Quasi quasi non lo avrei neanche scritto

Questa notte ho sognato di fare delle foto, splendide, luci e colori. Come vorrei portarmi dietro le immagini che sogno di fotografare la notte.

Dapprima erano delle immagini di funghetti psichedelici, rossi e viola, laccati brillanti, li aveva raccolti Luisa. Questi oggetti, mentre li fotografavo, si arricchivano, e si trasformavano in damine dagli abiti lussureggianti, che mi sorridevano giocose.
Poi erano ballerine, ragazze che facevano delle performance. In grandi edifici pieni di spazi aperti, vedevo (e fotografavo) le ragazze che attraversavano portoni e portali di corsa, e che durante l’attraversamento scatenavano enormi getti d’acqua attraversati dalla luce, esplosioni di vetri e cristalli luccicanti.
E ancora, dall’alto di una rampa di scale, fotografavo una danza di donne illuminate a tratti, in bianco e nero, tra le griglie di un pavimento pieno di sedie e le ombre delle finestre. Con eleganti geometrie.

Mentre sono ancora lì che scatto, ad un certo punto un coreografo mi ferma. “Dammi queste foto! Non si può fotografare l’esibizione!” Io lo tranquillizzo: “Faccio foto solo per hobby, non saranno pubblicate, ti assicuro che sono solo per uso personale“. Ma lui continua ad essere arrabbiato, come un divieto.
Allora cerco di sistemarlo con l’altra mia identità. “Guarda che io faccio un’altra professione, sono ingegnere, e dodici persone riportano a me. Lavoro in una corporation, nel settore dell’energia. E se hai bisogno di un motore, puoi venire a chiederlo a me“.
E a quel punto esco, su un panorama di mare aperto verde-blu, baciando il mio Dado.

Quello che non capisco, in questo sogno, è come si sia generata una inversione.
Passo i giorni a cercarmi una alternativa, a pensare pian pianino di fare dell’impegno nell’arte qualcosa che diventi non dico professionale, ma almeno amatoriale di alto livello. (Come si chiama, Dado, questa categoria?). A togliere dal centro, perlomeno nella mente, il vecchio ruolo, messo in questi anni a dura prova dalle attuali dinamiche del lavoro.
E poi nei sogni, rieccola tornare fuori, la vecchia identità, ignara dei due anni di rospi buttati giù. Una vecchia identità che, come un jolly, fa da pass-par-tout. E mi tira fuori dalla scena a testa alta.

commercial colour out of focus

3 commenti »

  1. Davide said,

    novembre 5, 2010 at 10:41

    “amatoriale di alto livello. (Come si chiama, Dado, questa categoria?)”
    Volevi dire “Prosumer”?

  2. Paola said,

    novembre 5, 2010 at 18:10

    Già! La categoria “consumer” che si avvicina a quella “professional”!

  3. luisa said,

    novembre 5, 2010 at 22:50

    i funghi luminosi esistono li mando per posta

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