Prove tecniche di trasmissione vocale

Stamattina Diego, dopo la pappa, ha parlocchiato per ben tre quarti d’ora.
Noi per stimolarlo a continuare gli rispondiamo, provando per gioco a indovinare cosa potrebbe aver detto.
Nei sui rumorismi ci sono molte vocali, soprattutto la “A”, e non mancano le consonanti inventate, come i gorgoglii arrotati “grr grru”, le sputacchine con fuoriuscita di bollicine, e ogni vocalizzo spesso è composto da tre-quattro sillabe.
Una espressione che oggi si è sentita distintamente è stata questa: “E la zia?

calzino pasticcino

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Ancora una tela, tessuta in incognito…

Nella penultima settimana in cui Diego era ancora nella panciona, nonostante la mia mole, sono incredibilmente riuscita a mettermi al telaio ancora una volta.
Il bello era lavorare all’aperto tra i monti!
Ecco preparata la sorpresa per Fra: una tovaglietta per il suo compleanno!

tema del bordo tema del centro
la tovaglietta per Franci, finita Palla al telaio tra i monti, che bel!

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Un salto in Oriente

Domenica mattina, il cielo è muffo.
Dado è a Reggio Emilia con la squadra, io guardo un po’ quel che c’è al pc.
Punto al programma del Far East Film Festival: ci sono un paio di film che possono andar bene, ok.
Il meteo di Udine è così così? Fa niente, controllo la strada fino al cinema, prendo l’ombrello.
Il treno è tra poco? Preparo veloce lo zaino, panino-arancio-mela per il pranzo, ordino on-line un libro che si scarica sul kindle in un minuto, e scatto verso la stazione.

Con i soliti minuti giusti che conosco a perfezione, conquisto la macchinetta del biglietto automatico, clicco su “compra anche ritorno”, timbro uno dei due biglietti, quello giusto, arrivo al binario, alzo la testa e…
Il mio treno non c’è.
Sciopero dei treni.
Tutti cancellati.
Anche quelli prima, quelli dopo.
Naaa…

Torno indietro.
Il mio biglietto timbrato non serve a nulla. Non è il caso di tentare di prendere uno dei treni che forse partirà: e poi chi mi dà la certezza del ritorno?
Un piano perfetto che sembra saltato.

Ma forse no.

Chiamo Francesca.
“Pronto Cilla?”
“Ronf!”
“Ciao, buongiorno, ti ho svegliata?”
“Sì, ma non c’è problema, dimmi pure”.

Le propongo di venire a Udine con me in auto. Se ci si dà il cambio alla guida, la prospettiva è passabile.
Nonostante il preavviso zero, accetta. Perfetto!
Nel mentre che finisce di svegliarsi preparo un panino aggiuntivo per lei, glielo porto a casa e la accompagno all’auto.
Pronte e si va, tanto all’andata guido io.

E così, nonostante la strada lunga, il tempo scorre chiacchierando.
Un paio di giri in tondo all’arrivo (ma la cartina del centro è sotto mano), troviamo parcheggio giusto dietro il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il cielo romba e brontola, e siamo dentro prima che succeda dell’altro.
Franci non conosceva il FEFF, scopre con sua sorpresa che per vedere i film servono le cuffie con la traduzione, la proiezione è in lingua originale con qualche sottotitolo, comunque la grande sala di poltrone rosse ci elettrizza.

l'ingresso del FEFF

Cilla e Palla al FEFF il regista presenta il suo film al FEFF

Il primo film viene presentato dal regista Taiwanese in persona. La storia romantica è davvero deliziosa, ci emozioniamo un sacco. Ci affezioniamo ai compagni di classe un po’ timidi e imbranati, presi nel consueto tema della dichiarazione che non arriva mai e della ragazza che non si ha il coraggio di conquistare davvero.
Caldi applausi sui titoli di coda.
Il secondo film, poliziesco, è un po’ difficile da seguire, ci guardiamo dubbiose a momenti. Storia della cospirazione di un “governo ombra” coreano, inseguito dall’intuito di giornalisti d’inchiesta, che hanno quasi la tentazione di agire come servizi segreti.
Sembra strano vederli provare a indovinare una password per tentativi (a “forza bruta” su tutte le combinazioni di tasti), eppure l’ambientazione è un po’ “passata”, coi floppy disc e con gli inseguimenti a piedi sulle scale, nei campi di calcio tra i ragazzini, e con qualche gioco di numeri da indovinare sulle banconote da 100.
“Un film in stile americano”, mi dice Francesca.
Abbiamo dato il massimo dei voti solo al primo.

Montagne blu su fondo giallo, nella strada del ritorno.
Ad attenderci, il materasso per la nanna.
E le visioni della notte.

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Non solo una recensione

Dopo le recensioni di film letti secondo un’ottica di genere, ho avuto il privilegio di leggere lo studio realizzato da Francesca e Iolanda, per la Scuola di Specialità in Psicoterapia Sistemico-relazionale, del film “THE TREE OF LIFE“, letto secondo un’ottica orientata sulle dinamiche famigliari.
Ne cito di seguito un estratto.

Il film da noi scelto sembra essere una riflessione sulla vita, sull’amore e sulla vita familiare. La trama ruota attorno alla storia della famiglia O’Brien – padre, madre e tre figli maschi – che vive in Texas negli anni ’50 e conduce un’esistenza tranquilla nelle classiche villette con giardino cui ci hanno abituati i film americani.
L’intento dello studio è quello di fare un’analisi del film in chiave sistemica, osservando le dinamiche relazionali e gli stili comunicativi, evidenziando i comportamenti che si verificano più spesso, contestualizzando l’ambito familiare in quello sociale, fino ad un livello di astrazione superiore, sfruttando il concetto di mente immanente e di sistema proposto da Bateson.

Bateson considera tre tipi di sistemi: l’individuo, la società in cui l’individuo vive e l’ecosistema. Questi sistemi sono reti cibernetiche complesse, anelli collegati da una catena di processi causali. Essi sono formati al loro interno da sottosistemi, ad esempio l’uomo e gli altri animali sono sottosistemi dell’ecosistema, le cellule sono sottosistemi degli individui. Tali sistemi sono considerati un mondo di relazioni “possibili” e dinamiche, entro le quali i sottosistemi si aggregano creando ritmi biologici propri per effetto dei quali la stabilità dell’insieme è maggiore di quella delle singole parti.
I sistemi sono regolati nel loro funzionamento da un modello comune, ossia possiedono delle caratteristiche che si possono considerare ricorsive; esistono retroazioni e ridondanze.
Tendenza fondamentale dei sistemi è quella di preservarsi mantenendo equilibrio e coesione tra le parti, e contemporaneamente avere una certa flessibilità, caratteristica necessaria all’evoluzione e alla ridefinizione delle relazioni. Un sistema cioè autocorrettivo che opera per prove ed errori e ha carattere creativo.

Anche l’idea di base di questo film è che vi sia un tutto (cosmo, universo) in relazione armonica con l’essere umano (microcosmo).
Il padre è una persona affettiva e aggressiva allo stesso tempo, che cerca di insegnare ai figli a crescere come dei duri perché possano diventare qualcuno nella vita. Il contesto sociale è ridondante nei suoi modelli, si alternano ricordi di famiglie con padri autoritari e madri sommesse.
La ridondanza della supremazia del più forte sul più debole, è impregnante in tutto il contesto sociale; La ridondanza per eccellenza viene espressa in leggi evoluzionistiche darwiniane, dove si apprende ad apprendere la supremazia del più forte sul più debole.
Vige l’idea forte di come ci si debba comportare nel mondo: il padre incita i figli a non farsi mai sottomettere, sottomettendoli.

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Un prato a tavola

Al pranzo di famiglia del ventisei, c’erano petali di fiordaliso e di dalia sull’antipasto di formaggio caprino, e infiorescenze di erba cipollina e di aneto nella minestra di zucca e porro.
Erano i fiori eduli portati l’altra sera da Carluca.

caprino alle erbe e fiori regalo dell'Atelier antipasti e tavola fiorita minestra di zucca e porro
pranzo di famiglia Palla e Fra pronti per giocare a cucù insalata russa fatta in casa

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A cena con Emergency

Ieri sera siamo stati alla cena di raccolta fondi per Emergency.
Maura Zottar ha presentato il programma di Emergency per l’Italia. Ci ha raccontato di essere una ginecologa che, dopo essere andata in pensione, ha riscoperto quel piacere di lavorare – stavolta però da volontaria – che aveva agli inizi della sua carriera professionale.
Colpisce molto di più sentire quali sono le situazioni presenti anche qua da noi.
Per esempio tra i coltivatori di pomodori. Uno su due dei pomodori che mangiamo è stato raccolto così. Da stranieri in condizioni di vita e di lavoro precarie e debilitanti.
I due ambulatori mobili di Emergency che operano in Italia, i “Polibus“, sono attrezzati per la prima accoglienza con medico, infermiere, mediatori culturali e autista tutti volontari, e hanno dei nomi che Maura adora: “Questo” e “Quello”… In quell’ambiente, c’è spazio anche per un rasserenante motto di spirito.

iniziative di Emergency a Trieste ma, pa, Da Cilla e Palla segni noti

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Passatempi

Ieri pomeriggio sono andata a trovare Franci…
ma lei non c’era, doveva ancora arrivare.
Mentre l’ho aspettata fuori dal portone, mi son lasciata incantare dai disegni dei voli di rondini. Che fischiavano, facevano vibrare le ali, volteggiavano rapide sopra tetti e giardini!
Che meraviglia.

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Sweet harmony

Questa mattina abbiamo appeso i primi due quadri in casa nuova.
Mi piaceva vedere le pareti bianche, libere, facevo fatica a comiciare a ingombrarle.
Però ora con i quadri mi pare che stia meglio.

Il tempo vola, per le ciliegie.
Quelle che qualche giorno fa erano acerbe, ora, tirate giù dall’albero, sono così rosse che sembrano nere.

Stasera sono andata a cena da Franci.
Grigliata di verdure di Enrico e Marina, funghi e formaggio.
Ottimo. Si mangia sempre bene da Fra.

Adesso sono pronta per la nanna. Sta per iniziare una nuova settimana.
E ho fatto di nuovo la valigia.

dimorphoteca bianca fioritura

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Visioni

Ieri sera ero seduta in prima fila. Andrea e Serena, sul palco. Pensavo ai miei giorni di adesso, stretta, circondata. Nel nodo piccolo di una clessidra. Però, nel frattempo, la loro musica scaldava l’aria. Mi ha fatto sentire una corsa sui prati. Una grande pioggia, acqua da attraversare, sulla nave nello spazio aperto.

Oggi ero da Franci, mi ha ospitata a pranzo nella sua casa sull’albero. Ha aperto l’abbaino, un quadro azzurro di cielo e nuvole, ha messo la testa fuori. Il vento le ha fatto vibrare i capelli, il sole scaldato il viso. Gigia faceva le fusa, impastando la coperta, tirando fuori i fili con le unghiette. “Potrebbe fabbricare asciugamani“, ridevamo, “quelli con tutti i fili tirati fuori. Gigia ha il lavoro assicurato…

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Bilanciamento emotivo

La voce di Francesca, che ha cantato questa sera, è bellissima.
E tra non molto, tutti in Atelier!

bordo lucente

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