il testo seguente è tratto da: la storia ecologica del delta Reno-Mosa, Piet H. Nienhuis
C’è un vecchio detto: “Dio ha creato il mondo; gli olandesi hanno creato la loro terra”.
Molte città olandesi devono il loro nome alla costruzione delle dighe (“dam”): Rotterdam, Amsterdam, Edam,…
La civiltà è il risultato di complesse combinazioni di istituzioni, cultura, caratteristiche materiali e ambientali.
E la crescita economica avviene spesso alle spese dell’ambiente naturale.
Un tema ambientale molto discusso di recente è quello del rischio di aumento del livello del mare.
In Olanda, la differenza tra il livello del mare (e dei fiumi) e quello del suolo hanno giocato un ruolo chiave già a partire da molto tempo fa.
L’aumento del livello del mare è un processo complicato: non è solo il livello del mare ad alzarsi di per sè (e questo è stato osservabile dall’ultima glaciazione, ovvero negli ultimi 10000 anni), ma è anche il suolo che sprofonda e contribusce in modo dinamico alla differenza di livello.
Perchè l’Olanda è definita uno dei Paesi Bassi?
E’ stato calcolato che, attorno al 1450, la differenza tra livello del suolo (soggetto a compattazione e sprofondamento) e livello del mare diventò di segno negativo: da quel momento in poi, il delta Reno-Mosa divenne un’area collocata sotto il livello del mare, soggetta al rischio di inondazione. Inoltre, da lì fino ai giorni nostri, il problema non ha fatto altro che aggravarsi, portando il popolo olandese alla nota battaglia senza fine contro il rischio d’inondazione.
Ma perchè possiamo fare riferimento ad una data precisa per l’inizio di questo fenomeno?
E’ ampiamente documentato che, a partire dal quindicesimo secolo, la terra del delta fu sfruttata estesamente per l’estrazione della torba. Questo fu l’ingresso “ufficiale” di quel territorio in una condizione dinamica. Infatti, a causa degli estensivi scavi di torba che indebolivano il suolo, ampie aree di terra cominciarono ad essere erose dall’azione del mare e sprofondarono sott’acqua, creando grandi laghi profondi. La formazione dei grandi laghi nei luoghi che furono sfruttati per l’estrazione della torba è uno dei più importanti esempi di danno ecologico massivo prodotto dall’uomo in tempi recenti. Poichè questo fenomeno si era formato gradualmente, ai tempi non fu percepito come un disastro. I documenti ufficiali (governativi) del tempo parlano non del timore dell’annullamento del paesaggio, ma della paura delle minori rese di tassazione dalle aree che si riducevano in estensione.
Il desiderio di massimizzare i profitti da estrazione della torba portava a rischiosi corto circuiti: le autorità davano concessioni di estrazione ai proprietari terrieri, e nel frattempo finanziavano la riparazione dei danni commessi mediante sovvenzioni alla riparazione e manutenzione delle dighe per cui l’Olanda è diventata famosa.
A posteriori è facile dire che l’estrazione della torba ha portato ad una prosperità temporanea della popolazione locale, ma ha finito per “uccidere la gallina che covava le uova d’oro”. Nel periodo successivo, ad esempio, il vuoto occupato dai laghi che hanno preso il posto delle distese di torba, ha finito per introdurre una nuova povertà nella popolazione locale.
Ma questo era solo l’inizio di una storia di alterazione del territorio che non ha più avuto fine. Una storia in cui, forse, non è molto noto come sia stato proprio l’uomo a crearsi il problema del rischio d’inondazione, e a portarselo fino al giorno d’oggi. Quello che si dice, e cioè che gran parte della costa olandese sia stata strappata al mare, è un luogo comune, ma è vero il contrario. In realtà, il danneggiamento del territorio per estrazione di torba e drenaggio delle coste sono continuati per secoli, facendo sì che ampie parti della costa si compattassero, sprofondassero e diventassero preda della forza delle maree, portando alla penetrazione del mare in ampie aree che originariamente erano collocate sopra il livello del mare.
Nel sedicesimo secolo, venne introdotto il mulino a vento, e grazie alla forza di pompaggio dei mulini, i laghi di origine torbiera vennero svuotati nuovamente, arrivando alla formazione di nuovo suolo coltivabile, ad un livello significativamente sottoposto rispetto al livello del mare.
Nello stesso periodo, si è aggiunto il contributo dell’industria del ferro, che è stata la principale responsabile della deforestazione della zona del Veluwe, lasciando su ampia scala un residuo di suolo sabbioso.
Uno dei più larghi laghi originati dall’estrazione della torba, l’Harlemmermeer, raggiunse le dimensioni di un mare. Nel 1838, fu avviato un piano imponente per il suo prosciugamento. Lo scopo del progetto era la protezione dal movimento d’acqua che causava inondazioni, non la reclamazione della terra. Dopo numerosi tentativi, nel 1852 i lavori di bonifica furono completati, e ben 18000 ettari di nuova terra furono esposti all’essiccazione: il caso del prosciugamento dell’Harlemmermeer può esser visto come l’apoteosi della capacità idraulica del tempo.
Senonchè, una volta prosciugata, la terra fu ceduta dal governo a privati. Diversi lotti furono venduti, principalmente a ricchi investitori, ma siccome il ritorno dalla vendita fu minore del costo di bonifica, il governo non investì più in quella zona, e non costruì strade o scuole o chiese, al punto che i pionieri colonizzatori ebbero una vita particolarmente dura in quell’ambiente selvaggio.
Sulle prime, i coloni praticarono una agricoltura di sfruttamento, spendendo poco nel mantenimento delle caratteristiche del suolo coltivabile appena esposto. Il suolo ottenuto da drenaggio non era uniforme e dava rese discontinue, e l’area fu colpita da un’epidemia di colera. La mancanza di strade e la mancanza di coesione sociale o efficienza agricola portarono la zona sull’orlo del disastro sociale, finchè nel 1880 la fase pionieristica terminò. La terra fu frazionata in lotti da 20-100 ettari, e le macchine agricole furono introdotte a basso costo di manodopera. Alla fine, in quest’area depressa fu costruito l’aeroporto di Schipol, che è attualmente l’aeroporto nazionale dell’Olanda, collocato sul fondo del lago di origine torbiera, situato 4,3 metri sotto il livello del mare.
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