Non ti arrabbiare
Quando senti che stai per arrabbiarti, pensa ai delfini…
che giocano a palla con le meduse!!!
(grazie papi per la segnalazione)
Tag:animalettiQuando senti che stai per arrabbiarti, pensa ai delfini…
che giocano a palla con le meduse!!!
(grazie papi per la segnalazione)
Tag:animalettiConfronto due modi in cui viene presentato il tema della libertà, in due diversi articoli di giornale.
Il primo è un articolo de L’espresso che parla dei giovani, della generazione che è diventata maggiorenne alle soglie del nuovo millennio: i “Millennials”.
L’articolo dice così: “Libertà per loro non è partecipazione, ma sperimentazione. Sono il prodotto di una società in trasformazione, perciò sperimentano: la Rete, forme di relazione, intelligenza collettiva.”
Interessante.
Per me, contano sia partecipazione che sperimentazione.
In effetti, faccio parte di una generazione intermedia.
Mi riconosco anche in altre caratteristiche attribuite ai Millennials:
“cercano su Google le cose di cui gli parli durante la lezione, si fanno da soli le note a piè di pagina. Producono cultura, a patto di saperla riconoscere”.
Confermo: ho apprezzato molto (e ho poi applicato alcuni dei suoi principi) il saggio sulle forme di collaborazione e gestione collettiva di conoscenze, informazioni, piattaforme, che fa nel titolo un omaggio a wikipedia: Wikinomics. Consigliato.
Ma passiamo ad un altro articolo, tratto da Il Fatto Quotidiano, che parla dello spostamento dei margini di libertà nell’altra direzione: quella indesiderata.
E’ un articolo sulla riforma dell’università. Non sono i dettagli del suo contenuto che mi interessano ora, ma una espressione che mi ha colpito perchè ci ho riconosciuto qualcosa di familiare:
“Meno autonomia uguale più merito”.
Ovvero: si fa cenno ad un sistema meritocratico che apprezza e valorizza chi è disposto a rinunciare a parti della sua autonomia. Mah. Sarà un metodo che permette di accettare un passaggio ad un sistema con meno risorse.
Ora io mi dico: le risorse sono una variabile indipendente. Quando le risorse scarseggiano, possono esserci variazioni nella quantità di opportunità, e nel livello delle tensioni sociali. La quantità di libertà sembra essere una variabile dipendente.
Non mi aspettavo di sentire come familiare una frase come questa. Una frase che descrive una dinamica in cui viene incentivata la messa in vendita di porzioni della propria autonomia.
“Scegli tu quale”.
Tag:libriDialogo tra una persona seduta, e una signora anziana appena salita sul bus:
“Signora, vuole sedersi? Le cedo il posto!”.
“No grazie, no ‘cori, son stada sentada fino a adesso. E po’, mi, devo ancora cresser!”
Ora di cena, ho già mangiato quanto basta, e Dado passa a darmi un bacio prima di andare ad allenamento.
Ho preparato il materiale per disegnare, la serata è libera davanti a me, la musica dei nostri amici mi dà il brivido giusto che ci vuole per cominciare.
Il tè è in infusione, pregusto la verbena, manca solo un ultimo tappa buchi.
Apro la dispensa, vedo il pacco dei pop-corn… e mi viene da ridere.
“La cultura si cambia con l’esempio”
(da una conferenza del Centro Antiviolenza GOAP)
Tag:gender issuesErano giorni che non avevo il coraggio di lavare via questa macchia di tè dal ripiano della cucina: mi piaceva troppo.
Ok, ne ho fatta una copia.
Possiamo andare avanti, adesso?
Lo scorso weekend, il giro in bici l’ho fatto di lunedì.
Sì, lunedì c’era una giornata di sole migliore delle altre. Quindi, perchè no?
Avevo in programma la discesa del Torre dal lato sinistro (quella dal lato destro l’avevo già provata). Non avevo però un buon treno per Gemona a disposizione: dovevo fare in bici il pezzo che mi mancava. Sono salita da Udine, dunque, usando l’ippovia.
L’ippovia mantiene sempre la sua promessa di essere uno splendido percorso. Questa volta ci ho trovato una chicca, il campo da calcio alla rovescia: due porte vuote, e un campo pieno di ortica ed erba alta al ginocchio. Come una fantasia assurda.
Esco dall’ippovia all’altezza di Tricesimo. Vorrei proseguire più un sù, ma le ore corrono, ed è il momento di trovare la strada verso il Torre.
E non la trovo.
Il percorso mi sembra andare all’incontrario.
C’è un’area in cui le mie due mappe non si sovrappongono, e proprio lì rimango incastrata. Collalto o Cassacco? Mi resterà in mente come un chiodo fisso. Un posto in cui voler tornare mille volte, a far ordine nelle idee.
Alla fine riesco ad attraversare il Torre all’altezza di Zompitta, a Savorgnano, ben più a sud di quello che avevo programmato.
E mi inoltro nelle strade bianche del lato sinistro: solo pietre, niente fiume, niente acqua per questa volta.
Una cosa, in chiusura, mi diventa chiara per le volte successive: non farò più perno sulla stazione di Udine. Troppo traffico sulle sue strade presso la stazione.
“The cinema as we know it is falling apart”: il cinema, così come lo conosciamo, sta scomparendo. Questo è quello che si dice direttamente da Hollywood, secondo il Guardian.
Non è molto diverso il bilancio fatto da chi analizza lo stato di salute del cinema di casa nostra:
“Da lungo tempo oggetto di dibattito fra “apocalittici” che lo considerano definitivamente morto, e “integrati” sempre pronti a individuarne una continua rinascita, il cinema italiano contemporaneo vive un’innegabile crisi di identità, della quale i sintomi più evidenti sono una generica mediocrità della forma, un sostanziale disinteresse per la sperimentazione e un notevole calo di interesse nelle preferenze del pubblico pagante.”
Queste righe mi hanno colpito, non tanto per le preoccupazioni sulla sorte del cinema di per sè, quanto per il fatto che è l’ennesima categoria sociale-culturale in cui sento un discorso del genere.
In questi momenti, è difficile scegliere tra tentare il compromesso (cercare di integrare i pezzi migliori della cultura di settore storica, con alcune necessità attuali che fanno turare il naso) e il chiamarsi fuori completamente (se ci sono idee forti originali, si può tentare di restare fedeli ad esse anche andando controcorrente… rischi di condizione di minoranza compresi).
Ovviamente, queste due non sono le uniche opzioni. Ma credo che molti di noi ne hanno sperimentata almeno una parte nel proprio settore di competenza.
Devo ammettere che queste difficoltà mi turbano, ma fino ad un certo punto.
Quello che mi interessa, è esserci.