Istantanee

Domenica, pranzo dai nonni.
Diego vede Dorfi e fa gridolini euforici. E’ incuriosito, non ha mai visto da vicino altri cani, allunga la manina dalla sua sedia. Dorfi si avvicina appena per annusarlo, poi fa il giro del tavolo, nota gli odori del pranzo, e chiede la sua porzione di assaggio, bau bau!

Quindici anni fa, stessa casa.
Dopo pranzo, faccio il giro delle vie circostanti, porto Dorfi a curiosare tra le scalette in pietra e i fiori raccolti ai lati delle stradine, macchina fotografica alla mano. Inquadro il muschio che cresce sui tetti bassi, gli iris dalla tinta intonata con la lamiera ondulata; a volte metto solo a fuoco, guardo attraverso le lenti della reflex senza scattare. Gli scatti si preparano a tornare fuori in una delle mie mostre. Il rito si ripete ogni giorno, con una compagnia fedele.

Qualche anno prima, gioco col dizionario di un libro fantasy. Voglio inventare una parola nuova. Metto insieme un paio di frammenti di quel linguaggio che non esiste, per comporre il nome “Dorfea“. In teoria, si può interpretare. E la traduzione suona più o meno così: “Spirito della terra“.
Una idea che parla di passeggiate nel bosco.

Dorfi

Tag:

Comments (2)

Tornare a questo stagno è come tornare a casa

L’altro ieri allo stagno di Villa Giulia, oltre agli uccellini, le libellule e le ranocchie, c’era anche Diego!

cielo e alberi specchiati la ranetta sul sasso
la ranetta a mezz'acqua stagno di villa giulia
piedini di Diego allo stagno

Tag:,

Comments (3)

Un paio di tappe allo stagno

L’altra settimana ero andata allo stagno di Villa Giulia del tutto predisposta ad un momento di relax.
Nella quiete, adocchiavo i girini, ascoltavo il picchio, sentivo partire qualche canto dei rospi ululoni.
E’ difficile vedere qual è l’ululone che sta cantando, quello che tra i tanti ha cominciato a gonfiare la gola gialla: bisogna trovarli tra le erbe, dietro i sassi, scrutare la superficie d’acqua quasi immobile e apparentemente identica nel tempo, cercando la piccola increspatura creata dalla testolina di rospo che si muove a ritmo.
Poi gli ululoni si intimidiscono appena scatta qualche rumore più forte, smettono, e bisogna stare di nuovo immobili per un po’ prima che li si senta ripartire col loro verso, echeggiato da un angolo all’altro dello stagno, mentre ancora non si era riusciti a scovare qual era quello canterino, tra i vari occhietti sbucanti a pelo d’acqua.

Solo che questa volta non sono riuscita a fare la solita rilassante ricerca, quella con l’occhio che scorre e vaga un po’ a caso tra foglie e riflessi.
Perchè un movimento sinuoso ha inchiodato la mia attenzione. Mi ha ipnotizzata. Ha catturato la mia messa a fuoco.
Una biscia d’acqua.
Grossa, segmentata di nero, è uscita dal bordo opposto al punto dov’ero seduta io, e ha comiciato a curiosare sopra i sassi e tra le erbe, e a percorrere, con la linea curva della propria lunghezza, tutto il confine da quel sasso di uscita al fondo più remoto dello stagno allungato.
Gli ululoni continuavano a chiamarmi, ma io li ignoravo bellamente.
Con l’idea che una biscia dal lato lontano era una cosa pacifica eppur calamitante, non ho staccato l’obiettivo dalla sua rotta per un bel po’.

occhio alla biscia biscia dal collare biscia dal collare
cucù! foglie acquatiche il tritone e il rospo

E così mi sono fatta una scorta di immagini fotografiche, sufficiente a confrontarla con quella del pannello identificativo posto sul vialetto d’ingresso.
Una “V” nera sotto l’occhio da rettile.
Degli ovali gialli su tutto il manto, circondati da chiazze scure negli spazi rimanenti…
L’aspetto coincideva perfettamente.
Definizione fondamentale: “innocua”.
La biscia dal collare, “natrix natrix“, poteva restare tranquillamente a casa propria, anche se non lontana da me che le facevo visita.

Perfetto.

Così, una settimana dopo, quando sono tornata allo stagno con Dado, non ci siamo scomposti alla vista della stessa biscia anche sul pelo d’acqua (nuotava galleggiando a forma di “esse” che era una meraviglia), e a centro stagno, e dall’altro lato, e subito dietro… ben quattro di seguito, ne abbiamo identificate, senza paura.
Anzi, ci siamo pure potuti divertire quando i passanti successivi, che si avvicinavano allo stagno, alzavano ben la voce con i loro “aaaah”, alla vista della bestia sinuosa che gli faceva “bù!”
E noi, ormai esperti, potevamo vantare le spiegazioni necessarie, e tranqullizzarli uno dopo l’altro in successione.

davidaola allo stagno

Tag:,

Commenti

Molti avvistamenti allo stagno

Lo stagno di Repen, oggi, era molto popolato.
I rospi smeraldini saltavano in acqua appena ti avvicinavi, e poi quando si sentivano tranquilli cominciavano a parlarsi da un lato all’altro della vasca.
Una ghiandaia verde mappava le zone fangose palmo a palmo, pasteggiando con vermetti.
I merli venivano a farsi il bagno, sbattendo tutta l’acqua con le alette.
Molti girini chiazzavano di nero intere zone del fondo, numerosi come nugoli.
Dalle fronde i cori degli uccelli echeggiavano continui; più lontano le mucche davano qualche cenno di risposta.
Un cane libero si è improvvisamente tuffato in acqua scacciando tutti i rospi, e poi è corso verso di noi svegliando Dado di soprassalto.
Sì devo ammetterlo c’erano pure Dado e Palla che facevano un pisolino.
E nello stagno parecchi pesci rossi sbucavano di tra le piante acquatiche, niente ben perchè non devono essere portati quelle parti, c’è il rischio che si pappino tutte le altre specie.
Comunque al momento la popolazione è numerosa e la diversità sta resistendo.

CIMG4295 CIMG4345 CIMG4282 il merlo si fa il bagno
CIMG4357 CIMG4269 nuota nuota girino... tappeto di piante acquatiche
e le stesse foglie. controluce... primavera in verdeblu beccata in volo! Molto sole durante il pisolino

Tag:,

Comments (1)

Cinguettio di mille storni al tramonto

Commenti

Il giro dei due stagni

lo specchio tondo cielo cupo sull'acqua Ninfee di settembre rosa canina?

Domenica sul pedale, sull’altopiano.
Prima tappa allo stagno di Banne.
Farfalle bianche e ninfee bianche, cielo un po’ cupo che brontola e che parla coi corvi.
Seconda tappa al laghetto di Percedol.
Tanto verde, rigoglioso, scosso dal vento frusciante.

In tutti e due i posti, c’era una libellula molto curiosa. Che girava intorno a me, insistente, ali battenti.
Come se fosse stata la stessa tutte e due le volte, e avesse chiesto un passaggio alla bici…

nodi e foglie sul fango verde su verde a bordo lago conca tra gli alberi
terra screpolata luci filtranti piccole foglioline luce sotto le ninfee
verde acquatico quello in fondo è il laghetto

Sì, anche lo stagno di Percedol è un luogo della quiete. E forse, anche più degli altri.
Gli alberi ti avvolgono con una fine pioggia di foglie.
Un tronco caduto, grande, aspetta al centro della piazza di terra scura.
A sdraiarcisi sopra, e a puntare in alto, capita proprio un riquadro di cielo sopra il naso, e le nuvole lo attraversano di corsa. Tutto il resto, sono chiome che scuotono le dita.
Che fortuna, questo luogo è vicino.

Tag:,

Commenti

Il canto degli ululoni

Commenti

Altri incontri presso lo stagno

Domenica pomeriggio, sotto alcune dubbie gocce di pioggia, sono allo stagno di Villa Giulia.
Appena mi siedo lì, di fronte all’acqua, seminascosta dai cespugli, col libro e l’intento di relax, il cielo si apre e il sole indora gli spazi d’acqua tra le ninfee.
Ogni tanto passa qualcuno, che alla vista del tappeto di fiori acquatici gialli, commenta sorpreso: “che meraviglia”.
Una famigliola numerosa, dopo avermi visto appostata tranquilla, decide di spostarsi in un’altra zona, intimando ai bambini di abbassare le voci.

Ad un certo punto, nel silenzio della lettura, riconosco il rumore di un cane che va a bere presso lo stagno piccolo, quello un po’ più in là. Poco dopo sento che immerge le zampe nello stagno, e comincia a sciabordarci dento. “Eh no”, mi dico, “devo andare ad avvisare il padrone che i cani non devono fare il bagno negli stagni: rompono tutte le tane degli animaletti acquatici, è vietato!”
Poso il libro dietro il mio cespuglio, mi alzo bruscamente.
E li vedo.

Tre cinghiali rossi!
Anche loro vedono me, e dopo un istante di immobilità, saltano goffi fuori dallo stagno, e si buttano nel folto del bosco dall’altra parte.
Meglio così, avrei dovuto pensare.
E invece stavo tirando fuori la macchina fotografica, per immortalare a malapena un didietro sfuggente.
Chissà se nel silenzio della mia lettura avrebbero potuto avvicinarsi di più?
Fino a farmi cucù da sopra la pagina?

Quando vado via, incontro di nuovo la famigliola numerosa, raccolta sulle panchine del sentiero più in basso.
Avete visto i cinghiali?”, chiedo loro.
La mamma spalanca gli occhi al sol pensiero, mentre il papà risponde: “cinghiali no, ma abbiamo visto un capriolo, e aveva pure delle belle corna!”
Uno dei bambini si è vantato: “era proprio qui” (indicando un punto tra gli alberi) ”e mi ha guardato negli occhi.

un didietro in fuga a filo di stagno
occhieggiare carezze d'erba riflessi a pelo d'acqua giochi dei menischi
davanti le erbe, dietro lo stagno incroci di piccole canne canneninfee segni verdi
menischi e riflessi quasi un b/n riflessimmerse tappeto gialloverde

Tag:,

Commenti

Io e lo scoiattolo ci siamo guardati tra le foglie

E ho salvato un maggiolino, che stava nuotando disperatamente in tondo al centro dello stagno, senza riuscire a venirne fuori.
A Villa Giulia.

ciao scoiattolo! Lo scoiattolo mi ha notata, sta fermo
ho salvato un maggiolino caduto in acqua! stagno pieno di ninfee

Tag:,

Comments (1)

Ho visto Elizabeth

Il seguente articolo, con alcune variazioni, è stato pubblicato anche su bora.la

*************************************************************

Ieri mattina sono andata a Barcola, ore centrali, giusto quello che ci voleva per scottarsi, da bianca che ero.

Nella pausa tra una nuotata e l’altra, mentre leggevo il giornale, ho sentito all’improvviso un boato di esclamazioni tra la gente.
E poi di nuovo: “Eccolo, eccolo, guarda lì!
Non sapevo dove guardare anch’io all’orizzonte, ma avevo capito che cos’era: il delfino!

Ogni due settimane si fa vedere dalle nostre parti, al punto che lo hanno battezzato Elizabeth, e ne stanno studiando gli spostamenti.
Appena ho individuato anch’io la pinna scura al largo, non ho più potuto staccare gli occhi da quel punto. Tutte le teste dei bagnanti, tutti i materassini con le persone ammollo, erano orientate verso quel riquadro di mare. Davanti al molo quarto, poco dopo anche un gommone è accorso fermandosi appena un po’ a distanza, e si vedeva che era lì per far delle riprese.
Elizabeth ha giocato dentro e fuori dall’acqua per mezz’ora: tuffi, salti, a mezza uscita, o a tutto arco. Una vera atleta. Ogni tuffo muoveva alti getti d’acqua, e sembrava come un mulòn che fa le clanfe, e dopo chiede: “Go schizzà?“.

I motivi per cui i delfini saltano sono molti, si dice ad esempio che così vogliano attirare l’attenzione. Ci si potrebbe domandare perchè da mesi Elizabeth rimanga nel nostro golfo anche se è sola.
Sicuramente, ieri ha attirato l’attenzione di tutta Barcola.

Tag:,

Commenti