Storielle ammmericane! – 2

Per entrare negli Stati uniti, c’è bisogno di compilare una domanda di ingresso, un “visto” semplificato. In questa domanda, da compilare online, ti chiedono, con un’ingenuità che mi stupisce e mi fa ridere insieme, se stai “cercando di entrare negli Stati Uniti per compiere attività criminali” o se sei “stato coinvolto in azioni di spionaggio, sabotaggio o azioni terroristiche”. Se rispondi di sì, non ti fanno entrare. Geniale!
Basta solo fidarsi della sincerità delle persone. La sincerità è la caratteristica tipica del criminale o del terrorista medio.
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Con la domanda compilata, registrata, e collegata al tuo passaporto elettronico (che contiene un chip con le tue impronte digitali e le foto), puoi presentarti al gate di ingresso del volo. Nel mio caso, mi accoglie una hostess che parla italiano, e guarda caso, ha studiato a Trieste.
Mi dice che deve farmi delle domande di routine per capire se posso salire sul volo.
“Perché vai in America?” – “Per lavoro”
“Dove hai intenzione di soggiornare?” – “in albergo” e mi fa tirare fuori l’indirizzo preciso.
“Ti ha invitato qualcuno? Hai una copia dell’invito?” – “Non sottomano…”
“Quando e dove hai preparato il bagaglio?” “Ieri a casa mia”
“Dove è stato il bagaglio da quando lo hai preparato fino ad adesso?” – “con me”
“Cos’hai comprato in aeroporto?” – “il giornale”
“Sei stato avvicinato da qualcuno che ti ha chiesto di portare qualcosa per lui oppure ti ha dato una busta da mettere in valigia per conto suo? Perché è capitato una volta, e dentro c’era una bomba! – “… no”
“Bene, puoi andare”
‘Sta storia della busta che dentro c’era la bomba mi sa di leggenda metropolitana… Avete mai sentito di una storia così sui giornali?
mi ha detto mio cuggino che una volta gli hanno dato una busta e invece era una booooombaa… Mio cuggino, mio cuggino!


In volo, le hostess ci distribuiscono un foglio, da compilare e presentare alla dogana. All’interno non solo domande tipo “quanti soldi trasportate”,”avete merce che volete vendere negli USA”, ma soprattutto se stiamo cercando di importare agenti patogeni, malattie, terra o sementi contaminate, frutta o verdura.
In effetti portare colture o animali estranei mi sembra importante. Gli australiani ne sanno qualcosa; nell’800 hanno importato conigli per il gusto di andare a caccia, e adesso non sanno più come liberarsene, perché i conigli, in Australia, non hanno nessun predatore naturale e si riproducono senza limiti. Hanno anche importato una specie di edera rampicante e decorativa, che tanto piaceva agli inglesi, e anche questa non hanno ancora capito come distruggerla. Quindi conosco il problema, e, dopo aver compilato il foglietto, sbarco e mi metto in fila per la dogana. Fila lunga. A un certo punto passa una poliziotta, con un cane tipo bracco poliziotto anche lui, lungo tutta la fila. Il cane ha una mantellina con scritto “Proteggi l’agricoltura”, e la poliziotta ha in mano un sacchetto di plastica.
Il bracco fiuta la gente e si ferma davanti ad una donna dall’aspetto nord-europeo, scodinzola e punta la sua valigia. La poliziotta dice qualcosa tipo “bravo Fufi” al cane, e apre la valigia, trovando all’interno ben due mele di provenienza estera. Prende le mele, le fa annusare al cane, contento, e le mette nel sacchetto prendendole con i guanti. Nel sacchetto vedo altre mele, alcune morsicate, e delle banane. Saranno il premio per il bracco o saranno distrutte? Comunque prende nota del nome della donna, forse per una multa.

In fila davanti al banco dell’agente della dogana c’è un gruppo di persone dai tratti arabi. Ovviamente sono controllati a lungo. Uno di questi, evidentemente, assomiglia al tipico ritratto del terrorista, “occhi neri, barba lunga, pelle scura… È uno di loro!”. Lo controllano più volte e la sua fila si blocca per venti minuti.
Invece l’agente che controlla me, mi chiede di nuovo le impronte digitali e mi fa una foto, per confrontarle con quelle registrate nel passaporto. Un’altra volta ancora mi chiede il motivo per cui voglio entrare negli USA, quanto e dove starò. Passo indenne, mi consegna il foglio timbrato, che devo riconsegnare 50 metri più in là ad un altro agente che lo guarda e lo mette via.

Le divertenti procedure di ingresso in America, sono a prova di bomba…

2 Comments »

  1. franco said,

    giugno 3, 2013 at 08:22

    Belle storielle! Si può ricavare un manualetto del tipo: notizie utili per chi va negli States per la prima volta.
    Buon lavoro
    franco

  2. Paola said,

    giugno 3, 2013 at 09:41

    Alla fine per quanto tempo ti hanno tenuto all’immigration?
    Questo sistema delle risposte banali documentate su carta serve a creare, nel caso di criminali poi colti sul fatto, una aggravante di pena: dichiarazione del falso, 5 anni.

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