alle 8:20:01 la guardia giurata apre, entro, arrivo allo sportello: “devo fare questi due versamenti”. il cassiere guarda e riguarda i bollettini, si sistema con calma la tastiera e il monitor, aspetta che il sistema si avvii, e comincia a battere una combinazione di tasti sulla tastiera.
moooolto lentamente.
mi biascica ancora più lentamente, con una voce profonda e stanca “questi… bollettini… li ha fatti… la filiale… di… piazza borsa… per incassarli… devo fare un bonifico…” e bon, fammi sto bonifico! entro oggi però! altra combinazione di tasti, e poi lentamente “ho bisogno… di un documento… e del codice fiscale…”.
sta un minuto intero, cronometrato, a scrivere il codice fiscale sul terminale. sono 16 caratteri, uno ogni 4 secondi. più lento di un bradipo.
prende un foglio, lo inserisce delicatamente nella stampante, fa la somma dei due versamenti, scrive il risultato sul computer e preme invio. la stampante risponde velocemente con la ricevuta del bonifico. e il cassiere mi dice “vuole… per cortesia… fare una firma per ricevuta…” prendo, firmo, restituisco.
“bene… è tutto… grazie…” e lì arriva il mio sbaglio:
vuole anche i soldi o posso andare via così?!!?!” – “eh… sì… i soldi… è meglio”.
conta, sottrae, mi dà il resto, saluto ed esco. ore 8:39.
19 minuti per fare un bonifico. record mondiale!

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A ognuno la sua gaffe…

Ricevo e, autorizzata, pubblico, le avventure della Franci. Che è appena tornata da una breve tappa in Inghilterra, dove ha potuto sfoggiare la sua conoscenza dell’inglese. Per tenermi aggiornata sul viaggio, mi mandava puntuali messaggini. Ecco l’ultimo:

“Sono con altri tre studenti: un inglese, un polacco e una spagnola. Sembra una barzelletta! Vuoi sapere la cosa più divertente? Ieri alla spagnola ho detto: I like so much your spanish ‘S’, ma data la sua faccia sconvolta penso di aver sbagliato pronuncia! Ah ah ah, cosa son riuscita a dire!!!

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Combinazioni

Questa mattina, dormiamo della grossa, quando un rumore insolito ci sveglia.
Accidenti! Chi è che scoccia!
Dado guarda… è un messaggio sul suo telefono.
Dado legge: “Paola! E’ per te! E’ Ambra che dice che stasera vi trovate alle sette e mezza per una pizza alla lanterna!” (alla lanterna? ma se ci eravamo dati appuntamento alle nove in gelateria? boh, avranno cambiato).
Dado guarda ancora meglio e nota che… “Accidenti! Sono le nove e un quarto! Dovrei già essere al lavoro da un pezzo!”. Si veste, corre fuori senza colazione, e via.
Io, ancora immersa nei fumi del sonno, mi dico: che strano, nessuna delle nostre due sveglie ha funzionato. Poltrisco ancora un poco e poi, purtroppo, mi devo proprio alzare: posso usare la flessibilità di orario ‘extra’ ed entrare alle dieci, però per riuscirci devo prendere l’auto e non il bus.

Arrivo in tempo, a filo delle dieci, e la giornata scorre veloce.
A fine pomeriggio chiamo Dado, e ci organizziamo per l’appuntamento per la pizza che è poco dopo. Prima però, presa dal dubbio, chiamo Ambra e controllo.
“Ambra, come mai hai mandato il messaggio sul telefono di Davide e non sul mio?”
“Ma se il telefono di Davide io neanche ce l’ho!”, mi risponde “noi ci troviamo alle nove come avevamo detto”.
Ah.
Allora, che cosa sarà stato?
Arrivo a casa e avviso Dado.
Lui riguarda… “C’è scritto proprio Ambra, però è un numero che non ho! Cosa facciamo, capitiamo da questi tipi in pizzeria a sorpresa, e anche se è stato un errore ci infiltriamo?”
Alla fine si è scoperto l’arcano: era Ambra della scuola di musica, Dado se n’era dimenticato.

Però, una cosa è certa. Meno male che quello strano messaggio è arrivato: sennò noi, questa mattina… chissà quanto dormivamo!!!

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Ciclabile Mincio-Po: parte 4. Tuffo nella natura

Se si vuole percorrere in giù il Mincio sul lato destro, partendo da Mantova dalla zona dei laghi, si deve tribolare non poco per trovare l’inizio del percorso ciclabile. Anche Paolo Bonavoglia nel suo sito dice che ci ha provato usando due percorsi diversi, e si è comunque perso. Non ditelo a noi, che ci abbiamo messo 15 km di divagazioni, mentre la gente del posto ci mandava qua e là, basandosi su due frasi fisse: “da dove venite?” seguito da “dovete andare dalla parte opposta e attraversare tutta la città” (anche gli zingari l’hanno usata, per cui ci è sembrato uno scherzo concordato, però loro hanno fatto anche il gesto di invitarci a pranzo, o perlomeno ci hanno provato).
Se volete fare _davvero_ il percorso in bici dalla fine del lago inferiore di Mantova all’imbocco dell’argine destro del Mincio verso il Po, preparatevi all’avventura, come abbiamo fatto noi.

La guida turistica sui percorsi ciclabili mantovani dice che l’itinerario inizia presso il Bosco Virgiliano prendendo un “breve e stretto tratto in discesa, verso un’agevole strada sterrata a margine del lago“. Però trascura il fatto che il percorso è diventato una selva incolta non segnalata (infatti Paolo, al quale sembra che dopo gli zingari del campo nomadi la strada finisca, ha rinunciato), e noi non l’avremmo imboccato mai se non ci avesse fatto strada un tipo in scooter, ciabatte e barba grigia, che si è buttato giù per il dirupo tra ortiche alte più di noi, di fronte ai nostri occhi increduli. Lo seguiamo sulle nostre bici a malapena in equilibrio, e poco dopo arriviamo al lago, intendo dire al margine semi sommerso del lago, tra le canne, le pozzanghere e i saliscendi sulle montagnole di sterpaglie, che ci sembra incredibile lo scooterista abbia superato prima di noi: infatti dopo un po’ abbiamo perso le sue tracce (sarà rimasto risucchiato nel pantano?).
Ci ritroviamo immersi nella giungla, acqua a destra e lago a sinistra, rumori sospetti di animali che entrano ed escono dall’acqua, nugoli di ‘zanzare assassine’ (dice Dado, colto da un attacco di riso, mentre mette mano all’Autan…), ragnatele, neve di pollini, biscie nere grosse tre dita che serpeggiano presso il piede, improvvise apparizioni di cigni, e altri assurdi personaggi in canottiera che fanno jogging in questo improbabile intrico palustre.

dado nella selva PaolaSelva lagoselva

Dopo un quarto d’ora alla Indiana Jones, finalmente rivediamo la luce, il lago convoglia a fiume e risaliamo l’argine destro del Mincio verso il Po.
Il panorama allora si fa tutto bucolico: distese di grano soffice come un maglione di lana, pendici di erba medica tutta fiorita di viola, fiume pieno d’anse e salici semisommersi dall’acqua alta.
Il sole di mezzogiorno ci bacia, e per un paio d’ore apriamo la pista lungo l’argine che scorre davanti a noi, primi visitatori dopo due settimane di pioggia che han fatto infoltire le piante sul percorso dal fondo in terra battuta o ghiaia (quando è visibile).
Ogni tanto le ruote fanno “sciaf sciaf” nelle pozzanghere, e si ricoprono di una “zeppa” di fango. Il fango si accumula anche a lato ruota, dove i peli di gomma del copertone fanno da supporto alla formazione di frange di terra tipo creste da punk; e mentre andiamo avanti, la terra vola dalle ruote, e le frange punk si trasformano in proiettili rotanti che ci ricoprono di una varicella marrone…

Dopo la mattina immersa nella natura, pranzo premio a Governolo, dove la civiltà ricomincia, insime alla strada asfaltata e alla pista segnalata. Cena a Castelmassa (ormai sul Po) per suggellare una tappa da 80 km.

campi tutta natura argine fiori selvatici erba medica
percorso destra mincio

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