Questa non l’avevamo ancora fatta.
Una nuotata nella piscina di acqua bollente, coi vapori che si alzano dalla superficie, l’aria pungente e la neve poco fuori dal bordo, all’aperto davanti alle piste da sci!
Grazie a Serena per la bella foto, e ad Andrea per… boh… =)
gennaio 19, 2012 at 09:55
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“Voglio rilassarmi con un cd africano
non ho nemmeno il tempo di metterlo dentro
che il cd africano è volato via
disco volante fra un marziano
che vola via
sopra di me
guarda l’alieno che
osserva me
La mano mia vuole stringere la mano tua
e volare via con te”
Ieri ho visto sul web un documentario sulla crisi dei debiti sovrani europei, prodotto dal wall street journal, che ricorda come l’unione europea doveva portare ad un raggruppamento di stati con crescita a simile velocità. E invece, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008, la crescita in Europa ha cominciato a rallentare, senza più riuscire a star dietro ai vincoli posti al debito pubblico.
Nel documentario si parla dell’Italia, terza economia europea, e in particolare dei suoi problemi di crescita.
Le interviste si chiudono con la seguente affermazione, offerta proprio da una analista italiana: “La crisi del debito europeo probabilmente porterà, nel breve periodo, ad un più disciplinato approccio alla gestione delle finanze. Nel lungo periodo, però, porterà ad una revisione profonda del sistema di welfare che l’Europa aveva a lungo protetto. Sarà l’Europa in grado di sostituire il suo così costoso sistema di welfare con uno meno oneroso, più efficiente, che sia ancora equo socialmente? Sarà l’Europa in grado di sviluppare una capacità imprenditoriale più spinta, come quella degli Stati Uniti?”
Questo tipo di affermazione mi lascia dei dubbi. E’ sufficiente dotarsi delle opportune abilità, per far sì in un modo o nell’altro che gli spazi di mercato crescano sempre?
Qualche settimana fa, al corso “strumenti per capire la crisi economico finanziaria“, il prof. Paolo Ermano, docente della facoltà di Economia dell’ Università di Udine, ha presentato un’immagine diversa. “Abbiamo uno straordinaio gap tra prodotto potenziale e prodotto effettivo: impianti fermi e lavoratori scolarizzati disoccupati che non riescono a produrre: come una azienda con un grande debito che non riesce a lavorare.
Il fatto che la bolla finanziaria degli stati uniti sia nata sul mercato dei mutui è emblematico: infatti mostra che è nata su un mercato di tipo profondamente tradizionale, ovvero quello immobiliare. Questa situazione sembra ricorsiva: un tornare su mercati già esistenti, dopandoli per rinforzare quelli, in mancanza di meglio. Nella crisi dei mutui subprime, è stato perso denaro da persone che non ne aveano già prima della bolla, che non avrebbero potuto accendere i mutui. E non è stata perdita di surplus, che se lo perdo, pazienza: è stata una bolla con forte effetto sulla economia reale.
Dalla storia della finanza si vede che le bolle di solito avvenivano su beni nuovi (ad esempio: le dot.com). Se la ultima bolla è stata fatta sulla casa, vuol dire che non c’erano più settori redditizi, ed è stato necessario attaccare un bene primario (come in un ritorno all’origine) per creare denaro. Questo fatto è simbolico: dell’esaurimento degli spazi di mercato.”
I due giorni a cavallo del veglione li abbiamo passati sul divano (e nel mio caso, col mal di gola).
Abbiamo visto sei film.
Divertenti.
Per dirne uno: Die hard 4.
Non dovrei farne la recensione, perchè probabilmente è l’ennesimo film-pubblicità alle armi di difesa personale diffuse nella società americana.
Però, in quanto film molto maschile, rivela diverse cose.
Ad esempio.
Il protagonista John McClane, un classico “tipo Bruce Willis”, è un duro con delle fragilità: l’essere un semplice battitore libero che mette in gioco il proprio corpo, e l’avere degli affetti famigliari. Nella serie “Die Hard”, i suoi affetti, che lui protegge e rispetta con fedeltà, diventano generalmente uno dei suoi massimi alibi, in quanto vengono costantemente messi in pericolo o presi in ostaggio. Infatti il detective John McClane ha la stessa sfiga che aveva Jessica Fletcher: dove passava lei c’era sempre un delitto; dove passa lui, c’è sempre il rapimento di una fanciulla della sua famiglia.
Vediamo come John McClane, che in apertura di film viene criticato dalle donne di casa (e certe volte non si sa neanche perchè), poi in chiusura viene di nuovo apprezzato (in qusto caso dalla figlia liberata) soprattutto quando si comporta come un vero duro: il riconoscimento di ruolo mostra provenienze bipartisan.
A volte sbaglia, quando “risponde male” e non sa usare la diplomazia nei confronti di interlocutori con cui dovrebbe far squadra, eppure questa forma di rudezza fa parte del personaggio, e viene tollerata dalla trama, perchè di fatto non fa danni, e alla fine diventa un vanto. Certe sue uscite sono così “oltre” che, secondo me, riescono contemporaneamente ad essere un prendersi troppo sul serio e una autoironia.
La funzione di John McClane è quella di vincere eroicamente contro il duro assoluto (il cattivo di turno) che, oltre ad essere rude almeno quanto lui (gare di reciproci sfottò comprese), è anche un “cinico”, quello che dà le “lezioni” punitive (da modello autoritario fuori moda), che sfuma nel terrorismo quando mette in pericolo grandi fette della società civile per i suoi scopi, e che poi si rivela banalmente intento alla appropriazione indebita di grande portata (la vile fuga col malloppo).
Insomma il modello maschile rappresentato è estremo (oltre ad attraversare mille esplosioni in modo simpaticamente irrealistico, secondo me John McClane non si può definire un buon modello, dato che fa fuori un sacco di gente pure lui, per quanto malviventi affrontati in momenti sempre vestiti da “legittima difesa”), e comunque affronta e gestisce un chiaro problema: quello del neutralizzare il maschio ancora più estremo di lui.
dicembre 27, 2011 at 19:58
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Al pranzo di famiglia del ventisei, c’erano petali di fiordaliso e di dalia sull’antipasto di formaggio caprino, e infiorescenze di erba cipollina e di aneto nella minestra di zucca e porro.
Erano i fiori eduli portati l’altra sera da Carluca.
dicembre 11, 2011 at 09:35
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Menu speciale, lo scorso giovedì, al pranzo di famiglia!
Antipasto: prosciutto arrosto con olive
funghi sott’olio, da conserva casalinga tratta dal bosco
Primo: torta di mais con funghi (hygrophorus russola, boletus erytropus, amillaria mellea, tricoloma terrium, cantharello cibarius e lyophyllum decastes)
Lasagne fatte in casa con selvaggina
Verdure: miste della casa
Frutta: di stagione e colta dall’albero (sorbole, corbezzoli)
Dolce: rollata di castagne raccolte da Giordano e Luisa
biscotti allo zenzero preparati da Davidaola, a partire da una ricetta vegana
Bibite: acqua di Aurisina liscia e, a richiesta, caffè