Un piccolo tuffo nella storia dell’arte

Ho comprato un libro di storia del’arte dopo averne sentita la recensione per radio, così, al volo.
Terre senz’ombra di Anna Ottani Cavina è un saggio leggero ma pieno di riproduzioni di dipinti e acquarelli, dedicato al paesaggio italiano come veniva visto dagli stranieri che venivano a visitarlo nei secoli, durante il loro percorso di formazione alla pittura e all’arte.
Queste opere hanno costruito un immaginario del paesaggio italiano come soggetto a sè stante, immaginario che però non corrisponde alla realtà storica, bensì alla mediazione culturale operata dagli occhi degli artisti sulla base delle conoscenze che avevano a quei tempi.

Così come l’orientalismo aveva creato una visione d’oriente costruita dall’occidente, non necessariamente corretta.

L’autrice fa puntate, passaggi, cartoline e curatele di mostre, che nell’insieme compongono un escursus su vari secoli, non necessariamente esaustivo sul tema, ma sicuramente punteggiato da certi pittori chiave a cui la curatrice si è appassionata.
In certi capitoli, esplode come una sorpresa, il senso di meraviglia per la visione di alcuni artisti, nel loro rapporto personale con l’Italia o con la natura.
L’autrice inserisce note biografiche dai diari e dai bozzetti e dalle opere minori o preparatorie o di diletto ma non destinate al circuito dei mecenati, e ricostruisce personalità d’artista private e a tutto tondo.

Sì, quel cielo stellato dipinto in una precisa data del Seicento, un paesaggio di cielo notturno, non poteva altro che esser stato visto con un telescopio come quello di Galileo, nell’anno della scoperta della vera conformazione della via lattea e dell’osservazione delle macchie lunari.
Rivelazioni come queste sono un vero regalo alla storia della pittura come storia della capacità di vedere, che sia pittorica, culturale o scientifica.

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