Archive for maggio, 2010

Cose che succedono, non solo in sogno

L’altra settimana, quando siamo andati al cinema Ariston a vedere Draquila, i gestori mi hanno detto: “Prova a chiamarmi, nei prossimi giorni. Può darsi che Sabina Guzzanti passi di qua. Non è facile, ma chissà, magari combiniamo“.

E alla fine è stato così.
“Sabato 5 giugno Sabina Guzzanti incontrera’ il pubblico in sala alle ore 21.30, a cura di FILMAKERS”, si legge sul sito dell’Ariston.
Bene bene.
Merita cogliere l’occasione.
Ho già in mente delle domande da farle…

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I grilli cantano, la sera della vigilia

Ieri sera ho incontrato i nostri amici Déjà, Andrea e Serena, a Monfalcone.
Ci siamo sentiti al telefono per un appuntamento volante, e abbiamo combinato.
Dovevo portare loro i miei ultimi disegni, e con questo completare una serie che avevo realizzato per loro in questi mesi.
Ovviamente questa vicenda nasconde tutta una sorpresa, che i lettori del nostro blog potranno tra non molto scoprire, e magari vedere e sentire dal vivo.

Serena mi chiedeva: “E’ vero quello che mi dicevi, cioè che ascoltando i nostri ultimi pezzi hai cambiato stile?“.
E’ così.
Ancora ricordo le emozioni della giornata in cui sono andata a sentire dal vivo i lavori inediti composti da loro. Un’anteprima che è stata innanzitutto un privilegio. Ma anche una esperienza emozionante molto particolare. Che ha attivato tutta una serie di idee, e di energia, che andavano travasate su carta.

I disegni nati dalla collaborazione con loro saranno presto visibili a tutti.
La musica dei Déjà sarà tra poco moltiplicata in nuove occasioni d’ascolto.
Rimango in trepidante attesa.

mi sento bene. E voi? grandi foglie nelle mani alla stazione di Monfalcone

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La stanza nuova ha una buona acustica

L’altro giorno sono andata a trovare Franci nella casa delle Cillameraviglie, e lei stava dando l’ultima grattata alle finestre riverniciate.
In quell’occasione, credo di aver visto il brucaliffo canterino.
Si nascondeva nel suo calzino a righe viola e rosa, mentre lei teneva il tempo con il ditone, e cantava.

Franci che gratta la pittura... Franci al montaggio della finestra vano porta a casa di Fra sunset

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Per chi non ha mai avuto una bilancia da cucina…

Mamma: “Vediamo quanto sono in realtà trenta grammi di pasta…
Franci: “Ecco perchè la dieta non stava funzionando!

pranzo a casa di ma e pa uao che meraviglia, una bilancia!...

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HSH Chapter 12 – Lavori in corso

Bilancio della prima settimana di lavori: due danni riparabili ed un aumento di prezzo sul preventivo.
Per il resto, si procede a tutto ritmo.

muri prevalentemente di mattoni, non in pietra luce da cantiere ex tubi gas i buchetti nello sgabuzzino

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Poche voci sono come quelle di “Draquila”

Questa notte ho sognato di andare a vedere Sabina Guzzanti a Gemona.
Ho fatto questo sogno perchè, in realtà, avevo pensato davvero di farlo.
La presentazione del film Draquila in una città come Gemona, a sua volta colpita dal terremoto, suggerirà sicuramente dei confronti interessanti.

Nel frattempo, siamo andati a vedere Draquila al cinema Ariston.
Erano giorni che lo aspettavo.
Le settimane precedenti divoravo le recensioni del film, gli articoli, i commenti al proposito.
Come si vede da questi esempi, il film di Sabina Guzzanti non dura due ore.
Dura diversi giorni.
Ha molto da dire.

Questo documentario è fatto bene.
Nasce da oltre 700 ore di girato, e si vede.
Il filo logico scorre continuo, lo spettatore è portato per mano.
E’ proprio raccogliendo tanto materiale, dentro e attorno a l’Aquila, che la Guzzanti ha reso ricca la sua inchiesta. I collegamenti appaiono spontanei. Le interviste diverse, rivelano una trama continua, come in un racconto corale nato tutto sotto la stessa tenda, anche se in realtà fa il giro dell’Italia.

Dopo la proiezione ci siamo fermati a parlare con i gestori del cinema Ariston, per chiedere loro come stava andando la distribuzione del film. Ci hanno detto: “questo film sta andando bene, sarà nella sala anche le prossime settimane, che per un film così è già molto. Vengono soprattutto gli adulti e gli anziani. Non capisco perchè i giovani ci sono meno. E’ un documento importante, va visto.”
Concordo con loro.

Draquila - l'Italia che trema maglietta in tema con la serata

“The systems of control designed to manufacture consent among a largely ignorant public will still be there for me to worry about tomorrow.” (Noam Chomsky)

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Dado dice le cose all’incontrario

L’altra notte Dado si è messo a parlare nel sonno.

Dado (di schiena): blbsbss…
Palla: Cosa? Non ti sento!
D (si gira): Tutti i movimenti sembrano piccoli al microscopio!
P: Cos’è? Un sogno?
D: No
P: E’ la realtà?
D: Sì!
P: La realtà di cosa?
D: E cos’ te vol savèr, dèi…

E ricomincia a ronfare…

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Una donna in un ambiente del tutto maschile

Domenica scorsa ho passato un’ora davanti alla tv.
Incredibile, vero?
Non preoccupatevi, non succederà di nuovo per un bel po’.
E’ che non ero a casa mia.
Ero ad una festa, in cui era stato regalato un enorme nuovo schermo tv.
Che andava collaudato.

Lo ammetto: ero stravaccata sul divano perchè dovevo digerire una mega grigliata. Nulla più.
Però, già che c’ero, tenevo d’occhio i fenomeni di costume.
Era l’ultima ora dei novanta minuti delle partite di calcio.
Era il momento della vittoria dello scudetto dell’Inter.
Per lo meno, se dovevo vedere un’ora di tv, non era un’ora qualunque.

La cosa che mi ipnotizzava era la figura della conduttrice del programma: Simona Ventura.
Vestita in viola, abito scollato, gonna corta, prendeva la scena con esclamazioni a braccia aperte, ad ogni avanzamento importante dello stato del gioco. Chiamava i collegamenti tra i vari inviati. Faceva una regia, ovviamente, in quel gran casino che è la diretta, e non è poco.

Credo che sia opinione condivisa che la sua figura sia piuttosto forte. Lorella Zanardo ne “il corpo delle donne” la cita per i momenti in cui è anche troppo forte: infatti è spesso aggressiva, come se fosse un uomo, ad esempio quando maltratta le veline.
E non mi sorprende: è l’unica donna in quel marasma di maschi immersi nel gioco, ha i muscoli tonici, punta l’indice e s’impossessa dello spazio.
Mani in tasca, storce il suo gonnellino viola come se fosse un calzoncino da calcio.
Al posto suo, vorrei un vestito comodo.
Uno stramaledettissimo vestito comodo.

Perchè le fanno tenere, nonostante il suo corpo energico, quel look così pieno di dettagli scomodi? Sono dettagli che le richiedono continui aggiustamenti e gesti fragili, stonati, del tutto inutili.
Ad ogni inquadratura, deve tirare su i capelli (lunghi e senza fermagli) che le cadono davanti agli occhi.
Deve controllare i risultati delle partite sul suo tavolo, che è troppo basso, e quando ci si appoggia, fa sporgere un compresso decolletè.
Lei abbassa meno possibile il busto fino al suo tavolo assurdamente basso, e quando può, piuttosto, abbassa solo gli occhi e schiaccia il mento nel petto, pur di tener le spalle in sù, mani sui fianchi come un pistolero.
Rossetto di fuoco, smalto incendiato, si tiene i simboli della femmina addosso.
Ma i suoi gesti sono troppo buschi, troppo veloci (voce alta e mascelle tese) per essere accostati a quell’intercalare vulnerabile di chi ha sempre qualcosa fuori posto.

E mi domando.
Perchè non si può mettere un abito di scena comodo, appunto, su misura per calarsi nei panni del tutto peculiari quali sono realmente i suoi?
Perchè non le vediamo esprimere un’identità più complessa? Che elimini, o che reinventi, i soliti pezzi banali e troppo facili da riconoscere?

(Aggiungo un link ad un articolo del Guardian. Discussione tra una regista e una giornalista, che chiede: perchè a Cannes le donne regista in concorso sono ZERO?)

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Dado cuoco

L’altro giorno, su bora.la, è uscita la ricetta della rollata con fragole e panna.
Detto, fatto: avevamo già le fragole a casa, Dado si è messo a prepararla.
Se l’impasto per la rollata viene troppo alto, è difficile arrotolarlo, però si può sempre provare ad ammorbidirlo con un panno umido.
Solo che stavolta Dado non si è fidato, non voleva romperlo.
Ne è venuto fuori un dolce dritto, alto, a più strati.
Troppo buono. Mi son fatta subito il bis e il tris.
Ora vado a mangiarne ancora un po’…

Dado fragole e panna mescolare le fragole con la panna Il ripieno della rollata La rollata questa volta è dritta...
Torta pronta da mangiare!

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La pozione del brucaliffo

Ogni volta che vado nella casa delle Cillameraviglie, mi sembra sempre più spaziosa.
I pavimenti ora sono lucidi scintillanti, e Franci tocca il soffitto con un dito.
A seconda del punto di vista, ci si può sentire minuscole oppure giganti. Mi sa che c’è di mezzo una pozione magica, come quelle del brucaliffo, che ti fanno cambiare dimensione…

Piedi, scarpe e parchetti nuovi adesso entrerò in quella serratura... Ho mangiato la pozione che mi fa gigante!

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