Archive for storielle

Pranzo fuori

Diego, mangia lentamente…

Davide: “Chi ha finito per primooo?” Diego: “Noi abbiamo fatto un’altra gara, oltre a quella a chi finisce per primo: quella a chi finisce per secondo. E io ho vinto.”

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Diego ti prende alla lettera

Ieri sera c’era la festa per il compleanno di Christian.
Prima di uscire, proponiamo a Diego di partecipare al regalo.
Perchè non facciamo un disegno per Christian? – gli suggerisco – Potresti disegnare il biglietto di auguri!

Approvato.
Foglio, colori e via.

Vedo Diego che, invece dei soliti cerchi, comincia a tracciare con attenzione delle righe dritte, e a comporre un rettangolo al centro del foglio. Per completare il tutto con la sua firma, Diego aggiunge un po’ di puntini colorati.

Il soggetto mi pare insolito, chiedo a Diego che cosa rappresenta.
E lui risponde deciso: “Ho disegnato un biglietto!

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La cena interpretata da Diego

“Sai cosa sono questi pezzettini bianchi? 

Sono pezzettini di riso bianco. Perché il riso bianco è piccolo, è appena nato! 

E sai come cresce? Cresce dentro la mia bocca! Cresce pian piano, poi si sputa, ed esce. 

Tra un po’ di giorni lo vedrai, vedrai che è grande. Cresce come il basilico!”

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pensiero laterale

Quasi ogni mattina io e Diego prendiamo il bus per andare all’asilo.
Un giorno capita che l’autista sia particolarmente “allegro” e già alla prima curva, dobbiamo tenerci forte ai sedili. Poi sul rettilineo, numerosi sobbalzi…
Diego mi chiede: “perchè l’autobus fa i salti?”
Io: “perchè ci sono i buchi sulla strada…”
Diego: “no, perchè è contento!”

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Quando Diego ha ragione

Nel libro con la storia di Giulio coniglio e la lumaca Laura, c’è il disegno di una tavola imbandita di prelibatezze.
Mentre lo leggiamo, Diego indica un dolcetto giallo informe, e mi chiede: “Come si chiama questo?”
“Gelato!”, gli faccio io.
“Non si chiama gelato!”, ribatte lui.
“E allora dolcetto. Biscottino. Torta. Bù! Come si chiama, secondo te?”
“Crema!”
“Aaaah, è vero, si chiama crema!”, ammetto io, vedendo la somiglianza.
E Diego, dall’alto dei suoi due anni, ribadisce: “No capito mamma!”

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Piccole storie di viaggio

Stasera sono stanco e vi racconto qualche storiella al volo, in ordine sparso, prima di andare a nanna.

Qua in Austria, quasi dappertutto, presso i locali, i ristoranti, le gasthof, gli alberghi vari, si trovano a disposizione dei piccoli clienti (Diego & simili) un po’ di giochi per passare il tempo mentre si aspetta. Ve l’avevamo già detto. La parte divertente è che Diego è entusiasta delle cose che trova, sempre diverse, e si inventa da solo giochini nuovi (ad esempio, trova un lungo cuscino, ci si siede sopra e va a cavallo), e passa lungo tempo a provare combinazioni, a esplorare luoghi e osservare gli animali (cani, gatti, uccellini ma anche conigli, mucche, cigni…).

Diego divide le cose in due categorie: quelle che si possono prendere e quelle che no. Foglia? Si può. Albero? Non si può. Luna? Non si può. Ma con un po’ di fantasia, mamma allunga la mano, la afferra e gliela offre, Diego accetta e qualche volta se la mangia.

Diego corre dietro al cocker della padrona del b&b. Si stufa, si gira verso l’armadio dei giochi e tira fuori una bella palla colorata morbida. La appoggia per terra. Il cane è dietro di lui, gliela prende e scappa. Diego ci resta male, ma non si dispera e lo insegue correndo nella ampia corte, tra le risa degli altri ospiti che assistono alla scena.

Nuove canzoni di viaggio: Heidi (ovviamente), “Oh papà/mamma come pedali… Tu pedali molto ben!”, “La macchina del capo… Ha un buco nella gomma”, e “Magari col monopattino… In America voio andar” (anche se la strofa più richiesta è “Magari a caval de mia suocera…”)

Prima di addormentarsi, riferendosi alla sua macchinino preferita: “no serve chiavi per guidare auto di Diego!”

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Acqua, bosco, uccellini

Come da programma, siamo arrivati in due tappe a Linz.
La prima tappa, ieri mattina da Obermuhl a Aschach, è stata tutta immersa nella natura incontaminata. Davanti alla pista ciclabile si stendeva un’ampia distesa del Danubio, circondata da pendici scoscese e alberate dei monti, e nulla più. Il silenzio era interrotto solo dai suoni delle occasionali colonie di cigni, germani, oche in formazione levate in volo.
A pranzo eravamo già arrivati alla pensione, e per il terzo giorno consecutivo abbiamo trovato nella sala principale uno scatolone per bimbi che conteneva dei piccolissimi camioncini giocattolo. Troppo buona la sorte: abbiamo deciso di non sfidarla più. Dato che per una volta eravamo arrivati in una località composta da più di quattro case, e che addirittura aveva un paio di negozi, siamo andati con Diego a scegliere insieme le sue prime macchinine. Diego ha deciso che la scatola da cinque andava bene per cominciare la collezione. È stato un successone. I cinque piccoli veicoli hanno già una storia ciascuno, quello rosso è preferito di Diego, quello bianco è stato assegnato a me, e con un libro aperto a casetta facciamo il gioco del tunnel.

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Oggi la pedalata è stata un po’ più lunga. Volevamo arrivare a Linz prima di pranzo, e ci siamo riusciti… pranzando alle tre.
Il fiume si è fatto più placido, contornato non più da rilievi, ma da prati colorati di fiori di campo bianchi viola e blu, e appezzamenti coltivati, dorati, verdi o mattone.
L’ingresso alla città di Linz è stato piuttosto spettacolare. Un grande ponte, con la vista sui palazzi storici, ci ha portati alla piazza principale, proprio quando le cornamuse di un gruppo tradizionale si esibivano sul palco, in occasione di una festa rievocativa in costume, che a quanto ci hanno detto durerà tutto il giorno. Tra poco ci torniamo, dopo il pisolo pomeridiano di Diego, e visiteremo il bel centro pedonale della città.

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un altro giretto in Olanda

Se dico Olanda, sapete già cosa intendo: hockey!
Sono ancora una volta nelle terre basse, precisamente a L’Aia, dove si tiene il campionato mondiale di hockey su prato 2014.
Non mi sono fatto scappare l’occasione e sono riuscito a trovare i biglietti per le finali, che fra qualche ora cominceranno. Inoltre ho avuto il piacere di rivedere John e Fabiana (che festeggia il decennale del suo arrivo in Olanda), il mio amico Juan (allenatore argentino di Villafranca) e il mio compagno di squadra Jorn.

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Telecronaca

Nonostante la febbre, oggi Diego ha commentato vivacemente la partita di rugby che papà Davide stava guardando:
“BAM”, “Palllllllla”, “Pertèrra”, “BAM”, “BAM”!

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Storielle ammmericane – 4

Uno dei principali problemi che l’italiano medio si trova ad affrontare fuori casa, è l’alimentazione. Tutti sognano un perfetto piatto di spaghetti in qualsiasi ristorante; difficile…
Io credo che per mangiare bene all’estero bisogna mangiare le cose locali. O perlomeno provare.
Qual’è il piatto principale in America?
Immaginando di andare negli States, pensavo a quale combinazione di hamburger avrei potuto sopportare per una settimana prima di soccombere ai morsi della fame, ma per fortuna non ce n’è stato bisogno. Nè di soccombere, nè di hamburger =)
A partire dal pranzo in volo, è stato subito chiaro che qua mangiano tantissima carne. La cosa mi infastidisce un po’, ma perlomeno si può sopravvivere.
Detto questo, aggiungo che Kansas City è rinomata per il Barbeque. Qui nel midwest ci sono un sacco di fattorie, e la tradizione della griglia si è trasformata in eccellenza (secondo i loro standard, ovviamente).
Così, dopo una settimana, il nostro collega Bill ci ha accompagnato da JackStack il “top del top”. La specialità dei bbq del Kansas è la cottura, lenta e prolungata, con successiva affumicatura della carne.
Il “brisket” e i “burnt ends” sono due tagli di carne, di maiale e soprattutto manzo, che sono cotti per 8 ore e affumicati per quasi altrettante. Le costine, “dinosaur sized”, sono cucinate similmente, e il tutto è presentato con una o più salse, a base pomodoro e melassa, variamente speziate o piccanti, da accompagnare a patate fritte, al forno, ai fagioli rossi, varie insalate.
Ho provato questa “Kansas City Combo” e posso dire che la carne è incredibilmente morbida, e abbastanza saporita. Le salse, in modica quantità, si accompagnano degnamente. Troppa, no.
Come detto, i camerieri sono incredibilmente gradevoli e gentili. Abbiamo chiesto se potevamo fare un giro delle cucine, e subito il manager Travis ci ha accompagnato, spiegando tutto il processo di cottura. Cominciano a cucinare alle 4 di mattina per servire alla sera. Enorme forno, griglia e affumicatore. Tutto super sized.
Si può ordinare anche per asporto, e hanno fatto spedizioni speciali per le truppe in Afghanistan e per Haiti. A Trieste sarebbe un po’ scomodo farsi mandare il tutto.
Anche perchè, alla fine, preferisco i čevapčići.

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