Quanto è lunga la Provincia? Una giornata in bici
Domenica 25 aprile ci siamo dedicati ad una pedalata, che inizialmente doveva essere breve (più che altro un tour delle osmizze), e che poi ci ha preso la mano (o il piede, a seconda dei punti di vista).
A parte i due tratti di estremità (Sistiana-Prosecco, e Basovizza-San Lorenzo, fatti su strada), il clou del giro è consistito nel percorrere la Provincia nella sua lunghezza, su itinerari riqualificati nel bosco, se possibile con vista mare dal costone a mezz’altezza.
vale la pena segnarselo: questo percorso è consigliato anche a piedi.
Solo che in quel caso un pomeriggio non basta.
Ecco qua l’itinerario, tutto d’un fiato.
Treno fino a Sistiana, Visogliano, Malchina.
Pranzo in osmizza, incontro (a sorpresa) con Luca e Mattullia (che tornavano dalla cerimonia in Risiera), ripartenza coi salumi sullo stomaco (burp!).
Precenico-San Pelagio-Prepotto-Baita-Gabrovizza-Campo Sacro.
Arrivo a Prosecco con interrogativo: e ora che si fa? Decisione: si va avanti nel bosco. Quindi: tappa a Monte Grisa, via crucis, bosco Bidischini, percorso sul costone che scorre sopra alla Napoleonica, arrivo all’Obelisco.
Attraversamento strada e imbucamento presso il campeggio “Camping Obelisco”, pedalata nel Bosco Tommasini (sentiero parallelo alla Strada Nuova per Opicina), arrivo alla Sella di Banne.
Da lì: discesa veloce lungo tutto il Sentiero de Rin fin oltre la cava Faccanoni; arrivo alla sella di Monte Spaccato. Sottopassaggio e ripresa su sterrato verso l’Area di Ricerca di Basovizza.
Arrivo a Basovizza centro. Strada per San Lorenzo (solita via verso la Foiba e il suo Monumento), di nuovo sterrato fino al classico campetto da pic-nic.
E lì scatta la pausa pic-nic, appunto! festa di compleanno di Carol & Walter, imbracciare la chitarra, cantare Finanziere (mimando il finestrino cigolante del millecento nero), Marisa, e i pezzi forti dei Laidos. Strafogarsi di panini e patatine, e quando arriva il fresco, ripartire con addosso tutti gli strati disponibili.
Da lì, discesa discesa discesa, fino all’estremità asfaltata della pista ciclabile Trieste-Erpelle. Che bello: la pista è appena stata completata (dopo anni!), e ce la godiamo tutta all’ingiù, di filato nel vento e nel sole del tramonto.
Quando attraversiamo la galleria ferroviaria lunga, and un certo punto le illuminazioni mancano del tutto, e sembra di volare sulla bici in uno spazio nero indistinto, che punta alla coda della galleria, dove riappare fluttuante una pista di atterraggio: luci a pavimento ai due lati della corsia. E poi si sbuca di nuovo nel sole, profumi del bosco e campi laterali, edifici e ponti sopra la strada per Cattinara, giù giù verso via Orlandini, dove il piazzale d’inizio pista ciclabile è tappezzato di scritte e fregi spray.
Rientro in città.
Manca ancora la discesa su via Molino a Vento, improvviso ritorno del rumore del traffico, volata finale di Dado in via Carducci a tutta velocità.
Per concludere ci sta a fagiuolo una porzione maxi (quattro gusti) di gelato da Toni Lamponi; giardinetto, e poi casa, bagno caldo, doccia per un’ora, e via.
Che giornata-premio.





































































