Chi dorme non piglia pesci

Domenica mattina, dopo la sveglia delle sette per dare la pappa al piQLo, Dado ed io ci siamo guardati e ci siamo detti: ancora un po’ di nanna!
Ed eccoci allora tutti e tre a ronfare di nuovo fino alle 11.

Pù tardi arriva un messaggino del papi: “Oggi Rampigada Santa, anche mamma è arrivata su fino in cima!

Eccolo là. Guarda un po’ cosa ci siamo persi. Avrei proprio voluto esserci.

Quando ero piccola, anche io salivo su per Scala Santa in bici con il compagno di scuola Enrico, come tappa d’inizio prima dei giri sul Carso, dato che abitavo là all’inizio della riva. Mi ricordo, tra le altre, di una pedalata fatta subito dopo una bella mangiata di pesce, che poi una volta arrivati in cima alla salita era già ben che digerito. Ci mettevamo almeno 20 minuti e con un tal tempo ieri mi sa che avrei vinto il premio lumaca. Invece Enrico ho visto che alla rampigada santa ci è andato con tutto il suo team di Mathitech, e ha pure fatto un tempo di 17 minuti ben piazzato nella classifica, gli avremmo sicuramente fatto il tifo come si fa ai veri scalatori.

Meno male che c’è un’ottima recensione dell’evento su bora.la, da parte del mitico Diego Manna (che compare sia nella classifica dei ciclisti che in quella dei podisti… cossa la ga fatta due volte?).
L’anno prossimo non potremo mancare!!!!

p.s. sì lo so che il video trailer dell’evento si usa prima, e non dopo, come ora. Ma el mato co le borse de la spesa che va quasi veloce quanto la bici iera tropo bel (e chi, come mi, ga abitado là, pol identificarse in tuti e do…)

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Com’è andato l’ultimo evento della Commissione Pari Opportunità di Trieste

C’è un articolo su bora.la scritto da Paolo Stanese, che vale la pena di leggere perchè descrive bene il clima che si è creato durante l’assegnazione del Premio ad Annamaria Parcavassi da parte della CPO del Comune di Trieste.
Infatti riporta con attenzione i messaggi che, secondo me sono riusciti a passare, grazie alla sensibilità di questa straordinaria donna che ha sempre mantenuto l’equilibrio, anche davanti alle domande pungenti. Spero proprio che i ragazzi e le ragazze delle scuole invitate all’evento abbiano tratto buoni spunti. Io stessa ci tenevo molto a veder premiata Annamaria Percavassi per la sua lunga esperienza in un ruolo importante, da 24 anni Direttrice del Trieste Film Festival e promotrice di molti altri progetti, dai loro faticosi inizi al visibile consolidamento, e tutto questo nella nostra città. Una donna che ha espresso la sua funzione di guida in modo molto aperto al gruppo e comunque originale, che ha saputo permettersi di rimanere sè stessa.
Questi sono i modelli di cui vogliamo parlare.

Cito Stanese:
Oltre alle storie, due riflessioni di Annamaria consegnano importanti messaggi ai giovani presenti in sala. La prima riguarda il suo stile di leadership: “non mi sono mai tirata indietro dagli impegni presi, ma ho sempre scelto con cura quali assumere,” spiega la premiata. “E ho sempre preferito essere un coordinatore di tante persone piene di entusiasmo, più che una leader”.
La seconda riflessione ha a che fare con la sua fervente attività di progettatrice culturale. Annamaria ha affermato: “se sei convinto di quello che fai, trovi dentro di te la spinta per combattere, e dal consenso che puoi sentire intorno a te capisci che quello che fai lavora per un bisogno di cultura sentito da molti”.

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Metterci la faccia

Segnalo questo articolo, e questo video dell’evento flash mob che si è tenuto lo scorso venerdì a Trieste, organizzato dal centro antiviolenza.
Guardo dunque le foto raccolte nel video: alla fine dell’evento, si mette in evidenza il numero delle donne vittima di omicidio intrafamigliare dall’inizio dell’anno, rappresentandolo con l’immagine di donne e ragazze triestine raggruppate a terra, e rimango impressionata.
Conosco le persone che vi hanno partecipato, anche io ero stata invitata, ma non ho potuto a quell’ora. Però penso che avrei voluto esserci.

Allora ci metto la faccia con questa recensione, e con le pratiche degli altri giorni. In cui mi dedico all’azione contro la prevaricazione tra i generi, che va ricordato: non è un evento estemporaneo, ma può esserci all’interno delle relazioni quotidiane, nei mille rivoli della questione culturale.

E son contenta di vedere, nelle immagini dell’evento, una parte fondamentale che non può mancare in questi discorsi: la parte degli uomini, che ci mettono la faccia anche loro.

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Foto de festa

L’altra sera, durante la ottima Osmizada de Bora.La con bora a 150 km/h a Servola, uno degli amici ci girava sempre intorno con il grosso obiettivo della macchina fotografica. Senza flash. E io pensavo: cosa combinerà ‘sto qua, che se movemo come paiazi, cantando sù-e-zò-pel-pal…
E invece quando ho visto la sua galleria fotografica, pubblicata su bora.la, mi sono detta: bravo, belle foto, obiettivo luminoso, ma guarda un po’, che el xè rivà anche a farne bèi!
E a rendere bene il clima festaiolo.

Durante la cena, per festeggiare l’insediamento al potere redazionale Bora.Laiano della nuova Responsabile dei contenuti del sito Sara Matijačič, ho potuto permettermi persino un brindisi “di genere”: “Perchè dopo una capa donna, abbiamo di nuovo una capa donna, evvài! (Che prima di vederne due di seguito dovemo aspetàr vent’anni…)

Foto qui in anteprima, courtesy di Ivan Doglia.

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La carica delle cento e uno: alla caccia del potenziale femminile nascosto

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

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Fabiana Martini Patrizia Rigoni

Nei giorni scorsi, su alcuni manifesti della città, si poteva notare la grafica di un evento presentato con un po’ di mistero. Una catena di chicchi di melograna occhieggiava in avvicinamento, sottotitolata: “La carica delle cento e uno”. Le scritte di testo esplicative restavano piccole e ancora nascoste all’osservatore che passava di corsa.

L’iniziativa si presentava così: “Centoeuno donne e centoeuno Imprese: dalle grandi e dalle piccole Aziende, dall’Università, dalla Ricerca, dalla Formazione, dalla Sanità, dal Commercio, dalla Cooperazione, dai Servizi alla Persona, dall’Informazione, dalle Istituzioni, dall’Artigianato, dall’Arte, dalla Cultura.
La giornata del venerdì era organizzata su invito. Centouno donne erano state chiamate in tavole rotonde intitolate “I racconti delle nostre imprese”.
La mattina del sabato invece era aperta al pubblico. E proprio il sabato sono andata a vedere di cosa si trattava.

Nella cornice elegante dell’hotel Savoia, salutate in apertura dalle istituzioni locali (il Sindaco Roberto Cosolini, la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat) e dall’intervento di Suor Giuliana Galli, cento e più donne hanno fatto resoconto della propria esperienza di confronto avvenuta il giorno prima.

Era evidente che l’iniziativa aveva avuto una funzione di formazione reciproca.
Le convenute concordavano su alcuni insegnamenti scambiati, su esperienze di lavoro condivise come importanti che volevano elevare ad emblema.
C’era chi lavorava da sempre con la voce, alla radio, e con il suo microfono immaginava di raggiungere la persona più sola nel luogo più sperduto.
Chi aveva speso una vita intera come imprenditrice, e ricordava: “Bisogna sbagliare rapidamente, e andare avanti senza pensare troppo.

Alla prima pausa caffè, alcune delle invitate da me interpellate esprimevano dei dubbi. “Mi aspettavo un evento dedicato alla piccola e media impresa, ma poi ho capito che <<impresa>> era inteso in senso ampio. Ho incontrato molte donne che non conoscevo, e che hanno esperienza di settori anche molto distanti da quello dell’azienda“, mi spiegava Silvia Dragan, intervenuta per rappresentare la sua ditta.

Al rientro in sala, con l’atmosfera ancora un po’ semisospesa nell’aria, è ripartito il racconto.
Diversamente dalle iniziative con donne abituate ad un certo grado di riconoscimento pubblico, era frequente sentire atteggiamenti estremamente modesti, da parte di signore che pure avevano raggiunto risultati non comuni.
Molte donne con una forte storia di impresa alle loro spalle avevano parlato di discriminazione sul lavoro.
Oppure presentavano sè stesse usando i seguenti toni: “E’ un episodio, il fatto che io sia Preside“.
Mi domandavo: cosa era avvenuto in questa due-giorni, una sorta di laboratorio di ascolto?
Ad un certo punto, quando Serena Fonda Umani ha dichiarato: “Io quasi non ho amiche femmine: ho fatto un lavoro maschile, e ho conosciuto solo maschi“, le altre l’hanno interrotta in gruppo: “Ma ora hai conosciuto noi!

A quel punto è diventato palese che le donne invitate erano state riunite da una caccia ai talenti “altri”.
La organizzatrice Patrizia Rigoni definiva l’incontro una operazione narrativa. Una collana di racconti.
Il far emergere le storie meno note, ancora prive di visibilità riconosciute, eppure esperite con grande professionalità.
Con una speranza appena accennata: può ciascuna di queste perle diventare ora l’anello di una rete, moltiplicata per cento?
Cento e una“, le hanno risposto, “al femminile“.

Verso la conclusione, gli interventi hanno cominciato a trarre le somme.
Ieri si sono incontrate centouno solitudini. Qui c’è una dimensione femminile molto impegnata che abbiamo il dovere di rappresentare, riflettendo sul modo di assumere il potere e le responsabilità. Le questioni di genere sono tematiche che hanno una dignità altissima. Ci sono interi rapporti di analisi che sprecano dati e indicatori per valutare questi aspetti, eppure ancora non sono noti alla maggior parte delle donne italiane. Questo è un problema culturale, e il nostro evento ha avuto anche la funzione di far riemergere la consapevolezza“.

Il saluto di chiusura è stato portato dalla Vicesindaco Fabiana Martini, che ha speso parole di inclusione.
Questo evento ha manifestato un fortissimo e presente senso di responsabilità per il bene comune.
L’invito è ad esercitarlo anche nelle istituzioni e nella politica, ad impegnarsi. Le istituzioni hanno bisogno di voi: intervenite, partecipate, non lasciate le istituzioni sole.
Da parte delle istituzioni, l’impegno è a dare parola, creare spazi, mettere a disposizione luoghi pubblici. Supportare con servizi alla persona, domiciliari, ora stiamo lavorando verso un nuovo asilo nido, e così via.
Nel creare reti l’istituzione può avere un grosso ruolo di regia. Non solo <<proteggere>> le reti, ma anche proiettare le idee.
Vi esorto a fare allenaze con le istituzioni, alleanze tra di noi, e anche alleanze con gli uomini. Altrimenti non andiamo da nessuna parte.

la raccolta delle melagrane Il simbolo dell'evento

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Dado intervista Toni Bruna

Splendido lo spirito di questo cantautore.
A questo link il resto dell’articolo che Dado ha pubblicato su bora.la

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Ho visto Elizabeth

Il seguente articolo, con alcune variazioni, è stato pubblicato anche su bora.la

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Ieri mattina sono andata a Barcola, ore centrali, giusto quello che ci voleva per scottarsi, da bianca che ero.

Nella pausa tra una nuotata e l’altra, mentre leggevo il giornale, ho sentito all’improvviso un boato di esclamazioni tra la gente.
E poi di nuovo: “Eccolo, eccolo, guarda lì!
Non sapevo dove guardare anch’io all’orizzonte, ma avevo capito che cos’era: il delfino!

Ogni due settimane si fa vedere dalle nostre parti, al punto che lo hanno battezzato Elizabeth, e ne stanno studiando gli spostamenti.
Appena ho individuato anch’io la pinna scura al largo, non ho più potuto staccare gli occhi da quel punto. Tutte le teste dei bagnanti, tutti i materassini con le persone ammollo, erano orientate verso quel riquadro di mare. Davanti al molo quarto, poco dopo anche un gommone è accorso fermandosi appena un po’ a distanza, e si vedeva che era lì per far delle riprese.
Elizabeth ha giocato dentro e fuori dall’acqua per mezz’ora: tuffi, salti, a mezza uscita, o a tutto arco. Una vera atleta. Ogni tuffo muoveva alti getti d’acqua, e sembrava come un mulòn che fa le clanfe, e dopo chiede: “Go schizzà?“.

I motivi per cui i delfini saltano sono molti, si dice ad esempio che così vogliano attirare l’attenzione. Ci si potrebbe domandare perchè da mesi Elizabeth rimanga nel nostro golfo anche se è sola.
Sicuramente, ieri ha attirato l’attenzione di tutta Barcola.

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Lo “spettacolo” di una profezia che si auto avvera: intervista agli autori di “Pop Economy”

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

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Venerdì 17 giugno 2011, alle 20.30, presso lo Spazio Rosa del Parco di San Giovanni, Banca Etica presenterà la conferenza-spettacolo “Pop Economy”, nell’ambito del “Festival delle Diversità”.
I vostri inviati di Bora.la hanno contattato Nadia Lambiase (che a Torino insieme ad Alberto Pagliarino ha scritto e messo in scena l’opera), per intervistarla in attesa del loro arrivo a Trieste.

Potete anticiparci qualcosa della rappresentazione che porterete al pubblico triestino?
PopEconomy è una conferenza spettacolo che racconta della crisi globale che ci ha investito: l’intento è farlo in modo semplice e puntuale attraverso gli occhi di un narratore.
A fianco dei fatti economici si comporrà davanti al pubblico il disegno di come vivevamo un tempo, dei decenni che abbiamo attraversato tra la Milano da bere, le vacanze a Borghetto Santo Spirito e la caduta del muro di Berlino. E poco a poco si rappresenteranno i fatti storici, i personaggi, i meccanismi di un sistema insostenibile che ha portato a fenomeni di tracollo globale, che ha impoverito molti e arricchito enormemente pochissimi. Dalla bolla dei tecnologici degli anni novanta al grande buco nero del sistema bancario americano 2008, dai mutui subprime al tracollo della Grecia. E oltre alla grande storia finanziaria ed economica parleremo delle vite di tutti: di chi in vacanza non ci va più, delle case che non ti puoi comprare, di un pianeta che si sta consumando.
Il pubblico farà conoscenza con le vicende di Mario, insegnante, che per guadagnare quello che Richard Fuld guadagnò in un solo anno, avrebbe dovuto cominciare a lavorare all’epoca dei Sumeri… Ma non aggiungiamo altro.
Piuttosto, va sottolineato che bisogna raccontarla, la storia della crisi, anche per cominciare a cambiare.
Non un semplice spettacolo quindi, ma un teatro di impegno civile, a tratti leggero, comico e drammatico.

Quando è nata l’idea di allestire questa iniziativa?
l’idea è nata da una collaborazione tra Banca Etica e Teatro Popolare Europeo all’interno di un progetto attivo in Provincia di Torino e nel Comune di Venezia relativo alla sensibilizzazione dei temi legati alla finanza e al denaro. Dopo aver sperimentato alcuni moduli formativi sulle tematiche sopra riportate con modalità a cavallo tra la lezione e intervento teatrale, è nata l’idea di creare una drammaturgia più complessa a partire dalla crisi economica finanziaria.
Nata quindi quasi per gioco, la conferenza spettacolo PopEconomy è ora uno strumento comunicativo e divulgativo utilizzato dalla Banca stessa per farsi conoscere.

Com’è stato ricevere le prime notizie della crisi globale che ci ha investito, per voi che già nel vostro quotidiano siete impegnati nel settore pioniere della finanza etica?
E’ stato come assistere a una profezia che si auto avvera; per chi da tempo è attento a temi come la sostenibilità sociale ed ambientale oltre che quella economica; per chi da tempo sostiene che l’economia, e di conseguenza la finanza, è ancella della politica e non viceversa; per chi da tempo guarda con allarme allo spostamento sempre più aggressivo verso comportamenti speculativi piuttosto che di investimento responsabile, già da tempo era possibile ipotizzare conseguenze come quelle che purtroppo stiamo vivendo, chi più chi meno in maniera diretta.

Il vostro spettacolo si presenta come un evento interattivo. Qual è stata la risposta del pubblico, finora?
Molto interessata a capire meglio quanto avvenuto, sia puntualmente sia come cause più remote.

Avete dei modelli di riferimento per il vostro lavoro? (Penso ad esempio a Marco Paolini, che nel 2008 ha portato a Trieste: “Miserabili – Io e Margaret Tatcher”)
Certamente Marco Paolini è un riferimento, dal momento che i fondatori di Teatro Popolare Europeo hanno collaborato con lui in opere precedenti (Il racconto del Vajont, 1997). Un altro punto di riferimento è il lavoro di narrazione di Marco Baliani con cui gli autori di PopEconomy hanno più volte lavorato. Questa modalità di creazione teatrale è stata ulteriormente sviluppata nell’ambito del teatro sociale e di comunità.

Durante la vostra visita a Trieste, avrete un po’ di tempo per conoscere la città e per confrontarvi con le altre iniziative del Festival delle Diversità?
Sicuramente, e con molto interesse, in quanto Trieste è città di confine da differenti punti di vista, non solo geografici, se pensiamo alla sua storia con tutto ciò che riguarda la malattia mentale.

“Pop €conomy”
Venerdì 17 giugno 2011, alle 20.30, presso lo Spazio Rosa del Parco di San Giovanni

uno spettacolo di Alberto Pagliarino e Nadia Lambiase
con Alberto Pagliarino
e con Nadia Lambiase
supervisione artistica Alessandra Rossi Ghiglione

logo pop economy
logo festival diversità

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Che colore hanno i Consigli, a Trieste?

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

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Da lunedì sono disponibili tutti i dati dell’esito delle elezioni amministrative.
Per cui ci si può chiedere: “Quanto sono risultati colorati in rosa i consigli circoscrizionali, comunale, provinciale a Trieste?

Cominciamo con le circoscrizioni.
Lì la base statistica è sufficientemente ampia da poter cercare eventuali relazioni tra l’offerta di candidati (1653 nominativi) e il risultato per gli eletti (che sono 100). [1]

Controllando le liste si incontrano spesso i casi in cui le donne candidate sono 2 su 20, oppure 1 su 15.
L’effetto per l’occhio è strano, stonato.
Piccola eccezione per le liste di “Trieste Città Metropolitana – Sindaco Fortuna Drossi”: sono le uniche che superano la barriera del 50%, proponendo il 55% di donne. Purtroppo, non ottenendo nessun eletto, l’esempio, pur interessante, non entra nel conto.

Il risultato dell’analisi è evidenziato dai seguenti grafici.
Il primo grafico mostra l’offerta di candidati, espressa come percentuale di uomini e donne, ordinando le liste secondo la presenza femminile decrescente.
Il secondo illustra la presenza di eletti, espressa come percentuale di uomini e donne, con le liste nello stesso ordine del grafico precedente.

grafici-circoscrizioni

Sovrapponendo i diagrammi, si nota una certa corrispondenza tra numero di candidate e numero di elette.
Inoltre risulta che la percentuale di elette diminuisce sempre rispetto alla percentuale di candidate.
Dunque, stando a quanto emerge dai dati, la mancanza di presenza paritaria delle donne ai vari livelli delle istituzioni risulta effettivamente correlata alla povertà di candidature nelle liste; inoltre, esistono anche anche altri fattori negativi, che concorrono all’abbassamento della percentuale delle elette.

I lettori di di bora.la ne hanno suggeriti alcuni nei loro commenti:
Chi decide nelle segreterie, decide comunque di non stampare poster x le candidate. Guardando le facce, faccine, faccione …sorridenti dai cartelloni elettorali …tranne 2, purtroppo rare (Bassa Poropat e Clon), altre non ce ne sono.
Metti le donne, e quelli che ti stanno sugli zebedei ma devi candidare, nei collegi deboli e sono fatti fuori!” [2]

Dai dati delle liste circoscrizionali emerge un fattore positivo.
Solo un partito ha usato con costanza il metodo di proporre nomi di donne e uomini alternati ad uno ad uno. In una circoscrizione ha presentato il 50% esatto di donne in lista, mentre nelle altre circoscrizioni gli uomini in più sono stati raggruppati in fondo all’elenco.
Il metodo appena citato, insieme ad una percentuale di candidate lievemente maggiore che altrove, ha portato a questo partito il miglior numero di elette: 11 donne provengono dalle sue liste (su un totale di 16 donne insediate nelle circoscrizioni).

Cosa ne pensano le addette ai lavori?
Le donne in questo settore continuano ad essere poche. La insufficiente disponibilità di servizi di cura offerti dall’ente pubblico sicuramente è uno dei freni” (Alessia Rosolen [3])
E’ difficile trovare donne da inserire nelle liste: quando vengono invitate a candidarsi, rispondono che fanno fatica ad assumere incarichi aggiuntivi, hanno già un doppio lavoro” (Maria Teresa Bassa Poropat [4]).

Quest’ultima testimonianza è interessante per due motivi.
Il primo è che ricorda la presenza del fenomeno della cooptazione, valido per entrambi i generi (meccanismo solitamente non favorevole, se i vertici uscenti sono sempre al maschile, dato che il sistema tende a replicare sè stesso), che però può diventare vantaggioso alla comparsa della prima che rompe il soffitto di cristallo e che comincia a “tirare”.
Il secondo motivo è che la citazione proviene da una donna in posizione apicale, e quindi può far tornare in mente l’effetto “role model”: la presenza di un esempio femminile in posizione di comando può portare all’emulazione.

I due fenomeni appena descritti, di “traino” da parte di chi ce l’ha già fatta in passato, e di “inseguimento” da parte dell’elettorato, possono aiutare a spiegare l’unico caso in cui le influenze negative sono state messe un po’ da parte.
Infatti, le cose cambiano se si comincia a guardare la composizione anche degli altri consigli.
Le diminuzioni nella percentuale delle elette rimangono frequenti (nelle circoscrizioni si è partiti da un 28% di candidate per arrivare ad un 16% di elette, in Comune il 24% di candidate ha portato al 20% di elette), ma la Provincia diversamente dagli altri organi, pur partendo da un 28% di candidate ha raggiunto il 38% delle elette [1],[2].
Dunque, in questa tornata elettorale, per la Provincia si è realizzato sia il record triestino sulla quota delle elette, sia l’unica inversione di tendenza tra quante donne sono partite per la corsa e quante sono arrivate alla meta.

torta-circoscrizioni
torta-comune
torta-provincia
Composizione consigli degli organi amministrativi a Trieste. Percentuale degli eletti, suddivisi per genere, nella tornata elettorale aprile-maggio 2011

Fonti:
[1] dati Insiel
[2] Che genere di candidati, a Trieste?
[3] convegno “Le Donne e la Politica”, Trieste 07/04/2011
[4] convegno “tea for UDI”, dibattito con la delegata nazionale Pina Nuzzo, Trieste 25/03/2011

Note sulla modalità di realizzazione dei grafici per le circoscrizioni:
Nei grafici sono state inserite solo le liste che hanno ottenuto un numero di eletti maggiore o uguale a 5, adatto a compilare una statistica di genere.
Con questo criterio sono risultate escluse quattro liste con zero eletti, una lista che ha eletto una sola persona, una lista con due persone elette, una con tre persone elette.

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Che genere di candidati, a Trieste?

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

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Oggi, mentre passavo in autobus davanti ai gazebo del centro, mi sono accorta di una cosa strana.
Mi sono resa conto che era già possibile fare delle previsioni certe sull’esito delle elezioni comunali.
Sì, posso dirlo, ho la sfera di cristallo!
I candidati sindaco sono dieci, chiaro, questo non rende le cose facili da immaginare, ma un dato è sicuro.
La probabilità che, tra questi dieci, sia eletta una donna, è zero.
Zero su dieci.

Mah.

Allora mi sono detta: beh, ci si può consolare con la sfida per la Provincia! Lì la situazione sembra un po’ più rosea, due donne candidate su sei, dài, trenta per cento, non è come nella proporzione della popolazione reale, ma è già un po’ meglio!
Però, anche lì, se non ci limitiamo a guardare la candidata principale che ha già esperienza da Presidente, i conti non tornano veramente. La lista che sostiene l’altra candidata, ha una (dico una!) sola candidatura femminile su oltre venti nomi.

Eppure, martedì scorso si è svolto al Caffè S.Marco un incontro promosso dal Forum delle Donne di Trieste che ha invitato tutte le donne candidate alle elezioni per il Comune e la Provincia di Trieste. Lo scopo dell’invito era far sottoscrivere alle candidate un appello dedicato alle donne. Ho letto l’appello, che si apriva così:
“democrazia compiuta è garantire in tutti i luoghi decisionali (consigli, giunte, enti) parità di rappresentanza. IMPEGNATEVI CON NOI! è doveroso il rifiuto e la denuncia di ogni stereotipo lesivo della nostra dignità! è indispensabile avere servizi di qualità per l’infanzia e per gli anziani!” (temi notoriamente cari all’elettorato femminile).
E questa è la chiosa: “Chiediamo alle candidate di impegnarsi con noi per realizzare questi obiettivi, e alle donne di votare DONNE”

Eh, bene.
Però, se il quesito è: quali donne potrebbero esser votate, allora com’è l’offerta che può tentare di rispondere a questa domanda?
Mi sono detta, facciamo i conti per bene.

Su IL PICCOLO del 17 aprile sono apparse tutte le liste con relative candidate e candidati.

Per il Comune di Trieste, il territorio ha saputo esprimere 237 donne candidate su 833 totali distribuiti su 23 liste. Si tratta del 28% circa.
Per la Provincia di Trieste, trovo 93 donne su 384 totali distribuiti su 16 liste. Appena il 24%.
Mmmh, se si guarda meglio, non tutte le liste sono uguali.
Talvolta l’elenco mostra nomi di donne alternati a quelli degli uomini; talvolta donne in tutti primi posti consecutivi. In molti altri casi, più semplicemente, la presenza è in ordine alfabetico.

Non è così difficile scovare delle tendenze.
Mi sono messa di buzzo buono, e ho fatto il mio grafichetto.
Più donne nella lista? Ti metto nella parte sinistra del grafico. Meno donne nella lista? Vai a destra!
Ma guarda un po’, in molti casi, i conti (o meglio, i lati) tornano…

Comunque, questa è solo la storia della “offerta”.
Ora mi sto domandando se le percentuali delle elette saranno molto simili a quelle delle candidate (a significare che: bisogna farsi avanti, proporsi…). O forse no. Chissà.
Dovrebbe mancare solo qualche giorno per saperlo.
Non si può avere la sfera di cristallo su tutto…

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