Archive for Davide

Architetto d’interni

  

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Gli attrezzi per comporre storie

Qualche giorno fa, con Diego abbiamo inventato un nuovo modo di giocare.
Luci spente, un lumino a far chiarore sui nostri visi, burattini sulle dita e via! Ecco fatto un teatro, dal palcoscenico piccolo quanto il punto di luce appena creato, e tutto il resto dello scenario immaginato a volontà.
Abbiamo impersonato le storie che avevamo già inventato assieme in questi giorni, quelle buttate giù sul quaderno bianco, con poche frasi e quattro disegni, ispirate ai nostri viaggi ed agli incontri con gli amici.
Una volta cominciata la recitazione, sulle storie si inanellavano tantissime varianti, e Diego voleva ricominciare mille e più volte, e il ginocchio piegato era una montagna, e la plastilina una monetina da coniare col martello, e i porcellini di lana sulle dita diventavano gatti o zucche, e tutto poteva essere inscenato.

Oggi ho letto questo articolo, che spiega come i bambini che sanno programmare, possono adattare le storie e i personaggi dei giochi digitali alle forme del loro mondo.
L’approccio dell’autore è un po’ come il mio.
Mi piace insegnare a Diego a inventarsi, scriversi, costruirsi in plastilina/carta/stoffa e bigoli di pasta le sue storie. E’ un esercizio di creatività. E’ un modo per poter guardare le narrazioni degli altri in modo critico.
Dopo aver letto questo, però, mi sono accorta che ci vogliono abilità ben più moderne!
Ma per fortuna, per far provare la programmazione a Diego ci sarà Dado.

Proprio in queste settimane, ho finito di leggere il saggio veloce di Jonathan Gottschall, che mi avevano regalato Bibi e Dodo per il compleanno.
L’autore definisce l’uomo un “animale raccontastorie”: questa è la traduzione letterale del titolo (l’originale è The storytelling animal, dato che l’ho letto in inglese), più graziosamente pubblicato qui come “L’istinto di narrare“.
Prima di iniziare, credevo che avrei trovato una storia della letteratura classica, di come ha portato alla forma narrativa scritta, dopo quella orale.
E invece no. Gli esempi raccolti nei vari capitoli, mostravano come l’essere umano compone storie e narrazioni in tutti gli altri ambiti che non sono necessariamente quelli letterari, come esigenza della mente, che deve dare un senso agli stimoli del mondo.
Sogni, deliri dei lunatici, miti della spiritualità o della dittatura, affabulazioni degli avvocati, tutto sotto forma di racconto, se possibile con un chiaro lieto fine.
Non ho l’ottimismo dell’autore, che crede nella potenza delle storie di invenzione, come qualcosa che diventerà sempre più prezioso per la società, con fiducia nella morale contenuta.
Al contrario, sono sempre più radicata nell’aggancio alla descrizione oggettiva, al testo scientifico o giornalistico, alla lettura di “non fiction”.
Però l’argomento rimane quello: confrontare il racconto personale e il racconto degli altri, sapendo con che attrezzi sono stati fatti.

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A ognuno il suo tavolo

Davide: “Diego, ti ho portato una molla giocattolo, che stava sulla mia scrivania!”

Diego: “Perché stava sulla scriva tua?”

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It’s London

            

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pensiero laterale

Quasi ogni mattina io e Diego prendiamo il bus per andare all’asilo.
Un giorno capita che l’autista sia particolarmente “allegro” e già alla prima curva, dobbiamo tenerci forte ai sedili. Poi sul rettilineo, numerosi sobbalzi…
Diego mi chiede: “perchè l’autobus fa i salti?”
Io: “perchè ci sono i buchi sulla strada…”
Diego: “no, perchè è contento!”

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Nuovi strumenti

grazie Paola!

I Mariachi

I Mariachi

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Presentiamoci

Diego, rivolto a mamma Paola: “Vuoi conoscere il mio papà? Eccolo, è mio amico. Toccalo, è buono… Il mio papà!”

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Scenette della sera

Diego: “Papà, vieni sul tappeto, io dormo e tu vieni con me”
Davide: “Eccomi. Ma se tu dormi, io cosa faccio?”
Diego: “Prendi una macchinina e giochi!”
Davide: “Va bene, dammene una piccola”
Diego: “Tieni quella nera, grande”
Davide: “No, ne voglio una piccola”
Diego: “Ma quello che càpita, càpita!”

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Il senso dei numeri

Diego gioca a fare la spesa, e per i pagamenti inserisce le monetine di carta stagnola nelle fessure della sua cucinetta.
Diego: “Papà! Paga un soldino!”
Davide: “Cosa hai comprato?”
Diego: “Mmmmh… Minestra!”
Davide: “E quanti soldini costa, uno?”
Diego: “No, quattordici!”
Davide: “Ah, è cara, questa minestra!”

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Parole copiate, parole inventate

Diego ha cominciato a dare significato ai suoi disegni.
Un mucchio di segni di matita: “la pasta col pomodoro
Un groviglio di cerchi: “la moto“; una riga lunga che parte da lì: “la strada per le macchine“.

Il disegno della moto lo abbiamo regalato alla zia Cilla per il suo compleanno.
Gliel’abbiamo portato ieri, alla festa nel giardino dei nonni.
I festeggiamenti però si sono spostati presto dentro casa, perchè col cielo che volgeva al rosa si sono sentite le prime gocce di pioggia. “Non si può stare in giardino perchè piove, mannaggia! E’ birichina, la pioggia!”, ha esclamato Diego.
Sembra che mannaggia lo senta dalla maestra Elisa, mentre birichina glielo ha insegnato la nonna Luisa.

In questi giorni Diego ci fa sentire le sue canzoni preferite, anche con delle variazioni. Invece di “pippi calzelunghe“, ci canta “bibbibabebube“, o “mimmimamemume“. Oggi Davide ha chiesto in asilo se fanno dei giochi di questo tipo, ma gli hanno detto di no. Questi esperimenti con le parole sono proprio una sua invenzione.

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