Storielle ammmericane! – 1

Sto andando in America per lavoro.
E, come diceva Chuck Palahniuk in Fight Club, anche io ho conosciuto il mio amico di volo a porzione signola.
Ovviamente, essendo un americano standard, non poteva che chiamarsi John Smith! Nome standard. (E anche adesso che scrivo dal gate di imbarco per Kansas city, all’altoparlante stanno chiamando John Smith. Ma un altro, credo).
Il volo intercontinentale è stato lungo, ma non terribile. Le poltrone della classe business sono belle comode e il pranzo è stato piuttosto piacevole.
Abbastanza divertente la mossa che lo steward ha fatto per smezzarmi un bicchiere di vino che mi aveva offerto: ne avevo chiesto un poco per assaggiare, e me ne ha versato uno pieno. Gli chiedo se può mettermene meno. Prende un altro bicchiere, si mette in mezzo alla corsia, lontano dagli altri passeggeri. Si flette sulle ginocchia, mette un bicchiere quasi sopra l’altro. Prende la mira, e in un solo movimento versa dal bicchiere in alto in quello in basso, alzandosi contemporaneamente di nuovo in piedi. Mi guarda soddisfatto mostrandomi i due bicchieri con la stessa quantità di vino e mi fa cenno di scegliere quello che preferisco. Bella mossa!
Il mio amicoporzionesingolaJohn era piuttosto pratico di viaggi lunghi e quindi si è sentito in dovere di darmi un po’ di suggerimenti. Non richiesti e di conseguenza inutili…
E nel frattempo, dall’aperitivo di benvenuto in poi, si è scolato, nell’ordine: due vodka doppie con ghiaccio, due bicchieri di vino a pranzo, un gelato affogato al baileys, un whisky e cola.
Risultato: a me è venuto il mal di testa, lui invece ha dormito a lungo e benissimo…

All’aeroporto di Chicago aspettiamo l’ultimo volo per Kansas City. L’aereo arrivava da Madison, Wisconsin, a circa 30 minuti di volo da noi. Ma da quelle parti il meteo era terribile e non potevano partire. Così, di 20 minuti in 20 minuti, il volo è stato posticipato di quasi 4 ore…
La fame si fa sentire. Tra macdonals e la concorrenza, vado dalla concorrenza. Ordino un panino, e l’ispanico al bancone mi attacca bottone spavaldo:
I:”ah, una persona felice!”
D: “Dici a me?”
I:”sì, sei felice, lo vedo dai tuoi occhi!”
Lo guardo, e non mi sembra di avere questo aspetto così sgargiante, dopo 26 ore dalla partenza…
D:”son contento che ti sembro felice, ma sto aspettando il mio volo da più di tre ore, il mio umore non è proprio…”
I:”ma se non fosse per questo saresti contento?”
D:”beh, forse sì…”
I:”vedi che avevo ragione?”
D:”ah-ha.., sìssì…”
I:”da dove vieni?… Aspetta, indovino… Germania!”
D:”no…”
I:”Polonia!”
D:”no…”
I:”allora… Russia! Sei russo!”
D:”no, vuoi provare ancora?”
I:”…”
D:”sono italiano”
I:”ah!”, e in italiano “un italiano vero!”
D:”esatto!”
L’ispanico smette di colpo di guardarmi e di chiacchierare. Due minuti dopo, “Panino pronto” e senza aggiungere altro me lo consegna…
Siamo così ben considerati nel mondo?
E soprattutto: il panino faceva cagare così di suo o me lo hai fatto cattivo apposta???

1 commento »

  1. palla said,

    giugno 2, 2013 at 19:48

    Ahaha!
    Baci
    PL

RSS feed for comments on this post · TrackBack URL

Lascia un commento