Archive for bici

Il cielo visto dal fiume è più largo

trasversale n. 1 trasversale n. 6 l'ultima trasversale Tagliamento con le luci basse
i colori dell'inverno Palla sul fiume piante pungenti nuvole e specchi
stadi di pianta pioniera sasso diverso due specchi di cielo risorgiva eutrofizzata

Sabato ho mappato la strada asfaltata a ridosso dell’argine del Tagliamento, quella con traffico limitati ai mezzi motorizzati autorizzati.
Ci vogliono venti minuti per arrivarci dalla stazione di Codroipo, e mezz’ora di pedale per percorrerla tutta.
Dal paese di Biauzzo a Varmo, dove la lungo argine finisce, le trasversali sono 15.
Qualche burlone si diverte a modificare le scritte sui cartelli, quindi sono tutti diversi.
Tra la settima e l’ottava trasversale appare vicino il campanile di Pieve di Rosa.
Presso la dodicesima c’è un piccolo impianto industriale, non so cosa faccia, ma l’acqua del fiume, solo lì, è eutrofizzata.

il cielo sopra il fiume e si ritorna indietro
Il Tagliamento nella luce sassi e monti sul fiume

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Il Tagliamento in autunno

fiori blu sul fiume pianta pioniera? rami sul greto luce sui sassi
L'isola a metà fiume altri verdi sotto l'isola il triangolo d'oro l'oro del pioppo

Mi era stato detto che il Tagliamento sotto il paesino di Belgrado è molto bello.
Vero.

Il quel punto, ha un’isola che divide in due il corso del fiume.
L’isola deve essere piuttosto stabile, perchè ospita degli alberi almeno decennali.
Lì non sono solo due i colori del fiume, ma tre: il bianco, l’azzurro e l’oro specchiato del pioppo.

la traccia tipica della risorgiva zampine d'uccello, notare! segni d'acqua sulla sabbia il triangolo d'oro sul greto
la meraviglia del fiume i colori dell'oro

Bicitinerario: Treno fino a Codroipo, direzione parallela alla ferrovia fino a Biauzzo, argine lungo fiume fin oltre Pieve di Rosa, due campanili dopo c’è Belgrado, l’ingresso al greto è abbastanza tortuoso.

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Ritorno a Cormons – 3

Con tutte le volte che sono andata a pedalare presso Cormons, uno potrebbe dire che di quella zona conosco già tutto.
E invece a distanza di anni, sembra incredibile, ma ci sono zone che ancora non avevo notato, pure se mi passavano continuamente sotto il naso.

Per vedere con occhi nuovi una strada vecchia, basta percorrere la stessa strada all’incontrario.

Dopo il concerto “Jazz&Wine”, e dopo il pranzo, ho preso l’anello del Monte Quarin in senso antiorario.
Volevo vedere il bosco di Plessiva in autunno, e non sapevo che mi aspettava un parco a tema appositamente preservato.
Ho scoperto che si poteva attraversare la riserva regionale su ampi sentieri adatti anche alla bici.
Questa è la sua storia.

“Gli storici boschi di quercia che ammantavano in epoca medioevale i rilievi arenacei di origine eocenica, caratterizzanti la porzione collinare del Friuli orientale tra Gorizia e Cividale, sono un ricordo non del tutto cancellato dal passare del tempo. La proprietà regionale occupa una superficie di circa 33 ettari e si estende lungo i versanti settentrionali ed orientali del monte Mò, guardando la piana del rio Fidri ed il valico con la Slovenia di Medana.
Nel corso del secondo conflitto mondiale i fianchi delle colline furono incisi da strade ed ampie piazzole per ospitare un importante deposito di munizioni ed i pesanti tagli del primo dopoguerra degradarono la foresta ad una boscaglia invasa dalla robinia e dal castagno. Nel 1968 la Regione acquisì la proprietà e da quel momento iniziarono gli interventi selvicolturali volti al recupero dell’originaria composizione del bosco, assecondando le dinamiche evolutive naturali. Oltre trent’anni di paziente opera di modellamento forestale hanno favorito l’accrescimento delle querce, rovere soprattutto, tanto che all’attualità, ad eccezione delle porzioni ancora dominate dalla robinia, buona parte del bosco è inquadrabile nella categoria dei rovereti.
Da luogo destinato al deposito di strumenti di morte a bosco aperto tutto l’anno alla frequentazione turistica. Questo è Bosco Plessiva

il Monte Quarin in lontananza un tratto dell'anello del Monte Quarin vista sul Collio filari di vigneti incrociati
qualcuno ha già mangiato le castagne segni della quercia nel Bosco Plessiva interventi selvicolturali nel Bosco Plessiva pannello d'ingresso al Bosco Plessiva
impariamo a distinguere gli alberi

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Ritorno a Cormons – 2

L’altra domenica, prima del concerto a Cormons, avevo giusto un’oretta che mi avanzava, e mi sembrava uno spreco passarla al teatro ad aspettare la musica.
Per cui ho inforcato la bici, ripromettendomi di non allontanarmi troppo, però l’esplorazione mi ha attirata fino a zone che poi non sapevo più riconoscere per tornare indietro.

E te pareva.
Quando mancavano cinque minuti alle undici (ora d’inizio della performance “Jazz&Wine”), un bivio a “T” mi era apparso davanti. E non sapevo quale direzione prendere per avvicinarmi, e non allontanarmi, da Cormons.
Ci è voluto un ciclista di passaggio, che mi ha fatto strada.
Vieni con me“, ha detto, e io mi sono messa in scia. Mi ha portata fino alla Subida adattandosi al mio ritmo (io avevo un po’ di bagaglio che si sentiva sulle salitine, e non la bici da corsa scattante come lui), e poi è filato via appena gli ho detto: “Ora so dove siamo, grazie“.
Galateo da ciclisti.

Vigneti del Collio sotto la Subida un single track che si intravede nel folto mele di vari colori nel sottobosco uno di tre invasi della bonifica del Preval
l'acqua arriva fino agli albero e non ha spiagge solo le fronte si riflettono sullo specchio colori bruciati sul campo filari sul Collio

Insomma in quell’oretta rubata ho scoperto un punto d’ingresso agli invasi del Preval.
E’ stato l’accesso a quello spazio nuovo che mi ha risucchiata fuori dal senso del tempo.
Infatti nei giri fatti in passato, alcuni invasi d’acqua, quelli nascosti e non accessibili, mi erano rimasti preclusi. Intuivo, sì, oltre gli alberi, uno spazio aperto che sicuramente conteneva l’acqua, ma l’occhio non arrivava oltre, e la selva della vegetazione faceva da muro. Quella sopra il canale della bonifica nella Piana del Preval.

Non so, sarà che l’aver incontrato un ostacolo in passato mi ha fatto venire ancora più curiosità, fatto sta che passarci di nuovo vicino stavolta mi ha fatto gola. Per cui, quando ho visto un sentierino single track che si intavedeva tra i rovi, ho mollato la bici, e mi sono buttata nel folto.
Grosse spine a mezz’altezza e mele in trasformazione sotto le scarpe!
Quando il vagamente visibile sentierino si è diviso in due, ho cominciato a domandarmi se in quell’intrico ci si poteva perdere.
Ne son venuta fuori rivestita di foglie appiccicate alla mia maglia: e l’acqua era davanti a me.

Probabilmente la vita di questi invasi è influenzata dalla cadenza delle pioggie. Poichè sono in buona parte recintati e chiusi, mi domando se se ne fa qualche uso.
Di sicuro ne approfittano gli uccelli, che qui possono nascondere ai cacciatori il loro collo lungo.

foglie attaccate alla lana Puntinature nere sulle mele

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Ritorno a Cormons – 1

Quante volte sono andata a pedalare a Cormons, e non ho mai approfittato del festival che viene lì organizzato, il “Jazz & Wine“?
Questa domenica ci sono andata con l’intento di ascoltare un concerto.
Di prima mattina, alle 11.
Con arrivo trafelato quasi in ritardo, dopo un’ora sul pedale.

Che strano effetto, di botto, passare dalla strada luminosa al fondale nero del teatro.

Però la musica jazz mi ha ricordato qualcosa di famigliare.
Quelle audiocassette che ascoltavo ai tempi delle medie.
E i brani che avevo tesatato già la sera prima, messi on-line dal trio.
Non male, Fabio Giachino.

il palco del "Jazz & Wine" a Cormons minestra di zucca, olio di semi di zucca

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La luna e la pozza

Domenica mattina faccio colazione tardi, prendo il treno appena alle undici.
Nel vagone tiepido quasi mi addormento.
Smonto un’ora e mezza dopo, è quasi l’una, e la bici mi ha portata sul primo argine più vicino.
Quello del Tagliamento oltre Biauzzo.

Eppure quando arrivo lì, non trovo il fiume. E’ scomparso.
Non ci posso credere, mi dico che il ramo d’acqua dev’esserci da qualche parte, magari da qua non lo vedo, ma forse sta dal lato dell’altro argine.
Per cui lascio la bici sotto l’albero, a mo’ di segnale per ritrovare il sentiero di uscita dal greto nascosto nel folto (me lo fotografo pure, per poterlo riconoscere al ritorno), e mi muovo a piedi, puntando dritta all’argine opposto, cercando di non deviare.
Il paesaggio di sassi bianchi è lunare, non c’è nessun riferimento per diversi minuti, l’acqua continua a mancare.
Il silenzio è fin troppo irreale, la sabbia che era stata bagnata non molto tempo fa si screpola, e le piante cominciano a sbucarci in mezzo.
Mi domando quanto tempo fa ha attecchito quel seme, da quanto tempo qui non passa nessuno.
Alle mie spalle la bici non si vede più, i cespugli sono tutti uguali, mi sforzo a tenere la direzione. Quando sono a metà strada, quasi mi domando se è meglio continuare ad andare avanti o tornare indietro, ma mi dico: perchè rinunciare, devo controllare coi miei passi, devo vedere.
Niente da fare: quando arrivo alla sponda opposta, mi rendo conto che ho camminato per oltre un chilometro. E il fiume non c’è.

Inutile attendere, torno indietro, qua non c’è niente da fare.
Quando punto di nuovo alla sponda di partenza, con il vuoto davanti e attorno a me, non riconosco il cespuglio da cui ero partita. E dire che avevo cercato di memorizzarne la forma. Chissà se quando mi avvicino lo ritrovo.
Sì forse è quello, però ce ne sono anche altri uguali.
Bon vabbè, se anche sono andata storta, alla fine in questo paesaggio tutto uguale posso sempre mettermi alla ricerca della bici, no?
Chissà se è là.
Quando passo sulla sabbia lascio la mia impronta.
Mh, su questa sabbia ci è già passato qualcuno. Controllo lo stampo della scarpa. E lo riconosco.
Sì, è il mio, sto ritornando proprio sui miei passi!
Cavolo, quando ci si muove nel nulla conta davvero anche l’indizio di un’orma…

Un greto deserto sabbia luminosa fango spaccato piante pioniere
impronta che va, impronta che viene

Ritrovo la bici. Riparto.
Ripenso al fatto che in qualche punto la sabbia mi era sembrata umida, che le ondulazioni polverose brillavano troppo uguali alla forma del solco d’acqua.
Mi ricordo dei fenomeni di risorgiva, e mi dico: possibile che un fiume intero possa sparire e tornare fuori poco dopo?
C’è un solo modo per esserne sicuri: vado a cercare se il corso riappare più a valle.

Pedalo di nuovo presso i paesi, scendo scendo fino a Pieve di Rosa.
Ok, riproviamo qui, non riesco ad attendere oltre. Ecco lo sterrato che porta fino al fiume, fino a un argine che qui è sopraelevato e spaccato di botto giù verso il greto…
E finalmente il silenzio si rompe. Ritorna il rumore d’acqua.
Lo sapevo! Il fenomeno di risorgiva c’era, e ora ne ho la certezza: può coinvolgere l’intera portata d’acqua!
Qua il Tagliamento è una meraviglia, il corso ha di nuovo l’ampiezza che conosco bene, i rami azzurri si incrociano. C’è un piccolo guado e lo attraverso (sì lo so mi bagno la scarpa, e con questo?), mi metto in mezzo a tre vie, tiro fuori il panino.
Aaaah, questo sì che è un posto buono per il pranzo.
Guarda un po’, c’è pure gente! Una moto dall’altro lato. Un cagnolino da questo.

Dietro il cagnolino c’è un tipo che si apposta un po’ più in là, e che poi viene a scambiare due chiacchiere con me.
Come hai trovato questo posto?“, mi chiede. Io questo ingresso a fiume l’ho trovato per caso, non ritorno quasi mai nello stesso punto.
Io invece vengo qui da trent’anni“, mi dice lui, “questo è il mio posto preferito. Lo conosco benissimo questo fiume, io sono il re del Tagliamento!”.

Mi conferma il fenomeno della risorgiva, a lui piace questa zona proprio perchè l’acqua torna fuori dalle polle perfettamente pulita.
E continua a raccontare.
Dovresti vedere il Tagliamento quando è in piena. Succede solo se ci son due settimane di pioggia continue. Ora c’è poca acqua, perchè il fiume viene sfruttato per irrigare i campi. Sì è vero che è l’unico fiume d’Europa senza dighe, e che è il fiume d’Italia col greto più largo di tutti. Ma prova a immaginare tutto questo greto inondato. Quando il fiume è in piena, l’acqua non ha il solito colore blu, ma è marrone e rumorosa che mugghia.
Dovresti vederlo. Una forza della natura.

Poco dopo vado via, il treno del ritorno mi attende. E rivedo il tipo di prima un po’ più in là, che si tuffa in una pozza d’acqua fonda.
Al solo pensiero, immagino quanto l’acqua dev’essere fredda.
Però devo ammetterlo.
Sopra il fiume c’è uno splendido sole.

l'argine sopra e il fiume sotto

bici sull'argine acqua davanti a me

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Eppur si muove… (l’acqua)

Isonzo sotto Savogna Due bici, stavolta Isonzo a Sagrado Cogoli giganti

Domenica sono tornata in bici sullo’Isonzo… ma questa volta, in compagnia!
Ho portato Cristina nelle mie esplorazioni. Esplorazioni di quelle che, durante la ricerca di nuovi sentieri, mi vien da dire: “Eccolo là, mi sa che ora andremo a infrattarci tra le ortiche…” Con Cristina che risponde: “E tra le ortiche sia!

Quindi, pranzo al sacco d’obbligo. A un passo dal fiume lento. Immerse nelle chiacchiere. E nell’acqua che nel frattempo, placida e silenziosa, si muove, si allarga… e ci bagna le braghe e le borse!

L'argine esposto le curve in Stazione

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Un pranzo sul Tagliamento vale ben trenta chilometri di bici e tre ore di treno

finalmente vedo il fiume pallatagliamento blu del cielo e blu dell'acqua foglie sul Tagliamento

Oggi sono tornata al mio vecchio amore.
Dopo il treno fino a Casarsa, prendo via Valvasone per Valvasone, via Spilimbergo verso Spilimbergo, e una volta giunta a Pozzo (oltre la chiesa, dopo via Molino) trovo via Tagliamento per il Tagliamento.

Acqua blu inconfondibile: il colore del cielo venuto a terra che contrasta col bianco dei sassi.
Dal mio posto, accoccolata sul greto, si sente il brontolio costante delle piccole onde.
E a un certo punto, quando si alza una brezza leggera, si aggiunge un nuovo rumore. Cric- crac, cric crac… Cos’è, dov’è, scruto oltre la striscia azzurra del fiume. E lo vedo. E’ il suono delle foglie che rotolano: saltano, girano, corrono. Come folletti sulle ruote del vento.

ciuffi di nuvole

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Il giro dei due stagni

lo specchio tondo cielo cupo sull'acqua Ninfee di settembre rosa canina?

Domenica sul pedale, sull’altopiano.
Prima tappa allo stagno di Banne.
Farfalle bianche e ninfee bianche, cielo un po’ cupo che brontola e che parla coi corvi.
Seconda tappa al laghetto di Percedol.
Tanto verde, rigoglioso, scosso dal vento frusciante.

In tutti e due i posti, c’era una libellula molto curiosa. Che girava intorno a me, insistente, ali battenti.
Come se fosse stata la stessa tutte e due le volte, e avesse chiesto un passaggio alla bici…

nodi e foglie sul fango verde su verde a bordo lago conca tra gli alberi
terra screpolata luci filtranti piccole foglioline luce sotto le ninfee
verde acquatico quello in fondo è il laghetto

Sì, anche lo stagno di Percedol è un luogo della quiete. E forse, anche più degli altri.
Gli alberi ti avvolgono con una fine pioggia di foglie.
Un tronco caduto, grande, aspetta al centro della piazza di terra scura.
A sdraiarcisi sopra, e a puntare in alto, capita proprio un riquadro di cielo sopra il naso, e le nuvole lo attraversano di corsa. Tutto il resto, sono chiome che scuotono le dita.
Che fortuna, questo luogo è vicino.

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DBB-7: bicitinerario

Il giro Dolomiti di Brenta bike è spettacolare dal punto di vista del panorama sulle montagne: il massiccio del Brenta viene circumnavigato ad anello, diventa familiare da qualunque punto di vista.

Noi abbiamo provato a percorrerlo con i bagagli al seguito, un po’ dubbiosi nei confronti di questa scelta, e devo dire in effetti che non la rifarei. Lo so che farsi portare il bagagli a parte dai servizi per i bikers (che su quel territorio in effetti sono presenti) significa dover stare ad una scaletta di tappe concordata, che non permette di deviare o di andare avanti quanto ci pare come abbiamo fatto noi. Però con quelle pendenze, in combinazione con quel fondo delle strade (sterrato, ghiaioso, ripido sia in salita che in discesa) la maneggevolezza della bici col bagaglio non è delle migliori. Un percorso così va vissuto non in maniera turistica bensì sportiva.

Le nostre tappe:
Primo giorno – Villa Banale, Premione, Stenico, Ragoli, Tione, Villa rendena, Vigo rendena, Pinzolo, bicibus per Campo Carlo Magno.
Secondo giorno - Madonna di Campiglio, discesa impegnativa nel bosco fino a Dimaro lungo il fiume Meledrio, ciclabile facile nella val di Sole lungo il fiume Noce passando per Malè e Mostizzolo, in teoria c’è il trenobus fino a Cles ma noi ci siamo andati in bici; pernotto a Tuenno.
Terzo giorno - strada per il lago di Tovel, galleria di Terres, sterrato fino a Flavon (e poi pausa causa forza maggiore).
Quarto giorno - ferrovia Trento-Malè, ripartenza dal lago di Molveno, passaggio presso il lago di Nembia e ritorno a San Lorenzo in Banale e Villa Banale.

la luna e il lupo cartina storica della terra Anaunia meleti della val di Non vista sulla val di Non
erbari trentini Dado sul ponte davidaola e la galleria la galleria di terres
muschio sulla via per il lago di Tovel arcobaleno a Cles cento anni della ferrovia Malè Trento davidaola in treno
sopra il lago di Molveno l'ovatta sulle cime il lago di Molveno ritorno al punto d'inizio

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