Buon compleanno Dado
te gavevi un anno e te fazevi bagno in mastela sul tavolo de nonna
adesso cosa te occoreria?
ma ridi come allora
e festeggia i tuoi 33 anni
auguri e bacioni
mamma e papà
te gavevi un anno e te fazevi bagno in mastela sul tavolo de nonna
adesso cosa te occoreria?
ma ridi come allora
e festeggia i tuoi 33 anni
auguri e bacioni
mamma e papà
Alla cena da Giordano e Luisa, abbiamo ricevuto un regalo dedicato al nostro terzo anniversario di matrimonio: questo anniversario si chiama “Nozze di cuoio”, e così Luisa e Giordano ci hanno fatto un regalo in cuoio per l’occasione!
Abbiamo mangiato dei fantastici porcini raccolti tre giorni prima (i primi porcini dell’anno) insieme alla polenta con il grano saraceno.
Era una bella sera calda, e mamma si sventolava con una rivista: “Il ferroviere anziano”. Dopo cena, sono iniziati i racconti dei vecchi tempi della ferrovia.
A Bivio d’Aurisina, una volta passavano 180 treni al giorno. La stazione è stata chiamata “Bivio” perché vi confluivano i treni da Opicina, e i treni da Trieste.
Giordano ci ha raccontato: “A Bivio i mandava a lavorar i ferrovieri giovani, che i doveva imparàr, perché là iera tanto lavor. Nissun voleva andar là. Quei che i rompeva, i li mandava su a lavorar. <Và, và a Bivio, un poco>, i ghe diseva. Quando i te mandava a Bivio, te ieri in punizion.”
Un´ora di pausa ad Amburgo.
Mi fermo in albergo. Ascolto musica. Uscirò solo dopo, per cena.
L´attesa mi sembra sprecata.
A casa, i lavori i ristrutturazione procedono.
E vorrei usare il mio tempo libero là.
Sabato scorso porto Dado in bici in uno dei miei posti preferiti.
Prendiamo il treno fino a Codroipo, per poi pedalare lungo lo Stradone Manin fino a Sedegliano. E poi Rivis, Turrida, e pausa pranzo.
A Sant’Odorico ci inoltriamo sul Tagliamento, e guadiamo qualche ramo d’acqua con la bici.
Piedi bagnati.
Ci accoccoliamo su un triangolo di ciottoli, nel cuore del fiume.
Attorno a noi, solo acqua che scorre.
Dado ha registrato la traccia gps del nostro giro. Nell’immagine satellitare, un po’ datata, l’acqua scorre in un’ansa diversa da quella attraversata da noi. Ma il fiume, all’interno del suo alveo sassoso, può cambiare posizione nel tempo come gli pare e piace, no?
La sera successiva, prima di addormentarmi, chiudo gli occhi e vedo ancora grandi spazi d’acqua. Un Tagliamento che ci circonda fino all’orizzonte.
Tag:acqua, bicitinerari, TagliamentoDurante la terza settimana di lavori abbiamo conosciuto il vicino di casa che sta di fianco, quello che abita al piano di sotto, e l’amministratore di condominio.
Due stanze sono state quasi completate, e si comincia a vedere la trasformazione in corso.
“In diretta da osnabruk” è la sezione del diario di bordo dei Déjà, registrato sul blog di Serena, che racconta una speciale settimana in Germania dedicata alla musica.
Quando ho letto che i nostri amici Déjà domani incontreranno il grafico per discutere della copertina del loro nuovo disco ho avuto un brivido… aiuto!

Domenica scorsa si sapeva che ci sarebbe stato brutto tempo, pioggia assicurata e tutto il resto.
Però.
La mattina, mi sono svegliata alle 6.30 con Dado che andava alla partita di hockey.
In quello stesso momento, è arrivato un messaggio di Luisa che diceva: “Bella giornata, buona pedalata”.
E in effetti il cielo era completamente limpido.
Quindi Dado ha suggerito: “vai in bici prima che piova!”
E così ho fatto.
Alle 7.30 ho preso il tram.
Poco dopo, ero su ad Opicina che pedalavo.
Sulla Napoleonica, c’era già qualcuno, ma io ho preso il sentiero un po’ più in alto, dentro il bosco Bidischini.
E poi sono andata a Monte Grisa, sulla via Crucis, e nel percorso sul campo aperto verso Borgo San Nazario.
Che prati fioriti, che api ronzanti tra i petali.
Tra pini e cespugli occhieggiava l’arrampicata della rosa canina.
Una meraviglia.
Dopo i giri nel bosco, ho continuato su strada.
Volevo andare verso Colludrozza, ma ad un certo punto (ed ero da più di due ore sul pedale) ho sentito un brontolio preoccupante.
Ho guardato il cielo.
Troppo grigio, troppo incombente.
Era il momento di fare dietro front.
Ho deciso di scendere lungo strada del Friuli, mi mancava poco al rientro in città.
Alla curva della tenda rossa, mi sono fermata per mettermi il k-way, e per coprire la borsa da bici con il suo telo impermeabile.
Ero pronta ad ogni evenienza, e il mare aperto davanti a me aveva colori a forte contrasto: luci da un lato, annerimenti dall’altro.
Un fulmine cielo-acqua ha saettato facendo “zot”!
Delle piccole imbarcazioni sportive stavano improvvisamente sparendo, sommerse da una colonna grigio fosco.
La mia tentazione di fermarmi a fare foto è sfumata: bisognava filar via.
Ho iniziato la discesa sotto timide gocce d’acqua.
Poco dopo, sono arrivati gran rumore e scrosci d’acqua in abbondanza.
Ero impermeabilizzata a sufficienza per affrontare il temporale fino a casa, però l’acqua mi pungeva forte sulla faccia, e i goccioloni mi entravano negli occhi, orizzontali come dispetti! Con una mano mi facevo visiera, mentre l’umido raggiungeva i piedi. Infatti le scarpe erano impermeabili, ma l’acqua entrava dalla caviglia o presso il collo del piede! Sciaf sciaf sciaf, sembrava di pedalare sul fondo del mare!
Con un po’ di attenzione, sono arrivata a casa, e ho portato su una bici sgocciolante.
Ho tolto i piedi dalle scarpe pesantissime, e ho visto acqua alta due centimetri dentro ciascuna delle scarpe!
Le altre protezioni hanno tenuto, e anche nello zaino era tutto asciutto.
La degna conclusione del giro è stata un bel bagno caldo.
Comunque, la prossima volta che esco in bici nonostante il rischio pioggia, mi porto anche un cappellino con visiera.
Tag:acquaDurante la seconda settimana di lavori, per poco non rimanevamo chiusi fuori di casa.
Dopo aver armeggiato per un’ora, Dado è riuscito a mettere a posto almeno una delle due vecchie serrature della porta.
Quando Franci, ma e pa sono passati a vedere i progressi nella casa nuova, hanno intonato la seguente canzoncina: “C’era una casa, molto carina, senza soffitto, senza cucina. Non si poteva entrare dentro, perchè non c’era il pavimento. Non si poteva fare pipì, perchè non c’era il vasino lì. Ma era bella, bella davvero, in via dei matti numero zero…”
Tag:Franci