Archive for aprile, 2010

Quanto è lunga la Provincia? Una giornata in bici

fiori di maggio (giusto?) frasca d'osmizza incontro con Mattullia e Luca come si chiamano questi fiori?
vista sul faro sentiero de rin pic nic e chitarra imbocco pista ciclabile, lato San Lorenzo
arrivo in bici al pic nic

Domenica 25 aprile ci siamo dedicati ad una pedalata, che inizialmente doveva essere breve (più che altro un tour delle osmizze), e che poi ci ha preso la mano (o il piede, a seconda dei punti di vista).
A parte i due tratti di estremità (Sistiana-Prosecco, e Basovizza-San Lorenzo, fatti su strada), il clou del giro è consistito nel percorrere la Provincia nella sua lunghezza, su itinerari riqualificati nel bosco, se possibile con vista mare dal costone a mezz’altezza.
vale la pena segnarselo: questo percorso è consigliato anche a piedi.
Solo che in quel caso un pomeriggio non basta.

Ecco qua l’itinerario, tutto d’un fiato.
Treno fino a Sistiana, Visogliano, Malchina.
Pranzo in osmizza, incontro (a sorpresa) con Luca e Mattullia (che tornavano dalla cerimonia in Risiera), ripartenza coi salumi sullo stomaco (burp!).
Precenico-San Pelagio-Prepotto-Baita-Gabrovizza-Campo Sacro.
Arrivo a Prosecco con interrogativo: e ora che si fa? Decisione: si va avanti nel bosco. Quindi: tappa a Monte Grisa, via crucis, bosco Bidischini, percorso sul costone che scorre sopra alla Napoleonica, arrivo all’Obelisco.
Attraversamento strada e imbucamento presso il campeggio “Camping Obelisco”, pedalata nel Bosco Tommasini (sentiero parallelo alla Strada Nuova per Opicina), arrivo alla Sella di Banne.
Da lì: discesa veloce lungo tutto il Sentiero de Rin fin oltre la cava Faccanoni; arrivo alla sella di Monte Spaccato. Sottopassaggio e ripresa su sterrato verso l’Area di Ricerca di Basovizza.
Arrivo a Basovizza centro. Strada per San Lorenzo (solita via verso la Foiba e il suo Monumento), di nuovo sterrato fino al classico campetto da pic-nic.
E lì scatta la pausa pic-nic, appunto! festa di compleanno di Carol & Walter, imbracciare la chitarra, cantare Finanziere (mimando il finestrino cigolante del millecento nero), Marisa, e i pezzi forti dei Laidos. Strafogarsi di panini e patatine, e quando arriva il fresco, ripartire con addosso tutti gli strati disponibili.
Da lì, discesa discesa discesa, fino all’estremità asfaltata della pista ciclabile Trieste-Erpelle. Che bello: la pista è appena stata completata (dopo anni!), e ce la godiamo tutta all’ingiù, di filato nel vento e nel sole del tramonto.
Quando attraversiamo la galleria ferroviaria lunga, and un certo punto le illuminazioni mancano del tutto, e sembra di volare sulla bici in uno spazio nero indistinto, che punta alla coda della galleria, dove riappare fluttuante una pista di atterraggio: luci a pavimento ai due lati della corsia. E poi si sbuca di nuovo nel sole, profumi del bosco e campi laterali, edifici e ponti sopra la strada per Cattinara, giù giù verso via Orlandini, dove il piazzale d’inizio pista ciclabile è tappezzato di scritte e fregi spray.
Rientro in città.
Manca ancora la discesa su via Molino a Vento, improvviso ritorno del rumore del traffico, volata finale di Dado in via Carducci a tutta velocità.
Per concludere ci sta a fagiuolo una porzione maxi (quattro gusti) di gelato da Toni Lamponi; giardinetto, e poi casa, bagno caldo, doccia per un’ora, e via.
Che giornata-premio.

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Le voci dell’inchiesta

L’altra domenica sono andata a Pordenone, per acchiappare almeno un paio di proiezioni del festival dei documentari, Le voci dell’inchiesta, che avevo visitato anche l’anno scorso.

Al mio arrivo alle due del pomeriggio, la sala è completamente vuota, ed il cinema sembra tutto per me.
Adoro questi momenti.
Mi permettono di curiosare tra i dettagli dei luoghi dormienti.
In realtà poi il cinema si è animato rapidamente. A luci già spente e a proiezione iniziata, le persone han continuato a venire, e si sono accalcate fino a restare in piedi ai margini della platea.

Il primo lungometraggio, Il paese mancato, è stato presentato da Italo Moscati.
Un lavoro realizzato pescando nel mondo delle immagini dell’Istituto Luce“, ci ha detto il regista, che ha raccolto evidenze degli anni Sessanta e Settanta in Italia.
Quando la RAI si distrae, qualcosa si può fare“, ha osservato Moscati. “E non ci illudiamo che la RAI di ieri fosse molto meglio di quella di oggi“.

Cito, ad emblema, una sequenza.
Dei manifestanti, operai in sciopero contro la chiusura di uno stabilimento, salgono le scale dell’edificio della RAI: “Dovete mostrare anche le nostre richieste, e non solo i Cabaret!”, è la loro rivendicazione, supportata da striscioni e cartelli.

Il secondo documentario, The moon inside you, è opera di una regista slovacca.
L’idea è che ci sono dei temi nascosti (in questo caso, il ciclo mestruale), che ancora non sono stati oggetto di documentari. Perchè non girarne uno, allora, si dice lei?
L’autrice usa un tono leggero e divulgativo. Pian piano, il suo discorso accompagna lo spettatore dall’imbarazzo alla forza, dallo svelamento delle falsità al richiamo delle energie femminili positive.  

cinemazero tutto per me le voci dell'inchiesta - intro il proiettore del cinemazero il palcoscenico coi porta cavi
Italo Moscati al Cinemazero il cinemazero si riempie farrotto di asparagi e salsiccia aqstick

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Non c’è trucco, non c’è inganno…

Lo scorso sabato abbiamo incontrato Dodo, Ale ed Emma al giardinetto.
Emma sembra fatta col compasso“, ci ha detto Dodo che la teneva nel marsupio, mentre lei regalava i primi sorrisini all’obiettivo.
Il piccolo Ale era tutto intento a raccogliere mini tesori dall’erba: margheritine, soffioni (che lui preferisce “spelare” a mano, piuttosto che soffiar via), e un piccolo dado metallico da avvitare non si sa dove.
Ad un certo punto Davide, per evitare che Ale si mettesse quel dado in bocca, ha cominciato a farci dei giochi di prestigio: “Ora c’è” (diceva Davide, esponendo il dado sulla sua mano aperta), “e ora non c’è più” (mostrando il palmo vuoto, mentre il dado era scivolato nell’altra mano con gesto nascosto).
Senonchè Ale, ripreso possesso dell’oggetto conteso, ci ha spiegato la sua opinione su quel trucco: “Dado!“, diceva, porgendo il dado nella manina aperta; e poi “Oh!“, mostrava le manine vuote con fare sorpreso, dopo che aveva messo il dado nella propria tasca.
Troppo sveglio!
Ha imparato il trucco in un attimo!
E si è anche messo a mostrarlo a ripetizione alle altre mamme che erano in giro lì nel parco: “Dado!“, e il dado c’è; “Oh!“, e il dado non c’è più, perchè è finito nel taschino…

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Recensione di altri blog – 4

Forse è un po’ presto per dire che questo blog (di cui mi sono appena messa il link tra i segnalibri) sta tra i blog che controllo tutti i giorni. Infatti è stato aperto da poco. Ma il retroscena promette bene.

Si tratta del blog di Wu Ming, un collettivo di scrittori a cui Dado si è già affezionato leggendo più di un loro lavoro.
Io non conosco i loro romanzi, ma oggi ho letto due articoli di questo blog che mi sembrano fuori dal comune:

- Branco ’75 (una analisi dei comportamenti del branco, come lo si vede rappresentato nei film “Amici miei” e “Salò”)
- Saviano libero (una analisi dei momenti in cui lo scrittore di Gomorra cade in meccanismi tossici, e dei momenti in cui è libero, ancora incredibilmente libero).

Dopo le altre recensioni di blog che parlano del femminile e del potere, ci sta benissimo prendere nota di chi sa scrivere in modo lucido del maschile e del potere.

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La prima serata in bici dell’anno

Che temperature, questa settimana. Ci sono stati venti gradi di massima.
Ieri sera, in centro, ci siamo andati in bici. Una cosa praticamente estiva.
Il programma era una cenetta con gli amici Carluca ad un nuovo ristorante greco.

“Taverna con cucina greca”, ad essere precisi, dice il biglietto da visita del locale “Da Petros”.
La caratteristica più evidente del posto, probabilmente, è la musica greca in sottofondo. A ciclo continuo e uniforme. Ipnotizzante. Come presi da un sirtaki che non accelera mai, siamo usciti dal locale che oramai dondolavamo a tempo anche noi, senza smettere più.
Devo dire qualcosa anche delle porzioni, che erano decisamente grandi. Un cubo che sembrava un mattoncino, era il moussaka preso da Carletta. Io invece, con il primo di pasta sfoglia e formaggio, ci ho cenato due volte: una ieri, e una stasera, dato che me ne sono portata a casa metà.

Il pezzo più originale della serata comunque è stato il cadeau, ovvero il regalo, che ci han portato i nostri amici dalla Svezia (oltre ad una splendida maglietta in tinta col fiocco e con la mia canottiera verde). Una marmellata dal nome impronunciabile (si scrive hiortron marmelad), fatta con della frutta che si trova solo lì: le cluodberries, le bacche delle nuvole del cielo svedese…

il primo di sfoglia e formaggi Dado e Luca dal greco Carla col cubo di moussaka Carla che mi allunga il regalo
Palla coi capelli sconvolti Palla con la maglietta nuova Dado in bici in centro Dado in bici la sera

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Suoni, sapori, primavera

Sabato scorso abbiamo invitato i nostri amici Déjà da noi.

Era solo la seconda volta che visitavano la nostra casa nuova, dopo una prima tappa veloce… che si era svolta al buio.
“Si possono fare grandi scherzi con la cabina armadio”, ha detto Andrea, quando ha visto la camera ad essa dedicata, “ci puoi nascondere un’intera orchestra klezmer dentro!”
Ci hanno portato in regalo una piantina di menta: era la prima piantina che faceva ingresso nella casa nuova, ed ora,  dando seguito ad una storia iniziata molto tempo fa, poteva essere accompagnata al suo vaso!

Il pomeriggio l’abbiamo passato allo stagno di Villa Giulia.
Non sapevo come l’avrei trovato in questa stagione, e per fortuna era pieno di segni di rinnovamento. Alberi in fiore, girini e rane nascoste sotto i sassi, tritoni dalle creste rosse e gerridi scattanti sul pelo dell’acqua.
I biscotti fatti da Serena, con pezzetti di mandorla e scorza di limone, si intonavano perfettamente col suono tranquillo del ruscello in sottofondo.

i Déjà con la piantina di menta mmmh, buono questo biscotto! biscotti cicciotti petali ed erbe
il verde rinnovato fiori rosa che devo ancora identificare lo stagno in fioritura vegetale il tritone ancora piccolino
Andrea, Dado e Serena momento di relax girini primaverili le bollicine con le uova di rana

La sera abbiamo buttato una pasta per tutti, sugo al pomodoro preparato dal Dado.
Parlare di musica con i nostri amici artisti non è come farlo con chiunque altro. I dettagli tecnici emergono a spiegazione; gli autori e le voci che a loro piacciono non risultano certo casuali.

Soundtrack:
Noa, Mishaela, Blue touches blue
Pierre Bensusan, Wu Wei, La femme chambree

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Qual è la tua mela preferita?

L’anno scorso ho “scoperto” la varietà delle mele di tipo fuji, che rendono molto bene centrifugate o nell’insalata.
Però dietro la distribuzione delle mele fuji ci deve essere qualche trucco, che sarebbe bello poter indagare. Infatti le ultime volte che ho preso le fuji, ho scoperto che sono state surgelate, prima della consegna per la distribuzione finale.

Uno dei sintomi dell’avvenuto surgelamento è la formazione di muffa negli spazi vuoti della mela. Quando si apre a metà e se ne vedono gli ossi, le paretine delle cavità centrali appaiono ricoperte da un merletto bianco fatto di muffa, che cresce lungo le fibre ad archi concentrici come festoni. Questo non impedisce di mangiare la mela: una volta scavato il torsolo, il resto è buono come al solito.

Nelle ultime settimane ho preso le fuji da posti diversi: dal baracchino frutta sotto casa, dal supermercato della catena più vicina, da un altro negozio dove non vado quasi mai. E tutte le volte le fuji avevano il cuore di muffa.
Deve esserci un monopolio nella distribuzione locale di mele fuji refrigerate. Mi piacerebbe proprio sapere chi è che lo fa.

stella della mela con muffa muffa nella mela

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Abbiamo sensibilità nei confronti dello spreco, oppure no?

In questo giorni ho finito di leggere un saggio di Tristam Stuart, “Waste”, che in Italia è tradotto come “Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare”.

Contiene parecchie buone analisi e riflessioni, relative agli sprechi di cibo che avvengono nelle varie tappe che percorrono tutto il ciclo degli alimenti: conversione degli usi del suolo coltivabile, allevamento, produzione, conservazione, trattamento, confezionamento, distribuzione, comportamenti all’acquisto, preparazione alimenti finiti, scarti dimenticati nel frigo, scarti freschi dei supermercati e dei ristoranti, scarti riutilizzabili che vanno buttati o bruciati, forme di riciclo più o meno sostenibili, leggi sul contenimento dei rifiuti e sulla sicurezza degli alimenti, confronto tra soluzioni di diversi paesi, e così via.

Vale la pena di citare alcuni dei suoi spunti, che qui traduco liberamente dall’originale inglese.

I paesi ricchi hanno investito molto in sistemi di riduzione degli sprechi di un certo tipo (per esempio quelli generati dalle perdite dei raccolti per problemi di conservazione), specialmente nel dopoguerra; ma poi più di recente hanno reintrodotto quote di spreco altrettanto enormi permettendosi il lusso delle sovrapproduzioni inutilizzate, o ad esempio creando standard cosmetici inutilmente stringenti.

Anche se è controintuitivo, sono i supermercati che hanno sviluppato alcuni dei metodi più efficienti per la gestione e il trattamento del cibo. Il prezzo di vendita dei cibi confezionati è fino a tre volte il suo costo: stando così le cose, alla grande distribuzione risulta più conveniente buttare due articoli per ogni articolo venduto, piuttosto che rischiare di non vendere quell’uno. Questo è supportato da assurde regole cosmetiche che pretendono articoli alimentari esteticamente perfetti. La dimensione dei margini di vendita e i bassi costi dello smaltimento del cibo divenuto scarto fanno sì che questo meccanismo, che porta a cibi commestibili scartati fino al 40%, sia qualcosa che i supermercati si possono permettere.

Ci sono catene che espongono in vetrina pasti preparati sempre freschi (ma che poi risulteranno scartati in quantità rilevanti); questi produttori scelgono di fomentare l’illusione che il cibo sia una risorsa infinitamente e facilmente disponibile.

Gli sprechi alimentari nei paesi ricchi, che derivano da apatica trascuratezza, sono diversi da quelli dei paesi in via di sviluppo: in questi ultimi si osserva la mancanza di fondi d’investimento per migliorare le pratiche produttive o di conservazione, o anche la mancanza di accesso a conoscenze che in realtà sono già consolidate.

E’ immagine comune in occidente quella del bimbetto con il faccino tutto sporco di pappine, che sono state anche in gran parte lanciate dappertutto, pavimento compreso. Ma questo non è l’unico modo di educare all’alimentazione. Ad esempio, in India, i genitori danno il cibo ai bambini non in un piatto separato per loro, ma porgendo un po’ alla volta bocconi del pasto preso dal propro piatto. Questo risparmia sprechi e disordine, ed evidenzia qual è il trattamento da risevare agli alimenti: vanno considerati una risorsa di valore, o che può essere buttata?

Lo spreco gratuito di cibo che potrebbe essere utilizzato per sfamare altre persone, e che invece va a riempire i bidoni della spazzatura, dovrà diventare (o ritornare ad essere) un fatto socialmente inaccettabile.

"Waste" by Tristam Stuart "Waste" by Tristam Stuart

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Tre pedalate in un giorno solo

Domenica scorsa sono tornata in treno-bici sul monte San Michele.
Questa volta, dopo esser scesa dalla stazione di Sagrado, ho preso la salita da Peteano. Andando su per i tornanti, incontravo quasi solo ciclisti. A parte un paio di volte, in cui sono stata sorpassata da un camioncino decorato dalla scritta “Down Hill”: andava in sù carico di bici, in giù scarico. “Comodo così”, pensavo io, che invece mi stavo guadagnando la salita sul pedale.

Una volta arrivata a San Michele del Carso, ho superato un campo di ciliegi in fiore, e ho imboccato prima il sentiero 73 per San Martino, e poi il 72 per Doberdò. Molti, fin troppi sono i percorsi sul San Michele, per cui, a volerne seguire uno scelto, c’è di che interrogarsi ai continui bivi.
Ad un certo punto, presa dal dubbio e con la cartina tabacco aperta, ho avvicinato una coppia di escursionisti che cercava di orientarsi a sua volta. Volevamo controllare se ci trovavamo all’incrocio tra la via per la cima da 251 metri e il proseguimento del sentiero 73. Al che, lui ha controllato sull’orologio dotato di altimetro. “Siamo a quota 233, proprio come indicato dalla mappa!”.
Conferma ottenuta.

Alla fine mi sono fatta l’idea che tutti i percorsi sono belli, ma forse quelli minori sono ancora meglio, perchè procedono in single track su erba e terra, anzichè su strada larga di pietroni che fanno ben che sobbalzare.

nubi a fiocchi la strada da Peteano campo con alneri da frutta l'imbocco del sentiero 73
il sinuoso sentiero 73 molteplici segnali per San Martino del Carso segnaia del sentiero 73 imbocco del sentiero 72
sentiero 72 pasticcio di asparagi La bici presso la solita trattoria Fiori rosa e campo di calcio

Dopo il pranzo a Doberdò, sono ripartita verso Fiumicello, e ci ho messo più di due ore per arrivare: ho fatto aspettare i miei amici Déja con cui avevo appuntamento! Comunque, mi son goduta uno splendido tratto soleggiato, con nuvole alte e cielo blu, lungo il canale che costeggia Marina Julia. A seguire: discesa verso l’ultimo ponte sull’Isonzo, risalita su per Isola Morosini, e meta a Fiumicello.
Devo ringraziare Serena, che mi ha immortalata sulla bici: da sola, le foto in pedalata non riesco a farmele!

vista sul canale grande cielo e nuvole ponte sul canale, verso Sagrado chiome all'orizzonte
erbe aromatiche il primo limone dell'anno luci nella mansarda Serena riflessa

Dopo aver fatto le sei e mezza con gli amici, era già venuta l’ora di tornare indietro.
Andrea ha suggerito: “Perchè non cambi la stazione del treno?”
Ottima idea: il percorso da Fiumicello a Cervignano si è rivelato immediato. Strada placida, luci tiepide del tramonto, e conclusione giro in quaranta minuti.
Devo ammettere che questi minuti hanno compreso anche un mini smarrimento!
Quando ero quasi alla stazione di Cervignano, un tipo mi ha detto: “sei sulla direzione giusta, poi gira a destra e ancora a destra“. Senonchè, dopo un po’ mi sono ritrovata al punto di prima: avevo girato in tondo!
A quel punto (temendo di rivedere lo stesso tipo a cui avevo chiesto informazioni prima…) ho chiesto ad un’altra persona, che mi ha detto di nuovo “vai a destra e poi a destra“. Solo che stavolta ho imboccato la trasversale successiva, che finalmente era quella giusta.
Bon, fatta!
Stazione avvistata, giornata guadagnata.

Paola e Andrea con la cartina Paola sul pedale ciao amici!!

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Pasqua con chi vuoi, compleanno con i tuoi

Ecco le foto della festa!
Baci!!!
P.

antipasto di pesce regalino in tinta col maglione foto di gruppo
Palla ma e pa ah la cioccolata con le nocciole... la scala su per la soffitta

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