Da che lato guardi il mondo?

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Ho preso l’ultimo libro di Loredana Lipperini perchè, ovviamente, sono affezionata al suo blog. Sapevo che ci stava lavorando su, e quando ne ha svelato il titolo poco prima che uscisse in libreria, mi è sembrato geniale.

I primi capitoli collezionano una serie di notizie che fanno invidia alle telenovele della cronaca nera. E devo dire che questo proprio non è il mio genere. Ma nella seconda metà il libro cambia registro, e mi riconquista con un bell’effetto Matrix: vuoi la pillola blu, o la pillola rossa? Guardiamo la realtà, sbugiardiamo gli stereotipi! Perchè consentir loro di nascondere dietro a un dito chi siamo veramente?

Il suo stile di scrittura è del tutto originale. All’inizio mi aspettavo di trovare una descrizione del segmento sociale oggetto del saggio, che fosse condotta con i metodi dell’esame sociologico. E in effetti, citazioni tipiche di questo approccio non sono mancate (ne riporto alcune qua sotto). Ma il passo in più realizzato dall’autrice, esperta di scrittura creativa, è stato quello di osservare la realtà passando attraverso l’analisi dell’immaginario.

Cito qualche passaggio tratto dall’inizio del libro (e non svelo le splendide idee finali della sezione Heavy Metal e Stephen King!).

Per essere in senso pieno una generazione non basta essere un insieme di persone nate nello stesso periodo: occorre anche una pulsione affine, un reagire unitario. Una reazione che nasce per contrasto ai limiti e alle contraddizioni del mondo dei padri ed è portatrice di una nuova visione. Senonchè, a parole d’ordine come bene pubblico, eguaglianza, rivoluzione sociale, parità, giustizia, subentra un lessico diverso che ruota intorno ai temi della libertà, della realizzazione di sè, dell’autoespressione, dell’autenticità, dell’individualismo, del talento da spendere singolarmente sul mercato. Nessuna rivoluzione pubblica, insomma, ma una rivoluzione privata e permanente“.

In Sicilia gli anziani vengono apertamente considerati una risorsa. Lo schema è quello delle società tradizionali con la famiglia come luogo di produzione; ma invertito: per i contadini ci volevano molti bambini come braccia da lavoro, oggi ci vogliono nonni e anziani genitori. Per un futuro senza incertezze, in famiglia ci vuole il pensionato. Sono gli anziani ad aiutare i giovani, economicamente e fisicamente, sostituendosi allo Stato laddove latita. Perchè rivolgersi al welfare quando c’è la famiglia?
Alla fine, questa riduzione del nucleo sociale alla dimensione famigliare provoca il drammatico restringersi dell’orizzonte dal vivere civico al vivere soli. Questo è il risultato del vuoto della politica
“.

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