La Strada Stefania con la neve
Sabato pomeriggio sono tornata sulla Strada Stefania, e ho trovato il nodo che congiungeva i tratti di cui cercavo l’unione fin dall’anno scorso.
Il percorso è questo. Partenza da Prosecco (tre fermate dopo il capolinea della 26), passeggiata sul tratto d’ingresso della Napoleonica (lato pareti di roccia), imbocco della discesa sterrata che appare poco dopo sulla destra, ma solo per qualche metro. Il primo sentiero disponibile, parallelo alla Napoleonica ed esposto lungo il costone, è la splendida Strada Stefania, ornata da una bordura in rocce carsciche.
Grande luce del tramonto, via aperta, effetto sempre pieno di respiro. Profumo di salvia che sbuca dalla neve, di foglie di quercia umide, di muschio e terra indorata dal sole.
Dopo un’ora di camminata, compare una serie di cavi elettrici che tagliano l’aria davanti alla strada, e lì c’è un bivio appena appena visibile nel bosco. Ecco: a questo bivio, se si procede verso l’alto, si torna sulla Napoleonica poco prima dell’Obelisco (come avevo fatto la prima volta). Se si procede verso il basso, si raggiunge una piana bagnata da pozzanghere, e poi il guado sul rio Bovedo, che è quel punto con l’ingannevole trivio su cui mi ero confusa la seconda volta. Ora ho capito come ci si arriva dall’altro lato. Da lì si prosegue fino al Monte Radio, per completare tutto l’itinerario che collega Prosecco a Gretta a mezzo costone.
Avendo ormai chiarito quel che serviva, invece di continuare dritta attraversando il rio Bovedo verso il Monte Radio, ho preso il terzo ramo del trivio. Sono rimasta sulla stessa sponda del fiume, e ho girato la collina verso la luce del sole che s’immergeva in acqua.
E lì è venuto l’inghippo.
Riuscire a sbucare nella meta prevista in via Ulderico Moro non stato facile, perchè all’arrivo ho scoperto che il passaggio usato un anno fa è stato chiuso da un recinto.
Dopo il tramonto, la regola esplorativa di andare sempre avanti e mai indietro non vale più. Meglio la strada nota. Anche se per riguadagnarla c’è bisogno di aprire un recinto sollevando un pannello della rete.
(Lo ammetto, prima di mettermi a smontare la rete, tre tentativi di trovare un sentiero nuovo li ho fatti. E mi sono infossata dapprima giù per un altro ramo del rio Bovedo, poi presso una graia e infine in mezzo ad un vigneto col filo spinato. Niente da fare. Anche se da quei punti il curvone di strada del Friuli era ben visibile alcuni metri più in giù e sembrava a portata di mano, sono dovuta tornare indietro per forza, con la coda fra le gambe.)













