Domenica pomeriggio prendo il tram, e scendo sopra via degli Olmi.
Il mio piano è calarmi sul sentiero verso Piscianzi, collegarmi a Scala Santa sul percorso nel bosco isolivello, e poi giù alla terza fontana cercare la scaletta nascosta verso via Moreri di cui mi ha parlato papi.
Quindi, comincia l’esplorazione.
Appena attraverso i binari, subito la vista è riempita da una nuvola di fiori di pesco. I giardini espongono gli alberi da frutto, sbircio tra le reti.
Appena prendo la discesa, un rumore di foglie secche mi distrae. Guardo se c’è movimento da vento. E l’acqua mi colpisce le palpebre. Un po’ di pioggia! Ma ti pare, proprio all’inizio del giro?
Un pezzo di cielo è coperto, il mio cappuccio non è impermeabile… ma vado avanti, incoraggiata dal profumo del bosco.
Per fortuna l’acqua non continua, e la strada (più sconnessa del solito) mi porta fino alla piazza del paesino imbucato tra tre vie.
All’inizio del tratto isolivello, mi saluta il consueto cartello che ricorda che si stanno attraversando fondi privati.
Nei vigneti c’è un po’ di rumore di lavoro, alzo lo sguardo.
Sul colmo del terrazzamento, sopra la collina, vedo incombere quattro sagome in controluce, di persone panciute con i cani a fianco. Sono fermi e fissano qualcosa, forse proprio me che passo là di sotto. A ‘sto punto, alzo un braccio in segno di saluto. E loro ridono. Si prendono in giro: “bella figura, qua, omini e birre…” E ci scambiamo un “buona giornata“. Comunque uno dei loro cani decide di saltar giù nel bosco, e di correre abbaiando verso di me, e di inseguire un mio polpaccio… Allora rallento, comincio a camminare con aria flemmatica, rilassata. E il trucco funziona: il cane smette di seguirmi, decide che posso allontarnarmi e andar via.
La luce ritorna e filtra tra le foglie del bosco: sul fondo scuro, i germogli luccicano in aria.
Sbuco in Scala Santa, e scendo pensando a qual è il punto con la terza fontana.
Alla prima laterale a sinistra, occhieggio dubbiosa, e un tipo mi vede: “cerchi una strada corta?“. Vuole suggerirmi la via per la scaletta che arriva fin sopra il Ricreatorio: proprio quella che cercavo!
“Hai visto che sapevo qualcosa?“, si vanta, aggiungendo che troverò 285 scalini, con una scritta alla fine che ne ricorda il numero.



Eppure ho dei dubbi: alla fine della laterale ci sono tre biforcazioni, e io provo quella più in fondo di tutte. Apro un cancellino che è seguito subito da degli scalini in discesa, dritti nel bosco. Epperò poi il sentiero si rompe, scende in mezzo ai campi, e mi trovo sempre più in graia… Mi sa che sto finendo tra gli orti di qualcuno, la via scompare!
Saluto pervinche e fiori d’ortica, e risalgo tutto il tratto fino al cancelletto, col fiato un po’ corto.
Allora riprovo: la variante due o la uno?
Imbocchiamo la uno: quella che vanta dei numeri civici ulteriori con la freccia.
E infatti un po’ più in basso la scaletta comincia, e non resisto all’idea: mi metto a contare tutti gli scalini.
Arrivo a quota centoquarantatre: un gatto mi guarda da sopra l’entrata di una casetta. Ma chi abiterà qua proprio in mezzo alla scalinata?
Quota duecentotrentotto: ecco la fine della via, siamo sul rio Montorsino. Orto di fiori gialli e fiori rosa, staccionate, poca acqua nel rivo.
Cerco cerco sulla via e sul palo, ma nessun numero conta gli scalini. Suggeritore millantatore!
Le casette ormai si accostano una dopo l’altra e i graffiti marcano qualche muro.
Prima che la strada si allarghi sul traffico e il giro finisca, noto ancora un portone che espone questa targhetta: Bed and Breakfast “alla casa ‘sconta“.
Giusto nome per un angolo come questo!

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