Archive for settembre, 2010

Sogni d’acqua

L’altra notte ho sognato di essere in Friuli a Budoia, nel ristorante dove avevo mangiato risotto di funghi tempo fa.
Dopo il pranzo andavo in terrazza. C’erano le colonne di legno, un fondo a tappeti di vimini. E davanti a noi si apriva il fiume Mekong. Verde, ampio, fino all’orizzonte; separato con una riga netta dal cielo grigio, incombente, pieno di affascinante brutto tempo.
E il Mekong lambiva il pavimento e il tappeto, e i miei sandali, con due dita d’acqua che risalivano la terrazza in una lieve onda.
Guardavo i sandali inumiditi, ridevo.
Bagnarmi i piedi mi piaceva.

bianco grigio e blu

La notte dopo ho sognato di essere in bici lungo l’argine del fiume Vipacco, quello che la settimana prima era straripato per le forti piogge. E pedalavo lungo l’erba e le alghe, su un argine leggermente sommerso, ricoperto da un dito d’acqua.
Con la ruota appena bagnata andavo avanti verso il centro del fiume, attraversavo l’argine larghissimo, puntavo proprio al fiume aperto. La ruota davanti a me, il fondo verde di limo davanti a me, arrivavo a venti centimetri dall’orlo dell’argine, arrivavo fino a… stop.
Una frenata all’improvviso.
Il fondale sotto la mia ruota spariva giù poco più avanti, blu, come un profondo tuffo. Che io non facevo. Mi ero fermata in tempo, prima di quella enorme piscina corrente.
Tornavo indietro, ripercorrevo l’argine in senso inverso, mi allontanavo dal corso d’acqua, come un funambolo su binari, su frammenti d’alghe, un po’ scivolose e un po’ emergenti.
Finchè ero del tutto fuori.
Presso una diga.
C’era un guardiano del faro, cioè un guardiano della diga.
Che mi diceva: “Ti è andata bene“. Aveva visto tutto.
Già“, rispondevo, e adocchiavo un timone.
Da capitano della nave, poteva far aprire la diga e controllare le grandi cadute d’acqua.
Io ormai ero a posto.
Giocavo addirittura a parlare tra tecnici.
E mi facevo spiegare come funzionava tutto quanto.

Il fondo blu dell'acqua

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Scambio di battute da pomeriggio piovoso

P: “Giorno libero, ma senza bel tempo…”
S: “Allora puoi disegnare!”
carol

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HSH Chapter 28 – giro di boa

Questo sabato mattina, mentre ancora si poltriva, ha trillato un messaggino dal telefono.
“Tintoretto e Giotto sono al lavoro”.
Accipicchia! Già arrivati! Erano Giordano e Luisa, che ci avvisavano di essere venuti in cantiere. Li abbiamo raggiunti di corsa.

E così, con un pennello a testa, ci siamo messi ad imbiancare le cornici delle porte.
Luisa aveva portato i ganci per appendere i secchi alla scala. “Così, se si ribalta il barattolo di pittura, comunque sta dentro al secchio e non succede niente!”.
Vedi, i trucchi di una volta. Il cappello di carta come lo faceva il nonno.

Abbiamo mangiato seduti sulla scala, con per tavolo l’anta di una porta appoggiata ai cavalletti. E poi, i nostri organizzatissimi aiutanti, avevano anche la tovaglia e i piatti da campeggio. “Questo sì che è un bel pranzetto per i lavoratori!”, il primo pasto in compagnia in casa nuova.
Alle tre e mezza, si poteva già chiudere la sessione. Tre cornici delle porte erano state imbiancate. “Guarda che bell’effetto, vieni a vedere da lontano!”, ci dicevamo.

Lo so, abbiamo usato moltissime soluzioni che erano già presenti nella casa vecchia. Che è d’inizio Novecento come questa nuova, ha gli stessi soffitti alti, gli stipiti delle porte uguali. La cucina, quando ci eravamo entrati, era come un deja-vù, con la scafa in marmo d’altri tempi disposta nello stesso angolo che dava sulla corte.
E ora che, in questa fase dei lavori, gli ultimi elementi cambiano colore (e abbiamo scelto anche stavolta il bianco), finalmente arriva la percezione di luminosità di un lavoro finito di fresco.

Rieccola.
Una sensazione nota.

Sono di nuovo a casa.

il secchio dei barattoli stucco e scotch sul vetro il cappello del pittore stipite bianco
un dettaglio rosso Palla in cucina

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Abitare, da donne, la città di Trieste

Il seguente articolo è stato pubblicato anche su bora.la

Questo giovedì 23 settembre, presso l’Hotel Duchi d’Aosta, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del quaderno di testimonianze “Abitare, da donne, la città”.
Si tratta del risultato di un ciclo di incontri svoltisi al Caffè San Marco, e documentati in ventisette riassunti, che intendono lasciare traccia di un pensiero collettivo e di un’Agorà, che continuerà ad essere convocata ogni anno, in primavera, per mettere al centro della discussione le problematiche più urgenti per le donne.
“Un quaderno che rappresenta bellezze, disagi, libertà, idee. Corre ed entra tra ciascuna delle cittadine di questa città”, ci ha detto Ester Pacor al momento dell’introduzione.

"Abitare, da donne, la città"

Durante la presentazione, le autrici hanno ripercorso i tipici temi caldi delle questioni tra i generi: ripartizione del lavoro, immagine del corpo delle donne nei media oggi, messaggi non neutri trasportati dalla struttura della nostra lingua, esigenza di fare rete.

Ma due temi sono emersi più netti di altri.

Il primo, è stato il dubbio che sul problema della parità uomo donna si siano fatti di recente dei passi indietro. Le posizioni su questo argomento si sono rivelate non univoche.
Le donne com maggiore esperienza ci tenevano a ricordare i passi importanti fatti nel corso degli ultimi decenni, e il senso di “percorso in avanti” guadagnato dai diritti civili e dalla autonomia femminile.
Invece le partecipanti che erano state coinvolte più di recente in problematiche concrete (come la riduzione in pochi anni del numero di donne nelle istituzioni della regione, la più marcata assenza delle stesse nelle rappresentanze locali per l’industria e il privato, o le modifiche in discussione nella legge elettorale che vorrebbero annullare il sistema delle quote ove presente), segnalavano una più forte sofferenza da senso di regressione.

Il secondo argomento, è stato l’invito alla ricontestualizzazione del discorso delle donne, proposto dalla Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, che ha portato il saluto di chiusura.
La Presidente ha affermato: “Bisogna fare un passo in più rispetto ai temi del femminile già noti e che purtroppo, anche se ancora aperti, faticano ad avere presa. Le donne attive e presenti nei discorsi come quello di oggi, dovrebbero portare le loro esigenze direttamente agli interlocutori istituzionali, ai segretari di partito, e farsi sentire con gli strumenti ufficiali. Prediamo ad esempio i prossimi appuntamenti elettorali. I gruppi di donne e le loro associazioni del territorio dovrebbero riunirsi tra loro, e proporre un programma tecnico di punti specifici da chiedere ai candidati alle elezioni. Trasversalmente, a tutti i colori politici. E, da questi candidati, esigere una proposta concreta e operativa sulle modalità con cui affronterebbero queste esigenze, e far sì che poi diventi un punto del loro programma. E quando dico esigenze tecniche, intendo dire mirate sulle competenze specifiche dei vari enti. Ad esempio: trasporti, raccolta differenziata. Le statistiche sui trasporti, qui, non sono condotte distinguendo utenti maschili e femminili. Gli asili nido sono competenza della Regione. Cultura: qual è lo sbigliettamento collegato al pubblico femminile? Per ciascuno di questi temi, segnalare eventuali dati che esprimono un bilancio di genere.”

Le autrici che, oltre a me, hanno fissato nel “Quaderno” le loro idee del contare e dell’esserci nel futuro di Trieste, sono: Marianna Accerboni, Silvia Altran, Maria Teresa Bassa Poropat, Silva Bon, Luciana Boschin, Antonella Caroli, Lea Castellano, Tiziana Cimolino, Eva Ciuk, Clara Comelli, Luisa Fazzini, Carla Guidoni, Mariastella Malafronte, Monika Milic, Carla Carloni Mocavero, Sabrina Morena, Anna Maria Mozzi, Gabriella Musetti, Daniela Perazzo Mainenti, Annamaria Percavassi, Anna Piccioni, Melita Richter Malabotta, Bruna Tam, Gigetta Tamaro Semerani, Lorena Uxa, Gabriella Vaglieri e Marisa Zoppolato.

intervento Presidente Provincia

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Saper riconoscere il tipo di relazione in corso è una capacità tecnica

Ho comprato il libro di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, pur sapendo che molti dei temi da lei presentati erano già stati commentati ampiamente sul suo blog, di cui conosco bene le analisi acute.
Però sono rimasta sorpresa. Piacevolmente.

il corpo delle donne

Il libro è differente dallo spazio sul web.
E lei, sa proporre diversi registri a seconda della situazione.

La caratteristica fondamentale del suo lavoro, è quella di avere fornito dei nuovi occhi per vedere quello che viene rappresentato in tv e nel nostro mondo. Una visione da cui non si può tornare indietro, una volta che è stata svelata. E che ora fa da punto di riferimento per chi ne parla dopo di lei.

Purtroppo la Zanardo ha ragione: le rappresentazioni del corpo delle donne, oggi, qui e tra noi, hanno impatto anche su chi, come me, la televisione non la guarda. Perchè l’immaginario collettivo che ogni stato si dà nel definire i generi (e che non è uguale in tutti i paesi), ci riguarda anche negli altri incontri quotidiani.

La caratteristica più importante del suo lavoro, comunque, è un’altra. Infatti di libri sulle questioni di genere, ormai, ne ho letti vari. Ma lei ha un tono che nei testi italiani si trova ancora poco, dal momento che spesso sono fissi su analisi statistica e sociale relativamente fredda.
La Zanardo, infatti, ha un taglio positivo. Dell’azione, della consapevolezza come strumento del presente. Si vede che lei è anche stata manager: sa cos’è la “relazione“, l’”influenza”.

Una volta rivelato il nodo, basta fare un passo avanti.
Non è un passo più lungo della gamba.
E’ là, a portata di mano.

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HSH Chapter 27 – Lavori di squadra

E’ iniziata una delle ultime fasi di ristrutturazione.
Non che tutte le tappe precedenti siano state completate.
Comunque, è arrivata l’ora di sistemare porte e finestre.

Operazioni:
Sostituzione vetri incrinati.
Lavaggio con acqua e soda.
Stucco, grattata, stucco, grattata.
Levigatura col “mouse” del papi.
Cementite.
Pittura.
Riparazione maniglie.
E corse di Luisa su e giù per le scale, prima col caffè per Giordano, e poi con due gelati in mano che si sciolgono, per la pausa di metà pomeriggio…

La riparazione delle finestre, vetro per vetro Giordano e Luisa con la soda Dado con lo stucco Palla col mouse

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Iniziativa del Forum Donne Trieste

Questo giovedì 23 settembre mattina, alle ore 12 presso l’hotel Duchi d’Aosta in piazza Unità, parteciperò alla presentazione del libro-quaderno di memorie “Abitare, da donne, la città“, alla cui scrittura ho contribuito anche io insieme ad altre rappresentanti della vita triestina.
Venite a vedermi! Vi aspetto!!!
molo stazione marittima

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HSH Chapter 26 – i racconti del pavimento3

Finalmente è completato il recupero del pavimento del corridoio, e manca poco alla sistemazione anche di quello della cucina. Non eravamo sicuri che saremmo riusciti a salvarlo, ma non volevamo finire anche noi col ricoprirlo per l’ennesima volta. Già quando ne avevamo scoperti i primi angolini sommersi, ci eravamo affezionati al pavimento storico come elemento caratteristico della casa.

In corridoio dunque abbiamo riportato alla luce, da sotto gli strati di gomma, cemento e linoleum, delle piastrelle sale e pepe arancioni sufficientemente integre, che reputiamo originali, risalenti all’anno di costruzione, il 1904. Gli ingressi di tutti gli appartamenti ai vari piani le mostrano ancora: mi sembra questa una prova sufficiente.
E poi in cucina, appena due settimane fa, abbiamo scoperto un’area ricoperta da sale e pepe più recente, probabilmente introdotto in seguito come riparazione, a sostituzione di parte delle piastrelle a rombi in cotto tinto. E ora, dai rombi, stiamo grattando via gli ultimi strati di colla che i vari abitanti vi hanno applicato nel tempo.

L’altro giorno, Dado mi ha detto: “Secondo te, se scrivo piastrelle sale e pepe su google, che sito viene fuori al primo posto? Davidaola!”

La piastrella sale e pepe è più propriamente detta marmetta, o graniglia (o, per usare un termine ormai desueto, la “Palladiana”). E’ un materiale tecnico con una nobile storia alle spalle. Ingredienti base erano acqua, grani e polvere di marmo, cemento, ossidi coloranti.
Deriva dalla stessa tecnica del Terrazzo alla Veneziana, realizzato in calce e pezzi di marmo e molto diffuso nelle dimore patrizie della Serenissima fin dal Medioevo. La differenza fra i due risiede nelle dimensioni del marmo impiegato, che nella graniglia sono molto più piccole. Inoltre la marmetta, invece di venire lavorata direttamente sul luogo di posa, viene preparata con formelle in laboratorio, per essere poi posata successivamente. Questo conferisce alla graniglia di marmo la versatilità di forme anche esclusive, commissionabili su richiesta, con sorprendenti possibilità creative.

E’ noto che il gusto Liberty (quello a cui la nostra casa si informa) utilizza la marmetta proprio come riproduzione dell’elegante pavimento alla veneziana. Dopo gli anni ’20, con il processo industriale che impone nuovi ritmi di lavoro e di vita, la produzione su larga scala segna il destino di tanti prodotti. Da quel punto in poi, per la graniglia non c’è più spazio. Infatti, già a partire dagli anni ’40, la prestigiosa tradizione svanisce.
Oggi esistono isolati casi di riproduzione di questa tecnica a posteriori.

un elemento bianco all'improvviso calcestruzzo che sbuca scoprendo il pavimento ingresso verso il bagno

Il lotto arancione del nostro corridoio probabilmente è stato commissionato, su misura anche nella quantità complessiva, proprio per la costruzione di questa casa, dal momento che ci è sembrato un colore piuttosto raro. Era anche uso, ai tempi, lasciare nelle cantine alcuni campioni aggiuntivi di quelle stesse piastrelle, per future riparazioni. E infatti il nostro vicino era riuscito a procurarcene un ultimo esemplare, che aveva atteso nella sua cantina fino a noi.

Ora che l’abbiamo recuperato, il pavimento in marmette arancioni, il riquadro chiaro con inserti giallo-rosso, e il lato siena e cioccolato con i rombi, ci fanno compagnia con i loro colori solari. Le venature estranee, le imperfezioni che ormai conosciamo a memoria (come l’occasionale granello nero solitario, o la comparsa a stella dello strato di preparazione in calcestruzzo grossolano) sono gli elementi a cui siamo più affezionati.

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Istantanee da un weekend tutto di corsa

Alla festa di Fra, le noci del giardino sono cadute in gran parte sull’erba. Se le apri, sono ancora morbide. Hanno quasi, quasi il gusto dell’inverno davanti al fuoco.

Al concerto dei Déjà, Serena chiude gli occhi quando canta, e immagina di avere un grande spazio sconfinato davanti a sè. E si fida.

Mentre suona Andrea, mi sembra di essere seduta più vicina, subito sotto il palco, stretta tra la gente che, come me, si lascia trasportare in un solo ritmo.

 I Deja al Biolab Tramonto al Biolab

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Fiori spettinati

Talvolta l’istinto vince sopra la mia razionalità.
E’ strano, senza categorie. Ma bisogna ammetterlo. Quando ci si mette, è più forte la sua energia.

reti rosse misto alloro

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