Invito all’evento: mostra collettiva, e non solo…

Questo venerdì si terrà l’evento, tutto a cura di autrici e artiste donne, “Immagini, pensieri poetici e filosofici – Poetične in Filozofske misli ter slike“.

Introduzione di Ester Pacor, Performance di Mirta Čok e Nicolò con la sua band,
interpretazione filosofica di Maria Cristina Milič.
Nello spazio espositivo verrà presentata la mostra collettiva: “Arte del fare” in Carso e Città. Tra le molte autrici, parteciperò anche io con dei disegni.

Venerdì 11 novembre alle ore 17.30, nella “Casa di Ljenčka” – a Trebiciano, Trieste – Oggi Museo Etnografico.
Siete tutti invitati!
immagini, pensieri poetici e filosofici

Tag:

Commenti

Comunicato stampa

E’ uscito oggi sul sito del Comune l’elenco con le nuove nomine:

composizione cpo

Tag:,

Commenti

La carica delle cento e uno: alla caccia del potenziale femminile nascosto

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

*************************************************************

Fabiana Martini Patrizia Rigoni

Nei giorni scorsi, su alcuni manifesti della città, si poteva notare la grafica di un evento presentato con un po’ di mistero. Una catena di chicchi di melograna occhieggiava in avvicinamento, sottotitolata: “La carica delle cento e uno”. Le scritte di testo esplicative restavano piccole e ancora nascoste all’osservatore che passava di corsa.

L’iniziativa si presentava così: “Centoeuno donne e centoeuno Imprese: dalle grandi e dalle piccole Aziende, dall’Università, dalla Ricerca, dalla Formazione, dalla Sanità, dal Commercio, dalla Cooperazione, dai Servizi alla Persona, dall’Informazione, dalle Istituzioni, dall’Artigianato, dall’Arte, dalla Cultura.
La giornata del venerdì era organizzata su invito. Centouno donne erano state chiamate in tavole rotonde intitolate “I racconti delle nostre imprese”.
La mattina del sabato invece era aperta al pubblico. E proprio il sabato sono andata a vedere di cosa si trattava.

Nella cornice elegante dell’hotel Savoia, salutate in apertura dalle istituzioni locali (il Sindaco Roberto Cosolini, la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat) e dall’intervento di Suor Giuliana Galli, cento e più donne hanno fatto resoconto della propria esperienza di confronto avvenuta il giorno prima.

Era evidente che l’iniziativa aveva avuto una funzione di formazione reciproca.
Le convenute concordavano su alcuni insegnamenti scambiati, su esperienze di lavoro condivise come importanti che volevano elevare ad emblema.
C’era chi lavorava da sempre con la voce, alla radio, e con il suo microfono immaginava di raggiungere la persona più sola nel luogo più sperduto.
Chi aveva speso una vita intera come imprenditrice, e ricordava: “Bisogna sbagliare rapidamente, e andare avanti senza pensare troppo.

Alla prima pausa caffè, alcune delle invitate da me interpellate esprimevano dei dubbi. “Mi aspettavo un evento dedicato alla piccola e media impresa, ma poi ho capito che <<impresa>> era inteso in senso ampio. Ho incontrato molte donne che non conoscevo, e che hanno esperienza di settori anche molto distanti da quello dell’azienda“, mi spiegava Silvia Dragan, intervenuta per rappresentare la sua ditta.

Al rientro in sala, con l’atmosfera ancora un po’ semisospesa nell’aria, è ripartito il racconto.
Diversamente dalle iniziative con donne abituate ad un certo grado di riconoscimento pubblico, era frequente sentire atteggiamenti estremamente modesti, da parte di signore che pure avevano raggiunto risultati non comuni.
Molte donne con una forte storia di impresa alle loro spalle avevano parlato di discriminazione sul lavoro.
Oppure presentavano sè stesse usando i seguenti toni: “E’ un episodio, il fatto che io sia Preside“.
Mi domandavo: cosa era avvenuto in questa due-giorni, una sorta di laboratorio di ascolto?
Ad un certo punto, quando Serena Fonda Umani ha dichiarato: “Io quasi non ho amiche femmine: ho fatto un lavoro maschile, e ho conosciuto solo maschi“, le altre l’hanno interrotta in gruppo: “Ma ora hai conosciuto noi!

A quel punto è diventato palese che le donne invitate erano state riunite da una caccia ai talenti “altri”.
La organizzatrice Patrizia Rigoni definiva l’incontro una operazione narrativa. Una collana di racconti.
Il far emergere le storie meno note, ancora prive di visibilità riconosciute, eppure esperite con grande professionalità.
Con una speranza appena accennata: può ciascuna di queste perle diventare ora l’anello di una rete, moltiplicata per cento?
Cento e una“, le hanno risposto, “al femminile“.

Verso la conclusione, gli interventi hanno cominciato a trarre le somme.
Ieri si sono incontrate centouno solitudini. Qui c’è una dimensione femminile molto impegnata che abbiamo il dovere di rappresentare, riflettendo sul modo di assumere il potere e le responsabilità. Le questioni di genere sono tematiche che hanno una dignità altissima. Ci sono interi rapporti di analisi che sprecano dati e indicatori per valutare questi aspetti, eppure ancora non sono noti alla maggior parte delle donne italiane. Questo è un problema culturale, e il nostro evento ha avuto anche la funzione di far riemergere la consapevolezza“.

Il saluto di chiusura è stato portato dalla Vicesindaco Fabiana Martini, che ha speso parole di inclusione.
Questo evento ha manifestato un fortissimo e presente senso di responsabilità per il bene comune.
L’invito è ad esercitarlo anche nelle istituzioni e nella politica, ad impegnarsi. Le istituzioni hanno bisogno di voi: intervenite, partecipate, non lasciate le istituzioni sole.
Da parte delle istituzioni, l’impegno è a dare parola, creare spazi, mettere a disposizione luoghi pubblici. Supportare con servizi alla persona, domiciliari, ora stiamo lavorando verso un nuovo asilo nido, e così via.
Nel creare reti l’istituzione può avere un grosso ruolo di regia. Non solo <<proteggere>> le reti, ma anche proiettare le idee.
Vi esorto a fare allenaze con le istituzioni, alleanze tra di noi, e anche alleanze con gli uomini. Altrimenti non andiamo da nessuna parte.

la raccolta delle melagrane Il simbolo dell'evento

Tag:, ,

Commenti

Verso la notte dei ricercatori

Questo venerdì piazza Unità sarà in festa.
Non vedo l’ora di andare a trovare i miei amici che lavorano nella ricerca, e visitare i vari stand ed eventi divulgativi.
Ieri non ho resistito e sono già andata a vedere la mostra di foto esposte alla Sala Comunale.
Bello il titolo del pannello di benvenuto: “La scienza è donna”.

CIMG2280 Mostra "Arte e scienza" le bolle di sapone margherite nella pietra lavica

Tag:

Commenti

La famiglia nella letteratura italiana – 1

In questi giorni ho finito di leggere un romanzo storico appassionante che mi è stato prestato da Giordano: Canale Mussolini di Antonio Pennacchi.
Narra le vicende di tre generazioni di contadini, esperti nella mezzadria come una forma relativamente autonoma di lavoro, entrati a far parte dell’esodo di tremila persone portate dal nord alle paludi pontine, durante le bonifiche del Ventennio.

E’ nello stesso tempo semplice e complesso, questo lavoro. Tra passioni immediate trasportate nell’epica d’altri tempi, e giudizi se possibile imparziali mimetizzati nella voce della cultura di oggi, perchè (come dice la voce narrante) “il dramma della condizione umana è questo: sei condannato a vivere nel torto, pensando peraltro d’avere pure ragione“.
Ecco quindi che Pennacchi, che nella vita non da scrittore è stato operaio in fabbrica a turni di notte, esplora nel suo racconto meccanismi psicologici presenti negli antenati della saga, compresi quelli che hanno combattuto in Africa come “italiani brava gente“. Allo stesso modo, anche per le donne, incrocia i poli opposti di severità e valore: dà alle protagoniste il ruolo che si usava a quei tempi, esponendole alla condanna da parte della famiglia quando uscivano dagli schemi, però nel frattempo restituisce loro coraggio e mito, costruendo eroine come non se ne vedono altrove.

Questa saga famigliare mi ha ricordato l’epopea di “Cent’anni di solitudine“. Infatti già prima Marquez aveva immerso nel magico le vicende dei membri di una ampia famiglia, e dopo cento anni ha annullato la solitudine delle sue parti ricomponendo persino quello che non si poteva unire.

Tag:, ,

Commenti

Invece

Dalla prossima settimana, il numero dei quotidiani italiani che hanno per direttore una donna passerà da uno a zero.
Sentirò la mancanza degli editoriali di Concita De Gregorio che, secondo il comunicato congiunto dell’editore e del Direttore de l’Unità, lascerà la guida del giornale.

Mi è facile immaginare la scrivania davanti alla quale, editore e direttore, rivedono il testo del comunicato:
Sotto il profilo editoriale, il giornale è stato in questi anni al centro di un intenso dibattito che ha dato voce – molto spesso anticipandole – alle principali istanze della società, che ha mobilitato sui temi cruciali migliaia di persone, che ha allargato il ventaglio delle sue voci e che attraverso la crescita del sito Internet ha aperto un dialogo fitto e continuo coi lettori. Che ha contribuito infine a sollecitare la nuova volontà di partecipazione dei cittadini alla vita del Paese.”

Dall’altra parte del mondo, invece, il New York Times nomina il suo primo direttore donna in 160 anni di vita della testata.

Il Guardian, nella sua ricca sezione di articoli dedicati alla questione femminile, commenta l’evento così: “Negli Stati Uniti finora c’erano già state donne alla direzione di importanti quotidiani regionali o di istituti nazionali come la agenzia di stampa Associated Press. Ma il New York Times ha una tale levatura nel panorama giornalistico americano che questo evento porta un sonoro colpo al soffitto di cristallo.

Tag:

Comments (1)

Che colore hanno i Consigli, a Trieste?

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

*************************************************************

Da lunedì sono disponibili tutti i dati dell’esito delle elezioni amministrative.
Per cui ci si può chiedere: “Quanto sono risultati colorati in rosa i consigli circoscrizionali, comunale, provinciale a Trieste?

Cominciamo con le circoscrizioni.
Lì la base statistica è sufficientemente ampia da poter cercare eventuali relazioni tra l’offerta di candidati (1653 nominativi) e il risultato per gli eletti (che sono 100). [1]

Controllando le liste si incontrano spesso i casi in cui le donne candidate sono 2 su 20, oppure 1 su 15.
L’effetto per l’occhio è strano, stonato.
Piccola eccezione per le liste di “Trieste Città Metropolitana – Sindaco Fortuna Drossi”: sono le uniche che superano la barriera del 50%, proponendo il 55% di donne. Purtroppo, non ottenendo nessun eletto, l’esempio, pur interessante, non entra nel conto.

Il risultato dell’analisi è evidenziato dai seguenti grafici.
Il primo grafico mostra l’offerta di candidati, espressa come percentuale di uomini e donne, ordinando le liste secondo la presenza femminile decrescente.
Il secondo illustra la presenza di eletti, espressa come percentuale di uomini e donne, con le liste nello stesso ordine del grafico precedente.

grafici-circoscrizioni

Sovrapponendo i diagrammi, si nota una certa corrispondenza tra numero di candidate e numero di elette.
Inoltre risulta che la percentuale di elette diminuisce sempre rispetto alla percentuale di candidate.
Dunque, stando a quanto emerge dai dati, la mancanza di presenza paritaria delle donne ai vari livelli delle istituzioni risulta effettivamente correlata alla povertà di candidature nelle liste; inoltre, esistono anche anche altri fattori negativi, che concorrono all’abbassamento della percentuale delle elette.

I lettori di di bora.la ne hanno suggeriti alcuni nei loro commenti:
Chi decide nelle segreterie, decide comunque di non stampare poster x le candidate. Guardando le facce, faccine, faccione …sorridenti dai cartelloni elettorali …tranne 2, purtroppo rare (Bassa Poropat e Clon), altre non ce ne sono.
Metti le donne, e quelli che ti stanno sugli zebedei ma devi candidare, nei collegi deboli e sono fatti fuori!” [2]

Dai dati delle liste circoscrizionali emerge un fattore positivo.
Solo un partito ha usato con costanza il metodo di proporre nomi di donne e uomini alternati ad uno ad uno. In una circoscrizione ha presentato il 50% esatto di donne in lista, mentre nelle altre circoscrizioni gli uomini in più sono stati raggruppati in fondo all’elenco.
Il metodo appena citato, insieme ad una percentuale di candidate lievemente maggiore che altrove, ha portato a questo partito il miglior numero di elette: 11 donne provengono dalle sue liste (su un totale di 16 donne insediate nelle circoscrizioni).

Cosa ne pensano le addette ai lavori?
Le donne in questo settore continuano ad essere poche. La insufficiente disponibilità di servizi di cura offerti dall’ente pubblico sicuramente è uno dei freni” (Alessia Rosolen [3])
E’ difficile trovare donne da inserire nelle liste: quando vengono invitate a candidarsi, rispondono che fanno fatica ad assumere incarichi aggiuntivi, hanno già un doppio lavoro” (Maria Teresa Bassa Poropat [4]).

Quest’ultima testimonianza è interessante per due motivi.
Il primo è che ricorda la presenza del fenomeno della cooptazione, valido per entrambi i generi (meccanismo solitamente non favorevole, se i vertici uscenti sono sempre al maschile, dato che il sistema tende a replicare sè stesso), che però può diventare vantaggioso alla comparsa della prima che rompe il soffitto di cristallo e che comincia a “tirare”.
Il secondo motivo è che la citazione proviene da una donna in posizione apicale, e quindi può far tornare in mente l’effetto “role model”: la presenza di un esempio femminile in posizione di comando può portare all’emulazione.

I due fenomeni appena descritti, di “traino” da parte di chi ce l’ha già fatta in passato, e di “inseguimento” da parte dell’elettorato, possono aiutare a spiegare l’unico caso in cui le influenze negative sono state messe un po’ da parte.
Infatti, le cose cambiano se si comincia a guardare la composizione anche degli altri consigli.
Le diminuzioni nella percentuale delle elette rimangono frequenti (nelle circoscrizioni si è partiti da un 28% di candidate per arrivare ad un 16% di elette, in Comune il 24% di candidate ha portato al 20% di elette), ma la Provincia diversamente dagli altri organi, pur partendo da un 28% di candidate ha raggiunto il 38% delle elette [1],[2].
Dunque, in questa tornata elettorale, per la Provincia si è realizzato sia il record triestino sulla quota delle elette, sia l’unica inversione di tendenza tra quante donne sono partite per la corsa e quante sono arrivate alla meta.

torta-circoscrizioni
torta-comune
torta-provincia
Composizione consigli degli organi amministrativi a Trieste. Percentuale degli eletti, suddivisi per genere, nella tornata elettorale aprile-maggio 2011

Fonti:
[1] dati Insiel
[2] Che genere di candidati, a Trieste?
[3] convegno “Le Donne e la Politica”, Trieste 07/04/2011
[4] convegno “tea for UDI”, dibattito con la delegata nazionale Pina Nuzzo, Trieste 25/03/2011

Note sulla modalità di realizzazione dei grafici per le circoscrizioni:
Nei grafici sono state inserite solo le liste che hanno ottenuto un numero di eletti maggiore o uguale a 5, adatto a compilare una statistica di genere.
Con questo criterio sono risultate escluse quattro liste con zero eletti, una lista che ha eletto una sola persona, una lista con due persone elette, una con tre persone elette.

Tag:, ,

Commenti

Che genere di candidati, a Trieste?

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

*************************************************************

Oggi, mentre passavo in autobus davanti ai gazebo del centro, mi sono accorta di una cosa strana.
Mi sono resa conto che era già possibile fare delle previsioni certe sull’esito delle elezioni comunali.
Sì, posso dirlo, ho la sfera di cristallo!
I candidati sindaco sono dieci, chiaro, questo non rende le cose facili da immaginare, ma un dato è sicuro.
La probabilità che, tra questi dieci, sia eletta una donna, è zero.
Zero su dieci.

Mah.

Allora mi sono detta: beh, ci si può consolare con la sfida per la Provincia! Lì la situazione sembra un po’ più rosea, due donne candidate su sei, dài, trenta per cento, non è come nella proporzione della popolazione reale, ma è già un po’ meglio!
Però, anche lì, se non ci limitiamo a guardare la candidata principale che ha già esperienza da Presidente, i conti non tornano veramente. La lista che sostiene l’altra candidata, ha una (dico una!) sola candidatura femminile su oltre venti nomi.

Eppure, martedì scorso si è svolto al Caffè S.Marco un incontro promosso dal Forum delle Donne di Trieste che ha invitato tutte le donne candidate alle elezioni per il Comune e la Provincia di Trieste. Lo scopo dell’invito era far sottoscrivere alle candidate un appello dedicato alle donne. Ho letto l’appello, che si apriva così:
“democrazia compiuta è garantire in tutti i luoghi decisionali (consigli, giunte, enti) parità di rappresentanza. IMPEGNATEVI CON NOI! è doveroso il rifiuto e la denuncia di ogni stereotipo lesivo della nostra dignità! è indispensabile avere servizi di qualità per l’infanzia e per gli anziani!” (temi notoriamente cari all’elettorato femminile).
E questa è la chiosa: “Chiediamo alle candidate di impegnarsi con noi per realizzare questi obiettivi, e alle donne di votare DONNE”

Eh, bene.
Però, se il quesito è: quali donne potrebbero esser votate, allora com’è l’offerta che può tentare di rispondere a questa domanda?
Mi sono detta, facciamo i conti per bene.

Su IL PICCOLO del 17 aprile sono apparse tutte le liste con relative candidate e candidati.

Per il Comune di Trieste, il territorio ha saputo esprimere 237 donne candidate su 833 totali distribuiti su 23 liste. Si tratta del 28% circa.
Per la Provincia di Trieste, trovo 93 donne su 384 totali distribuiti su 16 liste. Appena il 24%.
Mmmh, se si guarda meglio, non tutte le liste sono uguali.
Talvolta l’elenco mostra nomi di donne alternati a quelli degli uomini; talvolta donne in tutti primi posti consecutivi. In molti altri casi, più semplicemente, la presenza è in ordine alfabetico.

Non è così difficile scovare delle tendenze.
Mi sono messa di buzzo buono, e ho fatto il mio grafichetto.
Più donne nella lista? Ti metto nella parte sinistra del grafico. Meno donne nella lista? Vai a destra!
Ma guarda un po’, in molti casi, i conti (o meglio, i lati) tornano…

Comunque, questa è solo la storia della “offerta”.
Ora mi sto domandando se le percentuali delle elette saranno molto simili a quelle delle candidate (a significare che: bisogna farsi avanti, proporsi…). O forse no. Chissà.
Dovrebbe mancare solo qualche giorno per saperlo.
Non si può avere la sfera di cristallo su tutto…

candidature-provincia

candidature-comune

Tag:, ,

Commenti

Eventi del centocinquantenario dell’Unità d’Italia: le Donne e la Politica

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

*************************************************************

Intervento di Bassa Poropat Pubblico

Martedì 5 aprile vado a vedere l’iniziativa organizzata dalla Consulta Femminile di Trieste, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia: il convegno “Le Donne e la Politica”.

Entro nel palazzo della Prefettura, vengo subito controllata all’ingresso: sì, ho l’invito, posso salire lo scalone.
Raggiungo il Salone di Rappresentanza. E’ visibilmente pieno. Le rappresentanti delle tredici Associazioni che formano la Consulta (ADEI, ADOS ITALIA, ANDE, AIDDA, CIF, CONVEGNI MARIA CRISTINA, FIDAPA Tergeste, FIDAPA Trieste, FUTURO DONNA, MDT, SOROPTIMIST, UDI “Il caffè delle donne”) occupano tutte le sedie e i divani di rosso velluto. Il sole del tramonto sta incendiando le colonne e gli archi, sotto cui anche i lampadari sontuosi aggiungono punti luce.

L’evento si apre con il saluto del Prefetto, che sottolinea l’importanza ed il valore dell’ associazionismo femminile, e dalla introduzione di Ester Pacor, presidente della Consulta femminile di Trieste. Pacor ricorda come le Associazioni della Consulta testimoniano il percorso che è stato compiuto nel nostro Paese (molte associazioni che vi fanno parte sono state fondate all’inizio del secolo scorso); una volta riunite nella Consulta, si sono adoperate pubblicando testi, organizzando corsi, ricerche e convegni, parlando agli amministratori ed ai politici, suggerendo formule per la piena parità.
La Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat ricorda il Bilancio di Genere appena presentato. Invita le donne ad essere maggiormente presenti nella politica.
Segue il saluto di Alessia Rosolen. “La politica si fa per passione. La mia esperienza è cominciata a quattordici anni. Vedo che, anche se passa il tempo, le donne in questo settore continuano ad essere poche. La insufficiente disponibilità di servizi di cura offerti dall’ente pubblico sicuramente è uno dei freni“.
Entrambe sono scettiche nei confronti del sistema delle quote. Il pubblico mormora, c’è chi non è d’accordo.

L’incontro è destinato ad ospitare le relazioni della prof. Franca Bimbi (che interviene sul tema: “La rappresentanza non è tutto”), sociologa dell’Università di Padova e Direttrice della Scuola di Dottorato in Scienze Sociali; e della prof. Teresa Tonchia, filosofa della politica all’Università di Trieste (che porta il contributo: “Rappresentanza e rappresentazione della diversità”).
E’ probabile che per le spettatrici, che hanno familiarità con le discussioni sulle tematiche di genere, i due contributi siano risultati inconsueti rispetto a quanto abituate a sentire.

La sociologa Bimbi provoca subito il pubblico: della sua esperienza in politica (“Sono stata fortunata, a cinquant’anni mi si è schiusa una porta“) dice che il Partito è l’ambiente meno democratico che abbia sperimentato. Elenca una serie di situazioni tipiche della condizione femminile, per cambiarne l’ottica. La tipica descrizione di queste situazioni, secondo la docente padovana, è una “retorica”, e deve essere superata dalla sua messa in discussione. Cita molti esempi. Come: il confronto tra le convenzioni del matrimonio per donne immigrate e donne italiane. Non ci si può fermare a lamentare il fatto che fenomeni di matrimonio combinato siano ancora resistenti. Infatti (la docente non si risparmia toni diretti) quando parliamo di femminicidio, quante volte questo avviene all’interno del matrimonio d’amore?
La sua conclusione è che, su questi argomenti, non è sufficiente avere un minimo comun denominatore trasversale alle appartenenze politiche; ma anzi, le voci delle donne devono farsi sentire dissonanti, originali, per animare e far evolvere il dibattito.

La filosofa Tonchia usa toni più rotondi. Parla dell’unione delle parti, che devono essere tutte rappresentate. “Se nella Natura ci sono i due sessi, anche nelle rappresentanze si devono vedere equamente entrambi“. Tra le rigorose della presa di distanza dai cosiddetti ruoli assegnati dalla natura, deve essere serpeggiato un brivido. Eppure il messaggio della seconda docente è più complesso: la rappresentanza è influenzata dalla rappresentazione, quella rappresentazione che vede la figura femminile bisognosa di tutela. Perchè la visione corrente separa la popolazione femminile come un differente gruppo sociale?
Tonchia opera attivamente nel settore: ammette di aver presentato un discorso di profilo teorico, ma la sua opera è nella pratica. All’Università, è componente del Comitato di prevenzione del Mobbing, del Comitato per le pari opportunità e del Comitato scientifico del corso Donne, Politica e Istituzioni.

L’evento si chiude, le convenute si godono ancora un attimo l’ufficialità del luogo che le ha ospitate. Anche io, prima di andare via, visito le sale adiacenti. Camera da letto, scrittoio antico, tutto perfettamente conservato. E’ questa la sede deputata ad ospitare il Presidente della Repubblica durante le sue visite. La vista sul mare che si può godere dalla terrazza è inondata di luce; ora il cielo è riempito dal rosa del tramonto.

foto di Laura Poretti Rizman

Intervento di Ester Pacor Le speaker

Tag:, ,

Commenti

Com’è andata

Lo scorso venerdì 25 marzo si è tenuta, presso L’Atelier della Casa, una interessante riunione delle donne attive o responsabili di varie associazioni femminili a Trieste. L’occasione è stata offerta dalla visita a Trieste della delegata nazionale UDI Pina Nuzzo, che visita le varie sedi locali portando collegamenti con ciò che avviene a livello nazionale.

La serata si è aperta con la proiezione di due video legati alla questione dell’immagine femminile.
Il primo è stato un lavoro realizzato dall’UDI di Genova, il cortometraggio “Sovraesposte”. Questo lavoro affronta un tema che ormai comincia ad essere visibile a molti, forse non più assuefatti all’anomalia presentata dall’immagine della donna nella pubblicità soprattutto italiana.
Le prime volte che avevo visto il video, mi era sembrato pesante. La musica, insistente. Ma poi, essendo stata chiamata a commentarlo con un occhio critico proprio in apertura dell’evento, l’ho riguardato con più attenzione. In effetti, l’operazione creativa adottata nel video, è quella che nella pubblicità manca da sempre. Quali sono le sensazioni delle donne racchiuse nella cornice che affianca il prodotto commercializzato? Facciamole venire fuori, queste sensazioni, facciamole evolvere, seguire un percorso. Aaaah, abbandoniamo il mondo finto, torniamo al mondo reale.
Il secondo video invece è partito dal mondo reale fin dal principio. Sono state proiettate le foto di donne raccolte da Rina Rossetto in molti paesi del mondo. L’immagine della donna non è solo l’immagine della donna nel mondo occidentale. Un bel contrasto con quello che si era visto pochi minuti prima.

Foto Laura Battich 003 Foto Laura Battich 006 - la presentazione di Pina Nuzzo Foto Laura Battich 002 Foto Laura Battich 001

Comunque, nel vivo della serata ci siamo entrate con gli interventi delle presenti che hanno citato le proprie attività e iniziative. Difficoltà, elementi comuni, consapevolezza maturata sul campo.
Ho l’impressione che, un passo dopo l’altro, la questione femminile stia diventando di nuovo più sentita dal pubblico “ampio”. Ed ecco che le donne con più esperienza (come la maggior parte delle presenti all’evento di venerdì 25) ci mostrano quanto erano state attive da sempre, e ricordano a noi giovani quello con cui si sono già scontrate in decenni di impegno. Ma un effetto collaterale interessante, secondo me, è che ora anche le persone che avevano potuto dedicare solo frammenti del loro percorso di vita all’impegno per le donne, ritornano a guardare da vicino la condizione femminile, e cercano il linguaggio giusto per contribuire in modo utile.

La presentazione di Pina Nuzzo mi ha permesso di osservare come, tra gli eventi a cui avevo partecipato negli ultimi anni, uno era la campagna 50e50 ovunque si decide, un altro la staffetta contro la violenza sulle donne (chissà se alla stazione di Trieste, con l’anfora in cui ho inserito anche io una riflessione, quella volta c’era anche Pina Nuzzo?), un altro stava quasi per essere la campagna immagini amiche (è stato solo per un contrattempo che non ho accompagnato Ester Pacor a Roma per vedere la premiazione). Queste esperienze, nate dalla storia recente dell’UDI, sono state riviste con una lettura del “dietro le quinte”, offerta direttamente da una delegata nazionale, direttamente dalla fonte.
Sentire come sono nate queste campagne dalla viva voce di una delle promotrici mi sembra un modo accurato di alimentare la conoscenza.

Foto di Laura Battich

Tag:,

Commenti