Archive for amici

Esploratori

Lo scorso weekend lungo lo abbiamo passato a Genova, con le zie Francesca e Laura, e le compagne di asilo di Diego, Fosca e Alice. Abbiamo visitato l’acquario e la città.
Focaccia e canestrelli, aperitivi e panino di tonno, pansotti col sugo di noci e polpettone: una gita all’insegna delle bontà.
Diego aveva una guida tutta per sè, per orientarsi nelle vie labirintiche del centro storico. Come in una caccia al tesoro, ha trovato tutti i fiori di pietra nascosti tra gli intarsi della cattedrale di San Lorenzo.
Alla fine del giro, dopo aver scoperto le spiaggette nascoste amate dalla zia, Diego ha disegnato un distintivo da esploratore: un regalo personalizzato per Cilla e Laura.

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San Lorenzo fiori 3 San Lorenzo fiori 4 San Lorenzo fiori 5

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Gita sull’Isonzo

Sabato scorso siamo andati al parco dell’Isonzo di Fiumicello, per la rassegna di musica e arte nella natura “Aeson“.
Abbiamo trovato, come già in anni passati, giochi sul fiume, acqua fresca in cui camminare controcorrente, musica nel bosco, installazioni di land-art, animazione per bambini, e per questa volta anche i nostri amici Andrea e Serena.
Diego ha piantato dei semini in una scatola di cartone che ha decorato, e in questi giorni stanno spuntando velocemente le piantine. Non sappiamo cosa sono: chissà quando le riconosceremo?

Dado sul fiume fiume isonzo una scatola da colorare mettiamo i semi sulla terra!

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La festa di nozze di Principe

Oggi abbiamo ballato alla festa in osmizza per il matrimonio di Marco e Valentina.
E Diego ha giocato a “Lupo mangiafrutta” e “Un, due, tre… sorriso!”

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Una lunga attesa

Un mese fa.
Dado mi mostra: finalmente è uscito, il primo singolo di Serena Finatti, nel suo album solista.
Un piccolo schermo sul tablet fa scorrere le immagini del video.
Cerchiamo l’intero album da acquistare online ma non lo troviamo.
Ci scambiamo uno sguardo interrogativo.

Due settimane fa.
Notte fonda, sto sognando.
Voglio organizzare un concerto a Trieste in cui si possa sentire Serena dal vivo.
Spesso i sogni nascono da vecchi ricordi.

Venerdì scorso, fine pomeriggio.
Fabbrica quasi vuota, sto per spegnere il computer ma ho qualche minuto ancora e mi metto le cuffie.
Riascolto “Incantata dal cielo”.
E l’emozione mi travolge…

Ora “Serena più che mai”, il nuovo disco, è arrivato!
Le anteprime si possono ascoltare su iTunes.

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Una lunga serie

L’altro ieri abbiamo visto i nostri amici Andrea e Serena, e finalmente ho potuto portare la seconda tavaglietta realizzata al telaio che volevo regalare in serie a Serena.
La prima, l’avevo finita in una settimana. La seconda, in cinque mesi…
I bimbi ti allenano a mantenere l’attenzione sulle cose che vuoi completare, e a resistere nonostante le infinite interruzioni…


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Calcare la scena

Qualche settimana fa, sono andata a vedere il concerto dei miei amici Deja, dopo tanto tempo che non li sentivo dal vivo.
Ho preso il treno, sono arrivata a Cervignano, ho cercato il Teatro Pasolini, e per fortuna mentre chiedevo informazioni ai passanti ho trovato altri loro fan che mi hanno indicato la strada (“Va anche lei a vedere il concerto del maestro Andrea?“, mi ha detto un signore che mi ha accompagnata a destinazione).
Andrea e Serena hanno aperto il concerto di Peter Finger, di cui si dice che suona da solo come una orchestra, ed è vero, crea tutte le atmosfere e prepara anche il caffè.
Ma torniamo ai Deja.
Appena hanno iniziato mi sono resa conto che era già da troppo tempo che non facevo scorta delle dosi dal vivo della loro musica, come tempo fa che seguivo tutte le date che potevo. E così mi sono potuta ricaricare della energia che trasmettono suonando, sin dalla prima cavalcata di inizio serata, nella divagazione dei suoni che si inseguono nel loro pezzo classico “Meta”.
Ma la vera novità è stata questa.
Nell’ultimo anno i Deja hanno calcato le scene di molti teatri e palcoscenici d’Italia, partecipando a numerosi concorsi e arrivando anche spesso sul podio (“un orgoglio della nostra regione“, ha detto di loro il padrone di casa mentre introduceva la serata, “dove vanno, vincono!“).
E questo esercizio continuo ha sicuramente avuto effetto anche sui loro spazi fatti di parole, quelli tra un pezzo e l’altro, dedicati al rapporto con il pubblico.
Li ho visti molto più disinvolti, divertiti, creativi nel godersi la serata.
Vi voglio ancora vedere così, amici, andate avanti alla grande!

i Deja pronti ad aprire il concerto Peter Finger

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Leggere a occhi chiusi

Era da tempo che ci pensavo, all’ascolto di racconti e voci narranti nei frammenti di tempo quasi libero, e finalmente con un po’ di organizzazione ci sono riuscita.
Il mio amico Enricus mi ha portato una bella raccolta di audiolibri, quelli dell’archivio di radio Rai 3 per la trasmissione Ad alta voce, perchè, dice lui, non tutti gli audiolibri sono uguali, e quelli sono letti particolarmente bene.
E poi con Dado in una delle nostre uscite a cena fuori con Diego, ho fatto una fugace tappa al negozio di elettronica ancora aperto, per prendere un nuovo lettore mp3.

E così, ho potuto cominciare.
Nei ritagli di tempo in cui passeggio, torno in bus, o mi preparo al sonno della sera, ecco che posso immergermi in un caldo romanzo letto ad alta voce, come un tempo si faceva attorno al fuoco.
Eh sì, perché prima del testo scritto, c’era la tradizione tramandata oralmente. Non è mica un caso, che ascoltare una voce che legge un libro faccia un effetto così forte.
Sono nel bus e mi allontano più che posso dal frastuono che mi circonda, con le parole ben scandite nelle cuffie, e con gli occhi chiusi.
Entro in un’altra dimensione, che dura un tempo dilatato ed immaginato, e quando arrivo a destinazione (per fortuna, è il capolinea, non rischio di perdere la mia fermata per disattenzione), riapro gli occhi e il mondo riappare come se fino a quel momento fosse stato spazzato via da un sogno.

Non è la sessa cosa, sfogliare le pagine di un libro, e ascoltarlo letto da una voce (che in questa serie, spesso è una voce intensa e allenata da esperienze attoriali).
Mi sono improvvisamente acccorta che quando maneggio il foglio stampato, non leggo a velocità costante, e a volte mi distraggo con rimandi provenienti dai ricordi, o da fuori finestrino, e poi torno, e magari rileggo una parola che mi ha colpito. E quindi ho dovuto usare più concentrazione del solito per stare al passo dell’audio narrante, altrimenti mi perdevo tratti anche piccoli ma che era un po’ meno immediato andare a ritrovare, ed era strano non poter fluttuare tra le righe avanti o indietro alla bisogna.
E poi mi mancava la grafica testuale. Mi domandavo come erano scritti i caratteri dei titoli, i cambi di voce tra personaggi diversi. Non avevo sotto mano il ponte per un agile salto all’indice e poi di nuovo al dito che teneva ferma, pronta a ripartire, l’ultima pagina.
Mi sono resa conto in questa occasione di confronto con altri mezzi, della genialità longeva della soluzione del libro cartaceo, non certo accantonabile.
Neanche quando ho preso il kindle, il lettore di libri in formato file, ho avvertito alcun cenno di declino, per lo meno nei confronti della mia personale abitudine al contatto delle dita con la pagina da girare.
Proprio in questi giorni sto sottolineando a Diego, che ci porge quotidianamente i sui libri cartonati ricchi di figure colorate, come può essere lui a cambiare la pagina: “Gira la pagina“, gli dico ora che ha imparato bene il significato della parola “gira”; e certi libri per lui filano via veloci solo nell’esercizio di girare, girare, girare questi grossi cartoni; ed eventualmente arrivare di corsa alla sua figura preferita, quella del cane, per ripetere tutti assieme “Bau“.

Quindi le varie forme di uso del libro si integrano, senza farsi nessuna concorrenza tra loro.
Mi accorgo che persino l’orario può suggerirmi preferenze diverse.
La mattina nel viaggio di andata del bus, ho il mio saggio del momento, che preferisco perché sono fresca e concentrata, anche per le eventuali formule di matematica (e ne ho appena finito uno bellissimo sulla tematica dell’analisi – a breve la recensione). Però al pomeriggio, nel viaggio di ritorno sul bus, mi sono accorta che spesso non leggevo, perché più stanca, coi pensieri degli eventi del giorno che si incollavano al vetro del finestrino, e insomma metterci sopra dei concetti complessi non era attraente.
Ma ora con l’audio libro, ho il mio momento di distrazione del viaggio di ritorno. Ho ripreso a dare spazio alla narrativa; saranno anni che i romanzi li tenevo in minoranza tipo dieci a uno. E invece abbassare le palpebre mentre le ruote del grosso mezzo mi trasportano un po’ traballando, con nelle orecchie una voce presto familiare che mi fa sapere come procedono le vicende narrate, è improvvisamente diventato uno svago a buon mercato e a tempo rubato.
Questa nuova tentazione ora ha l’effetto di allargare un po’ la durata della giornata.

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Una lettera ufficiale

Qualche giorno fa, ho ricevuto una lettera con il mio nome scritto a mano sulla busta, che conteneva una tessera, un invito, e un messaggio che iniziava così:

“Gentile signora Paola M.,
Sono Mamadou D., Le scrivo per conto della Associazione dei Senegalesi della Provincia di Trieste (ASPT), in qualità di Presidente e legale rappresentante di detta Associazione.
Ho il piacere di comunicarLe che il Consiglio Direttivo della nostra Associazione, nella seduta del 14 settembre 2013, ha deliberato di conferirle la nomina di SOCIO ONORARIO dell’ASPT per il supporto, l’attenzione e l’interessamento alla comunità degli immigrati in generale e alla nostra in particolare.
Sicuri che questo riconoscimento sarà accolto da lei con entusiasmo e soddisfazione, La preghiamo di volere considerare il ruolo preminente che svolgerete in seno alla nostra Associazione per i preziosi eventuali consigli che vorrà darci nell’ambito delle attività della stessa e preminentemente nell’ambito dell’orientamento per i diritti/diveri dei cittadini immigrati e dei diritti umani in generale”

Avevo già avuto qualche anticipazione da Njang, che è il mio contatto quando supporto le loro attività, però leggere il messaggio ufficiale mi ha veramente emozionata. Non sono mai stata nominata socio onorario prima d’ora!

Come prima cosa, quindi, segnalo l’evento che gli amici senegalesi organizzano questo sabato al campo sportivo di San Giovanni.
Gli approfondimenti tematici sono attuali. Mi pare importante sentire una voce di chi è coinvolto nel concreto, invece delle solite generalizzazioni urlate dei media. Infatti alle 15.00 è programmata una conferenza su “immigrazione, diritti e e doveri all’entrata e all’uscita dal territorio”. Ma poi ci sono anche i giochi, e la cena a base di pietanze senegalesi… diffondete la voce!

tessera socio onorario

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A Lagolo con Diego

Tecnicamente, Diego è per la prima volta a Lagolo. Ma già l’anno scorso, nel pancione di mamma, aveva apprezzato l’aria fresca e l’acqua del lago.
In queste ultime settimane, Diego ha imparato un sacco di cose. Per esempio indica col ditino le cose che vuole, e con una combinazione di “mò” e “mà” aggiunge precisazioni in merito.
E, grande conquista, ha imparato a dire “no” (anzi, è più un “gnà”) scuotendo la testolina per maggior chiarezza.
Con questi monosillabi, in aggiunta alle parole “mamma” e “papapà”, comincia a comunicare “come i grandi”, e la cosa ci diverte un sacco. Diego dimostra una sua propria personalità, e quando non raggiunge i suoi obiettivi, protesta anche vivacemente.
Per fortuna, siamo ancora in una fase nella quale basta una piccola distrazione per distoglierlo dalle cose proibite. Così, mentre cerca di mettere i ditini nelle prese di corrente, basta mostrargli la palla per spostare la sua attenzione…
Qui al lago, indica gli alberi e vuole toccare i rami più bassi. Sul pratone, gioca con l’erba e prova a mangiare le pigne. Cammina, accompagnato, tra i bagnanti che prendono il sole, e guarda curioso tutti i cani. E gioca contento con gli amici che sono venuti con noi, e quelli che abbiamo incontrato qui: Liviano, Michele e Silvia, Lisa, Francesco e la piccola Gaia.

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Festa a Pliskovica

Alla festa sul Carso organizzata da Enrico M. M., dove la cena era preparata da tutti i partecipanti direttamente con i prodotti dell’orto, Diego ha apprezzato molto il pane con le erbe. Se l’è mangiato tutto, pezzettino dopo pezzettino, portandolo da solo con le mani alla bocca; e se cadevano le bricioline sul prato, non era un problema.
Abbiamo incontrato anche Paolo Rumiz, che ci è parso un po’ timido: quando io mi sono presentata con un “Salve, Paola”, lui come risposta ha bofonchiato qualcosa che non era il suo nome, però ha sorriso molto a Diego, chiamandolo ripetutamente: “brigante!”.
Il momento migliore della serata, dopo la lettura di poesie in sloveno e italiano accompagnata da tre musici, è stato quando gli artisti si sono scatenati. Fisarmonica violino e contrabbasso si sono lanciati in vivaci danze popolari, e anche Diego ha ballato con me: teneva il ritmo battendo le manine sulla panca, e si sganasciava durante il tango quando lo dondolavo in giù come in un caschè, mentre i musicanti se la ridevano sotto i baffi.

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