Il primo posto

Ho consultato il rapporto del World Economic Forum sulla distanza dalla parità di genere presente nei vari paesi del mondo.

Sono anni che ne leggo gli aggiornamenti, e questa ultima versione è veramente interessante da consultare, con infografiche che saltano subito all’occhio e osservazioni sui fattori chiave per nulla banali (“buoni motivi per inserire più donne nell’industria: equità, stimolo all’innovazione, riflettere la composizione di genere dei clienti, rafforzare il modo con cui vengono prese le decisioni, ampliare la base da cui attingere ai talenti”).
Quanti anni ci vorranno ancora per chiudere il “gap”, la distanza tra le possibilità raggiunte dai due generi, se continuiamo alla velocità attuale?
Centosettanta.
“Troppi”, commenta la relazione.

Prima osservazione: nella classifica generale, l’Italia si trova a un terzo. Cinquanta altri stati fanno meglio di noi.

Seconda osservazione: partecipazione politica ed economica sono problematiche, nel nostro paese, per le donne.
Per la partecipazione economica delle donne, l’Italia è al 117esimo posto su 144.
Per la parità salariale, occupiamo il 127esimo posto.

Però salute ed educazione vanno bene. Per certe voci, molto bene.

La scorsa settimana ho assistito ad una sessione di lauree specialistiche in Ingegneria. Quattro ragazzi, due ragazze, presentazioni molto interessanti, anche il presidente della commissione di laurea ne aveva fatto apprezzamento: “complimenti per la brillante esposizione!” (mentre nominava una laureata). “Molto chiari gli obiettivi del suo lavoro” (mentre nominava la seconda; e mica a caso: ha sviluppato la tesi nel mio gruppo di lavoro…).
Due centodieci e lode: quelli delle donne.
La proporzione di laureate donne in Italia è, secondo la classifica 2016 del WEF, la migliore al mondo.
Posizione in classifica: 1° posto.

Sfruttiamolo.

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Non solo Samantha

In questo giorni il nostro premier ha detto, della prima donna italiana appena andata in missione nello spazio, che “lei per noi è semplicemente Samantha”, dando più peso alla familiarità con lo spazio non così lontano, che al tono professionale che si sarebbe potuto ottenere ricordando il nome completo.
Le missioni spaziali servono spesso ad alimentare l’orgoglio nazionale, e il senso di riavvicinamento verso il buio profondo viene alimentato anche dal capitano Samantha Cristoforetti, che ogni mattina aggiorna il suo stato su Facebook, raccontando la terra vista dalla stazione spaziale.
Prima di lei sono state molte le donne che hanno affrontato i test per astronauti, e che hanno lottato per l’emancipazione delle donne nei campi estremi della scienza, sin dagli anni del primo uomo sulla luna.
È affascinante leggere le loro biografie, nella ricostruzione raccolta in Mercury 13, la storia di tredici donne pilota americane che negli anni sessanta hanno sostenuto e superato brillantemente gli stessi test a cui venivano sottoposti gli astronauti, in tempi che però erano “maturi” solo per i maschi, e che quindi le vedevano faticare nel ruolo di apripista per le donne che sarebbero venute dopo di loro.
Le donne di quell’epoca erano aviatrici che accumulavano ore di volo in modi a volte disparati, ad esempio come traghettatrici di velivoli da una nazione all’altra, perché non solo lo spazio ma anche il cielo e il volo civile erano parzialmente preclusi alle donne, che non potevano pilotare i jet ma solo i mezzi ad elica, e nonostante questo partecipavano a gare di velocità in volo, riparavano motori, insegnavano a volare e provavano con successo le camere di isolamento sensoriale per astronauti.
Insomma, proprio nei giorni della missione fuori dall’atmosfera della prima astronauta italiana, sfogliavo le pagine della storia delle Mercury 13. Il desiderio d’esplorazione di queste donne del secolo scorso era molto spinto anche secondo i parametri dei giorni nostri, ed era una costante di molti altri momenti delle loro vite. Più di altre cose mi ha colpito la loro tensione all’esplorazione solitaria, come era quella possibile sui velivoli ad elica a loro permessi, il sorvolare le foreste e gli oceani, il passare ore e giorni senza rifornimenti e con grandi esigenze di concentrazione e controllo del mezzo, per cui già questa esperienza può sembrare distante dalla quotidianità di uomini e donne di oggi, figuriamoci lo spazio…

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Il terzo saggio americano: vademecum per l’analisi

Era da un po’ che mi trastullavo con l’idea di leggere l’ultimo saggio di Nate Silver, e Dado nella sua recente trasferta di lavoro è andato a prendermi il suo libro direttamente negli USA: “The signal and the noise – perchè molte previsioni falliscono, ma alcune non lo fanno“.
Anche questo, come i due saggi precedenti, tratta temi attuali, ed in particolare la capacità di utilizzare modelli di analisi e previsione che siano adatti a scelte economiche e politiche, sia da parte di organizzazioni che per l’individuo. Ovviamente nel contesto USA l’individuo è pieno di iniziativa e propensione al rischio, per cui l’autore cerca di ricordare come prima di puntare tutto su una certa scommessa sportiva o su una mano di poker, è meglio fare un due conti per non esagerare.

Ed ecco quindi che Nate Silver cerca di smussare un po’ gli eccessi dei suoi connazionali portandoli un po’ con i piedi per terra davanti all’evidenza dei fatti.
Ad esempio: se vuoi giocare in borsa, le tue probabilità di riuscire a fare meglio del resto del mercato sono in realtà molto basse. Probabilmente sarai solo l’ennesimo pesce piccolo che ha la funzione di ingrassare le grosse compagnie che la sanno lunga!
Oppure. Se cerchi il segnale di un terrorista tra gli infiniti suoni della rete, renditi conto che l’enorme quantità di intercettazioni che stai raccogliendo è fatta prevalentemente di rumore: nell’era di “Big Data”, degli enormi e accessibili archivi digitali, un dato diventa informazione e conoscenza solo dopo che è stato inserito in un contesto.

Una delle prime caratteristiche gustose di questo autore, come si può vedere dagli esempi apppena citati, è che non si tira indietro rispetto ai contesti più volatili e complessi del mondo di oggi.
E se lo può permettere.
Nate Silver nelle ultime elezioni americane è riuscito a prevedere l’esito della consultazione per la presidenza in tutti gli stati della federazione. Questo ha reso parecchio famoso il suo blog.
Quindi, se riesce a fare meglio dei suoi concorrenti, anche quel poco meglio che basta ad arrivare un attimo prima, vuol dire che una visione d’insieme sui modelli predittivi sociali se l’è fatta.

E infatti, la vera parte interessante del suo lavoro è che dopo l’abbuffata di temi alla moda (prevedere dove colpirà un tifone? Come si diffonderà la influenza aviaria? Capire come si è concatenato a valanga il fallimento della bolla immobiliare americana), quello che rimane è un insieme di principi analitici di validità generale.
In quasi tutti i capitoli ho goduto tantissimo degli spunti di quello che secondo me è un classico vademecum per l’analista.
Un vademecum che, invece di applicare l’analisi ai contesti scientifici consueti (pur citando lo studio dei terremoti o la metereologia), la estende ai contesti sociali e produttivi (lo sport professionistico, l’intelligence della difesa di stato), dove è più evidente l’incertezza che si deve saper apprezzare.

E’ meglio rendersi conto con umiltà delle proprie incertezze e approssimazioni: è già un passo avanti.
E ogni modello di analisi va testato. Continuamente!
Ecco cos’è la capacità predittiva di un modello.
Non è per niente il saper riprodurre bene il passato.
Se si perfezionano le proprie formule in modo che spieghino bene gli esperimenti passati, allora si rischia di adattarle non solo ai dati significativi, ma anche a quelli casuali. Si rischia di interpolare non solo il segnale ma anche il rumore.
E invece il rumore c’è sempre.
Da qui il titolo: “The signal and the noise”, come individuare il segnale in mezzo a una nuvola di rumore: io in italiano lo tradurrei così.

Messo in chiaro questo, l’aproccio scientifico può diventare un metodo continuo: dopo una prima idea di orientamento, le approssimazioni successive andranno migliorate ad ogni nuova evidenza raccolta.
Nate Silver è non solo sostenitore del metodo statistico bayesano, che mette a disposizione una formula in cui aggiornare continaumente il proprio primo riferimento “a priori”, ma è anche fan degli interpreti prudenti della volatilità che c’è nei mercati finanziari, compresi i tre nomi che hanno ricevuto il premio nobel per l’economia quest’anno, Fama Shiller e Hansen, e ricorda il merito di tutti i suoi predecessori che hanno già detto molto su questo settore.

Una volta capiti gli elementi di base per impostare previsioni con prudenza e oggettività, l’autore ammette molti aneddoti autobiografici di quando si è buttato è ha più o meno sbagliato, e comincia a divertirsi.

Nate Silver è stato un grande appassionato di talenti sportivi: quelli che inizialmente erano insospettabili, fuori media dai canoni di corporatura, e che però sono riusciti a trasformare le loro debolezze in punti di forza: forze che si sono collocate al giusto centro di una esigenza che non era ancora state notata prima, e che Nate ha potuto proporre ai cacciatori di talenti che si erano persi qualche pezzo per strada.
Silver è anche un curioso cercatore di aneddoti della competizione sottile palmo a palmo, quella che ti obbliga a studiare anche i minimi dettagli che fanno la differenza. Infatti dedica un intero capitolo a tutte le mosse dell’ultima partita tra il grande campione di scacchi Kasparov e il suo temuto rivale il supercomputer Deep Blue. Che in realtà dietro di sè aveva comunque intelligenze umane di programmatori che lo miglioravano continuamente.

Chi fa un lavoro da analista può sicuramente beneficiare dai suoi numerosi esempi e dagli attenti condensati di principi utili.

Infine devo proprio sottolineare uno degli effetti della sensibilità verso le differenze preziose e le relazioni umane.
L’autore, che ho letto in originale inglese, usa la sua lingua con una simpatica attenzione di genere.
Quando il soggetto di una sua frase è una figura professionale indeterminata, ebbene, lui la esprime al femminile.
In italiano potrebbe suonare così: “la analista che sta osservando il mercato finanziario…”; non “il metereologo” sempre al maschile, come si direbbe anche da noi. E infatti, perchè no? Chi ci dice di che genere era la persona dietro al vetro di quello studio? Tanto vale indicarlo al femminile, in tutti quei pronomi e spazi verbali che anche nell’inglese non mancano! Nate si dà la regola: presumiamo che sia donna. Ottima scelta!
E’ evidente che Nate non lo fa solo per un approccio linguistico “politically correct”, ma anche per convinzione ed esperienza.
Nel suo lungo capitolo di ringraziamenti (li leggo sempre quei passaggi, sono un po’ rivelatori degli elementi di personalità), molte sono state le sue colleghe o collaboratrici che veramente hanno lavorato ad alto livello professionale con lui.
E Nate stesso crede molto nella differenza che fanno gli approcci non allineati alla massa: lo spiega a lungo, quando avverte del rischio di chi non riesce a cogliere le sfumature importanti accanto ai messaggi urlati “mainstream”, quelli che vanno per la maggiore.
Nate spiega che proprio l’attenzione alla diversità di approccio e del modo di essere, può essere oggi il metodo che permette di riuscire ad emergere, e a capire gli ultimi bandoli di una apparentemente irriducibile complessità del mondo.

Nate Silver book

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Prendere il proprio posto al tavolo delle decisioni

Non è facile tradurre in italiano il titolo dell’ultimo libro di Sheryl Sandberg, “Lean In“.
Io l’ho letto in inglese, la versione italiana titola così: “facciamoci avanti”.
Secondo me potrebbe essere espresso in vari modi: farsi strada, aprire la porta, scegliere il passo in avanti anzichè quello indietro, essere disinvolte e occupare il proprio posto al tavolo, perchè no?

Di vari libri che ho letto sulla questione di genere in ambito professionale, questo sicuramente è uno dei più vivaci e brillanti, che lascia un senso di buon umore e possibilità.
Si può certo dire che l’autrice interpreta il suo messaggio anche con lo stile di scrittura.

Come riassumere i diversi spunti offerti da questa lettura?
Sappiamo che le carriere femminili sono bloccate da una serie di inibizioni interne ed esterne, però, secondo l’autrice, i freni che la cultura ci ha fatto introiettare, ormai li abbiamo capiti, no? quindi riconosciamoli e leviamoceli di dosso.
Cito uno dei suoi messaggi semplici e immediati: “the power of the authentic self”. Si sente, l’energia, quando si è sè stessi.
Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook, di recente nominata da “Time” una delle 100 persone più influenti al mondo, non si rivolge solo alle sue colleghe: parla anche agli uomini, a quelli che credono veramente in un mondo equo e paritario. E non risparmia aneddoti personali relativi a colleghi famigliari e amici, maschi, che hanno fatto la propria parte, che l’hanno aiutata, trattata in modo rispettoso, che hanno condiviso con lei obiettivi professionali stimolanti, interpretando correttamente la condivisione dei ruoli. Quindi, giustamente, una buona parte dei capitoli del libro è dedicata anche loro.
E’ più efficace, affrontare le cose assieme.

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Bisogna conoscere il nostro sistema di welfare

Quando sono nata io, il sistema sanitario nazionale non c’era ancora.
Era frammentato.
Dei tre pilastri del welfare italiano, dopo sanità e pensioni, il terzo ambito, frammentato lo è ancora: si tratta delle politiche sociali e delle politiche per la famiglia, che non hanno una collocazione a sè, ma rientrano entro altri capitoli di spesa, e sono gestite dalle regioni se non dai comumi con delle differenze nei vari territori.
Quando ho comprato questo saggio, Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia, ancora non conoscevo l’autrice Chiara Saraceno; e ora invece la noto spesso, e mi capita di sentirla ospite di trasmissioni radio, come sociologa che conosce bene il nostro sistema e vi ha contribuito.

Alcune sue osservazioni su questa parte del nostro sistema potrebbero valere come note di più vasta portata:
La mancanza di una politica sociale in Italia potrebbe essere spiegata come una strategia per evitare conflitti aperti e scelte chiare, in un campo in cui esistono valori e aspettative sociali tra loro in tensione, se non contraddittori: conflitti tra il valore dell’ugualianza tra i sessi, riconosciuto a livello formale, e le aspettative di comportamento ancora legate alla divisione del lavoro in base al genere; tra il valore dell’unità e solidarietà familiare e il valore attribuito all’autonomia individuale; tra quello della privacy e quello della responsabilità sociale. Il persistere di forti differenze di valori in questo campo è indice delle differenze e divaricazioni culturali che hanno caratterizzato la storia politica del nostro paese“.

saggio in tema

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Allora vi aspettiamo alla mostra!

La serie di disegni che verrà esposta questo fine settimana in occasione del Mercatino di Natale dello Spazioviadellatesa è nata da fotografie che sono state scattate in bianco e nero da me o da fotografe donne, con lo scopo di elaborare il tema dell’immagine di genere e del ritratto. Tutti i passaggi della esecuzione dell’opera contengono elementi di espressione femminile: nella posa del soggetto, nello sguardo di chi seleziona l’inquadratura dietro la macchina fotografica, nell’esecuzione finale del disegno a mano libera. Dal materiale fotografico di partenza sono stati tratti i disegni che ho realizzato a matita colorata pastello, successivamente modificati in formato digitale per giungere all’opera ultimata, che è la riproduzione su carta fine art a tiratura limitata. Nei disegni è stato dato ai colori e al modo in cui sono distribuiti un ruolo chiave nella loro funzione espressiva, in quanto la introduzione e la scelta di ogni tratto di colore è stata successiva e distinta rispetto al momento della foto che volutamente non riportava questa informazione.
Alcuni di questi disegni sono già stati mostrati in anteprima sul blog, ma il prossimo weekend del 15 e 16 dicembre si potranno vedere per la prima volta riuniti in una esposizione a Trieste.
A questo link, gli altri dati dell’evento.
Vi aspettiamo!

sottobosco due sorelle bianca in treno chinired

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Com’è andato l’ultimo evento della Commissione Pari Opportunità di Trieste

C’è un articolo su bora.la scritto da Paolo Stanese, che vale la pena di leggere perchè descrive bene il clima che si è creato durante l’assegnazione del Premio ad Annamaria Parcavassi da parte della CPO del Comune di Trieste.
Infatti riporta con attenzione i messaggi che, secondo me sono riusciti a passare, grazie alla sensibilità di questa straordinaria donna che ha sempre mantenuto l’equilibrio, anche davanti alle domande pungenti. Spero proprio che i ragazzi e le ragazze delle scuole invitate all’evento abbiano tratto buoni spunti. Io stessa ci tenevo molto a veder premiata Annamaria Percavassi per la sua lunga esperienza in un ruolo importante, da 24 anni Direttrice del Trieste Film Festival e promotrice di molti altri progetti, dai loro faticosi inizi al visibile consolidamento, e tutto questo nella nostra città. Una donna che ha espresso la sua funzione di guida in modo molto aperto al gruppo e comunque originale, che ha saputo permettersi di rimanere sè stessa.
Questi sono i modelli di cui vogliamo parlare.

Cito Stanese:
Oltre alle storie, due riflessioni di Annamaria consegnano importanti messaggi ai giovani presenti in sala. La prima riguarda il suo stile di leadership: “non mi sono mai tirata indietro dagli impegni presi, ma ho sempre scelto con cura quali assumere,” spiega la premiata. “E ho sempre preferito essere un coordinatore di tante persone piene di entusiasmo, più che una leader”.
La seconda riflessione ha a che fare con la sua fervente attività di progettatrice culturale. Annamaria ha affermato: “se sei convinto di quello che fai, trovi dentro di te la spinta per combattere, e dal consenso che puoi sentire intorno a te capisci che quello che fai lavora per un bisogno di cultura sentito da molti”.

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Weekend con doppio viaggio

Giretto da bella stagione, per questo fine settimana: Dado domani è in partenza, e pure io.

Dado sarà a Roma per un evento sportivo che ormai fa parte della tradizione, l’hockeyland, dove potrà partecipare ai seminari di formazione per allenatori. E già che c’è, potrà vedere un po’ di hockey e mettersi d’accordo per i prossimi impegni con la Nazionale!

Io andrò a Trento a vedere il Festival dell’Economia e le mostre del MART.
Devo ancora prenotare tutto, comunque l’idea è questa:

venerdì 1/6
Trieste Centrale 17:02 – Verona Porta Nuova 20:00 (FRECCIABIANCA 9748)
Verona Porta Nuova 20:09 – Trento 21:29 (Regionale 10936)

visita agli eventi di sabato 2 giugno del festival dell’Economia
domenica 3/6
Trento 08:33 – Rovereto 08:46 (Regionale 10911)
visita alla mostra Alice in Wonderland
Trento 17:10 – Verona Porta Nuova 18:14 (Regionale Veloce 2263)
Verona Porta Nuova 18:29 – Trieste Centrale 21:20 (FRECCIABIANCA 9737)

E soprattutto, il fine settimana lungo comincerà con un evento a cui tengo molto: la conferenza per la premiazione ad Annamaria Percavassi, assegnata dalla nostra Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste: siete tutti invitati!

invito per l'evento dell'1 giugno 2012
invito per l'evento dell'1 giugno 2012

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Qui Davide: oramai sono in treno da tre orette, e sono quasi arrivato a Bologna. Incredibile ma vero, sul treno c’è la connessione wifi gratuita, e sto scrivendo dal mio portatile!
In stazione a Trieste ho incontrato Tullia e Matteo, in arte Mattullia; quindi viaggio in piacevole compagnia!
Dado&Tullia

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Metterci la faccia

Segnalo questo articolo, e questo video dell’evento flash mob che si è tenuto lo scorso venerdì a Trieste, organizzato dal centro antiviolenza.
Guardo dunque le foto raccolte nel video: alla fine dell’evento, si mette in evidenza il numero delle donne vittima di omicidio intrafamigliare dall’inizio dell’anno, rappresentandolo con l’immagine di donne e ragazze triestine raggruppate a terra, e rimango impressionata.
Conosco le persone che vi hanno partecipato, anche io ero stata invitata, ma non ho potuto a quell’ora. Però penso che avrei voluto esserci.

Allora ci metto la faccia con questa recensione, e con le pratiche degli altri giorni. In cui mi dedico all’azione contro la prevaricazione tra i generi, che va ricordato: non è un evento estemporaneo, ma può esserci all’interno delle relazioni quotidiane, nei mille rivoli della questione culturale.

E son contenta di vedere, nelle immagini dell’evento, una parte fondamentale che non può mancare in questi discorsi: la parte degli uomini, che ci mettono la faccia anche loro.

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Una tappa da ricordare

Finalmente una gran notte di sonno profondo. Perchè, quando son soddisfazioni, si sta bene fino in fondo!

(qua il link all’evento di ieri, anche se sono uscita solo per una mezz’ora)

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