Le voci dell’inchiesta

L’altra domenica sono andata a Pordenone, per acchiappare almeno un paio di proiezioni del festival dei documentari, Le voci dell’inchiesta, che avevo visitato anche l’anno scorso.

Al mio arrivo alle due del pomeriggio, la sala è completamente vuota, ed il cinema sembra tutto per me.
Adoro questi momenti.
Mi permettono di curiosare tra i dettagli dei luoghi dormienti.
In realtà poi il cinema si è animato rapidamente. A luci già spente e a proiezione iniziata, le persone han continuato a venire, e si sono accalcate fino a restare in piedi ai margini della platea.

Il primo lungometraggio, Il paese mancato, è stato presentato da Italo Moscati.
Un lavoro realizzato pescando nel mondo delle immagini dell’Istituto Luce“, ci ha detto il regista, che ha raccolto evidenze degli anni Sessanta e Settanta in Italia.
Quando la RAI si distrae, qualcosa si può fare“, ha osservato Moscati. “E non ci illudiamo che la RAI di ieri fosse molto meglio di quella di oggi“.

Cito, ad emblema, una sequenza.
Dei manifestanti, operai in sciopero contro la chiusura di uno stabilimento, salgono le scale dell’edificio della RAI: “Dovete mostrare anche le nostre richieste, e non solo i Cabaret!”, è la loro rivendicazione, supportata da striscioni e cartelli.

Il secondo documentario, The moon inside you, è opera di una regista slovacca.
L’idea è che ci sono dei temi nascosti (in questo caso, il ciclo mestruale), che ancora non sono stati oggetto di documentari. Perchè non girarne uno, allora, si dice lei?
L’autrice usa un tono leggero e divulgativo. Pian piano, il suo discorso accompagna lo spettatore dall’imbarazzo alla forza, dallo svelamento delle falsità al richiamo delle energie femminili positive.  

cinemazero tutto per me le voci dell'inchiesta - intro il proiettore del cinemazero il palcoscenico coi porta cavi
Italo Moscati al Cinemazero il cinemazero si riempie farrotto di asparagi e salsiccia aqstick

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